[1996] Danny Boyle regista di Alien Resurrection

Come ho scoperto lunedì scorso, per un periodo molto limitato nel tempo il progetto di Alien Resurrection (1997) è stato affidato a Danny Boyle, il regista britannico che si è fatto notare da Hollywood grazie a Trainspotting (1996): il successo di questo film è iniziato a febbraio di quell’anno e probabilmente è stato amplificato dall’apparire al Festival di Cannes (maggio 1996), ma quando la pellicola è arrivata negli Stati Uniti (luglio 1996) ormai Danny aveva rinunciato al quarto film alieno.

Ecco una panoramica da riviste di settore e manuali di cinema sull’argomento.


“Fangoria” n. 153 (giugno 1996), pag. 10

Winona Rider ha firmato per Alien: Resurrection, nel quale interpreterà un androide che assiste la clonata Ripley (Sigourney Weaver, definitivamente tornata) contro il male extraterrestre. Un regista dev’essere ancora scelto, dopo che Danny Boyle ha rinunciato.


“Sci-Fi Entertainment” volume 3 n. 1 (giugno 1996), pag. 12

Danny Boyle, il giovane regista britannico di Piccoli omicidi tra amici e Trainspotting, ha mostrato un considerevole buon senso nell’allontanarsi da Alien Resurrection, il quarto film nella saga Fox di Alien, il quale – come vi abbiamo raccontato nell’ultimo numero – presenta una squadra d’azione formata da Sigourney Weaver e Winona Rider. Boyle ha rinunciato al compenso di 850 mila dollari per dedicarsi a Una vita esagerata, che completerà la sua trilogia di film su come i soldi possano rovinare la vostra vita. Trainspotting, che è ancora un grande successo in Gran Bretagna, arriverà nei cinema statunitensi questo giugno.

Tutto questo lascia orfano Alien Resurrection, le cui riprese dovevano iniziare in questi giorni. La ricerca di un nuovo regista potrebbe essere lenta. A pochi professionisti del settore piacerebbe salire a bordo quando il copione, la fotografia e il cast principale è già tutto stabilito. Ed esordienti del livello di Boyle non sono facili da trovare.


“Starlog Magazine” n. 246 (gennaio 1998), pag. 47

Voci di corridoio vorrebbero che la Fox avesse intenzione di sostituire Jeunet a metà produzione e richiamare Danny Boyle, il regista di Trainspotting, che aveva già rinunciato al progetto prima dell’arrivo di Jeunet e che aveva diretto un altro film per lo stesso studio, Una vita esagerata. «Jean-Pierre non ha mai lavorato ad Hollywood prima d’ora. Sebbene La città perduta sia un bel film, non ha mai visto le possibilità produttive che esistono ad Hollywood, l’enormità dei set e il numero dei lavoranti», nota [Bill] Badalato. […] Se Resurrection fosse stato diretto da Danny Boyle avremmo avuto decisamente tutt’altro film. Badalato commenta su quanto differente sarebbe stato il progetto se Boyle avesse accettato. «I personaggi sarebbero stati differenti. Con Jean-Pierre abbiamo uno stile visivo, lui si focalizza profondamente sull’effetto visivo», dice il produttore. «Danny invece avrebbe potuto lasciarsi guidare di più dai personaggi principali. È difficile dirlo, ma il film di Danny sarebbe stato buono, ma di sicuro sarebbe stato un film completamente diverso.»


“Starlog Magazine” n. 247 (febbraio 1998), pag. 40

La Fox passò a scegliere il regista giusto, e la prima scelta fu Danny Boyle del film di successo Trainspotting.


“Starlog Magazine” n. 248 (marzo 1998), pag. 75

Vedi alla fine del post.


Ewan McGregor: The Unauthorized Biography (1998) di Billy Adams

Dopo il successo di Trainspotting Boyle e Macdonald vennero inondati di offerte da Los Angeles, e stavolta erano offerte provenienti dalle major. Dopo aver incontrato Sigourney Weaver, a Boyle venne chiesto dalla 20th Century Fox di dirigere Alien Resurrection, il quarto film della saga di Alien. Sarebbe stato pagato più di 500 mila sterline – una somma enorme per un regista alla sua prima prova hollywoodiana.

[…] Intanto, Danny Boyle ed Andrew Macdonald vagliavano le offerte che arrivarono. Una di queste sembrava particolarmente vantaggiosa: Alien Resurrection, il quarto film della saga di Alien. A loro piaceva il copione e a Boyle furono offerte 500 mila sterline per dirigerlo. Stava per diventare un pezzo grosso di Hollywood e il cinema britannico stava per perdere uno degli architetti della sua ultima rivoluzione.

Macdonald e Boyle, noti per la loro imprevedibilità, rifiutarono il blockbuster da 70 milioni di dollari. Sfidando le convenzioni, optarono per il totale controllo di un film a basso budget piuttosto che la produzione di un grande studio. «Dopo alcune riunione, Danny ed io abbiamo capito che Alien 4 non era il tipo di film che volevamo fare», ha dichiarato Macdonald.


Danny Boyle. Lust for Life (maggio 2012) di Mark Browning

Così come ad altri registi gli è stato offerto Alien Resurrection ma dice di aver rifiutato questa opportunità perché era un franchise e la natura di ogni suo progetto è una questione importante per lui, ma aggiunge anche di aver rinunciato completamente solo «dopo aver incontrato Sigourney e Winona».


“Sight and Sound” volume 23 n. 4 (aprile 2013), pag. 65

«Dopo Trainspotting mi fu offerto Alien Resurrection. Non era tanto per i soldi che fui tentato, quando perché adoravo la storia. Joss Whedon aveva scritto un copione davvero buono, utilizzando il franchise in un modo molto interessante, e sono stato vicino ad accettare. Alla fine ho rinunciato perché non sentivo davvero di essere in grado di gestire tutto quell’enorme meccanismo. Hai questa enorme operazione mentre a me piace lavorare a progetti più piccoli. Anche durante le Olimpiadi abbiamo operato con una piccola unità, come un satellite o, se vuoi, come un virus.»


Danny Boyle. Authorised Edition (aprile 2013) di Amy Raphael

Ero un grande fan di Alien, ero sempre presente alle anteprime nel West End londinese, quindi mi prese un colpo quando ricevetti il copione per il quarto film. Ed era una storia davvero interessante sulla clonazione: al tempo quel concetto era appena diventato di pubblico dominio. La sceneggiatura era di Joss Whedon, che aveva scritto il film Buffy the Vampire Slayer e co-sceneggiato Toy Story, ed amava Alien quanto me. Quindi accettai di dirigere ed iniziai la pre-produzione. Incontrai la mitica Sigourney Weaver e Winona Ryder. Poi accaddero due cose: mi resi conto che sarei stato incapace di girare Alien 4 perché ignoravo tutto sui film coi mostri. La computer grafica era appena stata introdotta e dovevi averne un minimo di conoscenza: io non ne avevo nessuna, né reale interesse a lavorarci. Quindi mi resi conto che non sarei mai stato in grado di dirigere bene quel film.

Contemporaneamente, John ed Andrew mi passarono un copione chiamato Una vita esagerata: mollai quindi Alien 4 per quello, che era più il mio settore.


da “Starlog Magazine” n. 248 (marzo 1998)


Alien Circumspection

di Ian Spelling

da “Starlog Magazine” n. 248 (marzo 1998)

Danny Boyle affrontò Alien Resurrection e, come ormai sappiamo tutti, fuggì dopo aver flirtato brevemente in pre-produzione. La domanda più impegnativa è sempre la più semplice: perché l’acclamato regista di Piccoli omicidi tra amici e Trainspotting, che sembrava la scelta perfetta, d’improvviso si è catapultato via dal progetto?

«Era un grande copione, una sceneggiatura davvero fantastica, scritta in modo brillante. Riusciva a fare tanto con le inevitabili limitazioni di un prodotto facente parte di un franchise», spiega Boyle, che andò poi a dirigere la commedia romantica Una vita esagerata per la 20th Century Fox: curioso, lo stesso studio dietro i film di Alien. «La sfida era deliziosa, così noi», e con “noi” intende i suoi consueti collaboratori, lo scrittore John Hodge e il produttore Andrew Macdonald, «ne rimanemmo coinvolti. Ma una volta saliti a bordo mi resi subito conto che non potevo farlo. Un film di quella portata e con quel genere di argomenti richiede una grande preparazione: è tutto basato sulla preparazione. Quello di trasporre idee sullo schermo è un processo tecnico», dice Boyle. «Noi invece di solito prendiamo ogni decisione il più tardi possibile. È così che sproniamo gli attori: quelli arrivano e scoprono che il set non è ancora pronto. Non devono stare in scene a possono dire “Penso che dovrei stare sdraiato per terra, in questa scena”, e noi glielo permettiamo».

La star della serie Alien, Sigourney Weaver, è senza dubbio preoccupata per tutto questo. Durante la gestazione di Resurrection ha ripetuto più e più volte che una delle ragioni principali per cui ha accettato di riprendere il ruolo di Ripley è che considerava Boyle l’uomo perfetto per ravvivare il franchise, per trasformare Resurrection in un progetto unico ed eccitante. Il regista sa di aver deluso la star. «Mi sento molto in colpa per quel che è successo, il che da Cattolico è comprensibile», dice con una risata nervosa. «Ho dovuto incontrare Sigourney. Siamo andati a Praga e ho avuto un incontro con lei. È stato grande, Sigourney è una delle mie eroine. Ho incontrato anche Winona [Ryder], ed è stata anche lì una bella emozione. Poi ho mollato, e ho scritto ad entrambe una lunga lettera di scuse. Non ho mai ricevuto risposta.»

Apparentemente, Boyle sente che se avesse accettato Resurrection avrebbe provato quei forti sentimenti che precedentemente hanno assalito David Fincher e il suo pluri-malignato Alien 3. «Non conosco Fincher personalmente», nota Boyle, «ma ho letto Seven prima che lui lo dirigesse. Ci vennero mandati molti copioni e quello è girato parecchio, così l’ho letto. E il lavoro che ha fatto Fincher come regista è spettacolare. La gente, anche i critici, non sanno davvero se un film è ben diretto o meno. Credo che invece un regista sappia capirlo, e Seven è diretto in modo brillante. Il modo con cui ha gestito quel materiale e ciò che ne ha fatto è incredibile: non posso credere a ciò che ha portato sullo schermo. Riguardo Alien 3, credo sia stato sovrastato. Ho letto quelle storie: ha passato davvero un brutto periodo, è stato una specie di incubo. Da quel che ho sentito il problema più grande è stato che non aveva un copione definitivo: è davvero un gran brutto modo di affrontare il tuo primo grande film, un viaggio verso la catastrofe.»

Alla fine, dopo che Boyle e i suoi hanno rifiutato Alien Resurrection, è arrivato Jean-Pierre Jeunet e il film è stato fatto. Ma questo non vuol dire che Boyle sia fuori dalla fantascienza. «Faremo una di quelle cose che non funzionano mai», rivela. «Faremo un film contenitore come Four Rooms chiamato Alien Love Triangle [di cui non esistono tracce. Nota etrusca]. È un’altra love story ma stavolta fra umani ed alieni. All’inizio dovevamo fare tutti e tre gli episodi ma non ne abbiamo avuto il tempo. Non sappiamo chi farà gli altri, lo deciderà la Miramax. Non abbiamo neanche ancora il cast. Siamo eccitati», conclude Boyle: «finalmente faremo il nostro film di fantascienza.»


L.

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8 pensieri su “[1996] Danny Boyle regista di Alien Resurrection

  1. Interessante la scoperta di questo XenoBoyle perduto 😉 , per quanto credo anch’io che abbia fatto la scelta giusta a tirarsene fuori: era troppo presto -nonostante l’entusiasmo di Sigourney Weaver nei suoi confronti- per il passaggio da semplice fan alieno a nuovo regista della saga… c’è da scommettere che il suo approccio non esattamente “decisionista” l’avrebbe presto portato a rapportarsi con i produttori in modo molto poco idilliaco (vedi alla voce “mandarsi reciprocamente a fare in culo”).

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    • L’informazione italiana sull’argomento Alien è praticamente pari a zero, ma mi aspettavo che in vent’anni una chicca del genere sarebbe saltata fuori, tra fan. Invece l’ho scoperto solo perché il fatto è stato citato di sfuggita nel testo (che ho tradotto lunedì scorso) dedicato al rapporto di Whedon con Alien 4. E, come dimostra questa raccolta di brani, non è mai stato un segreto anzi è stato citato spesso da fonti americane.

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