[1997-04] Predator: Hell & Hot Water

Cover di Mark Schultz

Il 1° aprile 1997 la Dark Horse Comics presenta la saga in tre numeri Predator: Hell & Hot Water. Ai testi c’è Mark Schultz, prima di scrivere Aliens: Apocalisse (1999) ed Aliens vs Predator vs Terminator (2000), mentre ai disegni troviamo Gene Colan.
Lo trovate a prezzo amico su Amazon in digitale.
Curiosamente Schultz dopo aver scritto la storia… disegna pure le copertine!

Un temporale sulla costa del Cile sembra diverso dal solito e il capitano di un peschereccio lo annota: una informazione preziosa per il Governo americano, che ha capito subito che è atterrato un altro Predator.
Siamo nella regione della corrente di Humboldt, perché non pescare l’omonimo calamaro gigante?

Il Predator subbaquo!

Il capitano Cromartie arriva sul posto nel giro di due giorni e fa conoscenza con il contatto locale: Isabel Maria Theresa O’Higgins Pavez. Subito gli specialisti si tuffano e trovano l’astronave aliena: scopriranno che un Predator, a quanto pare, è letale anche sott’acqua!

Chi vincerà nello scontro?

Quella che segue è una storia ben poco interessante, che punta tutto su chiacchiere pseudo-scientifiche dei protagonisti e su mutazioni genetiche subacquee dovute al calore dei vulcani sommersi. E a mostri tentacolari da far scontrare con il Predator. Se non altro è una caciarata divertente.

Gran brutto posto, i fondali marini

Molto più interessanti gli schizzi finali, che mostrano lo studio per creare un Predator specializzato in missioni sottomarine.

Schizzo del Predator subbaquo

Come dicevo, una storiella che non punta certo sulla trama bensì sull’innegabile fascino dei tanti scontri sottomarini con un Predator che dimostra di essere a proprio agio tanto nella giungla che sotto il mare.

Chiudo con la cover gallery:

L.

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10 pensieri su “[1997-04] Predator: Hell & Hot Water

  1. Non male il design del Predator, ma le pinne se le potevano risparmiare secondo me, avrei messo qualcosa di un pó piú decente e meno umano, chessó, una roba in stile Mostro della Laguna Nera, con delle “pinne metalliche” dietro i parastinchi e sui parabracci…non so se rendo l’idea…😅

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    • Sì, non la considero una saga ispirata. Di sicuro è carino vedere il Predator subbbbbaquo ma a quel punto andava completamente rielaborata la sua armatura, non solo a livello di pinne.
      Gli umani poi sono buttati lì a caso, buoni solo a riempire noiose vignette di testo per tirare a tre numeri una storiella che in uno ci sguazzava 😉

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      • Sì, è strano, è come se l’ispirazione si fosse “rinsecchita” 😛 Così continuavano a sfornare fumetti ma in realtà non avevano nulla da dire…. come purtroppo sta succedendo negli ultimi anni. Il lungo ciclo Fire and Stone/Life and Death (che a me è piaciuto) dopo tre anni di intrattenimento sembra aver completamente svuotato la DHC, che da allora non ne ha più azzeccata una: ha tirato fuori solo storielline totalmente inutili ma almeno disegnate benissimo. Defiance, Dead Orbit, Hunters I e II, Dust to Dust… tutte storie che non hanno una mazza da dire e non dicono una mazza, che non sanno dove andare e non vanno da nessuna parte, ma almeno sono disegnate da Dio 😉

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      • Ispirazione man mano rinsecchita, sì (come anche questa mini-saga sta a dimostrare)… forse, ipotizzo, perché più legata di quanto ci piacerebbe pensare agli sviluppi di nuovi capitoli cinematografici che però non sarebbero mai arrivati, se non in forma di isolati cross-over (AVP e AVP2)? Nel caso, e spero di sbagliarmi, ci sarebbe allora meno da stupirsi anche per il poco esaltante panorama fumettistico di metà anni ’10 del Duemila: se, partendo da Prometheus (di nuovo, NON un classico titolo “alieno”), la DHC ha dimostrato di essere riuscita ancora a produrre un’opera di buon livello, di quale ulteriore sforzo produttivo poteva (non) essere meritevole una roba come Covenant che, tra le altre peggio cose, cassava completamente il lavoro fatto fino a quel momento? Perché perdere di nuovo tempo a dare un contenuto e una direzione validi a malapena fino al prossimo (imprevedibile) cambio di rotta? Meglio puntare su ottimi disegni, tali a prescindere dalle storie che non si vogliono più raccontare… confido che The Predator spinga a un’inversione di tendenza, ma è ancora un po’ troppo presto per sbilanciarsi in previsioni.

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      • Anch’hio ho la sensazione che Covenant sia stata una batosta devastante, molto di più di “Alien 3”, che comunque venne preso con filosofia: bastò cambiare i nomi della trilogia di Verheiden e sfornare la novelization del film. Da notare che dopo Resurrection la DHC ha smesso di sfornare le novelization dei film Fox: si dev’essere stufata di essere presa in giro! (E già si era vedicata con “Purge”, che mesi prima di Resurrection ne rielabora il tema principale.)
        Dopo la faticaccia di accogliere gli stupidi Ingegneri nell’universo alieno Covenant li spazza via, rendendo tutto inutile: a questo punto davvero siamo alla pura cattiveria nei confronti dei fumetti, con in più i fan dementi che ti schifano perché non sei “canonico”. (Quando fino alla sera prima lo eri!) E allora ammazzateve cor gas, via storielle inutili, autoconclusive e che non dicono assolutamente niente così non verranno mai sbugiardate, e addirittura per la prima volta si è persa la cadenza mensile: Dead Orbit e Dust to Dust escono una volta ogni quando gli pare, quattro numeri che durano un anno! In trent’anni di fumetto alieno mai era stato usato questo trattamento: la situazione è davvero grave…
        E ora quella cazzata della sceneggiatura di Gibson è la ciliegina sulla torta: la prima grande umiliazione subita dalla DHC diventa fumetto di punta…

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