[2010-03] AvP su “Giochi per il mio Computer” 166

Riporto il breve articolo apparso sul numero 166 (marzo 2010) della rivista italiana “Giochi per il mio Computer” riguardante la riedizione del videogioco Aliens vs Predator.


Alien vs Predator

di Alberto Falchi

da “Giochi per il mio Computer” n. 166 (marzo 2010)

Gli Alien e il Predator
non fanno più paura come un tempo

Sono trascorsi più di 15 anni dal primo sparatutto in prima persona di Rebellion che miscelava marine coloniali, Alien e il temibile Predator.
Correva il 1994 e Alien vs Predator debuttò sull’Atari Jaguar, una console piuttosto sfortunata, che non riuscì a imporsi sulla feroce concorrenza del Nintendo 64 e della neonata PlayStation.
Nonostante l’eccellente qualità del gioco, insomma, ne godettero in pochi e si dovettero attendere altri cinque anni perché Rebellion decidesse di realizzarne un’altra versione, questa volta per una piattaforma decisamente più diffusa.
Arriviamo al 1999 e Aliens vs Predator sbarca sul PC, eccellente per giocare agli sparatutto in prima persona.

La grafica migliora, e non di poco, ma lo schema rimane praticamente immutato e riesce a trasmettere tutta l’angoscia e la sensazione di claustrofobia che tanto avevano esaltato i fortunati possessori del Jaguar. Chi, nel secolo scorso, ha avuto modo di giocarlo, sa quanto AvP potesse essere emozionante: ci si muoveva nel buio quasi totale, rischiarato dai pochi bengala a disposizione, tremando non appena lo scanner segnalava l’avvicinarsi di qualche alieno e cercando di non sbagliare un colpo per risparmiare le preziose munizioni. Questo, naturalmente, nel caso si impersonasse il marine coloniale, che nell’originale AvP era il protagonista della campagna meglio riuscita. Troppo complesso da gestire l’Alien, troppo potente e inarrestabile il Predator.

Ora, Rebellion ha deciso di rispolverare il proprio cavallo di battaglia adattandolo alla tecnologia dei giorni nostri. In questo senso, la grafica è piuttosto curata, e viene fatto un ampio uso del normal mapping per esaltare le strutture e le forme dei mostri, ma non c’è niente che faccia gridare al miracolo. Stilisticamente, questo nuovo Aliens vs Predator è quasi perfetto.

I Rebellion hanno compiuto un ottimo lavoro nella riproduzione sia degli Alien, sia del Predator, e nella cura delle animazioni facciali degli umani (e dei cyborg) che si incontreranno nel corso dell’avventura. Purtroppo, gli elementi di contorno non sembrano aver ricevuto la medesima attenzione, e si spazia da ambienti spettacolari e incredibilmente curati, a luoghi decisamente più sterili e meno convincenti. La nostra prima impressione è stata di trovarsi di fronte al motore di Doom 3, sia per l’uso generoso del normal mapping, sia per la gestione delle ombre volumetriche, che si assomigliano molto nei due titoli. Anche la fisica, basilare e praticamente ininfluente ai fini della giocabilità, ricorda da vicino quella del motore di John Carmack.
Come nell’originale, anche nel nuovo Aliens vs Predator sono presenti tre differenti campagne, una per personaggio, e, al di là dell’ambientazione comune, possiamo considerare ogni campagna come un gioco a sé stante, viste le notevoli differenze di giocabilità legate ai vari personaggi.

Nei panni del marine

La prima campagna che abbiamo voluto affrontare è stata quella del marine coloniale, una scelta quasi obbligata per chiunque abbia giocato uno dei precedenti capitoli. Il sogno era quello di rivivere l’angoscia provata nel 1999, muovendosi nell’oscurità e tremando a ogni passo, ma sono bastati pochi istanti per capire che la struttura di gioco è stata completamente rinnovata, e i programmatori hanno puntato verso un’altra direzione.
C’è più luce di quanto ci si aspetti e il giocatore è dotato di una riserva apparentemente infinita di bengala: non potrete usarne più di uno alla volta, ma appena si consumerà quello lanciato, sarete liberi di attivarne immediatamente un altro. La torcia, di contro, è sempre disponibile ed è dotata di batterie infinite.

Infinite come le munizioni della pistola, decisamente poco potente, ma che non vi lascerà mai a piedi. Dovrete, invece, fare attenzione ai proiettili delle altre armi che troverete, quali mitra, lanciafiamme e fucili a pompa, tutte “sputafuoco” particolarmente efficaci contro gli infidi alieni, ma con la tendenza a esaurire le munizioni nel peggior momento possibile.
Vostro fido alleato sarà, come al solito, lo scanner, che tramite l’ormai famoso impulso onoro e il cursore lampeggiante vi indicherà la presenza di esseri viventi in avvicinamento, mettendovi in allarme prima che gli avversari abbiano il tempo di assalirvi. Se, però, vi aspettate di esplorare i livelli nel silenzio più totale, ascoltando solamente il poco rassicurante “bip” che indica i nemici, cascate male. Una voce vi martellerà d’informazioni dall’inizio alla fine della missione, rovinando in parte l’atmosfera: le sue “chiacchiere” vi forniranno tutte le indicazioni necessarie per approfondire la trama, ma non contribuiscono a far salire i battiti del cuore mentre si esplora. La sensazione è quella di guardare un film con qualcuno di fianco che vi anticipa ogni scena succosa.

I controlli del marine funzionano bene, in ogni caso, e gli scontri a fuoco sono a tratti esaltanti: si passa da momenti di calma, in cui fare attenzione ai nemici che sbucano all’improvviso da qualche presa d’aria, ad altri in cui bisogna sparare e correre come dannati, difendendosi dall’assalto di decine di Alien contemporaneamente.
L’azione adrenalinica non manca certo, in AvP, e gli appassionati di sparatutto probabilmente apprezzeranno la sfida (soprattutto se decideranno di puntare subito ai livelli di difficoltà più elevati, cosa che consigliamo vivamente).

Resta la nostalgia per i brividi, la paura a ogni passo, la cautela con cui, un tempo, si premeva il grilletto, terrorizzati non solo dal mostro che ci si parava di fronte, ma anche dalla prospettiva di rimanere privi di potenza di fuoco al momento della verità. Questo è dovuto sì alle munizioni infinite della pistola, ma anche all’efficacia delle gomitate del soldato: un po’ come accade con Halo o Gears of War, la spallata è infatti ben più efficace di un proiettile calibro 9 in piena faccia (a meno che si spari con un fucile a pompa), e permette di cavarsi dalla maggior parte degli impicci. A ciò si aggiunga che molti eventi sono regolati da script, ovvero predeterminati dagli sviluppatori: basta morire un paio di volte, per realizzare che gli attacchi provengono sempre dai medesimi punti, con lo stesso tempismo.
Abbiamo completato la campagna (ci abbiamo impiegato circa tre ore) divertendoci, ma non senza qualche perplessità in merito al nuovo approccio scelto da Rebellion, che ha voluto trasformare questa sezione del gioco in uno sparatutto più allineato con quanto offre il mercato, tradendo in parte le “nobili” origini.

Con gli occhi dell’alieno

Non siamo mai stati fan dell’Alien, perlomeno non nell’incarnazione videoludica di Rebellion: troppo difficile da comandare a causa della sua velocità e per la capacità di arrampicarsi su ogni superficie… bastavano pochi clic per ritrovarsi sperduti (e, magari, anche con un po’ di mal di mare). Al contrario, in questa rivisitazione di AvP, l’Alien si è rivelato il nostro personaggio preferito. È sempre velocissimo, e sarà necessario prendere un minimo di confidenza con i controlli, ma basterà una mezz’oretta per domarlo a pieno e riuscire a saltare da una parete all’altra, appendersi a testa in giù e infilarsi al volo nei pertugi che troverete aperti. A quel punto, tutto sarà esaltante, sia che decidiate di attaccare come bestie inferocite, sia che vogliate far lavorare la materia grigia, muovendovi di soppiatto, strisciando nell’oscurità e facendo fuori pazientemente e silenziosamente gli avversari, attendendo il momento ideale per attaccare.

L’Alien non può sparare, ma non per questo è un facile bersaglio per i nemici, che spesso nemmeno si accorgeranno del pericolo incombente: basta spostarsi con attenzione, sfruttando le condutture dell’aria ed evitando di attaccare gruppi di marine. Meglio aspettare che qualcuno sia leggermente in disparte, per trucidarlo a piacere: dandogli un bel colpo di coda, che lo stenderà facilmente, oppure sfruttando una delle mosse peculiari dell’Alien, addirittura più cruente delle mitiche fatality di Mortal Kombat. L’espressione di dolore e terrore che noterete sulla malcapitata vittima non potranno lasciarvi indifferenti, e ne sconsigliamo la visione a chi si impressiona facilmente.
È una sezione veramente riuscita, non c’è che dire. Anche in questo caso, però, dopo circa tre ore si assiste alla sequenza finale del gioco. E a quel punto non rimane che passare al Predator.

Il cacciatore

Il Predator è storicamente il personaggio più forte di AvP: può rendersi invisibile, è dotato di sensori di ogni tipo per rilevare a distanza le presenze nemiche e le sue armi non scherzano affatto. Eppure, in questo Aliens vs Predator il giocatore è spronato in tutti i modi a dedicarsi al corpo a corpo.
Per l’onore del guerriero, viene detto durante il tutorial del poderoso predatore, ma sappiamo bene che è solo una scusa per cambiare ulteriormente il ritmo del gioco. Ed è un’ottima trovata, dal nostro punto di vista.

Se nell’edizione del 1999 ci si sentiva quasi onnipotenti con il Predator, ora tutto cambia. I marine sono bersagli relativamente facili, ma non sarà così banale difendersi dalle incursioni degli Alien, che sono decisamente coriacei. Anche perché i soldati, esclusi i pochi dotati di mirini termici, faranno fatica a scorgervi e potrete dilettarvi a mimetizzarvi nell’ambiente mentre li toglierete di mezzo uno a uno, senza clamore.

Gli Alien, di contro, vi vedranno eccome, e tenderanno ad attaccare in massa, rendendo alcune situazioni molto calde.
Abbiamo apprezzato l’idea di poter cambiare ulteriormente approccio, anche se la sezione in cui si controlla il Predator (della durata di circa tre ore) è quella che ci ha appassionato di meno, fra le tre.

Tutti insieme

La grande novità di questo Aliens vs Predator è il supporto al multiplayer, assente nella prima edizione (anche se è stato aggiunto di recente). Intelligentemente, gli sviluppatori hanno pensato di non limitarsi alle solite modalità viste e riviste in tanti sparatutto, ma hanno voluto cucire l’esperienza multiplayer attorno all’universo di Aliens vs Predator.

Infestazione, per esempio, vede i giocatori vestire i panni dei marine nel tentativo di difendersi da un attacco alieno. Quando uno dei partecipanti verrà eliminato interverrà, come di consueto, il respawn, ma nei panni di un Alien, intenzionato quindi a far fuori gli umani superstiti, sino a eliminarli del tutto.
In Sopravvissuto, invece, non esiste il respawn: si parte come marine e bisogna resistere il più a lungo possibile all’attacco dei maledetti mostri, che si fanno man mano più numerosi e arrabbiati. Ci è piaciuta in maniera particolare la modalità Caccia Predator, in cui tutti i giocatori vestono i panni del marine, tranne uno che sarà selezionato per impersonare il predatore, e sarà l’unico a poter accumulare punti. Chi uccide il Predator prende i suoi panni, e così via sino a che si raggiunge il limite di tempo o di punti prestabilito. Abbiamo, infine, una serie di variazioni sul tema del Deathmach, divertenti, ma non particolarmente ispirate.

Purtroppo, non abbiamo avuto modo di testare il multiplayer quanto avremmo voluto, ma il tempo a nostra disposizione per le sfide online è volato come nulla fosse: i poteri dei personaggi sono infatti perfettamente bilanciati, e le mappe sono ben studiate, permettendo di tentare approcci con un minimo di strategia.

Conclusioni

Questa nuova incarnazione di Aliens vs Predator è difficile da giudicare. Da un lato, siamo entusiasti delle modalità multiplayer e della campagna nei panni dell’Alien, ma non abbiamo apprezzato il drastico cambio di direzione quando si gioca con il marine. Sembra, infatti, di trovarsi di fronte a un Mod per Doom 3, sia per quanto riguarda la grafica, sia per l’approccio al gioco. Non suderete freddo in prossimità di ogni angolo come capitava nel 1999, e vi troverete ad affrontare l’avventura come se fosse uno sparatutto più “standard”. Ciò che lascia l’amaro in bocca è l’uso esagerato di script, che limita anche la rigiocabilità.

Certo, in alcuni casi si dovrà resistere all’assalto di nugoli di Alien, e queste situazioni sono fra le più esaltanti di tutto Aliens vs Predator, ma si tratta solo di una decina di minuti nell’arco delle tre ore che caratterizzano la missione del marine coloniale.


[Box 1]

Ri-edizioni

Se nel 1999 avevate trascurato Aliens vs Predator, è il momento di rimediare.
Su Steam è infatti disponibile a soli 2,99 euro. Il bello è che si tratta di una versione aggiornata, che funzionerà senza problemi su un PC moderno, senza impazzire con DOSbox o programmi simili. Addirittura, è stato aggiunto il supporto al joypad dell’Xbox 360, che verrà immediatamente riconosciuto e configurato dal gioco. Infine, tramite una successiva patch è stato aggiunto quello che veramente mancava nel 1999: il supporto multiplayer. Lasciarselo sfuggire, a questa cifra, sarebbe folle.


L.

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2 pensieri su “[2010-03] AvP su “Giochi per il mio Computer” 166

  1. Ricordo questa recensione e ricordo il gioco. L’esperienza con il marine coloniale è una delle più fedeli al film (i primi due).
    Non ti prometto nulla, ma credo che metto in forno la mia recensione di AvP. Era già mezza abbozzata, mi hai fatto tornare la voglia di buttarmici a capofitto.

    Piace a 1 persona

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