[2018-01] Aliens saldaPress 10

Cover di James Stokoe

Decimo numero (26 gennaio 2018) della collana mensile della saldaPress, con la prima puntata della saga Aliens: Dead Orbit (2017) scritto e disegnato dal poliedrico canadese James Stokoe (classe 1985). La traduzione è del consueto Andrea Toscani.

Nelle note iniziali e finali continuano a fare di tutto per indispettirmi, soprattutto in quei punto in cercano posticciamente di spacciare per omogeneo un universo espanso che omogeneo non è mai stato, né ci ha mai provato. Visto che in questa saga appare un “parto gemellare” di facehugger, sarà lo stesso evento che in Alien 3 ha fatto sì che venissero inseminati sia il cane che Ripley? Questo giocare con le ipotesi – tipo “ma è più forte Superman o Thor?” – oltre che a non portare da nessuna parte crea la falsa opinione che agli sceneggiatori dei film freghi una mazza della continuity, e citare Alien 3 – il più disastrato in assoluto dei film della saga – significa davvero annullare completamente ogni raziocinio.

L.

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6 pensieri su “[2018-01] Aliens saldaPress 10

  1. E il fatto è che si continua su questa linea: cercare di imporre un’omogeneità in base a degli elementi discutibili già adesso, figuriamoci in futuro… vedi le origini dello xenomorfo arbitrariamente legate a Covenant e ogni volta accompagnate da quei “si presume”, “si suppone”, “è quasi certo” che vanno inevitabilmente a condizionare anche la cronologia aliena proposta nelle note finali qui e nei prossimi due numeri, basata solo “sui sei film della saga e le opere che non li contraddicono”. Una base solidissima, davvero, almeno fino alla prossima contraddizione che si dovrà far quadrare a forza…

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    • E’ una lettura davvero fastidiosa! Ogni volta provo a cercare qualche frase degna di essere riportata e niente, non ne trovo una. Almeno in Italia quei quattro gatti che seguono il mondo alieno sono diventati una setta religiosa, con un Vangelo che è vero perché se lo dice da solo e considerano infedeli chiunque osi contraddirlo, anche quando sono i film stessi a farlo.
      Assurdo il caso di Dead Orbit, che è davvero una storiella buttata lì, sebbene con ottimi disegni, ma siccome sembra rifarsi – nel cervello di chi scrive – al film Alien3 allora è “uno di noi”. Mi mette davvero paura questo comportamento: per fortuna queste storie le ho già lette all’epoca della loro uscita, perché il pensiero di dover tenere questi “albi sacri” in mano per più di un minuto mi atterrisce…

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      • … quando poi la “sacralità” sta solo nelle linee guida di questi redazionali, appunto: cosa ne penserebbero se scoprissero che ho letto Dead Orbit senza pensare minimamente ad Alien3? O che le storie comprendenti gli xenomorfi in epoche preistoriche e/o contemporanee le considero ancora valide su OGNI fronte, dato che la “nuova” continuity così amata da quelle parti affonda le radici in un’antichità tale da non negare affatto una presenza aliena antidiluviana? Gli Ingegneri, piacciano o meno, hanno comunque un’età tale da poter essere benissimo convissuti con le manifestazioni più antiche delle creature: quand’anche ne fossero stati i diretti responsabili, e questo NON viene detto, si parlerebbe di esperimenti condotti eoni addietro. Ripresi in modo imperfetto e incompleto da un androide megalomane, tutt’al più, ma lì ci si ferma (altro che “fare luce sulle origini dello xenomorfo”, come troppo spesso mi è capitato di leggere in giro)…

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      • Quello che mi chiedo è come facciano i fan del Canone a non vedere che quelli di Scott sono ripensamenti dell’ultimo minuto, idee sfarfugliate buttate a caso sullo schermo e poi subito cancellate: gli Ingegneri sono uno dei più grandi errori del cinema, come si fa anche solo per un attimo a dare importanza al loro posto in una fantomatica continuity?
        I canonici poi si perdono il gusto della creatività, della narrativa di intrattenimento, schiavi come sono di un Canone inesistente e quindi difficilissimo da difendere. Si perdono storie divertenti solo perché passano il tempo in ginocchio a pregare un falso dio e a chiamarlo Canone…

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      • E quand’anche avessero delle alternative, non è detto che poi ne approfittino… penso a Star Trek: una volta che il buonsenso ti ha portato a mantenere aperti entrambi gli universi narrativi del “vecchio” e del “nuovo” Kirk mantenendoli paralleli e coesistenti (alla faccia della ridicola premessa iniziale, basata su di una entusiastica cancellazione di quarant’anni di storie precedenti e condita da slogan/puttanate come “questo non è lo Star Trek di tuo padre!”), sei di nuovo aperto ad un mare di possibilità. Certo, a meno che tu non intenda portare avanti imperterrito il TUO personale Canone dove JJ. Abrahams è ancora il cattivone da rigettare in toto perché ha fatto piazza pulita (in pratica, ignori totalmente le rettifiche di Kurtzman e Orci riguardo alle realtà alternative E parallele) oppure, come neofita che il mondo Trek l’ha scoperto l’altro ieri, consideri canonico solo quello che è attinente al nuovo corso con tanto di atteggiamento fra scherno e compassione nei confronti dei fan storici che “non hanno capito che i tempi sono cambiati”, “ormai quello che piace a loro è improponibile”, “si guardino i loro dvd polverosi”, “gli unici a non accorgersi del definitivo affossamento del marchio” ecc.ecc…
        P.S. Poveri Ingegneri, io non riesco a voler male a una specie così maltrattata e sfortunata 😉

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      • Gli slogan assolutistici che girano tra i fan in effetti sono una cosa terribile, e purtroppo alla fine anche chi teoricamente dovrebbe essere unito dalla medesima passione finisce a fare come nella politica o nella religione: tifo da stadio.
        Non ho il coraggio di leggere le storie a fumetti di Star Trek degli anni ’70 (anche se ho dei vecchi numeri dei Fratelli Spada) ma questo non vuol dire che le debba schifare perché “vecchie”, perché sono “storie che leggeva mio padre”: semplicemente non ne sono attratto e non le leggo. Mica sono obbligato! Ma ghettizzarle o peggio ancora dire che sono “sbagliate” solo perché oggi uno si è alzato e si è inventato un nuovo Star Trek mi sembra ridicolo: è un universo narrativo vasto dove vi si può trovare di tutto. A me sembra una cosa bella, perché così a seconda dei gusti uno può andare a leggersi certi titoli e ignorarne altri. (A me Picard sta infinitamente sugli zebedei, quindi perché dovrei leggere le sue storie???)
        Il mondo del fandom rappresenta esattamente la società umana: invece di essere contenti se c’è da mangiare per tutti, ci si scanna per chi decide cosa si deve mangiare e chi si lamenta “non ha capito come va il mondo”.
        P.S.
        Da odiatore del primo minuto degli Ingegneri, non nascondo un attimo di commozione quando, in sala, ho assistito al loro massacro ad opera di un padre crudele e folle. Nei manuali di scrittura dovrebbero aggiungere la voce “Effetto Ridley Scott”, «Quando vi rendete conto di aver fatto una cazzata, di aver creato un personaggio sbagliato che vi sta bloccando la trama, ammazzatelo e andate avanti.»

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