[1979-10] Stroncatura di ALIEN!

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Starburst” numero 14 (ottobre 1979).

La particolarità del pezzo è che rappresenta una “mosca bianca” nel mondo delle recensioni cinematografiche: addirittura è una stroncatura del film Alien! Sembra incredibile, in un universo in cui si usano solo parole entusiastiche per il film. Esisteva anche un periodo in cui i critici potevano mantenersi liberi di stroncare un film sulla carta stampata: davvero universi lontani…


Alien: The Review

di John Brosnan

da “Starburst Magazine” numero 14 (ottobre 1979)

Dopo aver dato un’occhiata alla lavorazione del film, il mese scorso,
“Starburst” presenta una recensione di John Brosnan,
il quale si chiede come mai gli autori tendano a guardare al passato
per i loro nuovi progetti

Alien è un film molto seccante, perché da un lato è un capolavoro e da un altro lato è un lavoro mal riuscito. O per metterla in un altro modo, come film di fantascienza è decisamente imperfetto, mentre come film horror funziona alla perfezione. Ma poi i due generi, sebbene si siano intersecati sin dalla nascita del cinema, raramente si sono ben amalgamati. Comunque non si può fare a meno di desiderare che la distanza fra i generi si sia ridotta un po’ di più rispetto a quello che si vede in Alien.

Dan O’Bannon, il creatore di Alien, ovviamente è cresciuto con i film di fantascienza degli anni Cinquanta, com’è evidente dal suo primo film, Dark Star, co-sceneggiato insieme al regista John Carpenter. Proprio come Star Wars è un amalgama di un’ampia varietà delle influenze filmiche preferite da Goerge Lucas, così Alien include rimandi a film come La “cosa” da un altro mondo (1951), L’astronave atomica del dott. Quatermass (1955), A 30 milioni di Km dalla Terra (1957) e, in particolare, Il mostro dell’astronave (1958). Quest’ultimo titolo comprende anche un’astronave assalita da un mostro alieno e, come quello di Alien, si infila nell’impianto di areazione e colpisce i membri dell’equipaggio uno alla volta. Gli astronauti superstiti si ritirano sulla punta della nave dove hanno la bella idea di infilarsi le tute spaziali e lasciar uscire fuori tutta l’aria: un’azione che permette di sparare la creatura nello spazio. Non voglio rivelare il finale di Alien per chi non l’abbia ancora visto, ma ci sono certo delle similarità.

La differenza principale fra Il mostro dell’astronave ed Alien è sostanziosa: almeno dieci milioni di dollari. Sebbene la maggior parte dei film di fantascienza fatti negli anni Cinquanta avessero un budget da serie B, Alien riceve un trattamento da serie A con un grande budget, set sontuosi, effetti speciali di prima qualità, un buon regista ed un eccellente cast. Comunque, sebbene la ricca superficie lo faccia sembrare nuovo ed originale, sotto c’è un film di serie B degli anni Cinquanta, con tutti i difetti tipici del genere.

Per esempio, l’eccellente cast è sprecato perché, com’è usanza di questo genere di film, non hanno molto da fare ad eccezione di reagire davanti alle vere star del film: le ambientazioni e gli effetti speciali. E quando hanno la possibilità di dire qualcosa, un copione di serie B dà loro battute del tipo «Andiamo via… questo posto mi dà i brividi». In realtà potevano mettere gli attori peggiori del mondo in Alien e il risultato sarebbe stato in pratica lo stesso, perché ai personaggi non è richiesto di fare altro se non essere figure bidimensionali. (Naturalmente i film fanta-horror degli anni Cinquanta spesso avevano i peggiori attori del mondo!) Detto questo, devo però ammettere che mi sarebbe mancata la presenza di Sigourney Weaver in Alien: lei riesce a provocare emozione malgrado l’essere inserita in un cast che ne smorza lo spessore.

Ma dove Alien rivela maggiormente la sua radice di serie B è il soggetto, così pieno di buchi che poi crolla non appena cominci ad analizzarlo. È anche inutilmente confuso a causa di modifiche e cancellazioni che sono state applicate sul copione originale. Per esempio, l’astronave Nostromo fa una tappa non prevista su un remoto pianeta per rispondere ad un’apparente richiesta di soccorso. L’equipaggio poi trova un relitto alieno in quella che sembra una enorme caverna contenente uova misteriose che in seguito causeranno guai. L’idea qui è che le uova siano arrivate sul pianeta sulla nave aliena, invece il copione originale rivela che le uova erano parte di un esperimento di ingegneria genetica eseguito dalla stessa compagnia terrestre che ha assunto l’equipaggio della Nostromo. La compagnia è coinvolta illegalmente in un progetto per creare la perfetta macchina da guerra – l’alieno del titolo. All’insaputa dell’equipaggio della Nostromo la nave era stata inviata a raccogliere una delle uova, attivarla e riportarne la creatura al quartier generale della compagnia. L’equipaggio non era altro che un insieme di cavie sacrificabili usate per sperimentare l’effettiva capacità della letale creazione della compagnia. Ma gli astronauti, o alcuni di loro, vengono a sapere la verità quando scoprono che uno di loro è in realtà un robot che lavora ai diretti ordini della compagnia.

Anche nel film un membro dell’equipaggio si scopre essere un robot, ma nella sceneggiatura il coinvolgimento della compagnia non è spiegato: viene solamente detto che al robot è stato ordinato di riportare indietro l’alieno ad ogni costo. Questo fa nascere una domanda: se l’alieno è davvero una creatura “genuina”, e non una creazione della compagnia, come fa quest’ultima a conoscerne dell’esistenza? E se le uova provengono dall’astronave aliena perché ciò che resta dell’alieno morto ha qualche vaga somiglianza con la cosa che fuoriesce dall’uovo? O il relitto alieno non ha nulla a che vedere con le uova ed è semplicemente un’altra vittima dei mostri costruiti dalla compagnia? Che il suo equipaggio sia stato massacrato per aver risposto allo stesso segnale di soccorso? Se è così, non ci sono un po’ troppe coincidenze? Non so, la cosa mi confonde parecchio.

Un’altra cancellatura dal copione originale è la sequenza in cui un membro dell’equipaggio, Ripley (Sigourney Weaver), trova i corpi di due degli uomini dispersi, nascosti nell’impianto di ventilazione. Sono imprigionati in bozzoli e vengono usati dalla creatura come incubatori viventi per le uova che ha impiantato in loro. Uno degli uomini, il capitano (Tom Skerrit) è ancora cosciente e prega Ripley di ucciderlo prima che torni l’alieno. Lei obbedisce puntando il suo lanciafiamme su entrambi i bozzoli, distruggendoli. La sequenza è stata girata ma in seguito tagliata dal regista Ridley Scott perché pensava che avrebbe rallentato il ritmo del film. Magari è anche vero, però la perdita di quella sequenza indebolisce seriamente la trama perché così il pubblico non si rende conto che c’è uno scopo per il comportamento fortemente anti-sociale dell’alieno: ha bisogno di attaccare gli umani per riprodursi ed assicurarsi la sopravvivenza della propria specie.

Ci sono altri difetti nello sviluppo logico del soggetto ed abbondano le inesattezze scientifiche che uno può aspettarsi in un film di fantascienza, in questi tempi. Per esempio sentiamo suoni nello spazio e inoltre vediamo un’astronave sballottata presumibilmente dall’onda d’urto creata da una distante esplosione, quando invece non c’è modo per un’onda d’urto di viaggiare attraverso il vuoto. E come al solito il problema dell’assenza di gravità nello spazio è completamente ignorato: tutti camminano in giro e si comportano come se l’astronave fosse parcheggiata da qualche parte sulla Terra: non usano neanche quel vecchio trucchetto dagli scrittori di fantascienza, la “gravità artificiale”. Sarebbe lo stesso impossibile, ma almeno dimostrerebbe che qualcuno è cosciente del fatto che le condizioni nello spazio profondo sono parecchio differenti da quelle sulla Terra. Sembra che tutto il lavoro pionieristico fatto da Stanley Kubrick nel fare un film spaziale, 2001, che fosse anche scientificamente accurato sia stato dimenticato dai nuovi registi. Né al pubblico sembra interessare, sebbene questo genere di cose equivalgono a qualcuno che facesse un western, ambientato nel 1850, che mostri tutti i cowboy a bordo di motociclette.

Dan O’Bannon stesso è consapevole di questo problema ed apparentemente non è troppo contento delle modifiche fatte al suo copione originale. «La mia storia è stata riscritta due volte, la prima da Walter Hill e poi da David Giler. […] Quando Hill ha cominciato a lavorare sul copione mi ha detto: “La mia forza è che non so niente di fantascienza”. Non ho mai capito cos’abbia voluto dire con questo. Mi rendeva nervoso. Questa gente parte letteralmente da zero, ignorando tutto ciò che è successo nella narrativa di fantascienza sin dagli anni Trenta. Quindi fanno gli stessi errori che i romanzieri hanno fatto decenni fa. Se tutto ciò che conosci della fantascienza è Guerre Stellari, allora tutto ciò che saprai fare è riscrivere Guerre Stellari

Okay, quindi Alien è considerato fantascienza ma in realtà è un film puramente horror e così va esaminato, perché come film horror è un completo successo. Come i migliori film horror, crea un’atmosfera da incubo visivamente sostenuta da ambientazioni opprimenti e bizzarre, create da Michael Seymour e basate sul lavoro di H.R. Giger e Ron Cobb. C’è un aspetto organico inquietante che contribuisce fortemente alla sensazione da incubo. Gli esterni dell’astronave aliena ricordano la chela di un granchio gigante e le porte sembrano enormi orifizi che guidano all’interno di un qualche animale titanico. L’interno della nave e la grotta contenente le uova sono anch’esse creazioni dalla forte sensazione organica, così come l’interno della Nostromo è un labirinto claustrofobico di tubi e tunnel che suggerisce come gli umani siano intrappolati dentro una qualche creatura.

L’alieno, disegnato da H.R. Giger, assomiglia ad un gigante e deforme feto umano (con denti d’acciaio cromato) e questa immagine fetale è rinforzata dalla prima apparizione del mostro – fuoriuscendo dallo stomaco di John Hurt in una grottesca parodia di nascita umana, preceduta dall’agonizzante equivalente delle doglie (non un film per deboli di stomaco). Il mostro è rivelato per intero solamente in una serie di veloci lampi, ad eccezione del finale dove forse vediamo troppo, in una lunga sequenza. Particolarmente d’effetto, comunque, sono i primi piani sulla sua “faccia” – a differenza di molti alieni del cinema, questo sembra davvero alieno per la sua fisionomia, creata appositamente per non offrire alcuna familiarità (non ha occhi, per esempio). Il tempo di capire chi stia guardando l’alieno, che non c’è più tempo per identificare difetti.

Il regista Ridley Scott e il montatore Terry Rawlings creano tensione e suspense con eccezionale bravura, cadenzando bene gli effetti scioccanti a ritmo crescente. Alla fine è una continua raffica di luci e suoni che sferzano il pubblico mentre l’unico sopravvissuto della storia cerca di battere il mostro ed abbandonare la nave prima dell’autodistruzione. Questo è seguito da un ingannevole periodo di calma che culmina in un colpo finale al sistema nervoso, che funziona anche se non certo a sorpresa. Di sicuro io ho lasciato il cinema con le ginocchia deboli, una sensazione che non provavo da quando ero ragazzino ed andavo a vedere i film horror anni Cinquanta. Forse le ginocchia molli sono solo un segno di vecchiaia, ma preferisco considerarle un indizio dell’efficacia del film.

L’unica cosa che mi spiace di Alien è che temo porterà ad una serie di imitazioni qualitativamente inferiori, così come Guerre Stellari ha portato a Battlestar Galactica, Humanoid, Buck Rogers e Il pianeta ribelle. Questo vorrebbe dire che il cinema di fantascienza starebbe andando nella stessa direzione in cui è già andato negli anni Cinquanta, quando il genere fu quasi ucciso dall’orda di film coi mostri di qualità infima. Ho il terribile sospetto che gente come Roger Corman, Herman Cohen e Bert I. Gordon, per non menzionare Irwin Allen, stiano già lavorando alle loro versioni di Alien proprio in questo momento.


After Alien?

La vera forza creativa dietro AlienDan O’Bannon, co-autore della storia, sceneggiatore e visual concepts consultant del film – ha una nuova storia nel cassetto. E stavolta la scriverà e dirigerà tutta da solo.

Il titolo: Assassins in Time. Il problema: ha bisogno di 10 milioni di dollari di budget. Non inviateci assegni, per favore. Il broker Juliette Cummins sta aiutando Dan a raccogliere la cifra. Con il successo di Alien dovrebbe riuscirci in non molto tempo.


L.

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3 pensieri su “[1979-10] Stroncatura di ALIEN!

  1. Interessante questa tutto sommato parziale stroncatura nonché severa analisi critica di Alien, dove tra l’altro si intravvedono già i tristi echi (citando il copione originale) di quella che sarà la futura ripresa su grande schermo della peggiore idea -fosse anche solo per il fatto di averla considerata come opzione- in assoluto riguardo allo xenomorfo: la sua origine NON aliena… si tratti della Compagnia tutta che di un singolo sintetico megalomane, un enorme passo falso rimane. Quanto alla storia che Dan aveva nel cassetto, le cose sarebbero andate un po’ diversamente 😉

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    • Hai notato come in tempi più recenti si sia persa l’abitudine di anticipare lavori in corso? Ancora nelle interviste anni Ottanta – che ho spulciato per le saghe horror del Zinefilo – si citavano lavori come praticamente imminenti e in realtà poi scomparsi nel nulla, o ritardati di molti anni. O fatti da altri! Meglio rimanere sul vago per evitare figuracce…

      Traducendo questa recensione sono rimasto allibito. Principalmente mi chiedo: come faceva il recensore nell’ottobre 1979 a sapere così tanti particolari della sceneggiatura originale? O era amico di O’Bannon oppure quel testo girava liberamente… ma dove? Forse erano notizie che giravano, ma da come parla l’autore non sta citando vaghe informazioni: sembra avere dati precisi alla mano.
      L’altra cosa è che non ricordavo assolutamente questo aspetto della sceneggiatura originale, che ho tradotto all’epoca delle sceneggiature rigettate di Alien 3, quindi ora dovrò ripescarla e presentarla a puntate ^_^

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      • E noi si aspetta il ripescaggio, ovviamente 😉
        Riguardo a Brosnan, la sua “confidenza” con la sceneggiatura originale ha davvero del sorprendente (e qui sarebbe interessante sapere in quali rapporti era con O’Bannon: trovo difficile pensare che Dan lasciasse visionare liberamente il proprio lavoro a chicchessia)…

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