[2018-08] The Predator su “Empire” (3)

Traduco la terza parte di un lungo speciale con cui la rivista “Empire” (Australasia) presenta una vasta anteprima del film di Shane Black.
Siccome la rivista non ha una mazza da dire sul film in questione, ne approfitta per dedicare l’80% dello spazio al Predator originale, che comunque ci va bene!


Monster Squad

di Alex Godfrey

da “Empire” (Australasia), agosto 2018

Gli artisti del Predator originale
sull’evoluzione della loro macabra creatura

1. Monstrous Monster

Una compagnia chiamata Boss Film aveva originariamente il compito di creare la il costume del Predator per poi adattarlo su Jean-Claude Van Damme: fu un disastro sin dall’inizio. «Steve Johnson della Boss Film non era contento del risultato», dice Steve Wang, scultore. «Continuava a lamentarsi del pessimo design ma era costretto a farselo piacere perché proveniva dallo studio. Il problema più grande, evidente a tutti sin dal primo giorno, era il fatto che aveva queste gambe lunghe e la tecnologia dell’epoca non era in grado di gestirle: non si poteva camminare in quel costume, né tanto meno nel mezzo della giungla. Era semplicemente una pessima idea sin dall’inizio.»

Rarissima foto di scena con Van Damme “impredatorato”


2. Belgian vs Predator

Quando nella giungla messicana venne rivelato il costume, gli animi subito si scaldarono. L’aspirante star marziale Van Damme odiò quell’esperienza. «Si dice che si lamentasse perché il costume gli copriva il volto», dice Wang, «in quanto lui sapeva che sarebbe diventato una grande star. Pensarono fosse divertente: “Nessuno ti ha detto che devi interpretare un mostro?”» Inoltre recitare in quel costume era fisicamente provante. «Ho sentito che era claustrofobico», dice Wang. «Quindi ogni volta che gli mettevano il costume addosso si paralizzava.» Van Damme passò due orribili giorni sul set, e senza dubbio fu sollevato di fuggire da quell’esperienza, con quella creatura impossibile. Nel film rimane solo un’inquadratura di Van Damme con il costume del Predator invisibile, quando la creatura trascina Shane Black alla sua morte.

Carl Weathers e Van Damme in una celebre prova “di braccia”


3. High Concept

Con le riprese ferme per via della creatura, per creare un nuovo Predator venne ingaggiato Stan Winston, grazie al suo successo con Aliens (1986) e alla sua amicizia con Arnold Schwarzenegger. Un designer di nome Alan Munro aveva dipinto il Predator come un soldato umanoide futuristico con i dreadlocks, e a Winston fu chiesto di disegnare la faccia sotto la maschera. «Fu posta l’enfasi sul concetto “questa roba deve funzionare”», racconta Matt, il figlio di Stan Winston, «perché il design della Boss Film è improponibile. E papà disse: «Se dobbiamo lavorare con un tizio in costume, almeno diamo il meglio con la faccia.»


4. No sleep till Mexico

Steve Wang

Con lo Stan Winston Studio in pieno lavoro, e Winston concentrato sul suo debutto registico Pumpkinhead (1987), un gruppo ristretto – Steve Wang, Matt Rose e Shannon Shea – aveva otto settimane per costruire il Predator partendo dagli schizzi. «Era folle, letteralmente non dormimmo per tre giorni per rientrare nei tempi», racconta Wang. «Oh mio Dio, non ricordo neanche più quante ore ci passammo», singhiozza Shea. «Anni dopo lavoravo a Predators ed uno dei pittori stava dicendo quanto ammirasse Steve Wang e voleva dipingere il nuovo Predator con la stessa sua passione, ed io dissi: “Be’, allora ti basta non staccare mai: Steve e Matt non staccavano mai e dormivano sul divano”.» Rose appare ancora spaventato: «È stato folle», dice. «Questa cosa ci distrusse tutti. Lavoravamo senza sosta e non potevamo andare a casa. Erano altri tempi, non certo romantici come molti pensano.»


5. Blades of Glory

Il regista John McTiernan disse a Winston che voleva un Predator più tecnologico, così Wang provvide a disegnare delle lame per il braccio della creatura, per via della sua passione per certi “mutanti pelosi”. «Ero un grandissimo fan di Wolverine e in un certo modo l’ho copiato», ride. «Ero un ragazzone che amava i supereroi, così mi sono detto: mettiamoci delle lame!» Wang prese ispirazioni da ovunque. Per la pittura dell’armatura fu d’ispirazione… una pozzanghera. «Steve era così frustrato perché non riusciva ad ottenere la giusta cromatura», racconta Rose. «Erano gli anni Ottanta e tutti era cromato o d’oro o in ottone: una noia. Stava perdendo la testa. Stavamo camminando e d’un tratto si fermò, indicando per terra e dicendo “Eccolo!” E lì c’era questa pozzanghera. Pensai: “È fatta, Steve è completamente impazzito”. Ma la pozzanghera era d’olio di motore il che dava un bell’effetto arcobaleno. Disse: “Ecco il colore dell’armatura”. E così fu.»


6. Face Ache

Le mandibole del Predator provengono da una fonte insospettabile. Volando ad una convention su Aliens in Giappone insieme a James Cameron, Winston buttò giù delle idee e Cameron buttò un’occhiata. «James sbirciò da dietro le spalle di mio padre mentre lui stava buttando giù degli schizzi», racconta Winston figlio, «e disse “Ho sempre voluto vedere delle mandibole su un mostro”. E papà fece la prova.» Con il design pronto, Winston assegnò a Richard Landon il compito di costruire la meccanica. «Non avevo esperienza di meccanica radiocontrollata», dice Landon. «Avevo solo costruito meccanismi controllati via cavo. Ma Stan disse: “Voglio che tu lo faccia”, ed io lo feci.» Le tensioni dunque salivano. «Stan chiese a Richard di fare prima quel meccanismo, poi disse a me di costruirci sopra la scultura», ricorda Rose. «E io dissi “No!” Avevo 21 anni ed ero stufo. Dissi: “Non abbiamo tempo per questa assurdità. L’ho scolpito e Richard lo adatterà: prendere o lasciare”. La testa è troppo grande ma prima lo era di più, anche per le proporzioni di Kevin Peter Hall: fu fortunato che io avessi detto quel no, perché la testa sarebbe risultata grande una volta e mezza.»

Kevin Peter Hall a bocca aperta


7. Claw Lore

Un modellista di nome Wayne Sturm aveva creato il modellino 3D del Predator, e al lato della caviglia c’era un artiglio. Rose, dice Wang, curò i dettagli ma in realtà le origini dell’artiglio rimangono fumose. «Le cose accadevano in fretta e molte volte abbiamo fatto le cose così come venivano», dice Wang. «Il concetto era letteralmente “Un artiglio è figo, mettiamoci un artiglio”. Nessuno fece domande. Un sacco di cose iconiche di quei giorni sono nate perché la gente ha fatto cazzate, e questo è su schermo». Shea è d’accordo, sebbene la sua motivazione sia il “panico puro”. «Non ricordo se il disegno originale del Predator prevedesse dei sandali, non so quando siano usciti fuori, ma Matt l’ha scolpito con i sandali. Il Predator sapeva rendersi invisibile, poteva spostarsi per l’universo e in pratica indossava dei Birkenstocks. Uno potrebbe pensare che indossi qualcosa di più sostanzioso.»


8. The Man in the Latex Mask

L’altezza di Kevin Peter Hall era perfetta per il Predator, e il costume era fatto per sfruttare i suoi difetti. «Kevin era molto alto ma la parte superiore del suo corpo era piccola, rispetto alle gambe», ricorda Wang. «Volevo che il Predator avesse una muscolatura da ballerino, non come quella di Arnold, perché doveva arrampicarsi sugli alberi. Così feci la parte superiore del corpo un po’ più grande per bilanciare le gambe». Shea ricorda come dovettero infilare l’attore nel costume senza neanche un millimetro di spazio in più. «Devi fare il costume più stretto possibile perché cada bene sul corpo e non si arricci sui gomiti o sulle spalle. Dovemmo versare della gelatina su Kevin per potergli infilare il costume.»


9. Explosive Action

Sul set, in costume, Hall ha contagiato tutti con il suo entusiasmo. «Kevin era eccezionale», dice Wang. «Pensavamo che il Predator dovesse essere più aggressivo, e più veloce, mentre i movimenti di Kevin erano più metodici, più aggraziati». Fortunatamente, l’attore sopravvisse a morte certa quando i razzi del Predator gli esplosero in faccia. «Il cannone da spalla doveva sparare al roditore che fuggiva via», ricorda Landon, «ma invece di un singolo colpo esplose in una fiammata che ricoprì la testa di Kevin, provocando una nube di fumo grande quando un’auto. Io ero a dieci metri di distanza eppure una scheggia mi colpì il collo, facendomi sanguinare. Il cannone era completamente distrutto, vaporizzato come un enorme fuoco d’artificio. Eravamo tutti nel panico, poi Kevin esce fuori dalla nube di fumo e dice “Che è successo?” Aveva indosso la testa del Predator che era costruita su un elmetto da football: non lo sapeva, ma aveva un casco protettivo.»


10. Predator vs Predators

Una delle prime scene girate del film è stata quella del Predator che emerge dalle acque del lago. Filmata in sezioni per due settimane, per sfruttare quel breve momento di luce magica che la giungla forniva ogni giorno, dei subacquei ogni volta dovevano trascinare Hall sott’acqua per farlo risalire: il problema più grosso era quello… strisciante. «Quel dannato lago era pieno di serpenti», ricorda Rose. «Velenosi, mortali. Non sto scherzando. Li chiamavano “due passi”, perché se ti mordevano potevi fare solo due passi prima di morire. Ce ne passò davanti uno piccolo che Brian Simpson [addetto agli effetti della creatura] uccise davvero molto velocemente, tirando fuori un coltello e tagliando il serpente a metà. Ci stava girando intorno da circa mezz’ora, e quel lago era pieno di altri come lui! Io non volevo neanche avvicinarmi a quel dannato lago, ma Kevin non era nervoso e ci si immergeva tranquillamente.»

Tutti nel lago dei serpenti assassini


11. Dad’s Frankenstein

Tutta la troupe parla di Winston con grande affetto. «È stato davvero il mio mentore», dice Wang. «Mi ha insegnato tante lezioni di vita e ha condiviso molto del suo sapere con me. Ho lavorato duro e ho cercato di renderlo fiero.»

Shea parla in modo similare. «Stan era come un padre per me. Eravamo giovani e guardavamo a lui per assomigliargli. Era così carismatico e generoso. Di solito diceva “Metto questo film multi-milionario nelle vostre mani, e voi dovrete farlo”. E lo diceva a noi tre ragazzini!»Intanto il figlio di Winston ricorda quanto fosse orgoglioso il padre delle proprie creature. «Il Predator rimane uno dei titani fra i molti personaggi che sono usciti fuori dallo Stan Winston Studio», dice. «È diventato davvero un personaggio iconico: in un certo senso era il Frankenstein di mio padre. È apparso in molti seguiti, ha vissuto avventure a fumetti e in videogiochi. Era unico, per lui. L’ha disegnato e il suo team ha costruito il primo esemplare. Questi artisti non hanno dormito per aiutare papà a renderlo reale.»

Il Maestro de la sua Creatura


L.

– Ultimi post simili:

3 pensieri su “[2018-08] The Predator su “Empire” (3)

  1. Pingback: [2018-09] The Predator su “Empire Italia” | 30 anni di ALIENS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.