ALIEN 3 by John Fasano (5) FINE

Dalle mie traduzioni del 2003 ripesco la versione di un altro dei “padri mancati” del progetto Alien III: John Fasano, su soggetto di Vincent Ward e John Fasano.


ALIEN III

by John Fasano

(quinta ed ultima parte)


L’oceano sotterraneo – Sul finire del giorno.

L’imbarcazione sta percorrendo il mare. John rema mentre Ripley tiene alta la torcia. L’oceano è calmo.

John muove le sue dita ferite.

RIPLEY: Sta bene la tua mano?

JOHN: Andrà bene. Sei già stata su una barca?

RIPLEY: Ero un ufficiale su una nave, ma tutta la mia navigazione si è svolta nello spazio.

JOHN: Padre Anselmo mi portava sulla sua barca quand’ero piccolo.

Ripley lo guarda fisso.

RIPLEY: Quanti anni avevi quando sei arrivato qui?

JOHN: Cinque. L’abate disse che ci misero in ipersonno per i trent’anni che servono per arrivare qui. Dovremmo averne più di quaranta.

RIPLEY: Cos’è successo a tua madre?

JOHN: Non ne ho mai avuta una. Nel senso che non l’ho mai conosciuta… o almeno non ricordo. Lasciò mio padre quando lui si unì al movimento. Se non l’avesse fatto io non sarei qui. Gli altri bambini rima­sero insieme alle donne, sulla Terra. È tutto così lontano… quasi un sogno.

Il volto di Ripley si fa scuro. Si gira a guardare l’acqua.

RIPLEY: Sai che anch’io sono stata madre?

JOHN: La bambina con cui eri nella navetta?

RIPLEY: No. Sulla Terra. Non ho mai nominato mia figlia. Mia figlia. Ho avuto una figlia sulla Terra. Kathy. Aveva nove anni quando firmai per l’ingaggio sulla Nostromo. La mamma sarà a casa prima di quel che pensi, le dissi. Poi rimasi quasi sessant’anni a fluttuare nello spazio in una navicella d’emer­genza. Grazie all’alieno. Tornai a casa solo quando leri era una donna di 70 anni. Mia figlia. Una bambina la cui mamma non tornò mai…

JOHN: Gesù…

RIPLEY: Dissero che dovevo considerarmi fortunata ad essere viva. Divertente, no? È per questo che tornai la seconda volta. Non posso combatterlo – nessuno può – ma posso lasciare che mi uccida.

Si strofina il petto.

JOHN: Non hai scelto di perderti nello spazio.

RIPLEY: Grazie per averci provato, padre…

JOHN: Fratello.

RIPLEY: Fratello, ma non cerco assoluzione. Non sarei potuta essere una buona madre per mia figlia, così come per Newt. Ma potrei esserlo per te: potrei fare in modo che tu sopravviva.

All’improvviso sentono cadere la pioggia. Ripley stende una mano ed inorridisce per quello che vede. John prende i remi mentre mentre lei alza la torcia: il mare è diventato rosso di sangue. Sangue che scende dal soffit­to soprastante.

RIPLEY: Sangue.

John guarda in alto.

JOHN: Viene dal livello superiore. (Il suo viso diventa bianco.) L’alieno deve aver fatto un massacro…

RIPLEY: Non pensarci. Pensa solo a remare.

Appena Ripley abbassa la torcia qualcosa si muove sulla superficie dell’acqua, ma lei non se ne accorge.

Qualcosa passa davanti alla barca: una creatura che nuota, l’alieno.

Interno Stanza della Tecnologia – Notte.

Tutti i mulini stanno bruciando. Anthony non si vede.

Intanto Ripley e John arrivano ad una costa, scendono dalla barca e si muovono. Si fermano davanti ad una scalata di centinaia di piedi. Il legno è sconnesso e, in certe parti, addirittura assente. Cominciano ad arrampi­carsi. Appena giunti al primo livello…

RIPLEY: Merda!

Arriva anche John, e vede un’altra testimonianza della terribile battaglia incorsa con l’alieno: le tutto il livel­lo è ricoperto da cadaveri. Ripley ha dei conati di vomito.

JOHN: C’è Andrew, e Raphael, Peter…

RIPLEY: Basta. Quando manca?

JOHN: Siamo esattamente sotto l’abbazia adesso.

Attraversano quella zona ed entrano nel monastero. Tutto è annerito dalle fiamme che si trovano ovunque.

L’aria è densa di fumo. Ci sono morti dappertutto. Entrano nella fabbrica di vetro. La temperatura è altissima.

JOHN: Qui ci sono degli attrezzi. Kyle…

Comincia a correre. Fratello Kyle siede calmo vicino ad un tavolo, da solo. Canta…

KYLE (sottovoce): Non riesco a vedere la mia bambina, non la vedo

John lo afferra e lo fa alzare: gli cadono a terra delle carte da gioco, ma John non le vede.

JOHN: Kyle, fratello Kyle.

KYLE: Le carte sono per terra. Re nero su regina rossa, alza l’asso…

John lo scuote.

JOHN: Kyle, maledizione!

Ripley si avvicina.

RIPLEY: John, è troppo tardi…

Kyle comincia a cantare più forte. Più forte.

KYLE: Alza l’asso, alzalololololololololololololo.

Ripley e John si guardano l’un l’altra: sanno questo che vuol dire. John guarda fisso negli occhi vitrei di Kyle: una lacrima riga la sua guancia.

JOHN: Continua a cantare, amico mio.

John fa scorrere una corda attorno al collo di Kyle… strangolandolo. Abbandona il corpo senza vita sul pavi­mento. Lo fissa.

Ripley intanto afferra una sbarra di metallo, soppesandola: un’arma discreta. Si avvicina a John.

JOHN: L’ho ucciso. Sono un dottore e l’ho ucciso.

RIPLEY: Dovevi farlo: hai messo fine alla sua sofferenza. (Gli passa una sbarra di metallo.) Andiamocene da qui.

Ripley e John salgono le scale piene di fumo. Arrivano alla biblioteca ed entrano guardandosi intorno. La stanza è esattamente come John l’ha lasciata. John usa la sbarra per aprire i lucchetti.

JOHN: Qui, “filosofia”, cominceremo da qui. (Un’ombra scatta verso il volto di John.) Mattias! (Il cagnolino scodinzola intoro al padrone.) Mi ha aspettato. Ripley, questo è Mattias, il mio cane. Un buon amico.

Ripley li raggiunge.

RIPLEY: Onorata, veramente. Ma probabilmente abbiamo solo pochi minuti prima che questo posto cada in fiamme. Prendi i libri che vuoi e …

Ripley si avvicina a Mattias, ma lui si ritira, guardando sopra la sua spalla. Lei si gira lentamente…

L’alieno è sulla porta. Ha perso un piede per colpa della trappola. La sua lingua penzola senza vita.

Getta a terra il corpo di Anthony.

Ripley e John indietreggiano verso gli scaffali. John afferra Mattias per il collare. Il cane righia verso l’alieno.

JOHN: Sta’ calmo, amico…

RIPLEY: C’è qualche altra via d’uscita?

JOHN: Nessuna che possa andare bene per noi.

L’alieno zoppica per la stanza. Respira con fatica ed il suo sangue acido forma una scia di fuoco.

JOHN: L’abbiamo ferito.

Ma anche ferito l’alieno è sempre pericoloso.

RIPLEY: Vuoi medicarlo? Dov’è la mia navetta rispetto a dove siamo?

JOHN: Sul tetto, direttamente sopra questa stanza.

RIPLEY: Ecco il piano…

JOHN: Ma i libri…

RIPLEY: Scordati i libri!

Mattias si libera dalla presa di John e corre verso l’alieno.

RIPLEY: Merda!

Mattias abbaia all’alieno e attira la sua attenzione.

Ripley e John si gettano verso l’alieno, il quale sta cercando di colpire il cane con la sua coda. John colpisce la creatura con la sua sbarra di metallo: questa si gira verso di lui, mentre Ripley lo trafigge nel petto.

Il sangue acido schizza sulla casacca di Ripley, che se la toglie subito. John afferra Mattias e lo manda lonta­no. L’alieno si muove in cirolo spruzzando sangue acido e bruciando i libri.

JOHN: No! I LIBRI!!

RIPLEY: Non…

John scatta in avanti, seguito da Ripley. L’acido ha corroso il legno del pavimento, il quale cede crollando.

L’alieno, John e Ripley cadono giù nel livello sottostante: la fabbrica di vetro. L’alieno cade nella vasca del vetro fuso. Grida al contatto col liquido ad altissima temperatura. John si ritrova a penzolare dalla corda. Alza lo sguardo e vede Ripley ancora attaccata al bordo del piano superiore.

JOHN: Stai bene?

Ripley grugnisce affermativamente. John comincia ad arrampicarsi sulla corda. Ripley cerca di sollevarsi, e ci riesce dopo varie prove.

John ha raggiunto il bordo del pavimento e vede Ripley avvicinarsi lentamente.

JOHN: Ripley!

Ripley tremante si getta in ginocchio.

RIPLEY: Aargh. Sto bene. Andiamocene da…

All’improvviso la testa dell’alieno esce dalla superficie del vetro fuso.

Urla e si agita. Una zampa afferra la corda di John, e cerca di arrampicarsi. Ripley tenta di correre, ma la cavi­glia ferita glielo impedisce. L’alieno sta per uscire dal liquido. Lei grida. John grida a Ripley.

JOHN: Ripley: la leva!

Ripley guarda vicino a sé: una leva di legno.

L’alieno è uscito di qualche metro dalla fornace. Ripley aziona la leva, facendo aprire una botola da cui si riversano migliaia di galloni d’acqua fredda sull’alieno. Il vetro fuso si irrigidisce di colpo, e lo sbalzo di tempe­ratura fa esplodere l’alieno in mille pezzi.

Ripley aiuta John a salire sul pavimento: sono stremati e sanguinan­ti. La stanza inferiore è piena di pezzi d’alieno.

RIPLEY (ansimante): Colpito… l’abbiamo colpito…

Si tiene lo stomaco mentre si alza. John l’aiuta.

JOHN: Dobbiamo andare nella biblioteca.

RIPLEY: Non ci pensare. La navetta…

Interno Biblioteca – Notte.

Un inferno di libri bruciati. Ripley e John sono sulla porta, tenuti lontano dal calore. John cerca di entrare ma Ripley lo trattiene.

RIPLEY: Non essere stupido.

JOHN: Almeno qualcuno, devo salvarne almeno qualcuno… Mattias!

Mattias abbaia in risposta. Ripley lo obbliga a guardarlo, con le lacrime agli occhi.

RIPLEY: Sono andati ormai, hai fatto del tuo meglio. Se ce ne andiamo non saranno bruciati invano: dob­biamo rimanere vivi.

Lo trascina verso l’uscita.

Arrivano sul tetto del monastero. Ripley butta giù a pedate le tavole che ricoprono la Narcissus. John e Mattias rimangono a guardare mentre lei si arrampica nella navicella.

John si guarda attorno. L’abbazia è deva­stata. L’aria è densa di fumo… e la biblioteca è bruciata. John guarda la sua borsa da medico: bruciata, insan­guinata, strappata. Dentro c’è ancora quell’unico libro rimasto.

RIPLEY (fuori campo): Vieni dentro!

John e Mattias si arrampicano.

Interno Narcissus.

Ripley accende le luci.

JOHN: La biblioteca…

RIPLEY: Te l’ho detto: la Terra è ancora lì…

Ripley prova gli strumenti: il contatore del tempo di viaggio. Aggrotta la fronte.

RIPLEY: Non funziona.

JOHN: Che vuol dire?

RIPLEY: Vuol dire che non posso sapere per quanto tempo sono stata nel sonno criogenico.

JOHN: E quindi che l’abate potrebbe aver avuto ragione…

RIPLEY: Significa solo che il contatore non funziona. E quand’anche avesse avuto ragione, questo computer di bordo è pieno di conoscenza umana.

JOHN: Non tutta la conoscenza: molte cose saranno andate perse per sempre.

RIPLEY: Così l’umanità ripartirà daccapo: l’ha già fatto altre volte. (Preme alcuni pulsanti. Da qualche parte un motore si mette in moto.) Okay. I sigilli non erano infranti, per cui dovremmo essere puliti. Ma quei monaci morti là fuori stan­no per dare alla luce altri alieni: dobbiamo andarcene subito.

JOHN: Che posso fare?

RIPLEY: Mi serve un compressore in quel compartimento.

Lei entra in una porta aperta. John la segue nel compartimento, ma all’improvviso la porta si chiude davanti a lui.

JOHN: Ehi! Ma cosa…?

Guarda fuori dal finestrino della porta. Ripley lo sta fissando, premendo dei pulsati su una tastierina.

JOHN: Ehi! Sono bloccato…

Mattias gratta la porta.

RIPLEY: Lo so: ti ho bloccato io.

JOHN: Cosa?

RIPLEY: Non vengo con te. Ne ho uno dentro di me.

JOHN: Cosa? Non puoi…

Lei si mette una mano sul petto.

RIPLEY: Ho capito perché l’alieno non mi ha ucciso nella navetta: deve avermi inseminato mentre ero nell’ipersonno. Non è ancora venuto fuori da me perché non ho mangiato: è ancora dormiente. Così se mangio lui mi ucciderà, altrimenti morirò di fame: in ogni caso sono fottuta.

John tira fuori il suo libro medievale dalla borsa.

JOHN: Il mio libro… so cosa fare.

RIPLEY: Cosa, un esorcismo? No, grazie.

JOHN: Non puoi farlo, Ripley, ascoltami. Sei confusa e ti senti colpevole, ma io posso aiutarti…

RIPLEY (ignorandolo): Ho impostato un timer: quando la Narcissus sarà in orbita la porta si aprirà. L’unica cosa che dovrai fare sarà entrare nel tubo di stasi con Mattias e premere il pulsante blu. Con un po’ di fortuna qualche nave di soccorso vi troverà: buon viaggio.

Lui colpisce coi pugni la porta.

JOHN: NO! No, dannazione, non puoi farlo, non puoi lasciarlo vincere.

Lei si scosta dalla porta.

RIPLEY: Ha già vinto. L’abbiamo ucciso, ma è ancora dentro di me. Tu sei la mia ultima chance. Se riesco a farti sopravvivere, varrà per tutti quelli che ho perso.

JOHN: Ascoltami, devi lasciarmi provare, Ripley. Tu sei la mia ultima chance! (Lei sta ascoltando.)Ti ho detto che padre Anselmo mi ha cresciuto. Mi ha cresciuto e quando è morto non ho potuto fare niente per salvarlo: non sapevo abbastanza, e così per colpa mia è morto. Se tu non mi permetti di provare a salvarti il mio corpo si salverà, ma non la mia anima. (Ripley si gira a fissarlo.) Ti prego.

Stacco sulla pagina del libro medievale.

Un monaco che vomita un dèmone. John chiude il libro e adagia Ripley sul pavimento.

Prende un bricco d’acqua ed un pugno di erbe maleodoranti.

RIPLEY: Che roba è?

JOHN: Qualcosa che ti farà stare bene… e male…

RIPLEY: Io non…

JOHN: Non parlare e bevi.

Mette una mano sotto la nuca e la spinge a bere. Poi si mette a cavalcioni sul suo petto, premendo le sue mani in preghiera… per poi chiuderle in pugno. Prende un repiro profondo… Ripley comincia a tossire, mentre il suo corpo si agita. John cala il suo pugno con violenza sul suo stomaco.

Ripley è in convulsioni, mentre John le col­pisce il diaframma. Lei sputa, vomita una sostanza mucosa, mentre il suo petto si contorce al passaggio verso l’alto della creatu­ra. John continua a premerla e a colpirla, spingendo il chestburster su per la sua gola.

Ripley sente mancare l’aria quando l’alieno si ferma a metà del suo esofago. John prende un altro profondo respiro, avvicina le sue labbra a quelle di lei, inspira ed espira violentemente.

Il chestburster sguiscia fuori dalla bocca di Ripley… in quella di John.

La coda del piccolo alieno si agita prima di scomparire nella bocca di John, il quale cade indietro contro un computer, lottando per parlare. Ripley si alza, sconvolta e sporca di mucosa aliena.

RIPLEY: Perché?

JOHN: Soffocandoti: era l’unico modo. (Le mostra il libro ed il disegno.) Loro sapevano.

RIPLEY: Ma tu…! (Ripley cerca di stare in piedi ma non ci riesce: è a pezzi.) Morirai.

JOHN: Questa è l’idea. Mi unirò… ai miei fratelli. In Paradiso, se avevamo ragione. Se sbagliavamo… in ogni caso un posto che ci apparterrà. Un mondo di libri… di pagine. (Tira fuori la pergamena fuori dalla borsa e la lascia sul pavimento.) Tu… vieni dal mondo reale. (Cerca di attraversare la porta. Mattias lo segue.) Rimanete… entrambi.

Lui esce dalla navicella. Ripley lo segue.

RIPLEY: No, aspetta John!

Guarda fuori dalla porta: i primi raggi dell’alba illuminano l’abbazia in fiamme. Ripley guarda mentre fratello John e l’orrore alieno dentro di sé sono inceneriti dalle fiamme. Il caldo cresce, e lei deve andarsene. Chiude la porta. Si siede e piange, per la prima volta da tanti anni: è assolta.

La Narcissus si inclina con un rumore strano: lei spalanca gli occhi. Il tetto sta crollando. Ripley si mette al posto-pilota. Accende i motori e parte, lasciando il pianeta.

Interno Narcissus – Giorno.

Ripley mette Mattias nel tubo di stasi. Sta per entrarci anche lei quando vede sul pavimento la pergamena di John. La prende, la srotola ed è come se sentisse la voce di John.

JOHN (fuori campo): Io, fratello John Goldman dell’orbitante Arceon, so che l’abate aveva torto. C’è un gran male qui: l’ho visto. Per paura di questa peste ho messo per iscritto queste parole. Sono sceso sia per avvertire gli altri sia per aiutare la donna – Ripley – a combattere il male o per lo meno ad averci provato. Lei crede ci sia ancora la Terra ed io spero che abbia ragione. Spero saprà trovarla e che trovi qualcuno che potrà curarle il male che la tormenta.

Ripley guarda il contatore del tempo di viaggio.

RIPLEY (fuori campo): Sia che la Terra esista ancora o meno, sia che finiremo in Paradiso o all’Inferno, o nel freddo vacuum spaziale…

Entra nel tubo e chiude la serratura.

Dissolvenza sulla Narcissus che scompare nello spazio profondo.

I ragazzi nel cinema urlano: «È nel cane!»

FINE


L.

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4 pensieri su “ALIEN 3 by John Fasano (5) FINE

    • Di sicuro non sarebbe piaciuto ai fan talebani, ai Custodi del Canone, ma tanto questi non hanno alcun valore. È una storia che ho molto apprezzato e possiamo tenercela così: non come sceneggiatura rifiutata ma come semplice romanzo breve dell’universo alieno. Universo che ha ben poche stelle fisse e tante alternative ghiotte 😉

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