[2018-09] The Predator su “Starburst”

Traduco un articolo dedicato a The Predator sulla rivista “Starburst” n. 452 (settembre 2018).


Always bet on Black

di Iain Robertson

da “Starburst” n. 452 (settembre 2018)

Più di trent’anni dopo il suo debutto,
il futuro del Predator risiede ironicamente
nelle mani della sua prima vittima: Shane Black.
“Starburst” dà un’occhiata a cosa aspettarci dal film

Le riprese di Predator non stavano andando bene e il regista John McTiernan era molto preoccupato. Aveva dovuto ingaggiare delle guardie di sicurezza per arginare l’attore Sonny Landham dall’attaccare i membri della troupe, il costume dell’alieno non era affatto convincente e l’artista marziale belga che avevano assunto per indossarlo – Jean-Claude Van qualcosa – non era abbastanza intimidatorio.

In aggiunta ai questi problemi, nel cast assurdamente muscolare, alimentato a testosterone, c’era qualcuno che non cooperava, come per esempio Shane Black nel ruolo di Hawkins (con indosso gli occhiali e delle barzellette in bocca) che sembrava proprio… be’, normale. Era anche lo sceneggiatore del futuro Arma letale (1987) ed era stato ingaggiato non certo per la sua forza muscolare bensì con l’idea che, interpretando un personaggio che viene subito ucciso, avrebbe potuto passare il suo tempo a sistemare i problemi del copione del film.

Black comunque non aveva alcuna intenzione di farlo: era stato assunto come attore e dopo aver venduto il suo primo copione per una cifra all’epoca significativa di 250 mila dollari – e dopo aver inserito le sue celebri barzellette in Predator – non avrebbe certo scritto gratis.

Alla fine i membri del cast non si sono uccisi l’un l’altro, l’alieno è stato ridisegnato con successo, Jean-Claude è stato rimpiazzato (che gli è sarà successo’) ed è uscito fuori che il copione andava benissimo senza l’intervento di Black.

In quanto a Black, trent’anni dopo sta tornando al franchise. E questa volta nessuno lo paga per recitare.


Chi diavolo sei, tu?

Quando il primo trailer di The Predator – il film di Black dalla lunga gestazione – è stato rilasciato a maggio, inevitabilmente la Rete si è scatenata. In fondo era il primo film della serie sin dal 2010, con il simpatico ma non ispirato Predators, e solo il secondo sin dai tempi del Predator 2 del 1990. (Si dice che i Predator abbiano incontrato gli alieni un paio di volte fra le due date, ma ci rifiutiamo di crederlo.) [L’autore di questo articolo è davvero una testa di cazzo! Nota etrusca] Ci sono stati comunque fa che hanno espresso sconcerto: semplicemente non era quello che si aspettavano.

Da tempo si sapeva che Black si stava allontanando dalla giungla – sia letteralmente che metaforicamente – dei precedenti titoli, ambientando il film in ambienti non certo a rischio ambientale: i sobborghi. Comunque la prima immagine che abbiamo visto aveva il tono quasi spielberghiano che molti si aspettavano. Diavolo, il film è anche ambientato ad Halloween. Si apre con un ragazzino (il giovane Jacob Tremblay) che apre una scatola di fattura aliena e la sequenza è alternata con quella di un’astronave che crolla sulla Terra. Ci sono tracce di Incontri ravvicinati del terzo tipo, che Black ha citato come pietra miliare del cinema. In più… ragazzini. Da quando i film di Predator hanno i ragazzini? Naturalmente, per parafrasare un altro film di Spielberg, dopo gli ooh e gli aah ci sono le corse e le grida.

Black ci ha fatto un nuovo Terminator, prendendo un franchise per soli adulti e trasformandolo in un prodotto per famiglie? Ci verranno negati i cavalli di battaglia della serie, come teste che esplodono e spine dorsali strappate? Nessun problema: «PG-13 è per le fighette», dice Black facendo il verso al suo Hawkins. «Le spine dorsali sanguineranno… parecchio.»

Le foto successive hanno messo grande enfasi sugli elementi tipici della serie: grandi armi, alieni più grandi e gente che muore in vari modi sgradevoli. Resoconti dal set hanno confermato che il sangue ci sarà e che il soggetto è molto più complesso di quello che suggeriscono i primi trailer.

Ah, il soggetto. Black, insieme alla Fox, ha fatto un lavoro eccellente nel mantenere segreti gli aspetti chiave del film, qualcosa oggi molto rara: da quel poco che si sa, The Predator alza parecchio la posta. Dove i precedenti film vertevano sul destino di un gruppo di personaggi, questa volta si parla del destino stesso dell’umanità. Con queste premesse vi aspettereste che scendano in campo a difenderci gli elementi migliori. Arnie, come minimo, possibilmente accompagnato da Batman (ehi, anche lui ha combattuto contro un Predator). Chi ci ha dato invece Black? «Una banda di ex soldati e un insegnante di scienze insoddisfatta». Siamo fregati.

O magari no. Il gruppo di Black è composto da alcuni dei migliori talenti di Hollywood. A guidare il cast è Boyd Holbrook nel ruolo di Quinn McKenna, il padre del personaggio di Tremblay e un ex delle forze speciali. L’attore non era la scelta originale per il ruolo: dopo voci secondo cui Black volesse James Franco, la parte è stata offerta a Benicio del Toro, che riluttante ha rinunciato dopo un mese di negoziazioni, preferendo focalizzarsi su Soldado, il seguito di Sicario. Oltre che, sapete, Star Wars e Avengers.

Mentre del Toro rinunciava al ruolo, ad Holbrook veniva dato il più grande ruolo della sua carriera. Dopo aver incantato gli spettatori di Narcos, l’anno scorso ha riscosso successo come Donald Pierce in Logan (2017). E mentre gli applausi andavano a Jackman, Stewart e la sorprendente Dafne Keen, il cattivo di Holbrook gli è valsa l’attenzione del regista di The Predator.

Ad unirsi alla combriccola di Holbrook sono Trevante Rhodes (che ha partecipato al film da Oscar Moonlight insieme a Mahershala Ali, che fra parentesi muore in modo violento in Predators); Keegan-Michael Key; Thomas “Punisher” Jane ed Alfie Allen che come sanno i fan de Il Trono di Spade non è certo estranea a perdere parti del corpo. Se per voi c’è troppo testosterone, nella parte femminile troviamo Olivia Munn (X-Men: Apocalypse) nel ruolo di Casey Bracket, l’insegnante di scienze insoddisfatta di cui sopra, e la star di The Handmaid’s Tale Yvonne Strahovski nel ruolo di Emily, la moglie di McKenna e madre di Rory.

Oh, e per i fan di Predator 2, c’è come bonus speciale Jake Busey (presto nella terza stagione di Stranger Things) nel ruolo del figlio di Peter Keyes, all’epoca interpretato da suo padre Gary. Azzardiamo l’ipotesi che la particolarità del suo personaggio sarà lo sputare e il perdere copiose dosi di sangue.


Stick Around

Mentre Black abbozzava (immaginiamo in modo riluttante) sul cast, è stato meno disponibile su tutto il resto. Sappiamo che gran parte del terzo atto del film è stato rigirato, e che la data di programmazione è stata posticipata dall’originale marzo. Sorprendentemente, Black ha parlato anche con Arnie per un ritorno. Gli eventi del film si pongono fra il 1997 di Predator 2 e quando-diavolo-si-svolge Predators, e sappiamo che il personaggio di Rory richiama inavvertitamente i Predator sulla Terra. La capacità di Rory di imparare nuovi linguaggi – per via del suo autismo – lo aiuta a diventare una pedina molto importante del gioco. Ed apparentemente Quinn scopre i Predator sulla Terra, solo che le autorità non gli credono (potreste pensare che ormai dovrebbero aver imparato) spingendolo a formare un team non ufficiale per combattere gli alieni.

In quanto ai Predator, loro sono impegnati e non più assimilabili agli psicopatici che abbiamo conosciuto ed amato. [Non si sa perché “psicopatici”! Nota etrusca] Oltre ad andare a caccia per la galassia, hanno avuto la possibilità di evolvere, potenziarsi geneticamente assumendo le proprietà delle razze che hanno incontrato. Tipo dei Borg, ma meno divertenti alle feste. Il risultato? Al di là dei Predator tradizionali, ora abbiamo una nuova razza: più grandi, più abili, più veloci e molto più letali di prima. E le due razze non necessariamente vanno d’accordo.

Mentre la contrapposizione di gruppi di alieni era già alla base di Predators, Black ha voluto espandere l’idea, e non è l’unica influenza che ha avuto dal film precedente. Tornano gli Hell-Hounds – usati per cacciare le prede – ed anche loro potenziati. Gruppi differenti di Predator, Hell-Hounds e il figlio di Busey, eppure Black fondamentalmente ignora i vari seguiti, creando il suo film come continuazione diretta del film originale (e migliore), anche se è stato un po’ elusivo sul come abbia fatto.

La segretezza non dovrebbe sorprendere: Black vuole dare al suo pubblico una delle cose più rare ai giorni nostri, l’elemento sorpresa. Dopotutto, è l’uomo artefice di uno dei più grandi colpi di scena del cinema recente, con il Mandarino di Iron Man 3, qualcosa di chiaramente indicato nello slogan del poster di The Predator: «Tu non lo vedrai mai arrivare».


Un idiota ti ha accusato di essere il migliore

Se i precedenti film di Predator sono stati particolarmente inventivi nei riguardi delle loro creature, c’è un settore in cui sono stati particolarmente poco ispirati. Mentre l’originale poteva essere pieno di dialoghi ridicoli, non era certo Shakespeare, ha regalato frasi memorabili come «Get to the chopper» e «Non ho tempo di sanguinare» (insieme, lo sapete, ad una frase che indica l’aspetto del Predator), ma sono frasi più memorabili per la loro assurdità machesca che per essere ben scritte. Nei seguiti però… riuscite a ricordare una singola battuta di Predator 2? Questo sta per cambiare. The Predator è stato scritto e diretto da un uomo che scriveva dialoghi spumeggianti quando Quentin Tarantino ancora lavorava in videoteca.

Dopo Arma letale, la sceneggiatura che l’ha lanciato, Black divenne uno dei più esplosivi sceneggiatori di Hollywood. Si è allontanato dalla saga dopo l’originale (il suo soggetto per il seguito fu rigettato per essere troppo scuro e per finire con la morte di Riggs), seguendo poi con il cult Scuola di mostri. Il co-sceneggiatore e regista di quel film, Fred Dekker, si riunisce con Black alla sceneggiatura di The Predator. Seguirono le sceneggiature di Last boy scout, Spy e Last Action Hero, con Black che divenne lo scrittore più pagato di Hollywood. E poi scomparve per circa un decennio.

In parte “bruciato”, in parte frustrato da un’industria cinematografica che riscriveva e distorceva il suo lavoro, Black si allontanò da Hollywood. Quando ritornò nel 2005, trovò il modo perfetto per ottenere il controllo creativo che desiderava. Scrisse e diresse il suo ritorno, Kiss Kiss Bang Bang, un grande crime thriller che abbatteva la quarta parete, con un Robert Downey jr. pre-Iron Man, Val Kilmer e Michelle Monaghan.

Non diresse per altri otto anni, poi su raccomandazione di Downey Black arrivò ad Iron Man 3, allo stesso tempo il migliore e il peggiore della trilogia, a seconda del vostro giudizio su come Black e il suo co-sceneggiatore Drew Pearce abbiano trattato il Mandarino. Fu il film perfetto per il regista, combinando il suo stile d’azione, la commedia, i dialoghi taglienti e vari twist di sceneggiatura, sebbene molto più consistenti di quanto volessero i fan. Che però poi sono stati rincuorati dal suo film successivo. Molti registi, dopo un grande film Marvel, avrebbero voluto fare un progetto altrettanto grande, invece Black ha fatto The Nice Guys, una commedia d’azione con Ryan Gosling e Russell Crowe (nessuno dei due particolarmente nice).  Se da un lato non è stato certo un successo, dall’altra è divertente ed è la migliore prova attoriale di Crowe da anni.

Black torna al blockbuster con The Predator. La Fox non ha badato a spese, sicura che Black fosse l’uomo giusto per risuscitare la serie. Il film di Predator, anche quelli dove ci sono gli Alien di cui non vogliamo parlare, sono tutti di media portata, invece stavolta Black ha ricevuto un budget adatto alla propria visione. In fondo ha diretto Iron Man 3, il 15° maggiore successo al botteghino di tutti i tempi. E sebbene i film vietati di solito guadagnino meno dei loro colleghi per famiglie – a parte Deadpool e Logan – è un segno che lo studio ha fiducia nel regista.

Possiamo stare sicuri che la serie è in buone mani. Black rimane uno dei migliori scrittori di Hollywood e un formidabile regista d’azione. Può aver perso la possibilità di un ruolo maggiore nella genesi della serie, trent’anni fa, ma ora sta prendendo in mano il passo successivo dell’evoluzione. Dopo tutto, in quanto prima vittima del Predator, gli spetta una certa rivincita.


L.

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6 pensieri su “[2018-09] The Predator su “Starburst”

    • Spero sempre in qualche ghiotta notizia dal set, qualche aneddoto o curiosità, ma niente: solo opinioni non richieste e chiacchiere senza valore. Siamo parecchio lontani dai servizi che sono abituato a leggere per i classici di un tempo 😛

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      • E oltretutto ‘sto tizio decide pure “spiritosamente” di quali film non vuole parlare…. però capita che magari io ne voglia parlare, caro il mio Iain “Testa Di Cazzo” Robertson 😛

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      • Finché sono i fan a fare del cieco razzismo immotivativo rientra nella consuetudine, ma quando a farlo è un giornalista su una rivista la cosa è parecchio seria. Mi stupisce come il direttore glielo abbia concesso, ma si sa: il razzismo e la discriminazione non sono avvertiti, quando si parla di film…

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      • O chissà, magari sugli argomenti alieni neanche ci badano. Mi sembra che questo “The Predator” venga tratto più come una curiosità che come un film, e noto l’entusiasmo di chi non ha mai seguito il Predator dal 1987 ad oggi e d’un tratto è contento: uh, è tornato quel vecchio mostro di cui non me ne è mai fregato nulla per trent’anni…
        In tutti gli articoli non si parla mai di Predator 2, AVP, AVP2 e Predators: possibile che a nessun giornalista siano piaciuti e che tutti li ignorino malgrado alla loro uscita sono stati presentati come capolavori? O forse è più probabile che i giornalisti non hanno idea di cosa sia un Predator e si ricordano solo di Schwarzy…

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