Rutger Hauer doppia Ash

Traduco questa intervista del 26 aprile 2016 in cui il celebre attore caratterista Rutger Hauer racconta al blog Den of Geek! il suo ruolo di Ash nello sceneggiato audio Alien: Out of Shadows, tratto dall’omonimo romanzo-capolavoro del 2014 di Tim Lebbon.

Ho tagliato le parti in cui l’intervistatore si sbrodola a parlare di Blade Runner, che è ovviamente l’unico film con Hauer che abbia mai visto.


Non c’è bisogno di dire che il Roy Batty di Blade Runner (1982) è il ruolo di punta dell’attore Rutger Hauer. Nell’adattamento audio del romanzo Alien: Out of Shadows di Tim Lebbon Hauer interpreta un altro sintetico da un film di Ridley Scott: Ash, che nell’Alien del 1979 aveva il volto di Ian Holm.

Out of Shadows si svolge a metà fra gli eventi di Alien e quelli di Aliens, e vede di nuovo Ellen Ripley alle prese con la sua nemesi dal sangue acido, stavolta su una nave mineraria chiamata Marion. Ma oltre alla minaccia alinea dovrà vedersela anche con il fantasma digitale di Ash, che si è trasferito nella Narcissus, il vascello che Ripley ha usato per fuggire dalla morente Nostromo anni prima.
Nel promuovere una storia del genere è appropriato intervistare Rutger Hauer per telefono, così da sembrare entrambi dei fantasmi digitali provenienti dall’etere. […]

Tu interpreti Ash. Come ti sei posto di fronte ad un personaggio che fondamentalmente è una voce priva di corpo?

Be’, ci sono due cose fondamentali. Una è il mio metodo per fingere di essere qualcun altro, cioè studiare la sceneggiatura e poi, al momento della recitazione, unzippare. Non so come altro dirlo. Non ho mai pensato di essere completamente un personaggio, sto solo facendo il mio mestiere: è questo il mio modo di procedere.

La seconda è raccontare al pubblico lo stretto indispensabile per la storia, non voglio dire di più. Così sono sempre a danzare fra una cosa e l’altra, e abbiamo lavorato molto nel togliere cose: Ash usa un linguaggio particolare. Naturalmente non sono inglese, e quindi ho già qualcosa di alieno in me. Questo credo mi dia maggiore libertà interpretativa.

Nel cinema posso usare molto la mia voce, non tutto è pensato per essere sentito. Nell’audio invece la voce è tutto ciò che hai, e non puoi metterti a mugugnare, quindi è qualcosa di completamente nuovo per me. Ho dovuto lavorarci molto, perché sembrava che stessi recitando e odio questa sensazione! (ride)

È stato questo il mio problema. Ma è un gran bel personaggio. È un computer che parla, che gioca a scacchi. E dice che non ha mai perso, eppure fallisce ad un certo punto, con suo grande disappunto. Finisce in un modo davvero splendido, credo sia davvero ben scritto. Quando leggi la sceneggiatura, è come se tu avessi un coltello in mano e stessi cercando di aprirti un varco fra le righe. Così era The Hitcher (1986) e così è questo. È stato un lavoro intenso per farlo funzionare. E non vuoi che assomigli a del semplice lavoro, ma che sia qualcosa di organico.

Io non ho idea di chi siano i personaggi, tutti quelli che ho interpretato sono pura illusione. Ma questo Ash è ancora più vicino ad un’illusione.

È stato divertente per te trovare sentimenti umani nel ruolo?

Dipende dai punti di vista. L’ambizione di Ash è riportare a casa i suoi creatori. Ma lui è un’intelligenza artificiale, è una memory stick o qualcosa del genere. Lui viaggia.

Anche tu hai viaggiato molto, in gioventù. Sei stato un marinaio e hai girato per il mondo…

Ho tonnellate di memory stick, sai? Amo questa cosa, il portare in giro pezzi digitali. È incredibile. Internet è incredibile. Cioè, è incredibile perché ho sempre amato la radio. È un medium ancora nuovo, credo. Non l’ho mai fatto prima, perciò sì, è molto bello.

Hai spesso riscritto i dialoghi nei tuoi film. Pensi che sia l’amore per la poesia che ti distingue come attore?

Be’, la poesia è nel mio cuore, e in alcuni dei ruoli viene fuori ciò che provo. Io compongo, non improvviso mai: mi piacerebbe avere quel tipo di dimestichezza. Vengo dall’Europa, non andiamo a scuola per improvvisare, facciamo il fottuto Shakespeare il che è terribile per il cinema. Devi capire che io sono un attore cinematografico – sono stato un attore teatrale ma è stato molto, molto sgradevole. Sebbene recitare sia grande, non ho mai sentito di appartenere al teatro. Mi vergognavo, ero intimidito, frustrato. Ho deciso di essere un attore da cinema, se ci fossi riuscito.

Cosa stavo divendo? Ah, l’ho dimenticato (ride) Dov’è la mia memory stick?

[…]

Com’è stato creare un mondo nella tua testa per interpretare un personaggio radiofonico? Immagino che stavi seduto a fare Ash, non c’era un set e non avevi necessariamente altri attori accanto a te. Così hai dovuto creare tutto nella tua mente, giusto?

Non ne ho idea. Era ben scritto, e abbiamo tagliato quanto più possibile. Lo stesso non sembrava qualcosa fatto per me, anche se ci andava vicino! (ride) Come può un attore di metodo lavorare in un testo del genere? Comunque ho adorato provarci.

Come saprai, Ash pensa che gli stia accadendo qualcosa mentre è impegnato in questo lungo viaggio. Lui è una mente costruita da burattinai, ed evolve, e si sente solo, il che non ha senso. È un programma. «Perché mi sento così?» In un certo modo credo ci sia un collegamento col testo di Harrison Ford in Blade Runner, quando dice «Cosa non va in me? Sento qualcosa!»

Conoscevi i film di Alien prima di questo libro?

Sì, sono grandi film. Ho amato Alien, Ridley Scott è un maestro. Sono molto curioso di scoprire che diavolo stia facendo adesso [con Blade Runner 2]. Non ho mai capito perché la gente voglia fare i numeri due…

[…]

 


L.

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5 pensieri su “Rutger Hauer doppia Ash

  1. Interessante intervista! il fatto che qui tocchi a Rutger interpretare Ash mi ricorda di quando avevo sentito parlare di un ipotetico collocamento della Tyrell Corporation e della Weyland-Yutani nel medesimo universo narrativo, con gli androidi della Compagnia chiamati man mano a sostituire definitivamente i “vecchi”, organici e incontrollabili replicanti nel campo della progettazione e creazione di vita artificiale: in pratica, se così fosse, Rutger starebbe ancora giocando in casa… 😉

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