[1979-05] Veronica Cartwright su “Starlog”

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Starlog” numero 22 (maggio 1979) in cui si traccia un profilo, con intervista, dell’attrice Veronica Cartwright nel momento dell’uscita di Alien.


Gli incontri alieni
di Veronica Cartwright

di Barbara Lewis

da “Starlog Magazine”
numero 22 (maggio 1979)

Come attrice bambina ha partecipato a molti show innocui.
Oggi Veronica Cartwright è meglio nota per ruoli horror
in “Terrore dallo spazio profondo” e nell’imminente “Alien”

Veronica Cartwright sembra avere la capacità di ritrovarsi coinvolta con creature da altri pianeti. Fresca dei suoi incontri con i baccelloni del recente Terrore dallo spazio profondo, Cartwright è di nuovo alle prese con un’orribile entità extraterrestre nell’imminente Alien della 20th Century Fox.

Sebbene la 20th Century Fox si sia impegnata molto nel non far trapelare alcun dettaglio della loro prima offerta fantascientifica dopo Guerre Stellari, Cartwright rivela parte della misteriosa trama del film, soprattutto quando ha a che vedere con l’alieno stesso.

Lei interpreta la navigatrice di un’astronave commerciale. «Si svolge circa cento anni nel futuro. Siamo dei camionisti nello spazio che viaggiano per il sistema solare su questa nave malmessa, facendo consegne tra pianeti.»

La “nave malmessa” a cui si riferisce è la Nostromo. Il suo equipaggio di sette astronauti – cinque uomini e due donne – viaggia di pianeta in pianeta, estraendo olio e minerali preziosi da ognuno, raffinandoli e stoccandoli nei magazzini della nave.

«Siamo di ritorno sulla Terra quando riceviamo una trasmissione che ci manda fuori rotta. Ancora non lo sappiamo, ma la trasmissione ci sta portando su uno strano pianeta, mentre noi crediamo di viaggiare verso la Terra.»

«Sono la navigatrice e devo cercar di capire dove siamo. Sono convinta di aver fatto casino e cerco di correre ai ripari. Alla fine riesco a capire dove siamo… e cioè in un sistema solare completamente diverso.»

La Nostromo atterra e l’equipaggio sbarca per investigare sul segnale. «Raggiungiamo la fonte del segnale e questo strano organismo in qualche modo si attacca all’ufficiale della nave, interpretato da John Hurt. Lo riportiamo indietro, a bordo, e questo organismo diventa l’alieno.»

L’alieno rimane attaccato ad Hurt. È un parassita, e dopo aver rinunciato al proprio corpo la creatura usa Hurt come ospite umano in cui crescere.

«Quando ho letto la storia la prima volta, ho pensato fosse bizzarra, assurda. Ne ho parlato con il regista Ridley Scott per tre o quattro ore. Lui ne era affascinato. Ha fatto ogni tipo di ricerca sul tipo di creatura che poteva essere. Alla fine pensai: “Ah-ah, come no”, e poi però mi ha terrorizzata, perché mi ha fatto pensare che quella creatura potesse essere possibile.»

Cartwright è particolarmente impressionata per gli effetti speciali utilizzati nel ritrarre l’alieno. «Gli effetti speciali sono la cosa più sorprendente che abbia mai visto. Hanno i tizi di Guerre Stellari che ci lavorano. Il mostro respira e muove le braccia e la testa. È la cosa più orrenda che abbia mai visto. È grottesco.»

«Durante le riprese è stato tutto molto strano. L’idea di Ridley dell’alieno è che fosse un essere squisito. Tutto era splendidamente coreografato e lui si muoveva in modo splendido. È difficile da spiegare: è bellissimo ma allo stesso tempo può ucciderti in un attimo, se vuole.»

All’età di dieci anni, l’ultima cosa che Veronica Cartwright avrebbe mai immaginato è che un giorno avrebbe recitato in due thriller di fantascienza uno dietro l’altro. Perché a quell’età lei interpretava Violet Rutherford nella serie “Il carissimo Billy”, dando quello che era il primo bacio del personaggio protagonista di Beaver Cleaver.

Cartwright ha lavorato regolarmente fino ai 18 anni, quando ha iniziato a ricevere sempre meno offerte di lavoro: un caso tipico per gli attori bambini. Sebbene si aspettasse quella situazione, è stato lo stesso dura accettarla quando si è presentata. «Quante attrici bambine si sono poi trasformate in attrici adulte?», riflette.

È un periodo molto difficile per la giovane attrice che aveva vinto un Emmy all’età di 14 anni per il suo ruolo in Tell Me Not in Mournful Numbers (1964), nel quale interpreta una ragazza che “parla” mediante i numeri, cioè sostituendo le parole con i numeri. Cartwright inoltre è apparsa in molti film, come Gli uccelli (1963) e Quelle due (1961); in seguito è stata una presenza fissa della serie televisiva “Daniel Boone”.

Una volta che il lavoro si è ridotto, Cartwright ha scelto un approccio diverso. «Ho messo le mie cose in valigia, ho venduto la mia macchina e me ne sono andata in Inghilterra». Il che non è stata una cattiva mossa, considerando che è originaria di quel Paese: sebbene sia cresciuta in California, ha mantenuto la sua cittadinanza britannica. Lo status, insieme al suo accento americano, le ha fornito alcuni ruoli nel teatro inglese.

Una grande occasione – o qualcosa di simile – è arrivata nel 1975, quando le viene chiesto di spogliarsi davanti a Richard Dreyfuss nel controverso Il pornografo (1975). Poco dopo Cartwright si ritrovò al sole della California, a recitare a fianco di Jack Nicholson in Verso il sud (1978), una commedia western. E poi Veronica Cartwright fece un salto oltre i confini della realtà e si ritrovò nei film di fantascienza.

In Terrore dallo spazio profondo (1978) interpreta Nancy Bellicec che, insieme al marito Jack, è la prima a scoprire i baccelloni. Da quel punto in poi, sono loro contro noi in una corsa mozzafiato per non essere catturati dagli invasori spaziali.

Cartwright fa risalire la segretezza riguardo al film al regista Philip Kaufman. Il segreto meglio custodito è stata la scena finale con Donald Sutherland e Cartwright.

«Il copione non prevedeva quella scena finale. Non sapevamo nulla fino all’ultima settimana di riprese. Solamente alcuni momenti prima di girare Phil mi disse una cosa e a Donald disse un’altra. Il risultato fu proprio come Phil aveva pianificato. Don sembra confuso quando io non mi mostro sorpresa: ha recitato come se si aspettasse che io lo fossi. Solo lui era sorpreso.» Il risultato è ora storia del cinema.

Nonostante i suoi sentimenti per Terrore dallo spazio profondo ed Alien, l’attrice dice che ha chiuso con la fantascienza: due è sufficiente, spiegando che teme di fossilizzarsi nel genere. Sono così forti queste convinzioni che ha rifiutato un ruolo in una commedia di fantascienza che le era stato offerto mentre ancora stava girando Alien.

Cartwright dichiara nettamente che rifiuterà un eventuale seguito di Terrore dallo spazio profondo, semmai dovesse nascere il progetto. «C’erano voci che ne volevano fare uno», ammette, «ma non credo nei seguiti: non sono mai buoni come l’originale.»

Tuttavia Veronica ama la fantascienza ed è più che contenta di entrambi i suoi ruoli, e specifica che non è che voglia allontanarsi dal genere, è solo che preferisce provarne di diversi. Apparentemente la commedia brillante è al primo posto della sua classifica.

Intanto, che le piaccia o meno, Cartwright è entrata nella storia del cinema di fantascienza per il suo ruolo in Terrore dallo spazio profondo, il che rende l’orribile terrore che incontra in Alien più meritevole di attesa.


L.

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6 pensieri su “[1979-05] Veronica Cartwright su “Starlog”

  1. Chissà cosa ne ha poi pensato Veronica di “Aliens”, visto che non credeva nei seguiti 😉 Non che su questi si sbagliasse più di tanto, comunque: non sono mai buoni come l’originale, sì, nel senso che a volte possono pure essere PIU’ buoni dell’originale 😛

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    • Come sai Aliens è parecchio atipico come seguito, appartiene ad una categoria a parte e superiore. Per un’attrice magari più interessata al genere “commedia brillante” di sicuro non interessava il fanta-horror. eppure è proprio ad Alien che Veronica deve la notorietà. Chissà che ne pensa di questo risvolto della sua carriera….

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      • Già! Sarebbe interessante sapere che ne pensa oggi. In fin dei conti, all’epoca, due film fanta-horror erano ancora relativamente pochi per poter giustificare davvero la sua paura di rimanere ingabbiati in un genere (il boom anni ’80 -Mark Hamill docet- avrebbe reso la sua presa di posizione già più sensata, magari, ma a fine ’70 quel boom non era poi così prevedibile) tanto da dover eventualmente lasciar perdere le commedie brillanti…

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      • Purtroppo l’intero cast di Alien a quanto pare è straordinariamente restio alle interviste: è stato un miracolo trovare la Cartwright (e per puro caso!) quindi non so se riuscirò a trovare interviste più moderne per scoprire se poi l’attrice ha cambiato idea.

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      • In effetti non si può dire che, dopo Alien, il fantascientifico l’abbia fatta da padrone nella sua filmografia, anzi: tranne Navigator, del 1986, e Invasion (quarto e non indispensabile remake de “L’invasione degli ultracorpi), del 2007, credo ci sia solo una manciata di ruoli non ricorrenti in serie tv come X-Files e Invasion. Non abbastanza da far pensare a un ravvedimento nei confronti del genere…

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