[2018-08] The Predator su “Empire” (2)

Traduco la seconda parte di un lungo speciale con cui la rivista “Empire” (Australasia) presenta una vasta anteprima del film di Shane Black.


The Hunt Begins

di Jim Thomas

da “Empire” (Australasia), agosto 2018

Lo sceneggiatore originale di Predator, Jim Thomas,
ripercorre l’improbabile storia dell’origine
di uno dei più grandi mostri del cinema

[Ricodo che nel 2002 Jim e John Thomas raccontano il loro lavoro
nell’audio-commentario dell’edizione DVD speciale di Predator. Nota etrusca]

La storia di ogni progetto cinematografico è, nel migliore dei casi, un’esperienza alla Rashomon. Tutto dipende dal punto di vista dell’osservatore o di chi vi partecipa. Il mio è solo uno dei punti di vista, ma come tutti i film inizia con una sceneggiatura.

L’evoluzione di Predator è interessante per la semplice ragione che io e mio fratello John, come scrittori esordienti, abbiamo venduto un copione specifico ad una grande casa cinematografica senza l’aiuto di un agente o di un avvocato, e l’abbiamo visto andare in produzione nello stesso anno. Un evento raro ad Hollywood. La nostra storia parla del momento giusto e del soggetto giusto, di perseveranza ed una certa buona dose di fortuna.

Un editor del “The Hollywood Reporter” recentemente mi ha detto che gira una leggenda, secondo la quale io e mio fratello ci siamo intrufolati negli uffici della 20th Century Fox e abbiamo infilato copioni sotto le porte di produttori e dirigenti. È solo un mito, ma in realtà non l’abbiamo fatto… perché non ci abbiamo pensato.

Io e mio fratello John eravamo entrambi bagnini della città di Los Angeles, ed io vivevo in una piccola camera di una vecchia casa sulla spiaggia a Marina del Rey. Avevo scritto diverse sceneggiatura ed avevo un buon senso della forma e dello stile, ed ho avuto io in pratica l’idea di Predator. Mio fratello si stava rimettendo dopo un incidente subìto mentre si era lanciato dalla sua torretta per un salvataggio in mare. Gli chiesi se volesse collaborare e disse di sì, così scegliemmo l’ufficio più comodo in cui lavorare: la spiaggia. Con una vecchia bobina per il via cavo come tavolo ed un ombrellone come tetto passammo i successivi sei mesi a scrivere e riscrivere il copione.

Il succo della storia era: “Come sarebbe essere cacciati da uno sportivo dilettante extraterrestre, che si comporta con noi come noi ci comportiamo con i leoni in Africa?” In effetti, il titolo originale della sceneggiatura era Hunter [“Cacciatore”]. La prima scena, mai girata, si svolgeva all’interno dell’astronave e mostrava uno schermo con le indicazioni-guida per raggiungere la Terra, poi un’analisi bio-meccanica di un essere umano, vestito da soldato. Lo schermo poi si ferma su un luogo del Centro America e passiamo alla Terra con l’entrata in scena della nostra squadra.

Volevamo evitare per quanto possibile una storia che prevedesse un tizio con un costume di gomma a forma d’alieno. Avevamo bisogno di un personaggio “vero” per il Predator, che avesse il proprio carattere, la propria personalità e ovviamente punti deboli. I film migliori con un tizio in costume di gomma sono quelli che tengono la creatura il più possibile nascosta, mostrandola solo per particolari ravvicinati: Lo Squalo (1975) è un perfetto esempio, Alien (1979) è un altro, mostrando la creatura solo in spazi angusti e bui.

Il nostro approccio era quello di mostrare il Predator “a tappe”. La prima “apparizione”, mai girata probabilmente perché la CGI era ancora a livelli troppo primordiali, era nella giungla folta. L’obiettivo si focalizzava sui soldati che si muovevano silenziosamente per la vegetazione, poi una farfalla si posa in un punto, battendo le ali, e poi vola via… lasciando dietro di sé una sua immagine che lentamente svanisce. Poi quel punto dov’era posata la farfalla inizia a muoversi.

Non mostravamo il Predator per intero fino alla fine del primo atto, poi solo la sua vista a raggi infrarossi e la sua capacità di ripetere i suoni. L’effetto di mimetizzazione viene mostrato quando il Predator fa il suo primo attacco, contro Shane Black. Dopo mostriamo che sotto il camuffamento c’è un vero guerriero alieno: un cacciatore intelligente e calcolatore.

Tenendo il meglio per la fine, il volto della creatura aliena si mostra per ultimo, grazie al lavoro di Stan Winston che è andato ben oltre la nostra immaginazione. Avevamo pensato a qualcosa più flessuoso e scimmiesco, ma quando vedemmo la creazione di Winston abbiamo dovuto ammettere che era imbattibile. Sebbene si trattasse alla fine di un tizio in costume di gomma.

~

Una volta che avevamo in mano una stesura pulita, io e mio fratello dovevamo affrontare il serio problema di venderla. Scriverla era stata la parte divertente. Senza avere alcuna raccomandazione sotto mano potevano solo scrivere lettere di accompagno: «Caro …, questa è la storia di un cacciatore extraterrestre che arriva su questo pianeta per una stagione di caccia alle prede più pericolose: soldati in azione nel Centro America». Un testo breve e conciso, e si sperava intrigante. La reazione è stata travolgente. Credo di aver collezionato più di cento lettere di rigetto, provenienti da ogni studio, produttore, avvocato ed agente che io sia riuscito a contattare.

Lavoravo part-time come tecnico, elettricista e tecnico del suono in piccole produzioni di spot commerciali, il che mi faceva sentire coinvolto nell’industria cinematografica. Un amico direttore della fotografia mi disse di conoscere qualcuno che poteva avere dei contatti alla 20th Century Fox. Incontrai il tizio, che uscì fuori essere giusto uno sgaloppino, gli diedi il copione accettai la percentuale che propose. Non avevo molte speranze, ma in fondo cosa avevamo da perdere?

Il suo contatto alla Fox uscì fuori che era uno di quelli che valutano i copioni, ed è qui che la Dea Bendata ha piazzato la sua mossa: uscì fuori che proprio in quel momento stava avvenendo un cambiamento ai vertici della Fox, con un amministratore che subentrava ad un altro. Il copione piacque al nostro contatto ma non c’era nessun produttore a cui proporlo, così lo mise da parte scrivendoci “Da leggere”.

Un giovane ed ambizioso dirigente trovò il copione sulla sua scrivania, lo lesse e gli piacque: era il suo primo progetto. La nostra vera fortuna in realtà è stato il fatto che il nuovo presidente era Larry Gordon, produttore di successo nonché allievo di Roger Corman, e Predator era proprio il suo tipo di sceneggiatura. La tempistica poteva diventare fondamentale.

Un paio di mesi dopo tornavo da una corsa sulla spiaggia quando il telefono squillò. Era un tizio che si presentò come capo del settore business affairs della 20th Century Fox e disse che volevano comprare il nostro copione, assumendoci per riscriverlo. Uno di quei momenti incredibili che non puoi più dimenticare.

~

L’elemento successivo del processo è la fase di sviluppo della sceneggiatura, che per molti scrittori può essere un incubo.  Per fortuna nostra quel momento ci è stato risparmiato, visto che sin dall’inizio al progetto è stato assegnato un regista. Geoff Murphy era noto come lo Spielberg della Nuova Zelanda, ed era nuovo di Hollywood. Abbiamo passato con lui i successivi mesi alla Fox per preparare la sceneggiatura in vista della produzione. Stavamo vivendo il sogno, o almeno così pensavamo.

Quando venne ingaggiato Arnold Schwarzenegger tutto dovette fermarsi di botto, per colpa proprio di Conan il barbaro. Geoff era stato preso in considerazione come possibile regista del nuovo film di Conan, ma nel suo spirito neozelandese si era riferito ad Arnold come Conan the Librarian, che a quanto pare Arnold non trovò affatto divertente: quindi Geoff era fuori dal progetto, e ben presto avevano un nuovo regista con cui lavorare, John McTiernan.

[Chissà se è a questo episodio che si rifà il comico “Weird Al” Yankovic, che nel suo UHF – I vidioti (1989) fra i vari sketch ne inserisce uno intitolato proprio Conan the Librarian, con il muscoloso cimmero a guardia degli scaffali di una biblioteca! Nota etrusca.]

Una volta assunto il regista, quello che spesso accade è che legge il copione e dice: “Ecco come la vedo io”, il che essenzialmente significa una riscrittura, e spesso una completa riscrittura. Era nel nostro destino. Il problema era che eravamo totalmente bloccati, una volta saputo come John voleva che modificassimo la nostra storia. Semplicemente non funzionava. E per di più non capivamo proprio perché il copione doveva essere modificato in modo così radicale. Ma il regista ha in mano il film e così, con riluttanza, ci siamo allontanati dal progetto. Con la morte nel cuore. Era stata una bella cavalcata, finché era durata.

Ci giunse notizia che lo studio aveva ingaggiato David Webb Peoples, co-sceneggiatore di Blade Runner (1982), per riscrivere il copione basandosi sulle annotazioni di John McTiernan. Grandioso. Blade Runner. Così firmammo un contratto con la Disney e andammo avanti con le nostre carriere in erba nell’industria cinematografica.

E poi ci fu un’altra telefonata memorabile, questa volta da parte del nuovo agente dell’ICM, Bill Block (è facile riceverne una dopo che hai venduto una sceneggiatura. Fidatevi, escono fuori come scarafaggi!) «La nuova sceneggiatura è pronta», ha detto, «e lo studio la odia. Vi vogliono indietro, vi daranno più soldi e vogliono che andiate in Messico per le riprese». Non poteva essere una telefonata più dolce di questa. Eravamo tornati [we were back], come avrebbe detto George Costanza…

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Il nostro primo incontro con Arnold Schwarzenegger è avvenuto alla villa di Beverly Hills di Marvin Davis, il petroliere miliardario che all’epoca possedeva la Fox e il cui figlio, John, era il produttore del film. Una volta superate le guardie all’ingresso, ci chiedemmo dove mai si sarebbe svolta la riunione in un posto del genere. Nel salone, nella biblioteca, nella stanza del biliardo? No, nella vasca idromassaggio, e naturalmente tutti nudi, con Arnold perennemente col sigaro in bocca.

Nonostante il suo strano senso dell’umorismo, Arnold è un tipo molto in gambe e intuitivo, e nonostante la situazione voleva sul serio la nostra opinione sul personaggio che doveva interpretare. Io dissi: «Hai appena fatto un film intitolato Commando, nel quale entri in scena portando un intero tronco sulla spalla, e stringendo una motosega nell’altra. Questo rifermento a Paul Bunyan [corpulento taglialegna dell’immaginario collettivo americano. Nota etrusca] ci dice subito che la storia avrà una certa dose di umorismo. Ci sarà azione e proiettili ed esplosioni ma non succederà davvero mai niente a te. Se invece interpreterai un soldato qualunque, una persona vera che possa sanguinare e morire, allora ci sarà vera tensione».

Sembrò recepire il messaggio e a suo merito credo che abbia interpretato davvero un soldato qualunque, senza alcuna autoironia. L’ultima scena con Arnold sull’elicottero non è la tipica fine di un suo film: questo tizio è davvero sopravvissuto ad una minaccia di morte.

Intanto l’intrigo hollywoodiano continuava. Scorrendo l’elenco degli attori vedemmo il nome di un giovane scrittore, Shane Black, nel ruolo dell’addetto alle comunicazioni Hawkins. Sapevamo che Shane era uno degli sceneggiatori che la Fox aveva contattato per riscrivere il copione e che, per qualche ragione, aveva rifiutato. Scoprimmo che il produttore, Joel Silver, aveva ingaggiato Shane come attore nel film così da avere uno sceneggiatore di riserva sotto mano, nel caso che noi gli dessimo dei problemi a riprese iniziate. E l’ironia fu che mentre eravamo a Puerto Vallarta, dove gran parte del film è stata girata, Joel ci passò la copia di una sceneggiatura scritta da Shane, dal titolo Lethal Weapon, il film successivo da girare e che probabilmente andava riscritto. Per fortuna non c’è stata alcuna riscrittura e il resto è storia.

Shane ha aggiunto alcune battute colorite e gliene ho riconosciuto i meriti. Ha appena finito di girare The Predator e auguriamo il meglio a lui e al franchise. Tutto può succedere ad Hollywood, e succede.

~

Così iniziò l’incredibile avventura dei successivi cinque-sei mesi in Messico, un’esperienza che ricorderò per sempre. Andavamo in giro con questo gruppo di “uomini della giungla” ogni giorno (due dei quali sono in seguito diventati governatori), gli stuntmen, la gente della produzione proveniente da Stati Uniti, Australia e Messico, nella splendida cornice di Puerto Vallarta. Fu un’esperienza unica e l’ho amata davvero in ogni singolo momento.

All’epoca non avevamo idea che il film sarebbe diventato un’icona del genere, che avrebbe avuto una vita propria e sarebbe diventato parte della cultura collettiva. Fu ad un Comic-Con, mentre promuovevo Predator 2, che per la prima volta ho visto il tatuaggio di un Predator, che mi sembrò un’idea balzana. Ora se googli “Predator tatoos” troverai pagine e pagine di tatuaggi, alcuni davvero di grande effetto.

L’entità di ciò che era nato dalla nostra sceneggiatura però l’abbiamo avvertita in pieno quando alcuni anni dopo sono andato a visitare il negozio di Stan Winston. All’entrata aveva messo una galleria di sue creazioni, come fossero statue degli antichi romani: il Predator di due metri e mezzo, l’Alien e il Terminator. Erano diventati parte del nostro immaginario, al pari dei Ciclopi, del Minotauro, dei Grendel e degli altri mostri che li hanno preceduti. Le creature fantastiche che nascono dalle nostre paure primitive dell’ignoto, del buio oltre la porta.


L.

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6 pensieri su “[2018-08] The Predator su “Empire” (2)

  1. Il paragone con Rashomon ci sta tutto, ma il racconto di Arnold nella vasca batte tutto, me lo avevi anticipato ma è davvero una chicca clamorosa 😉 Per altro anche io ho pensato a Al Yankovic con la citazione a “Conan the Libraian” 😀 Cheers

    Piace a 1 persona

    • Non sapevo fosse così permalosetto il nostro Arnold, eppure sembra uno che ha le… spalle larghe! 😀
      Non posso pensare all’idea di un giovane sceneggiatore che si ritrova nudo nella vasca con Schwarzenegger che mastica il suo sigaro e gli chiede di parlargli del ruolo che dovrà interpretare: capisci che anche solo una parola sbagliata può essere fatale! 😀

      "Mi piace"

      • Giovane sceneggiatore nudo nella vasca con Schwarzenegger che mastica il suo sigaro e gli chiede di parlargli del ruolo che dovrà interpretare, senza dimenticare il suo “strano senso dell’umorismo”… questa già di per sé è una situazione da film 😀

        Piace a 1 persona

  2. Pingback: [2018-09] The Predator su “Empire Italia” | 30 anni di ALIENS

  3. Pingback: Red Planet (2000) Pianeta rosso | Il Zinefilo

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