[2005] Whedon ricorda Alien Resurrection

Ecco un estratto dal saggio Joss Whedon: Conversations (2011) a cura di David Lavery e Cynthia Burkhead, in cui lo sceneggiatore Joss Whedon racconta il suo odio per Alien Resurrection (1997).

Il brano è tratto da un’intervista di Jim Kozak del 2005, in occasione dell’uscita del film Serenity di Whedon.

Ricordo che la traduzione è opera mia.


L’agonia di Resurrection

Penso che la tua sceneggiatura originale per “Alien Resurrection” – con la sua epica battaglia finale per la Terra, sulla Terra – sia decisamente più avvincente di ciò che alla fine è arrivato sullo schermo. Devo presumere che ci siano stati problemi di budget, perché non trovo altra ragione per mettere mano al tuo testo. Be’, consentimi di farti una domanda. Quel finale sulla Terra, cos’è che succede? Dov’è che si svolge?

In una foresta. E quello è solo il primo finale, ce ne sono cinque, e per ognuno o c’erano problemi di budget o «Il regista ha avuto un’altra idea». In qualità di script doctor sono stato chiamato diverse volte e il problema era sempre lo stesso: «Devi rendere il terzo atto più eccitante e meno costoso». Anche la mia risposta era sempre la stessa: «Il problema con il terzo atto sono i primi due atti». Nessuno però mi ha dato ascolto. Di solito me ne andavo dopo aver inserito una o due scene nel copione, fatto un po’ di soldi e con la sensazione di essere completamente svuotato. È orribile. Almeno in Toy Story e Speed mi hanno lasciato fare qualcosa per risolvere la situazione.

Nel caso di Alien Resurrection hanno deciso di spendere i soldi in altro modo piuttosto che andare sulla Terra. E io dicevo: «Il motivo per cui siamo qui è per fare qualcosa che non è mai stato fatto prima: dobbiamo andare sulla Terra». Ma c’erano un sacco di cose che non abbiamo fatto per via di una precisa mancanza di visione.

Piuttosto che elencare tute le ragioni per cui Alien Resurrection mi urta i nervi, ti dico una cosa: sì, ho scritto cinque finali. Il primo era in una foresta con una trebbiatrice volante. Il secondo era in una discarica futuristica. Il terzo era in un reparto maternità.

Il quarto era nel deserto. A questo punto era chiaro che i soldi erano un problema, così dissi: «Sentite, il deserto assomiglia a Marte: non è la terra, non darà agli spettatori quella sensazione». Ma lo stesso scrissi il finale migliore che potessi ambientare nel deserto. E alla fine loro dissero: «Sai, crediamo che non ci sia bisogno di andare sulla Terra». Consegnai i dialoghi e tutto il resto, ma sono più che sicuro di non aver mai scritto roba come “Un mostro secco che sembra la versione anziana di Pumpkinhead affronta Ripley”.

Partendo dal fatto che hai definito la tua esperienza con questo film come il tuo personale Vietnam, c’è ironia nel fatto che la tua prima regia si riferisce ad un gruppo di criminali spaziali?

Me l’hanno fatta notare, la somiglianza fra Serenity e la Betty, ma davvero non ci ho mai fatto caso prima che me lo dicessero. E l’ironia è ancora maggiore perché quel film l’abbiamo girato negli stessi set di Alien Resurrection: per l’esattezza, la Serenity è stata costruita proprio nell’ambiente utilizzato per la scena con gli alieni subacquei.

La storia di Alien Resurrection è parecchio contorta anche perché ho scritto un soggetto di trenta pagine per un film diverso. Volevano fare un film con un clone di Newt come protagonista. Siccome avevo scritto diversi film d’azione e avevo fatto Buffy, si sono detti: «Be’, sa scrivere di ragazzine e sa scrivere azione, facciamogli fare una prova». Il franchise era praticamente defunto, io scrissi il mio soggetto e loro dissero: «È davvero emozionante. Vogliamo far rinascere il mercato ma vogliamo Ripley: quindi butta quello che hai scritto». Quel soggetto era probabilmente il mio preferito: credo che fosse strutturato molto meglio della storia scritta in seguito.

Con “Firefly” e “Serenity” hai creato un universo in cui le astronavi non viaggiano più veloci della luce, come in pratica ogni altro universo cinematografico: questo tradisce forse una particolare predilezione per il franchise di Alien?

Certamente, e credo che le radici di questo affondino molto in profondità. Nella fantascienza che amavo, ciò che mi piaceva delle astronavi era l’idea che potessero rompersi. L’idea di trovarsi in una di queste. L’idea di quel tipo di spazio realistico era davvero inquietante: ecco perché Alien mi ha fatto impazzire. Era del tipo “Queste persone non si piacciono nemmeno, non c’è più catena di comando, non ce la faranno”: era davvero un posto spaventoso in cui essere. La battuta più significativa di Star Wars per me rimane quella in cui Luke guarda la Millennium Falcon, la più bella astronave che io abbia mai visto, e dice: «Che pezzo di ferraglia!»#

Vuoi spingerti così in là da affermare che ti piacciono più i film di “Alien” che quelli di “Star Trek” e “Star Wars”?

Mi piacciono Star Wars ed Alien, credo che siano stati i più formativi per me. Non sono mai stato un trekker, sebbene mi siano piaciuti quei film: li ho presi per come sono, non credo che possano competere con gli altri due franchise.


L.

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7 pensieri su “[2005] Whedon ricorda Alien Resurrection

  1. Non avevo dubbi che al vecchio Joss piacesse Star Wars ed Alien, “Firefly” pesca e omaggia in parti uguali entrambi. Gli hanno fatto davvero scrivere un sacco di roba, per poi buttare tutto, ogni sceneggiatura bocciata, compresa quella con il clone di Newt come protagonista, sarebbe stata meglio, se non altro Whedon è uno dei pochi che almeno lo ammette di non amare il film finale, considerando tutto il lavoro inutile che gli hanno fatto fare, avrà un’emicrania ogni volta che sente parlare di Alien Resurrection! Cheers

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    • Quando ho scoperto che originariamente Whedon voleva clonare Newt ho cominciato a ballare: “Joss uno di noi!” ^_^
      E come al solito la Fox ha bocciato tutto perché la Weaver continuava a dire di NON voler fare altri Alien e continuava a farli. (Anche perché i film di Alien sono gli unici successi della sua carriera non va mai dimenticato…)

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      • Uno di noi sul serio cavolo! L’idea di continuare la saga di Alien senza Ripley sarebbe cosa buona e giusta, poi hai una ragazzina come protagonista, tosta, alla ricerca di un’identità dopo essere stata clonata, allora si ha senso far venire giù uno come Whedon, che questa roba la sa scrivere con una mano dietro la schiena. Con tutta la stima che ho per Sigourney (tanta), il problema è davvero tutto qui. Cheers!

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      • Il fascino di Ripley è indiscutibile così è indiscutibile che i film si vendono se c’è lei, ma quello che i fumetti hanno dimostrato è che se c’è una buona storia si può benissimo stare senza Ripley. Pensa a Newt adulta, dell’età delle eroine di Whedon, che si vendica dei mostri che hanno ucciso non solo la sua famiglia ma anche lei stessa… e già che c’è, anche degli sceneggiatori che l’hanno uccisa nel ’92 😛

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      • Io ci aggiungo anche i due Ghostbusters, giusto per sottolineare quanto il fantastico sia parte preponderante dei suoi successi (e lei, ovviamente, lo sa) 😉
        Quanto a Whedon, davvero, che cosa non sarebbe stata la sua Newt clonata su grande schermo… idea geniale (quasi quasi gli perdono di non essere un trekker)! 🙂 Tra l’altro, visto che poi Sigourney Weaver continuava a partecipare ai film della saga, non ci sarebbe stato male a quel punto un Resurrection con Newt e Ripley clonate alle prese con la loro futura esistenza oltre che con orde di nuovi xenomorfi da affrontare (oltre a un rapporto interpersonale problematico dovuto alla natura ibrida di Ripley in contrasto a quella umana di Newt, magari)…
        Comunque, visto come è stato praticamente buttato nel cesso il suo apporto creativo, è più che comprensibile quanto Joss NON possa (né credo potrà mai) amare la versione arrivata nelle sale.

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      • A questo punto potevano rispolverare “Earth War” di Verheiden, con Ripley e Newt di nuovo insieme per liberare la Terra dagli alieni. Solo che si rischiava di fare un bel film, e alla Fox ci tengono che l’universo alieno sia sempre dannatamente sottotono 😛

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  2. Pingback: The Predator: e alla fine arriva Newt! | 30 anni di ALIENS

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