[2016-05] Shane Black su “Hollywood Reporter”

Traduco l’intervista a Shane Black apparsa sul numero del 20 maggio 2016 della rivista specialistica “The Hollywood Reporter“, all’epoca dell’imminente uscita del film The Nice Guys.

Vi ricordo che il blog La Bara Volante sta ripercorrendo la carriera di Shane Black, autore che stiamo tutti aspettando alle prese con The Predator (2018).


Shane Black
è ancora in cerca di azione

di Benjamin Svetkey

da “The Hollywood Reporter”, 20 maggio 2016

Trent’anni fa, quando Shane Black iniziava la carriera di sceneggiatore, sapeva già dove avrebbe voluto vivere una volta diventato ricco. Descrisse addirittura la casa in una sceneggiatura a cui stava lavorando all’epoca. Una scena inizia con: «Esterno: Elegante casa di Beverly Hills. Tramonto. Il tipo di casa che comprerei se questo film fosse un successo. Vetri, legno e uno solario esterno: una struttura in vetro come una serra, solo che dentro c’è una piscina: un posto perfetto per farci del sesso.»
Quel film – Arma letale – ha incassato 120 milioni in tutto il mondo. E Black in seguito si è trasferito in un elegante castello francese ad Hancock Park. Non aveva un solario né molti vetri, ma sicuramente ci ha fatto parecchio sesso. Per la maggior parte degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila è stata lo scenario di alcuni dei festini più sconci di Hollywood. «Mi mandavano fuori di testa», ricorda Black con un sorriso mentre si accomoda nell’ampio soggiorno, dove molte celebrità ubriache se la sono spassata con stelline in topless. «L’Hollywood di cui leggevo da ragazzino era qui, proprio a casa mia!»

Shane Black nel 2016 (Foto di Hussein Katz)

I giorni dei party selvaggi sono finiti. All’età di 54 anni sta entrando nel terzo atto della sua carriera – un bel traguardo, visto che i primi due a momenti lo uccidevano. Ha iniziato i Novanta come uno dei più pagati e richiesti sceneggiatori di Hollywood (quattro milioni per Spy) ed ha finito la decade come simbolo degli eccessi davanti e dietro lo schermo. Alcolismo, abuso di droga, interruzione di carriera, ex fidanzate furiose con avvocati al seguito: Black ha vissuto tutte le esperienze tipiche dello sceneggiatore di successo. Ma a differenza di moltri altri colleghi – come Joe Eszterhas che dopo Showgirls si è trasferito nell’Ohio – Black è rimasto nei paraggi.

«Gli altri colleghi che hanno fatto carriera negli anni Novanta, i grandi nomi del settore dell’epoca, sono tutti scomparsi dalle mappe», nota Black. «Per qualche ragione io sono ancora qui, trent’anni di carriera nel settore, ancora in vita e ancora impegnato a fare film.»

Ed ora, cavalcando ancora il suo successo del 2013 quando ha scritto e diretto Iron Man 3, continua a lavorare al suo migliore colpo di scena: il suo ritorno. Sarà a Cannes per presentare il suo nuovo film, The Nice Guys, un’action-buddy comedy che ha scritto e diretto, interpretata da Ryan Gosling e Russell Crowe nel ruolo di detective dismessi che bazzicano la Los Angeles degli anni Settanta.

«C’è un po’ di “Cinderella Man” in lui», dice Robert Downey jr., paragonando Black al campione di boxe degli anni Trenta Jim Braddock, che tornò sul ring dopo tanto tempo per vincere il campionato. «Ha subìto delle belle batoste ma si è sempre rialzato e ha continuato a combattere: è un tipo tosto.»

«Credevo che mi stesse portando il caffè» dice Richard Donner, regista di Arma letale, ricordando il suo primo incontro con Black nel 1986. «Era solo un ragazzo, molto cupo, molto intenso.»

Black aveva solo 24 anni, fresco di scuola drammatica alla UCLA, quando vendette il suo copione su due sbirri di Los Angeles – un padre di famiglia e un sociopatico con tendenze suicide – alla Warner Bros. All’epoca viveva con un gruppo di altri amici scrittori in un bungalow in West L.A. – lo chiamavano “Pad o’ Guys”, con scritto sulle finestre “Aperto 24 ore”. «Era davvero un bel gruppo», dice Black. «C’era David Silverman, che avrebbe diretto il film dei Simpson; c’era Ed Solomon, che avrebbe scritto Men in Black; Jim Herzfeld, che avrebbe fatto Ti presento i miei. David Fincher se ne sarebbe andato.»

Arma letale ha cambiato tutto, per Black e per Hollywood. Era una novità nella formula action, un film drammatico con in più delle esplosioni, e rese Black lo scrittore più “caldo” in città. «I film d’azione prima di quello avevano personaggi generici e violenza gratuita», dice Donner. «Ma i personaggi nel copione di Shane erano brillanti, e l’azione era parte della metafora. Non avevo mai letto niente del genere.» Ci sarebbero stati altri tre seguiti, se Black non si fosse fermato per divergenze creative con la Warner riguardo ad Arma letale 2 (Black voleva che il personaggio di Mel Gibson morisse mentre lo studio era contrario, e lui mollò.) Invece, nel 1989 scrisse un altro buddy action movie, L’ultimo boyscout, un thriller su un agente segreto in disgrazia che unisce le forze con un giocatore di football per risolvere il caso dell’omicidio di una spogliarellista. La sceneggiatura scatenò una guerra al rialzo, con quelli della Warner (che ingaggiarono Bruce Willis, Damon Wayans e un’esordiente di nome Halle Berry) che firmarono un assegno di 1,75 milioni: all’epoca la cifra più alta mai pagata da uno studio per una sceneggiatura.

Quella cifra impallidisce al confronto con quanto successo poi nel 1994, quando Spy, un thriller che avrebbe lanciato Geena Davis, divenne la prima sceneggiatura a fruttare 4 milioni di dollari. Black festeggiò comprando la casa di Hancock Park e organizzando enormi party. Ma era l’inizio della fine del suo ciclo fortunato. «Ci fu un contraccolpo nella comunità degli sceneggiatori», riconosce Black. Il film fu un enorme flop, incassando solo 33 milioni negli Stati Uniti (con un budget di 65). Dopodiché Black non fu più sul mercato.

«Provai ad entrare nell’Academy», racconta lui, ricordando il momento di sua massima auto-stima. «Ricevetti una lettera che diceva “Lei è inadatto per diventare membro, ma è libero di riprovare quando avrà maggiori crediti”. Avevo fatto Spy, Last Action Hero, Arma letale 1 e 2, L’ultimo boyscout. Quello fu il momento in cui capii che non era la mia immaginazione: ero stato deliberatamente snobbato. Era un “Non vogliamo questo tizio costoso fra di noi”.»

Nel 1998 Black in pratica uscì dai radar. Poteva ancora essere visto come organizzatore di party nel suo castello e qualche volta usciva fuori un suo cameo nel film di qualche amico (interpretò il gestore di un bar nel film Qualcosa è cambiato di James L. Brooks). Ma il suo nome scomparve dai crediti degli sceneggiatori per circa una decade. La stampa riportava la notizia che avesse smesso di scrivere. In realtà ha passato quel tempo a rimuginare sulla percezione che Hollywood aveva di lui e della sua reputazione di party boy. «Non capivano che non lo facevo per i soldi: volevo raccontare una buona storia», dice. «Mi vedevano in una casa piena di modelle, non in una casa piena di libri. Non mi conoscevano.»

Per la cronaca, gli scaffali di casa sua sono ricolmi di migliaia di romanzi pulp d’annata. Black leggeva quella roba sin da quando era un ragazzino timido ed introverso, giù a Pittsburgh. Suo padre, uno stampatore, lo iniziò presto alla narrativa hard-boiled, ed i ritmi ed il pathos di questi racconti trasudano dai dialoghi di ogni sceneggiatura di Black. Ma dopo essere stato snobbato dall’Academy Black ha deciso di puntare più in alto e scrivere un film diverso: una commedia romantica. Ci ha lavorato su per anni, accettando consigli da Brooks che nel frattempo è diventato il suo mentore, arrivando però da nessuna parte. Alla fine ha risolto i problemi del suo copione aggiungendo un omicidio e una coppia di detective, e così è diventato Kiss Kiss Bang Bang, che a Black è piaciuto così tanto da dirigerlo anche. Il problema era che all’epoca nessuno voleva ingaggiarlo come regista. E nessuno voleva ingaggiarlo come sceneggiatore. «Nessuno voleva anche solo leggere il copione», ricorda lui.

Quasi nessuno. Joel Silver, il produttore che aveva lavorato con Black per Arma letale e L’ultimo boyscout, riuscì a tirar fuori 15 milioni di budget. E poi trovò una star per il ruolo protagonista: Downey, fresco di prigione e tutt’altro che irraggiungibile, che frequentava Susan Levin (in seguito Susan Downey), assistente di Silver. «Quando entrai nell’ufficio di Silver, Downey era già lì con Susan», dice Black. «Così gli dicemmo “Ehi, vuoi leggere queste battute?”. Io e Joel ci siamo guardati e ci siamo detti “Cazzo, è perfetto!”.»

Kiss Kiss Bang Bang si rivela essere un thriller complesso che abbatte la quarta parete con la voce fuori campo. «Cazzo, pessimo modo di raccontare», dice Downey susandosi con il pubblico. Il film divenne un classico moderno; Rotten Tomatoes gli ha dato quattro stelle. Ma nel 2005 è entrato ed uscito dalle sale quasi inosservato. Fu una grande delusione per Downey. «Non fu il party di benvenuto che mi sarei aspettato», dice, ma la sua prova ha richiamato l’attenzione del regista Jon Favreau, che qualche anno dopo ha infilato Downey in una certa tuta di metallo. «Finì che fu il mio biglietto d’accesso per Iron Man», dice l’attore.

Black gestì la delusione dando party ancora più sfrenati. «Esageravo con il bere», ricorda. «Dicevo “Questa sera berrò solo due bicchieri, poi mi fermo”. Solo che all’epoca avevo perso la capacità di fermarmi.» Nello stesso periodo ruppe con la fidanzata, Sonya Popovich, che gli fece causa: fra le altre cose, lo accusò che sotto gli effetti della cocaina gli puntò un’arma contro per poi sparare alla parete dietro. Black ha negato tutto e ha fatto causa a sua volta, chiedendo una perizia psichiatrica della sua ex. «Ho assunto un sacco di droghe, prima di ripulirmi», dice Black. «Pensavo di essere figo ma mi resi conto che quando la sbornia passava e la borsa era vuota, tutti erano passati ad un altro party.» L’esperienza ha reso Black solo ed amareggiato. «Sono cinico riguardo al tipo di ragazze che frequentano la comunità di Hollywood», dice.

Nel 2008 Black ha deciso di darsi una scossa. Ha svuotato il suo armadietto degli alcolici e ha iniziato a scrivere di nuovo. Ha portato avanti qualche progetto nei successivi due anni e poi, nel 2010, il telefono ha squillato. «Era Robert Downey jr.», dice Black. «Mi dice “Voglio che tu scriva e diriga un film di Iron Man”. E tutto è cambiato di nuovo.»

Grafico del 2016 dei principali lavori di Black

Torniamo ai primi anni Duemila, quando Black finì il copione di Kiss Kiss Bang Bang ma non trovava nessuno a cui farlo leggere. Black decise di passare del tempo giocando con un copione scritto insieme all’amico e a volte collega Anthony Bagarozzi. Nessuno dei due aveva un’idea chiara di cosa stesse scrivendo – sapevano solo di voler scrivere di detective a Los Angeles – ma iniziarono a buttar giù scene per vedere cosa succedesse. «Shane scriveva una sequenza e me la mandava», dice Bagarozzi: «è così che lui lavora. Scrive un po’ di scene e vede poi come si possano incastrare.» Nel tempo si sono ritrovati a lavorare ad un omaggio ai romanzi pulp che entrambi amavano: era The Nice Guys.

Il progetto è stato risucchiato nel vortice di uno sviluppo folle. Doveva essere un film ambientato nella Los Angeles contemporanea, poi una serie TV per la CBS e alla fine un film ambientato negli anni Settanta. «La stella di Hollywood era cadente e nessuno voleva impegnarsi a salvarla», dice Black di quel periodo. «Los Angeles era una sorta di Sodoma e Gomorra del sesso. Cosa c’è di meglio come ambientazione di una detective story?» Comunque Hollywood continuava a non ascoltare Black, anche perché lui insisteva per fare il regista del film. Quindi il copione rimase in un cassetto per almeno dieci anni.

La chiamata di Downey nel 2010 cambiò tutto. «Quello di Shane era uno dei numeri di emergenza nel mio telefono, ai tempi del primo Iron Man», dice l’attore, «potevo chiamarlo in qualsiasi momento per chiedergli consiglio sul copione e sui dialoghi. Probabilmente avrebbe continuato a leggere i suoi noir tascabili mentre parlava, ma i suoi consigli e suggerimenti sarebbero stati brillanti.» Fu una mossa rischiosa mettere un regista inesperto alla guida di un prodotto Marvel da 200 milioni, ma alla fine il karma ha pagato il suo debito. Dopo tutto Black ha avuto un’occasione da Downey quando nessuno in città era disposto a dargliene. Tutto è andato bene: Iron Man 3 ha guadagnato 1,2 miliardi di dollari nel mondo. Di sicuro qualche purista della Marvel avrebbe da ridire sulla reinterpretazione dell’amato cattivo a fumetti – «Due giorni fa ho scoperto che girava in rete un’immagine che mostrava me stuprato dal Mandarino!», racconta Black – ma alla fine era di nuovo in pista.

A tal punto che Silver rispolverò il primo copione di Black su cui ha potuto mettere le mani. Il produttore ha tirato fuori 50 milioni di dollari per il budget di The Nice Guys, venduto alla Warner per distribuirlo e il cui ruolo protagonista è stato affidato all’attore più gettonato del decennio, Gosling. Per coinvolgere Crowe nel progetto Black è volato fino alla casa dell’attore, in Australia, per parlarci di persona. «Gli ho offerto da bere», racconta Crowe, ricordando il loro incontro in soggiorno. «Shane ha risposto che no, lui non beveva. Gli ho chiesto il perché e ha risposto “Oh, sai, prendi giusto un drink e la cosa successiva di cui ti rendi conto è che sei in manette”. Ho pensato: “Ehi, mi piace questo tizio: è sveglio.»

Quando il film verrà proiettato, il 15 maggio a Cannes, sarà una specie di ritorno sul ring per Black. L’ultima volta che ha camminato sulla Croisette era il 2005, quando ha presentato Kiss Kiss Bang Bang. Ma a dispetto di tutte le dure lezioni ricevute in questa decade di alti e bassi, Shane Black rimane Shane Black. «Andrai a Cannes?» mi chiede alla fine dell’intervista. «Lì i party sono davvero grandiosi.»

da “The Hollywood Reporter”, 20 maggio 2016


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11 pensieri su “[2016-05] Shane Black su “Hollywood Reporter”

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  2. Prima troppo giovane, poi troppo talentuoso, dopo troppo pagato e poi troppo anima della festa. Shane Black ha incarnato gli stessi alti e bassi dei suoi personaggi, intervista bellissima che riassume al meglio il personaggio grazie per averla tradotta, con tutto questo fantastico materiale su Shane mi stai gasando un casino! 😉 Cheers

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  3. La vita stessa di Shane è degna di un film: a proposito dell’essere stato snobbato mi viene in mente un possibile sequel di Arma Letale dove Riggs e Murtaugh, ormai in pensione, vengono richiamati momentaneamente in servizio per fermare un killer che sta eliminando i membri dell’Academy uno dopo l’altro… ovviamente si tratta di Shane Black nella parte di sé stesso che, nello scontro finale con i due detectives, li apostroferà in questo modo: “Cosa cazzo credete di potermi fare, eh? Senza di me non sareste nessuno! SONO IO CHE VI HO CREATI!” (momento di meta-cinema dove lo sceneggiatore si rivolge direttamente ai personaggi in quanto tali) 😉
    P.S. Quel suo Mandarino era piaciuto poco pure a me, a dirla tutta…

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