[2018-04] Aliens: Dust to Dust

Cover di Gabriel Hardman

Puntuale, il 25 aprile 2018 è uscito l’attesissimo Aliens: Dust to Dust, la nuova saga aliena della Dark Horse che dovrebbe consolarci dopo un 2017 non proprio da ricordare, dopo la fiacca conclusione dell’annacquata Aliens: Defiance (2016) e la bella graficamente ma leggerina Aliens: Dead Orbit (2017).
Era da circa sei mesi che non avevo occasione di leggere fumetti alieni inediti, quindi avevo parecchie aspettative per questa nuova saga: e questo primo numero non solo le ha rispettate, ma ha alzato parecchio l’asticella!
Peccato però che la casa abbia scelto di far uscire un numero ogni tre mesi, di una storia che non è che sia così ricca da giustificare tale attesa…

Aggiornerò questo post ogni mese, ad ogni nuova uscita, quindi tornate a trovarmi.

Quello alieno, è un universo fatto di madri…

Alla sceneggiatura e ai disegni troviamo un ispirato e titanico Gabriel Hardman, autore di Star Wars per la Dark Horse ma che abbiamo già incontrato alle meravigliose copertine di Aliens vs Vampirella (2015), oltre che a quelle dello spericolato Army of Darkness: Furious Road (2016) targato Dynamite.

Un universo crudele

Dire che ha fatto un lavoro geniale in tutte e tre le sue mansioni – storia, disegni e copertine – è davvero riduttivo: se i prossimi tre numeri rispetteranno la qualità di questo primo, c’è il serio rischio di trovarci davanti ad una saga epocale! (Anche se ogni volta che lo dico poi tutto finisce in vacca…)

LV-871. Colonia umana Trono, targata come sempre Weyland-Yutani. La sirena di un codice giallo risveglia il giovane Maxon, ma non è certo l’allarme ad angosciarlo: ciò che lo colpisce maggiormente è vedere la madre con un facehugger addosso.
Caduta a terra la creatura, noi sappiamo che è iniziato il conto alla rovescia per la donna, ma né lei né il figlio sembrano esserne coscienti. Comincia la fuga in un mondo ostile ed infernale, in una colonia allo sbando devastata dall’invasione aliena: in cui però gli xenomorfi lasciano ovviamente in pace la donna, sentendola impregnata.

La piaga aliena è arrivata su LV-871

Comincia la fuga verso l’unico veicolo che non sia ancora decollato da Trono, l’ultima esile speranza di salvezza nell’inferno alieno.

La peste aliena è arrivata a Trono

Di incidente in incidente, la corsa perdifiato sembra portare in salvo…

L’ultima speranza di salvezza

… ma ormai non c’è più nulla di “salvo” in questo universo. Appena preso il volo, i pochi superstiti della colonia perdono subito una donna. La mamma di Maxon. Che è arrivata alla fine del suo conto alla rovescia.

Il modo più duro di iniziare una saga aliena…

Spietato e cupo, senza speranza e angosciante: Hardman dimostra di aver capito perfettamente gli elementi chiave di ogni buona storia aliena e dimostra di saperli padroneggiare alla perfezione: speriamo non rovinerà quello che è un inizio davvero spettacolare.

È assurdo che si sia dovuto aspettare fino all’11 luglio, tre mesi, per il secondo numero (su Amazon a circa 2 euro): Hardman stava finendo di disegnarlo? O trattandosi di una saga in soli quattro numeri la Dark Horse Comics sta cercando di dilazionare le uscite per coprire un intero anno? C’è almeno da sperare che ne sia valsa la pena…

Un viaggio burrascoso

Abbiamo abbandonato la Colonia umana Trono su LV-871, invasa dagli alieni, e abbiamo iniziato un viaggio che sin da subito è chiaro finirà nel sangue e nel dolore: la mamma del protagonista esce subito di scena nel modo peggiore…

Il modo peggiore di iniziare un viaggio spaziale

La navetta ha ora un problema, come ci spiega la capitana: il sangue di xenomorfo ha danneggiato lo scafo e questo le impedisce di entrare in orbita, quindi il massimo che può fare è mandare una richiesta di aiuto alla U.S.S. Carver, orbitante intorno al pianeta, e farsi mandare soccorsi.
La situazione è tesa e sta per crollare… mentre ormai il giovane Maxon è già crollato, alla vista della madre squarciata dal chestburster.

Gli occhi di un figlio…

Il viaggio della navicella non è destinato a finire bene, e alla fine va a schiantarsi contro una montagna: ora sono sperduti nel nulla di LV-871, in una zona montagnosa che non si sa quanto sia libera da presenze aliene. L’unica speranza è che la Carver del capitano Prego mandi dei soccorsi… ma l’unica cosa che scende dal cielo è la Carver stessa, in fiamme.
Tutto è finito: il gruppo di superstiti della colonia Trono sono da soli, in un mondo pieno di xenomorfi…

Anche senza un braccio, è un pericolo mortale

Sicuramente è una storia ghiotta ma siamo già a metà saga e al massimo sono state gettate le premesse della storia: riuscirà Hardman – disegnatore mostruosamente bravo, è indiscutibile – a condensare in due soli numeri il resto della vicenda? E stavolta quanto dovremo aspettare per leggerla? Vedremo…

Dopo altri tre mesi ormai la storia è bella che dimenticata: dov’eravamo? Boh, tanto non ha importanza, il terzo numero (su Amazon a circa 3 euro) è bello ma è ormai chiaro che la casa stia buttando via il franchise, quasi indispettita di dover ancora sfornare fumetti alieni.

Alieni nella sabbia…

Maxon sfugge al massacro di tutti i suoi compagni di viaggio e miracolosamente raggiunge la base di terraformazione locale, in cui i superstiti si stanno organizzando per raggiungere la scialuppa di salvataggio e lasciare il pianeta. Il problema è che il ponte è crollato su un fiume di liquido tossico e l’unica speranza è strisciare sui tiranti, inseguiti dagli alieni. Il cavo che si spezza è il cliffhanger che ci promette altri tre lunghi mesi di inutile attesa.

Una fuga che può solo finire male

I disegni sono un capolavoro e Hardman è un grande, ma la storia è minuscola e ai tempi d’oro avrebbe riempito un solo albo, non tre quarti della saga.
Scopriamo poi che l’autore instilla un sospetto: il chestburster uscito dal petto della madre di Maxon ha mantenuto aspetti della psicologia della propria vittima e quindi… ora lo xenomorfo protegge il ragazzino.

Mettiamola così, scientificamente è una cagata immane e sembra tanto un arrampicarsi sugli specchi, ma in mano a un bravo scrittore potrebbe anche essere un’idea che porti a buone storie. Però ci dev’essere un bravo scrittore e buone storie, e non sembrano esistere premesse in questo senso: tanto per confermarlo, questa ridicola trovata viene completamente dimenticata in seguito…

Un disegno meraviglioso che nasconde il nulla

Dopo altri tre mesi di inutile attesa, giunge l’ingloriosa fine di questa nuova pessima storia aliena: il protagonista fugge dagli alieni, con scene bellissime, appassionanti, splendidamente disegnate ma totalmente vuote. Fine della saga.

Possibile la Dark Horse non riesca a trovare qualcuno in grado di scrivere una storia anche solo vagamente simile alla qualità di un tempo? Possibile abbia così perso interesse in personaggi che le hanno dato la fama? Non rimane che aspettare una futura resurrezione della casa, che per ora sta crollando a picco…

Fiumi di cadaveri xenomorfi nei magazzini della Dark Horse…

Chiudo con la cover gallery, in continuo aggiornamento:

L.

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18 pensieri su “[2018-04] Aliens: Dust to Dust

    • Forse la Dark Horse ha capito che le saghe da 6 numeri o addirittura da 12 sono armi a doppio taglio: se non hai una storia che duri tutti quei numeri, rischi diventi una minestra allungata (tipo Aliens Defiance!) Il taglio da 4 numeri è il canone della Dark Horse e il formato in cui riesce meglio: sono contento che ci siano tornati.
      Il “taglio disperato” è la prerogativa di tutte le migliori storie aliene, e a fumetti ne sono uscite di gran lunga superiori al primo film, davvero di parecchio. Il problema è che dopo più di 100 storie a fumetti (di cui solo una pallida percentuale vista in Italia) è difficile trovare autori in grado di mantenere i punti chiave ben saldi. Quando poi la Dark Horse tenta di seguire i deliranti parti della mente malata di Ridley Scott – hanno fatto una saga di 34 puntate con gli Ingegneri e Scott li ha ammazzati già al secondo film! – allora toppano. Dovrebbero andare per conto proprio e fare un loro proprio universo, come fecero nei primi ’90 fregandosene di quell’enorme errore che è stato “Alien 3”.
      Sembra averlo capito la Titan Books, che dal 2017 sembra stia creando un proprio universo alieno con prodotti non sempre azzeccati ma comunque di ottima qualità. (Sto leggendo “Alien: Cold Forge”, appena uscito, e mi sembra grandioso! Lo racconterò poi nel blog)

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      • Nei Novanta a fumetti la Dark Horse ha creato un universo che poi ha passato alla Bantam per una serie di romanzi-novelization: non so perché poi sia tutto finito, perché davvero avevano creato un bel prodotto. Dal ’97 ha cominciato a seguire i film con prodotti singoli non sempre ispirati, e comunque esperienze fugaci. Il lungo ciclo “Fire and Stone”/”LIfe and Death” è stata una bella esperienza, ridendo e scherzando ci ho passato tre anni a leggere le uscite mensili e a recensirle, però onestamente è stato un piacere immediato che non ha lasciato il segno. Semplicemente perché la casa non ha voluto prendere iniziative che poi sarebbero state distrutte dai film.
        Per questo sarebbe meglio che se ne andasse per conto suo, visto che dopo 30 anni ha una propria “mitologia”. L’anno scorso “Predator: Hunters” è finita da schifo ma l’idea è geniale: prendere i sopravvissuti ai Predator a fumetti degli ultimi 30 anni e unirli in una task force che dà la caccia ai cacciatori… Se la saga non fosse crollata subito sarebbe stata davvero geniale!
        Dovrebbero prendere i grandi personaggi a fumetti – la predatrix Machiko, la ginoide Eloise, le armature Berserker ed altre grandi invenzioni a fumetti – e andare per conto proprio.

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  6. Io mi immagino il lettore americano che si legge 22 pagine di fumetto ogni tre mesi. Aspettare così tanto tempo lo troverei proprio frustrante.
    Comunque ho notato che la Dark Horse negli ultimi anni parte col botto del primo issue, che crea tante aspettative (Defiance, Dead Orbit, Dust to dust, ma mi pare di aver capito che anche Predator: Hunters fosse promettente all’inizio) per poi perdersi successivamente (Defiance) o finire con una storia banale (Dead Orbit). Almeno i disegni, invece, sono tutti oggettivamente clamorosi.
    Sono curioso di vedere come finisce questa storia, forse perché l’ho letta oggi pomeriggio senza pause di lunghi mesi, ma ho paura che tu abbia davvero ragione quando scrivi di una Dark Horse “quasi indispettita di dover ancora sfornare fumetti alieni”…

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    • Ai lettori americani aggiungici me, che devo aspettare tre mesi a puntata 😀
      Sono d’accordissimo, i disegni sono spettacolari e non si discute, una qualità altissima e una gioia per gli occhi. Purtroppo le storie non sono all’altezza dei disegni.
      I primi numeri sono sempre da applauso, ma poi passano i mesi, si tergiversa, si allunga il brodo, non si va da nessuna parte, e dopo un anno, alla chiusura della saga, ti chiedi: ma che roba è? Oh, se non vi andava potevate non scriverla 😀
      La sensazione è che dopo l’enorme impegno di tre anni per Fire and Stone/Life and Death, finito con il ritrovarsi di nuovo sputtanati da un film, sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
      Il franchise va continuato perché è una delle colonne portanti della casa, quindi ogni anno c’è almeno una saga di Alien e una di Predator, ma è proprio il minimo sindacale, senza perderci neanche un minuto a inventare una trama.
      La dice lunga che la Dark Horse abbia bellamente ignorato “The Predator” di Shane Black: non un fumetto, non un accenno, indifferenza totale. Che avesse già capito sin dall’inizio che sarebbe stata un’inutile cazzatona? 😛

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  8. Ho riletto oggi il primo numero in italiano sul mensile della saldaPress e non mi ha entusiasmato. Strano, perché quando lo lessi in inglese mi aveva creato tante aspettative. I disegni mi ripeto sono super, ma la storia sembra la solita banalità. Dato che il quarto numero esce negli USA il 9 gennaio aspetterò il mensile della saldaPress per leggerlo direttamente in italiano, chissà che non si concluda meglio di Defiance, almeno.

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    • Il primo numero è oggettivamente spettacolare, come le altre saghe: puntano tutto sul primo numero e poi sbragano.
      Per lo meno in questi anni di magra i disegni sono uno spettacolo, e la carta della saldaPress li esalta al massimo. Almeno su quel fronte possiamo ritenerci soddisfatti 😛
      “Dust to Dust” lancia parecchie idee che avrebbero meritato ben altro trattamento, ma si vede che o non hanno voglia o capacità di trattarle, quindi rimane roba buttata via. Anch’io sono in attesa del quarto numero ma qualsiasi cosa si inventeranno non basterà a salvare tre numeri assolutamente inutili. Un’altra grande occasione mancata…

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