[1979-09] Alien su “Starburst” 13

Traduco questo articolo apparso sul numero 13 (settembre 1979) della rivista “Starburst“, scritto però quando ancora il film non era uscito al cinema.


ALIEN

di Alan Murdoch

da “Starburst” n. 13 (settembre 1979)

“Starburst” dà uno sguardo alla creazione
del nuovo scioccante film di fantascienza

Dopo il fenomenale successo di Guerre Stellari, la 20th Century Fox ha capito che il film di Lucas sarebbe stato difficile da replicare. Cercando in giro hanno scoperto una proprietà che avevano acquisito nel febbraio del 1977, tre mesi prima dell’uscita americana di Guerre Stellari. All’epoca il film, chiamato indicativamente Alien, aveva il budget modesto di 4,5 milioni di dollari, ma appena Guerre Stellari ha cominciato a sbancare i botteghini qualcuno alla Fox si è reso conto che la fantascienza era un business, e il budget è lievitato fino ai dieci milioni di dollari.

Agli inizi del 1975 Dan O’Bannon, metà del team creativo dietro il classico di fantascienza Dark Star, stava giocando con un’idea per un film dal titolo Star Beast. La storia verteva intorno ad una creatura maligna che si ritrovava fra gli umani, un soggetto che affondava le sue radici nel film di Howard Hawks La “cosa” da un altro mondo (The Thing from Another World, 1951). E mentre il copione prende forma O’Bannon ha deciso a come dovrà apparire il suo Alien. Malgrado alcune opposizioni da parte della Fox, O’Bannon ha ingaggiato l’artista surrealista svizzero H.R. Giger per disegnare l’apparecchiatura aliena e la creatura che dà il titolo al film. Anche altri artisti della fantascienza, come Chris Foss, Jean Giraud e Ron Cobb, sono stati ingaggiati per ideare le astronavi terrestri e altro, e sebbene nessuno dei disegni di Foss appare nel film girato lo stesso lui ha ricevuto una menzione fra i crediti per il suo contributo al design in pre-produzione.

Questo team creativo è stato assemblato ai tempi in cui Alexander Jodorowsky, che ha prodotto film oscuri [obscure movies] come El Topo e La Montagna Sacra, ingaggiò Dan O’Bannon per dirigere gli effetti speciali della sua versione cinematografica del Dune di Frank Herbert. O’Bannon, a sua volta, portò dentro Ron Cobb, che aveva disegnato l’astronave di Dark Star. Jodoworsky stesso ha assunto Jean (Moebius) Giraud, l’artista inglese Chris Foss e Giger. Quando il progetto di Dune è stato cancellato, molto del lavoro di design è stato cannibalizzato per Alien.

Dopo che Dark Star fu presentato al pubblico molti dei meriti del modesto successo andarono al regista John Carpenter. Sebbene O’Bannon avesse diretto gli effetti speciali, l’avesse co-sceneggiato e fosse apparso nel film, il suo impegno non venne riconosciuto. Dopo la cancellazione di Dune, Dan O’Bannon si ritrovò a Los Angeles, sul lastrico. Viveva a casa di un suo vecchio amico, Ron Shusett, e insieme lavorarono al soggetto Star Beast di O’Bannon, finendo per diventare la base del copione di Alien. Ma dopo aver venduto la sceneggiatura alla 20th Century Fox, O’Bannon è finito in ospedale per problemi allo stomaco, e ha passato gran parte del 1977 ospedalizzato, finché il progetto Alien non è stato spostato agli Shepperton Studios, in Inghilterra. La decisione ha spinto O’Bannon a lasciare il suo letto d’ospedale e ad andare a lavoro. Sorprendentemente si è ripreso del tutto e i dottori sono ancora sconcertati.

Originariamente, Walter Hill, l’uomo dietro ad alcuni recenti successi come Driver, l’imprendibile e I guerrieri della notte, era il regista designato ma a causa di precedenti impegni ha dovuto fare un passo indietro in favore di Ridley Scott, un quasi esordiente con solamente un film sulle spalle, I duellanti. Comunque l’ampia esperienza di Scott nell’ideazione e nella regia di più di tremila spot televisivi (che corrisponde all’incirca a sedici film!) è stato il fattore principale per tenere insieme il progetto Alien. Oltre che come regista Scott si è impegnato anche come cameraman, ha disegnato molti storyboard e ha supervisionato il montaggio finale del film. Artista raffinato lui stesso, Scott ha lavorato esclusivamente con i produttori e da solo ha fuso insieme gli stili diversi di Cobb, Giger e Giraud.

Sebbene alcuni dei meccanismi operativi siano stati costruiti da Carlo Rambaldi, l’uomo responsabile del King Kong di Dino De Laurentiis e dell’extraterrestre nel finale di Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, 1977), l’ideazione e l’esecuzione della forma finale dell’alieno è opera di H.R. Giger. La storia vuole che Giger abbia avuto molti problemi a convincere i produttori che avrebbe potuto fare un buon lavoro. Il tecnico degli effetti speciali britannico Roger Dicken, che ha lavorato a I signori della guerra di Atlantide (Warlords of Atlantis, 1978), ha costruito e mosso una versione “marionetta” del mostro.

Gli effetti speciali sono stati completati con un budget di tre milioni di dollari, supervisionati dal team britannico di Brian Johnson e Nick Allder, che hanno lavorato insieme allo Spazio 1999 di Gerry Anderson. Johnson è stato accreditato come “Special Effects Supervisor”, mentre Allder come “Special Effects Director”. Il lavoro è stato svolto ai Bray Studios, a Windsor, casa ufficiale della Hammer Films.

Le sequenze spaziali sono state girate utilizzando un processo rotoscopico che assomiglia molto a quello utilizzato per 2001: Odissea nello spazio, con in più la tecnica del blue screen utilizzata da John Dykstra sia in Guerre Stellari che in Balltestar Galactica. L’azione dipinta a mano, fotogramma per fotogramma, del metodo rotoscopico si ritiene aumenti la chiarezza e la credibilità dell’immagine su schermo. In una delle prime scene del film la camera zooma attraverso la Nostromo attraverso stelle e pianeti, poi in primo piano e finalmente, in un tour de force di effetti speciali, attraverso un portello entra nella nave un’unica ripresa continua!

La Nostromo è un rimorchiatore spaziale che trascina una enorme raffineria minerale in tre sezioni, di quasi un miglio e mezzo di lunghezza. Costruita su tre livelli, la Nostromo è stata originariamente pensata come un set a tre piani, ma lo spazio troppo ridotto per muovere la cinepresa ha reso impossibile questo progetto.

Il livello più alto, il livello “A”, è stato costruito allo Stage C degli Shepperton Studios. Il livello più importante della nave (e del film) contiene gli alloggi, l’infermeria, un labirinto di corridoi e, cosa più importante di tutte, lo spettacolare ponte multi-operativo. Il production designer Michael Seymour è particolarmente fiero del set del ponte, dichiarando che ogni pulsante ed ogni leva fanno realmente qualcosa, quand’anche fosse accendere una luce o aprire una porta. Il ponte inoltre contiene quasi quaranta monitor dai 5 ai 22 pollici che veicolano ogni tipo di informazione all’equipaggio, dai diagrammi di navigazione calcolati dal computer all’esterno della nave.

La Nostromo è guidato nello spazio da un ragguardevole computer parlante, chiamato “Mother” dall’equipaggio. Il computer pilota la nave mentre gli astronauti sono ibernati, e monitora i loro supporti vitali.

Il livello “B” è l’area di manutenzione e il livello “C” contiene l’enorme sala macchine ed ospita la navetta per lo sbarco.

L’equipaggio della Nostromo non è formato da eroi d’azione come Guerre Stellari, piuttosto sono camionisti spaziali a cui capita di pilotare un’astronave invece di un tir. Quando sono risvegliati dall’ipersonno da un messaggio apparentemente di soccorso decidono di investigare, non per ragioni altruistiche o di compassione bensì perché se omettessero di rispondere rischierebbero di perdere il compenso della missione.

Il capitano della Nostromo, Dallas, è interpretato da Tom Skerrit […]. La seconda in comando è Sigourney Weaver nei panni di Ripley, l’ufficiale # della nave. Alien è il suo debutto ma ha molta esperienza a teatro da entrambi i lati dell’Atlantico. Lambert, il navigatore della Nostromo, è interpretata da Veronica Cartwright, star bambina che era ne Gli uccelli (1963) di Hitchcock ed è apparsa nei panni di Nancy Belicec nel recente Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978) di Philip Kaufman. Harry Dean Stanton appre nel ruolo del tecnico Brett […]. L’attore britannico John Hurt ricopre il ruolo di Kane […]. Il personaggio di Ash, l’ufficiale scientifico della Nostromo, è interpretato da Ian Holm […]. Infine, Yaphet Kotto che intepreta Parker, l’altro tecnico […].

La 20th Century Fox è molto riservata sulla trama di Alien. Si sa che il film carica molto la mano sugli aspetti horror. L’alieno stesso sale a bordo della Nostromo nella forma di un piccolo parassita avvinghiato a Kane (John Jurt). Ma la creatura subisce una strana e terribile metamorfosi, diventando un’entità ben più grande che dà la caccia agli altri sei membri dell’equipaggio. Il creatore H.R. Giger ha definito l’alieno «elegante e mortale: distrugge per vivere e vive per distruggere». Gli interni claustrofobici della nave rendono la minaccia ancora più terribile. Dopo tutto, quando sei a bordo di un’astronave nello spazio profondo non c’è alcun luogo dove nascondersi.

La 20th Century Fox, forse in preda all’ottimismo, presenta Alien al pubblico americano esattamente due anni dopo l’uscita statunitense di Guerre Stellari, il 25 maggio 1979. Comunque la Fox sta spendendo anche più soldi nel promuovere Alien rispetto al precedente blockbuster. Il film pare si stia vendendo bene dall’altro lato dell’Atlantico e i primi resoconti dicono che il film è forse uno dei più tesi horror degli ultimi anni. Al momento dell’uscita di questa rivista, “Starburst” avrà visto il film e la nostra recensione apparirà il mese successivo.


L.

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