[2006-05] Aliens: DNA War

Cover di Stephen Youll

Grazie alla raccolta in volume The Complete Aliens Omnibus: Volume Five (Titan Books 2017) ho potuto leggere comodamente in digitale un romanzo che comunque ho comprato anche in cartaceo approfittando di un’offerta di Amazon usato: Aliens: DNA War (Dark Horse, 17 maggio 2006) di Diane Carey.

Più sotto spiegherò il perché, ma posso già anticipare che questo romanzo è fra le migliori storie aliene che io abbia mai letto in tutto l’universo espanso!

Una curiosità. Questo è uno dei rari testi – romanzi o fumetti – che usa dichiaratamente il termine face-hugger (nella versione con il trattino), e in più ad un certo punto l’essere viene chiamato in modo dispregiativo scorpio-huggeroid, visto che viene sottolineata la sua somiglianza con un grande scorpione senza chele.

Ricordo che tutti i brani riportati sono tradotti da me.


Indice:


La trama ufficiale

In una galassia inospitale, il pianeta Rosamond 6 sembra avere tutto ciò che serve per accogliere vita umana: una luna, un’atmosfera e un’attività biologica. Ma sebbene sembri un’oasi fra le stelle nasconde un fatale segreto…
Rosamond 6 è infestata dagli xenomorfi che hanno spazzato via ogni forma di vita durante la loro invasione. Per provare la sua teoria per cui esiste un sistema di convivere con i terribili alieni, l
‘antropologa Jocasta Malvaux ha fondato un avamposto di ricerca sul pianeta. Quando però gli xenomorfi scoprono il centro accade qualcosa di inaspettato: gli alieni non attaccano.
Quando Rody, il figlio di Jocasta, arriva sul pianeta per salvare la madre questa non vuole andarsene.
Qual è il motivo per cui questi alieni non aggrediscono gli umani? Stanno evolvendo? O stanno semplicemente… aspettando?


L’autrice

Diane Carey è una prolifica autrice di fantascienza che oltre ad alcuni romanzi di vario genere (dal romance alla novelization) ha scritto principalmente per le molte serie “figlie” di Star Trek (Star Trek: The Original Series, Star Trek: The Next Generation, Star Trek: Deep Space Nine e molte altre). È uscita da quell’universo solamente in due casi: per scrivere cioè due romanzi dell’universo alieno, DNA War (2006) e Cauldron (2007).

In Italia sono apparsi i suoi romanzi:

  • Harem (id., 1986) Rizzoli 1986
  • Star Trek: Un destino glorioso (Best Destiny, 1992) Fanucci 2000
  • Star Trek – Invasione: Primo attacco (The Original Series 79. First Strike, 1996) Fanucci 1997
  • Star Trek – Il giorno dell’onore: Antico sangue (Day of Honor 1. Ancient Blood, 1997) Fanucci 1998
  • Star Trek – The Next Generation: Salto nel tempo (Ship of the Line, 1997) Fanucci 1998
  • Star Trek – Voyager. La tavola del capitano: La nave di fuoco (Star Trek: Captain’s Table 4. Fire Ship, 1998) Fanucci 2000
  • Star Trek – La guerra del dominio: Chiamata alle armi (Star Trek: The Dominion War 2. Call to Arms, 1998) Fanucci 2000
  • Star Trek – La guerra del dominio: Il sacrificio degli angeli (Star Trek: The Dominion War 4. Sacrifice of Angels, 1998) Fanucci 2001
  • Star Trek: Missione Terra Nova (Star Trek: The Original Series 89. Wagon Train to the Stars, 2000) Fanucci 2002
  • Star Trek – Enterprise: Verso le stelle (Star Trek: Enterprise 1. Broken Bow, 2001) Fanucci 2002 – novelization del primo episodio della serie TV.


Il pianeta

Rosamond 6 – scoperto otto anni prima degli eventi narrati – è un pianeta con vegetazione e due oceani, il che lo rende adatto alla vita umana con un minimo di terraformazione. Inoltre ha una sua luna, il che rende stabile il clima al contrario dei pianeti senza lune che l’umanità a provato a colonizzare, con risultati più che negativi.
È un pianeta caldo (40° C) e roccioso «più rosso del Grand Canyon, ma non così rosso come il sangue. Non è quel tipo di rosso.»

Per la sua rarità non lo si può lasciare in mano agli xenomorfi, così tre anni prima degli eventi narrati è stata inviata la dottoressa Malvaux e i suoi studenti selezionatissimi per studiare la situazione.
Al loro arrivo sul pianeta, i protagonisti non sanno bene quale sia la situazione attuale.

«Lo schermo si attivò, dandoci l’immagine dell’area immediatamente circostante l’astronave, all’esterno del remoto pianeta Rosamond. Gli scanner della nave si mossero lentamente attraverso il terreno.
Strizzai gli occhi, cercando orrori e pericoli.
Invece, intorno era tutto un panorama alieno sì ma piacevole, con sentieri scuri fra pilastri rossi di vari diametri che potevano appartenere tanto ad una foresta quando ad una cattedrale. Dov’era l’invasione aliena? Dov’era l’epidemia?»


La missione

Quella dei Colonial Marines è una missione breve, brevissima: si parla di ore, non di giorni. Una volta atterrati su Rosamond 6, si parte all’alba e al tramonto si rientra nell’astronave Vinza.

«I nostri ordini sono: primo, rimuovere; secondo, distruggere. Mettiamo in sicuro il nostro sito primario, cioè l’astronave e le sue immediate vicinanze – cento metri in ogni direzione – per non avere sorprese. Poi andiamo in avanscoperta con la squadra di sbarco, raccogliamo questi scienziati quattrocchi, Rory li conta e li riportiamo tutti al sicuro della Vinza. L’intera operazione non dovrà durare più di dieci ore. Poi sciogliamo i soldati meccanici e ce ne torniamo a casa mentre loro iniziano il loro lavoro, che durerà undici mesi e mezzo. Ma questo sarà il problema di qualcun altro, il che mi rende molto felice.»

A parlare è Clark, il capo missione – sebbene a comandare i Colonial Marines sia il colonnello MacCormac – mentre Rory è l’io narrante del romanzo: il figlio della dottoressa Jocasta Malvaux.
I “soldati meccanici” sono dei rozzi robot con un unico compito: sparare fiumi di proiettili avvelenati per sterminare alieni. La Vinza ne porta a centinaia, nella stiva, da lasciare su Rosamond 6 per spazzare via ogni xenomorfo.

Rory fa notare che nel documento ASA (Alien Species Act) c’è una sezione, l’Emendamento Malvaux, che specifica il divieto di genocidio: solo che parla di specie autoctone, quindi gli xenomorfi invasori possono essere massacrati senza problemi.
Rory è un detective coinvolto in uno scandalo – un criminale a cui dava la caccia è morto “per incidente” – e per far sbollire la situazione Clark l’ha voluto a bordo in qualità di legale. Rory però ci tiene a mettere bene in chiaro le cose: i rapporti umani e i favori sono una cosa, il lavoro e la responsabilità è un’altra.

«Potete avere questo pianeta quando volete, ma non riceverete il bonus senza la mia certificazione ufficiale che non c’è più alcuna forma di vita umana presente. Se non posso dare conto di ognuno di quei ricercatori, vivi o morti che saranno, allora non firmerò per l’utilizzo dei soldati meccanici. Non sono qui per farti un favore. Se non certifico, si ferma tutto.»

Rory dunque è fermamente deciso ad assicurarsi del destino di tutti i ricercatori che si sono stabiliti sul pianeta.


Il pianeta di Mamma

Inizia una missione terribile, perché i protagonisti incontrano subito una grotta piena di cadaveri, con il ventre squarciato, e verranno salvati da un’onda formata da centinaia di facehugger solo dall’intervento di Jocasta Malvaux.

La base scientifica utilizza avanzatissimi sistemi di schermatura e mimetizzazione che farebbero invidia ad un Predator, ma rimane il fatto che sono agnelli che vivono nella tana del leone. Il sogno di Jocasta è però arrivare a convivere con gli xenomorfi… oppure la donna spietata nasconde qualcos’altro?

Inizia un gioco psicologico fra madre e figlio che non lascerà un attimo di tregua e deciderà le sorti di un pianeta e di una civiltà.


Commento personale

Questo romanzo è una delle migliori storie aliene che mi sia mai capitata, tra romanzi, fumetti e film! Nella foga del momento mi sento di dire che supera addirittura il capolavoro Alien: Out of Shadoww (2014), superato solamente dal film Aliens (1986), ma magari poi a freddo ridimensiono il tutto.

Al di là di alcuni colpi di scena che sono parecchio “telefonati” – e misteri la cui soluzione non è impossibile da indovinare per chi, al contrario dei puristi talebani, conosce anche altre storie aliene oltre ai film – la narrazione è splendida e appassiona, tenendo il lettore inchiodato fino all’ultima parola. Si sente eccome che l’autrice è una professionista del romanzo di fantascienza, perché le scene d’azione sono arricchite da ampio spazio dedicato all’analisi della situazione.

Sono cresciuto con la fantascienza golden age, quella in cui un personaggio “normale” – cioè con lo stesso bagaglio culturale e morale del lettore – si ritrova in una situazione fuori dal normale e la analizza, magari parlando con un altro personaggio che la pensa in modo diverso e sviscerando tutte le soluzioni possibili. Diane Carey ricrea questa ricetta che io giudico perfetta per la fantascienza e la applica al mondo alieno.

Rory e la madre imbastiscono un discorso che esula dalla semplice storiella aliena: si parla di responsabilità umana nell’interferire su una razza aliena, si parla di evoluzione e di biologia, e quanto si sia disposti a sacrificare per cambiare un intero pianeta.
Ripeto, nell’intero universo espanso alieno sono rarissime le storie che possano competer con questo gioiello meraviglioso.

L.

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26 pensieri su “[2006-05] Aliens: DNA War

  1. Mi basta leggere il nome di Diane Carey e ogni minimo accenno di dubbio circa la qualità del romanzo non può che squagliarsi come neve al sole (avendo già avuto esperienza del suo “magico” tocco all’interno dell’universo Trek) 😉

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      • Sì, ti confermo che quando si avvicina a un franchise storico sa come trattarlo (tra l’altro si è occupata parecchio di Star Trek: TOS, anche se in Italia mi risulta siano stati pubblicati solo i tre volumi in cima alla lista, lassù)

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      • Sebbene purtroppo siano tutte non facili da trovare, quelle edizioni che cito sono tutte uscite in Italia a dimostrazione che avrei un bel mix di serie, il giorno che mi decidessi a leggere Star Trek.
        Pensa che risalgono proprio alla Serie Originale gli unici due romanzi che ho mai letto di Star Trek: i mitici due Urania “Il pianeta del giudizio” e “La sfera di Dyson”. A casa ho qualche edizione Fanucci trovata su bancarella: mi mangio le mani perché un tempo le librerie sciabordavano di questi romanzi e un giorno dopo erano tutti scomparsi nel nulla…

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      • Lo so, maledizione! Se non ne avessi fatto una discreta -anche se lontana dall’essere completa- scorta ai tempi, oggi rimarrebbero davvero solo le bancarelle e le fiere che prevedano la presenza dello STIC fra gli espositori (non sempre l’occasione migliore per fare buoni affari…)
        P.S. Riguardo ai tre volumi pubblicati, mi riferivo a quelli in lista scritti da Diane Carey sulla sola TOS: se il progetto Fanucci-Trek non facesse ormai parte di un passato dimenticato dai più, avremmo avuto altri undici suoi romanzi con Kirk & co. a tenerci compagnia nelle librerie 😦

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      • Ma secondo te la Fanucci ha smesso completamente perché aveva problemi suoi o sono stati i fan che, scomparsi come neve al sole, hanno costretto le case editrici a sospendere ogni iniziativa di Star Trek per mancanza di richiesta? Di fan di ST ne conosco ma non leggerebbero un libro neanche sotto tortura…

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      • All’epoca (primi mesi del 2003) si parlò del pagamento dei diritti (salati) alla Paramount per mantenere la licenza di pubblicazione come uno dei fattori influenti sulla scelta di cessare la pubblicazioni, lasciando così campo libero all’editrice Ultimo Avamposto. E, francamente, fatico a capire ancora oggi quali altri reali problemi possano avere pesato, dato che nei primi Duemila i fan lettori certo non mancavano e questo a prescindere dal non proprio entusiasmante andamento cinematografico (Nemesis) e televisivo (Enterprise) dello storico brand. Addirittura la Ultimo Avamposto era riuscita nella non facile impresa di far uscire una piccola manciata dei propri fumetti in edicola (al di fuori del normale circuito STIC, quindi) proprio in quel periodo “critico”…

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      • In tempi recenti vedo qualche libro targato Free Books, ma in generale è incredibile che un universo così amato (almeno a parole) sia in pratica scomparso dall’Italia al di fuori del medium visivo. La Gazzetta in tempi recentissimi ha presentato dei fumetti, ma in un Paese che non legge dubito che abbiano avuto il successo auspicato.
        E pensare che guardavo con invidia quella splendida serie Fanucci, io che avrei desiderato lo stesso trattamento per Alien. Se non altro in effetti i due universi hanno avuto sì lo stesso trattamento: il silenzio…

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    • In effetti, nello spazio il suono non si propaga per cui il loro destino è pure coerente 😦
      Riguardo alla Gazzetta le uscite sono garantite fino al quarantesimo volume e, almeno al momento, non mi pare proprio sia prevista la continuazione del progetto. Che pure -con l’ulteriore preziosismo, tra le altre interessanti cose, del supplemento delle vecchie storie Gold Key a fondo volume – non è andato male nelle edicole, nonostante alcuni inevitabili “doppioni” di materiale già pubblicato (sempre in edicola) in tempi diversi da Ultimo Avamposto e di alcuni futuri recuperi nientemeno che delle avventure contenute negli albi Play Press (temo sarà comunque un recupero molto parziale, visto quanto poco manca al termine delle uscite programmate)… di certo è andata e sta andando meglio rispetto al cross-over Star Trek TNG/Doctor Who, fermo al quarto albo (sugli otto previsti) ormai da TRE MESI 😦

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      • Quindi mi sa che non arriverà in Italia il cross-over col Pianeta delle Scimmie 😛
        Quanto rimpiango il non aver conservato quei deliziosi fumetti PlayPress di Star Trek che comprai nei primi Novanta, quando l’edicola era un Paradiso terrestre… Ogni giorno per andare a scuola passavo davanti ad un paio di edicole a controllare le novità, quindi raramente mi sfuggiva qualcosa: e la paghetta volava via in un attimo! (Ogni mese Tex, Dylan Dog, Nathan Never, Nick Raider, Nilus, Sturmtruppen e quando li beccavo Aliens, Star Trek e roba varia. E questo prima del 1992 in cui ho conosciuto il fumettaro americano!)

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    • Non ho letto altro dell’autrice quindi non so fare confronti, ma questo romanzo te lo consiglio caldamente. Perché oltre ad una solida struttura da fantascienza golden age, con tanto di “chiacchierate” che approfondiscono il rapporto fra uomo e alieno, sa giocare bene con gli xenomorfi e non ha paura di creare, dimostrando di non badare agli integralisti del canone. Una lettura appassionante, al contrario purtroppo di molti romanzi alieni – soprattutto novelization – dove purtroppo si sbadiglia sin dall’inizio.

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