[1996-07] Predator: Dark River

Cover di Miran Kim

Dopo una lunga pausa, durata circa cinque anni, il mitico Mark Verheiden torna a completare il discorso iniziato con Predator: Heat (1989) e continuato con Predator: Cold War (1991), in una trilogia che fa il paio con la sua più celebre dedicata agli xenomorfi.
Nel luglio del 1996 la Dark Horse Comics dunque presenta Predator: Dark River.

Una scritta ci informa che siamo nelle giungle del Sud America, il 10 agosto del 1996. Un gruppo di turisti si sta avvicinando ad un Predator per poterlo riprendere: sono tutti disarmati, quindi non rischiano niente… Eppure il cacciatore li massacra uno ad uno: probabilmente è indispettito da questi “viaggi organizzati”.
In realtà sono dei civili mandati in avanscoperta per evitare problemi diplomatici con le autorità locali: missione fallita in pieno.

New York, 10 ottobre 1996. Ritroviamo il nostro caro vecchio Schaefer, che soffre parecchio il caldo dopo la sua vacanza in Siberia. Ha ripreso il suo vecchio lavoro, cioè sparare ai criminali della città e cercare prove che suo fratello Dutch sia ancora vivo, dopo le vicende del film del 1987.
Stavolta trova finalmente una buona pista, un pilota di elicotteri che ha una storia da raccontare: dopo un paio di schiaffoni, inizia la storia.

Bentornato, Schaefer

Fra un lavoro e l’altro, il pilota si trovava a Cobija, nel Sud America, in cerca di un po’ di divertimento quando è stato raggiunto dal generale Philips. (Lo ricordo, quello che apre il film Predator.) Il militare ha bisogno subito di un pilota, che c’è una squadra di soldati da andare a recuperare nella giungla: quando però il pilota arriva sul posto, dopo una misteriosa esplosione, trova solo un uomo da caricare. Cioè Dutch.
Il problema è che l’uomo presenta immediatamente una terribile infezione, con vermi – giunti non si sa da dove – che gli attraversano il corpo: il generale Philips teme un’infezione contagiosa e… molla Dutch nel mezzo della giungla e se ne va.

Una comparsata di Dutch, anche se di spalle

Schaefer è al tempo stesso distrutto dalla notizia ma anche esaltato: dopo così tanti anni di ricerche infruttuose, finalmente ha una traccia da seguire. Agguanta il pilota e lo trascina con sé: destinazione… Sud America.

Terremoto in Sud America

Facciamo un saltino indietro al 4 settembre 1996. Dopo il massacro dei civili arrivano i soldati armati di tutto punto, che scortano una non meglio identificata Miss Lopez a scoprire cosa sia successo. Anche loro rimarranno sorpresi nel constatare che il Predator locale non segue alcun codice d’onore ed è privo di fair play: è un altro massacro.

Il Predator ha perso il suo codice d’onore

Schaefer e Mercer il pilota arrivano nel sempre imprecisato Sud America e scoprono che le autorità locali, guidate da El Presidente, sono sempre state ben informate delle visite regolari del Predator, sin da tempi passati, ed erano sempre convissuti tranquillamente: gli permettevano di fare i suoi riti di passaggio perché sapevano che poi se ne sarebbe andato. Ora però Schaefer scopre che il gioco è saltato e le regole sono cambiate, semplicemente perché questo Predator… è quello che lui era convinto d’aver ucciso nella prima missione! Rimasto solo ferito, il cacciatore ha perso ogni valore morale e ora è solo uno spietato massacratore di qualsiasi cosa si muova.

Dal 1989 il Predator aspetta la sua vendetta

El Presidente dà a Schaefer, Mercer e Lopez una missione suicida: andare a finire quello che il detective ha cominciato. Far fuori quell’animale ferito.

Scontro di titani

Con una parentesi del 4 settembre scopriamo che il sangue misterioso lasciato durante il massacro dei civili appartiene a Schaefer: è un messaggio che il Predator sta inviando a Philips. Vuole quell’uomo per vendicarsi. E il generale farà di tutto per darglielo… anche convincere un tizio qualunque, Mercer, a raccontare una frottola e dire che aveva avvistato Dutch nella giungla.

Torna la rete “affilata”

Il 15 ottobre è il giorno dello scontro finale, in cui finalmente Schaefer trova ed affronta quella belva mostruosa che è diventata il Predator deviato del “fiume oscuro”.
Purtroppo non sapremo mai il destino di Dutch, ma almeno lo scontro con suo fratello è stata una bella avventura e lo sento anche un po’ mio fratello: ho conosciuto Schaefer la prima volta nel 1991 e questa terza avventura riesco a leggerla solo ora, nel 2018. Ormai li considero miei familiari…

L’idolo degli indios

Chiudo con un momento geniale. Ad un certo punto la Lopez spara al Predator e questo cade, così la donna avverte Schaefer di aver ucciso il mostro. E lui risponde: «Mi sa che non hai mai visto i film di Jason», perché infatti il mostro si sta già rialzando…

Ecco infine la cover gallery:

L.

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16 pensieri su “[1996-07] Predator: Dark River

    • Per completare la mia opera di diavolo tentatore, sappi che in questi giorni la Dark Horse ha messo in atto uno “Svuotatutto” dei fumetti di Predator: sai che potresti comprarli tutti in digitale per soli 30 euro? E intendo 30 anni di fumetti di Predator!!!!
      Se ti fai un giretto su Amazon, scoprirai che questo e tante altre storiche saghe di Predator le trovi a 90 centesimi!!! Ed essendo digitali non occupi spazio in casa… e nessun familiare sarebbe informato dell’acquisto 😛

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      • Diabolico veramente 😂 ma non riesco a leggere i fumetti in digitale. Ci ho provato e, se la presbiopia galoppa ed è un bel vantaggio potere zoomare e leggere senza occhiali, non riesco proprio a godermeli. Maledetta carta spiona!

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      • Proprio il mio astigmatismo galoppante mi ha obbligato a passare completamente al digitale, a meno di non leggere il cartaceo con una lente di ingrandimento! Ho scoperto un mondo di possibilità infinite a me prima ignoto, e posso gustarmi i disegni come prima neanche immaginavo, visto che li vedevo “in lontananza” sul cartaceo: ora entro dentro ad ogni vignetta ed è una esperienza a cui non posso più rinunciare 😛

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      • Verissimo! Ma io mi illudo ancora di non avere bisogno di occhiali e resisto. È stupido, lo so. Con i libri riesco ad alternare cartaceo e digitale (i tascabili inglesi di Warhammer mi hanno convertito obbligatoriamente a causa di un corpo del font lillipuziano). Di certo, manca poco alla mia conversione al digitale per i fumetti.

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    • Purtroppo ha voluto puntare più sui “versus”, probabilmente pensando che un “Batman vs Predator” potesse attirare più acquirenti, ma temo che sia stata una scelta deleteria per il personaggio.
      Ora la palla sta alla saldaPress, e mi chiedo: come reagiranno i fantomatici lettori moderni a storie di 30 anni fa? Parilamo di fan integralisti che discettano su quale braccio ci sia il bracciale ad X di uno dei Predator di AVP, il cui costume a quanto pare ha subìto modifiche a seconda delle foto: saranno abbastanza di vedute aperte da accettare un Predator del 1989 che usa armi ignote al cinema e fa a botte con il fratello di Dutch? Accetteranno la stagione di caccia in Siberia? Non so davvero immaginarmi un pubblico così chiuso e coi paraocchi che si diverte a leggere storie che mettono la fantasia in primo piano, e non il canone.

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      • E, più passa il tempo, più mi sto convincendo che quello purtroppo sia il pubblico “eletto” a cui hanno deciso di rivolgere le loro attenzioni: pure nell’ultimo numero, infatti, non hanno proprio potuto rinunciare alla difesa ad oltranza di quel dannato “canon”, affermando che nella cronologia ufficiale non verranno più riportati né AVP né AVP: Requiem in quanto messi ormai del tutto fuori continuity con il contributo definitivo di quel “capolavoro” di Covenant… già, peccato che rispetto a quest’ultimo brillino entrambi di luce propria (detto SENZA la minima ironia)! Quindi, da fan NON dell’ultima ora, cosa mi impedirebbe di reinserirli in quell’universo narrativo dal quale sono stati arbitrariamente cacciati a calci in culo (ah, ma per mettere ordine si devono privilegiare le voci “autorevoli” e “ufficiali”. Autorevoli e ufficiali fino al flop di botteghino, s’intende)? Anzi, l’ho già fatto e senza nemmeno aspettare l’avallo delle suddette voci 😉

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      • Tanto i fan integralisti sono anarchici e seguono chiunque dica cose stupide, quindi le loro decisioni vanno sempre ignorate. Visto che la Fox non ha MAI imposto canoni, né mai PARLATO di canoni, né mai anche solo ventilato l’ipotesi che esista un canone – parola esistente solo nelle menti dei fan – ogni decisione presa in merito al canone vale quel che pesa. Zero.
        Rispetto a Covenant anche “La rivincita degli Ewoks” ha più diritto di far parte del canone alieno 😀
        Che i fan “canonici” siano poi dei confusi per definizione lo dimostra il fatto che AVP2 è il più rigoroso dei film alieni dal 1986 ad oggi: mai come in quel caso si è tenuto conto di ogni singolo e minimo aspetto della “mythology”, e addirittura i registi si sono preoccupati di usare le campionature esatte dei versi delle rispettive creature, non inventando nulla e anzi dimostrandosi veri fan andando a prelevare il Predalien da un videogioco che ha fatto storia. Ok, ha una trama di merda, invece le altre dei film alieni dal 1992 ad oggi brillano di genialità…
        Tolta la trama, se voglio vedere un film canonico è proprio AVP2 che devo vedere, paradossalmente.

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