ALIEN 3 by Eric Red (1)

Dalle mie traduzioni del 2003 ripesco la versione di un altro dei “padri mancati” del progetto Alien III: Eric Red.

Lo sceneggiatore ha grandi frecce al proprio arco, come l’aver firmato l’immortale The Hicher (1986) e l’ottimo No Control. Fuori controllo (Body Parts, 1991), reinterpretazione moderna del titanico Pezzi d’uomo scelti (1965) di Pierre Boileau e Thomas Narcejac. Di quest’ultimo film è anche regista, avendo esordito in questa mansione con lo splendido Le strade della paura (1988). Purtropo la regia rimarrà una sua attività saltuaria, riapparendo in tempi recenti con il drasticamente inferiore Perimetro di paura (2008).

Stando ad una testimonanza del 1992 – che presenterò in un altro post – Red lavorò a questa sceneggiatura con Renny Harlin, quando era ancora quest’ultimo il regista scelto per il film, e presentò la sua opera nel gennaio del 1989.


ALIEN III

by Eric Red

(prima parte)

Dissolvenza su esterno spazio.

Nero, freddo, vuoto.

Nell’inquadratura entra un’enorme astronave da battaglia che scivola lentamente nello spazio. Silenziosa e scura ha navigato per molti anni. Non ci sono né luci né altro: il vascello sembra una nave fantasma.

Appare una navetta di salvataggio con le insegne militari sulla navata.
La navetta si avvicina alla grande nave da guerra — la Sulaco. Scruta l’enorme scafo della nave fantasma per cercare un punto d’attracco.

All’interno della navetta di salvataggio Sam Smith si infila il casco a pressione e regola il respiratore della tuta spaziale. È un venticinquenne atletico e capitano delle Forze Speciali. Aggiusta la telecamera sopra la sua spalla e guarda dritto negli occhi i suoi uomini. Cinque Berretti Verdi, cinque caschi e cinque tute che ricoprono corpi da guerrieri. I nomi sulle armature sono: Simpson, Avery, Anderson, Wilson, Cassidy.

Sam, il capogruppo, accende il registratore attaccato alla sua armatura, e le telecamere entrano in funzione.

Simpson sta per prendere uno dei fucili ad impulsi sulla parete, ma Sam lo ferma scuotendo la testa.

SAM: È solo un salvataggio.

Dai loro caschi ammirano la Sulaco, grande nave da guerra fantasma.

Esterno spazio.

La navetta si aggancia alla Sulaco. Il portello della grande nave si apre con un sibilo, scoprendo all’interno una zona completamente buia.

Sei raggi di luce, sei paia di stivali che entrano nella Sulaco. Sam Smith porta una torcia, mentre i suoi occhi cercano di abituarsi all’oscurità della nave. Gli uomini sono stupiti della dimensione della nave…
I piedi di Simpson scivolano su qualcosa di bagnato. Perde la torcia che, rotolando, si allontana, mentre tutti si girano a vedere cos’è successo: davanti a loro si intravedono delle chiazze di liquido bianco sul pavimento.

SAM: Stai bene Simpson?

SIMPSON: Sono scivolato su… oh mio Dio!

Vede il liquido bianco.

AVERY: Capitano…

Guardano tutti dove l’uomo sta indicando: la torcia si è fermata sul tronco di un uomo immerso in una pozza di liquido bianco. Sam si avvicina.

SAM: È una parte di un androide.

SIMPSON: Signore, non dovremmo tornare armati?

SAM: Per cosa?

Gli uomini si avvicinano a Sam, ed insieme si avvicinano alle camere dell’ipersonno: Sam preme un pulsante e le porte si aprono. Entrano, e trovano ancora oscurità profonda.

Delle ombre nel buio si rivelano essere delle unità di ossigeno. Intanto individuano il computer davanti ad una parete. Si avvicinano e intravedono qualcosa davanti a loro: le cabine dell’ipersonno.

SAM: Ecco le cabine.

Li illumina con la torcia.

SAM: Oh mio Dio!

I coperchi delle cabine sono aperti.
Al posto delle persone che dovevano contenere, ci sono delle uova aliene, mentre a terra ci sono ossa e brandelli di uniformi. Sam ne prende uno e vede la targhetta cucita sopra: “Ripley”.

SAM: Ma che…?

Sentono un suono dal soffitto: guardano tutti in alto.
Un alieno adulto si getta su di loro, affondando i suoi denti nella loro carne.

Stacco su: North Star – Giorno.

Una piccola cittadina americana nel mezzo della campagna. Un cartello sulla strada indica “North Star, popolazione 251”. Qualcuno ha aggiunto con la vernice “Città di merda”.
Varie immagini dalla cittadina: le fattorie, le terre percorse dai venti, un Drive-In, campi di grano e frumento, una scuola, un alimentari.

Primo piano di una fattoria isolata – casa Smith. Interno della stanza di Sam illuminata dal sole.

Sam Smith apre gli occhi. Allunga le braccia per stirarsi, ma le braccia non sono uguali… il braccio destro di Sam è stato ricostruito sinteticamente, e la pelle non ha lo stesso colore di quella naturale. Il suo petto e lo stomaco sono stati gravemente feriti e bendati.
Sam grida, ed il suo grido si spande per tutta la zona circostante. Si mette seduto sul letto, cercando di calmarsi.

Il Generale John Smith entra nella stanza. È un cinquantenne ufficiale militare di carriera, e guarda il figlio con apprensione. Corre al letto e lo abbracia.
Mary Smith, la madre di Sam, arriva e scoppia in lacrime vedendo suo figlio, correndo ad abbracciarlo anche lei.

SAM: Papà, mamma: ma cosa…?

Si affacciano anche sua sorella Karen Smith ed il fratellino Mark: tutta la famiglia gli rimane accanto.

L’azione si sposta in cucina, dove la famiglia siede ad un tavolo.
Sam Smith mangia dei Corn Flakes. Il padre è seduto davanti a lui fissandolo, mentre la madre guarda i due uomini. Sam guarda il padre.

SAM: Per quanto tempo sono stato…?

JOHN: Due settimane.

SAM: Due settimane? Non poso crederci. Guardatemi: sono stato completamente ricostruito. Dov’è il mio braccio?

JOHN: Sam… sono desolato, ma sei fortunato ad essere ancora vivo.

SAM: Cos’è successo?

JOHN: Cosa ricordi?

Sam si gratta un orecchio, e sotto le dita sente le cicatrici delle incisioni.

SAM: Non molto.

JOHN: Il fuoco brucia in fretta.

SAM: Fuoco?

John è in difficoltà.

JOHN: C’è stata una specie di avaria nel sistema elettrico della tua nave. Non ne siamo sicuri, però: gli altri non hanno mai saputo cosa li avesse colpiti.

SAM: Di cosa stai parlando?

JOHN: Gli altri sono morti…

Sam fissa il vuoto, sotto shock.

SAM: Simpson. Avery… mio Dio…

JOHN: Mi spiace, figliolo. Ti senti male?

SAM: No, mi sento… quasi a posto.

JOHN: Non mi stupisce: hanno usato la tecnologia androide più avanzata per te. Hanno detto che non sentirai la differenza, una volta sistemato tutto.

KAREN: Sì, Sam, è incredibile. Il tuo braccio e la gamba sono praticamente veri.

SAM: Perché me? Come è potuto succedermi?

JOHN: Un’altra nave era nella zona, ed è riuscita ad arrivare in tempo. Ha trovato abbastanza… “parti” di te per riportarti indietro. Il resto… abbiamo dovuto ricostruirlo.

SAM: Oh Dio… oh Dio Dio…

MARY: Oh Sam, siamo così felici di rivederti sveglio… e vivo!

Comincia a piangere, ma smette quando Sam le prende la mano.

KAREN: Sei stato via per così tanto tempo. Passavamo le notti a guardarti, sperando ti svegliassi.

Mark sta guardando la mano meccanica del fratello.

MARK: Ti fa male?

SAM: No, non sento niente. Ma posso spaccarti la faccia, perché sono un robot!

Fa il gesto di afferrare Mark, il quale strilla e si allontana ridendo.

SAM (al padre): E adesso?

JOHN: Ci sono stati un po’ di cambiamenti qui in giro mentre sei stato via. Quando te la sentirai prenderemo l’auto e ti aggiornerò sulle novità. Dobbiamo ancora riattaccare molta della tua pelle. E poi molti pezzi grossi vorrebbero parlarti.

SAM: Di cosa? Non ricordo niente.

JOHN: Stronzate di routine burocratica.

SAM: Già, fantastico. Magari tornerò più velocemente in me!

Un’ombra di ansia percorre il volto dei suoi genitori: Sam se ne accorge.

JOHN: Non sforzarti troppo, figliolo. Ne hai passate troppe.

SAM: Già.

Esterno casa Smith – giorno.

Il sole brucia. Sam ed il padre escono di casa. Sam prova di nuovo la sensazione di camminare, mentre il padre lo aiuta: si dirigono all’auto.
Partono attraverso le strade che attraversano i campi coltivati di North Star. Passano altre fattorie ed altre case.

SAM: La stessa vecchia città.

JOHN: Già, la stessa città.

SAM: Sembra tutto tranquillo.

In lontananza si vede una fattoria in fase di costruzione, ma i cui lavori sono fermi.

SAM: La fattoria dei Simpson.

JOHN: La famiglia se n’è andata.

SAM: Dove?

JOHN: A casa.

SAM: Casa. Me la ricordo.

Arrivano alla città: il cielo sembra differente. Sul volto di John si vede del dolore represso.

JOHN: S-scusa, Sam.

SAM: Non preoccuparti. C’è qualcosa che posso fare per te?

John guarda Sam e gli arruffa i capelli.

JOHN: Molti hanno chiesto di te in città.

Sam, dal finestrino, saluta alcune ragazze. Stanno percorrendo la strada principale, uguale a tante altre in america.
Tre ragazze salutano Sam. Una bandiera americana sventola in lontananza.
Sam si tocca il braccio meccanico, poi vede un’altra fattoria in lontananza.

SAM: La fattoria degli Avery. Papà, anche quella è chiusa: cos’è successo?

JOHN: Se ne sono andati, Sam.

SAM: Ma cos’è successo mentre non c’ero?

JOHN: Beh, c’è stato un forte incremento della presenza militare.

SAM: Che tipo di presenza?

JOHN: Tre navi piene sono sbarcate l’altro mese. Uomini, materiale vario: ricerca. Ricerca per gli armamenti, per la precisione. Qualsiasi iniziativa a North Star è stata bloccata: tutti i fondi ritirati.

SAM: North Star non è un’installazione difensiva.

JOHN: O almeno non lo era.

SAM: Che intendi?

JOHN: C’è stato un incremento della presenza militare: questo è tutto. Ti sto solo aggiornando.

John si infila con l’auto in un granaio… che all’interno è fatto d’acciaio. Preme alcuni pulsanti su un computer ed il pavimento si muove: si trovano su un enorme elevatore. Mentre John aziona delle serie di comandi, i due scendono attraverso pareti di metallo piene di apparecchiature sofisticate.

Si trovano nella Stazione Spaziale Sulaco, un’enorme costruzione sospesa nello spazio profondo.
Sam guarda il paesaggio cambiargli davanti agli occhi.

SAM: Lo stesso vecchio posto.

JOHN: Non proprio: vedrai.

L’elevatore si ferma al 41° livello. Le porte si aprono per mostrare decine di mezzi di trasporto militari sofisticatissimi che si spostano da una parte all’altra per i lunghi corridoi.
Sam guarda John, il quale sembra preoccupato.

SAM: Dove stiamo andando, papà?

JOHN: A fare rapporto.

John parcheggia l’auto. Insieme al figlio percorrono un lungo corridoio, attraversato da molto personale militare vestito in grigio. Mentre John saluta man mano che incontrano delle persone, Sam si accorge che degli uomini, vedendoli da lontano, sembrano stupiti e parlottano fra di loro e nei walky-talky.

SAM: Chi sono quelli?

JOHN: Te l’avevo detto che c’erano molti più militari.

SAM: Non scherzavi, allora.

Girano un angolo e si trovano nel Settore C: è evidente che il settore è stato chiuso da poco. Due sentinelle armate bloccano l’accesso. Avvicinandosi Sam si accorge che John è molto teso.

SAM: Papà, quando è stato chiuso il Settore C?

JOHN: Circa due settimane fa, Sam.

SAM: Proprio quando ho avuto quell’incidente. Che combinano lì dentro?

JOHN: È top secret, figliolo.

Sam è un po’ infastidito dalla risposta.
D’improvviso un mezzo militare si ferma proprio davanti a loro. Ne scende il Sergente Chong, un ufficiale asiatico con in bocca una pipa. Sam sorride vedendolo.

SAM: Hey, Mike: che diavolo ci fai qui?

SERGENTE CHONG: Sam, come accidenti stai? È un piacere vederti ancora in giro. Gesù, John, guardalo: è tornato tutto d’un pezzo. Ho sudato freddo per te.

SAM: Amico, penserei che sei peggiorato, se questo fosse possibile.

SERGENTE CHONG: Ti prenderei a calci nel culo se non fossi un paraplegico.

Sam sorride, accennando dei pugni col braccio buono.

SAM: D’accordo, hai vinto. Dammi un abbraccio, andiamo.

I due si abbracciano ridendo.

SERGENTE CHONG: Come diavolo stai? Va tutto bene?

SAM: Abbastanza per stare in piedi.

SERGENTE CHONG: Come va il braccio nuovo?

SAM: Devo ancora abituarmici. Ora comunque andiamo ad attaccare un altro po’ di pelle. Tu invece cosa fai di bello?

SERGENTE CHONG (abbracciandolo): Ti tolgo via la pelle!

Fa segno al pilota ed i tre partono a bordo del mezzo militare lungo il corridoio.

Interno ospedale della Stazione Spaziale Sulaco.

Un grande impianto preposto alla riparazione degli androidi: braccia, gambe e addirittura teste.
Sam si stende su un lettino. Un tecnico androide in camice bianco si prende cura di lui, trattando la pelle. John ed il Sergente Chong assistono.
Una volta finito l’androide batte sulla spalla di Sam.

ANDROIDE: Fatto. Sistemeremo il colore la settimana prossima, poi sarai come nuovo.

Sam si guarda il braccio meccanico.

SAM: Non male.

Sam, John e Chong entrano in un ristorante e si siedono ai tavoli. Dalle finestre si vede il resto della Stazione attualmente in costruzione. Al di là, invece, pianeti e stelle. Mentre mangiano Chong guarda Sam con evidente emozione.

CHONG: Mi è molto dispiaciuto per i tuoi uomini. Da quel che ho sentito è stato un incidente: niente che potessi evitare.

SAM: Già.

Si avvicina della gente.

SAM: Chi sono?

CHONG: Nuovi arrivati nel vicinato.

La dottoressa Alice Rand si avvicina al tavolo: è una donna trentenne che appare molto intelligente ed elegante nella sua uniforme medica. Ha un’aria autoritaria, inoltre. È accompagnata dal colonnello Harold Sinclair e da due agenti militari, e tutti sembrano molto seri.

RAND: Buongiorno, generale.

JOHN: Dottoressa Rand, questo è mio figlio Sam Smith, capitano delle Forze Speciali.

SAM: Piacere di conoscerla.

JOHN: Colonnello Sinclair, mio figlio Sam.

Sam stringe la mano ad entrambi.

Sam: Colonnello…

SINCLAIR: Sono lieto di vederla, Sam, e di sapere che la chirurgia ricostruttiva sia andata a buon fine. L’esercito ha fatto del suo meglio usando la migliore tecnologia. Molti gruppi medici hanno lavorato sul suo caso.

SAM: La ringrazio, signore: apprezzo molto tutto quello che avete fatto per me.

SINCLAIR: Avremmo delle domane da porle.

SAM: Sissignore.

SINCLAIR: Circa l’incidente.

SAM: Non ricordo nulla dell’incidente, signore. Ho paura di avere una specie di amnesia.

SINCLAIR: Siamo addolorati per i suoi uomini.

SAM: Cos’è successo alle loro famiglie?

SINCLAIR: Sono state trasferite.

SAM: Mi piacerebbe poter parlare con loro, signore: li conosco tutti personalmente e vorrebbe dire molto per me.

SINCLAIR: Non sarà necessario.

SAM: Che intende? Perché non sarà necessario?

SINCLAIR: Quello che intendo dire è che ci siamo presi cura noi di loro anche per te. Probabilmente la cosa migliore è lasciarli in pace e andare avanti.

SAM: Col dovuto rispetto, signore, erano i miei uomini e vorrei parlare con le loro famiglie.

La dottoressa Rand guarda Sam con qualcosa che assomiglia alla simpatia. Si accende una sigaretta, mentre John la fissa invece con disprezzo. C’è un momento imbarazzante di silenzio.

RAND: Allora, Sam. L’incidente…

SAM: Ho già detto che non ricordo molto.

RAND: Molto?

SAM: L’incidente.

RAND: Ha appena detto che non ricorda “molto”. Cosa ricorda esattamente, Sam?

SAM: Mi scusi, col dovuto rispetto, dottoressa. Il rapporto credo sia una priorità militare: lei è un militare?

RAND: Una specie. Colonnello…?

SINCLAIR: Intervengo io, Sam, se non le dispiace. La dottoressa Rand è una delle migliori menti nell’area della ricerca scientifica per la difesa, quindi puoi stare tranquillo e… confidarle qualsiasi cosa come se fosse una di noi.

RAND: Sam, abbiamo bisogno di sapere cosa ricordi di quell’incidente.

Sam guarda suo padre: John sembra teso. Interviene nella discussione guardando i suoi interlocutori.

JOHN: Quello che mio figlio ha più volte ripetuto è che non ricorda nulla.

RAND: Ma noi…

JOHN: Non ricorda niente, dottoressa.

RAND: Sì, generale.

Tutti si guardano con imbarazzo.

RAND: Bene… è stato un bell’incontro, Sam. Siamo contenti che stia bene. Arrivederci, generale.

La dottoressa Rand, il colonnello Sinclair e gli altri militari si alzano dal tavolo. Il sergente Chong rimane con Sam e John: tutti guardano gli altri andarsene.

CHONG: Bel vicinato!

Esterno Settore C della Stazione Spaziale Sulaco.

Sam e John girano un angolo e si ritrovano a guardare le sentinelle aprire il grande portello: ne esce un trasporto militare. Sam si accende una sigaretta e studia il mezzo di trasporto: qualcosa pende dietro di esso, e dei soldati si stanno avvicinando velocemente. Anche Sam si avvicina per guardare.

Un grosso sacco nero si è aperto ed alcuni androidi completamente macellati ne fuoriescono. Le loro braccia, le facce, i toraci sono a brandelli. I soldati accorsi mettono a posto il problema, respingendo il sacco all’interno.
Il mezzo di trasporto è pieno di questi sacchi neri. Sam lo guarda allontanarsi.

SAM: Che cosa succede là dentro, papà?

JOHN: Andiamocene di qui, figliolo.

Se ne vanno.

Esterno bar – North Star.

Un piccolo bar ai limiti dalla città. Alcune auto parcheggiate. Su un neon si legge “Budweiser”.
Sam e John entrano e vanno dritti al bancone.

JOHN: Due birre whisky.

BRIGGS (il barista): Niente whisky: la nave di rifornimento non si vede dal mese scorso.

SAM: Due Bud allora.

BRIGGS: Sono sei dollari.

JOHN: Come va Briggs? Come sta la famiglia?

Il barista lo guarda con malcelata diffidenza.

BRIGGS: Sono vivi, generale! E mi piacerebbe che lo restassero. Che succede ai piani bassi, generale?

JOHN: Niente di cui preoccuparsi, Briggs.

Sam, seduto al bancone, guarda oltre la sua spalla. Quattro coloni stanno giocando ad un tavolo: ogni tanto si girano e lanciano un’occhiataccia verso loro due.

BRIGGS: Generale, ho firmato per venire in questo posto dimenticato da Dio per portare la mia famiglia al sicuro via dalla Terra. Ora tutto quello che vedo sono navi militari partire ed atterrare. Ed i più chissà cosa stanno facendo ai piani bassi. Non mi sembra di essere più al sicuro.

JOHN: Briggs, è John Smith che ti parla e ti sta dicendo di non preoccuparti. Questa colonia non ha propositi difensivi.

Più in là sul bancone Harry Agar, un colone mezzo ubriaco, li guarda con disprezzo.

AGAR: Tutte stronzate…

SAM: Hai qualche problema, amico?

AGAR: Puoi scommetterci che ce l’ho. Tutti quelli che abitano in questo dannato buco di città hanno un problema, soldatino. Ed il problema sei tu!

SAM: Non so di cosa stai parlando, ma so che stai parlando con un membro dell’esercito degli Stati Uniti!

AGAR: Hey, soldatino. Che combina il tuo esercito là sotto, eh? A 600 mila miglia nello spazio… cosa stanno costruendo? Ci faranno esplodere il culo…

SAM: Perché non ti rilassi, eh?

AGAR: Rilassarmi, soldatino? Le famiglie dei tuoi uomini sono state portate via subito dopo che le hai distrutte. Sono stati caricati tutti sul primo shuttle ed ora è come se non fossero mai esistiti.

SAM: Non ne so niente.

JOHN: Sono stati trasferiti, questo è quanto.

Willie Ray Hackett, un colone che gioca a biliardo, interviene alla discussione.

WILLIE RAY: Tutti voi soldati siete pieni di merda! Mio nonno viveva ad Alamogordo, sulla Terra. Un giorno arrivarono i militari e dissero che andava tutto bene e nel frattempo facevano test nucleari. Mio nonno morì di cancro per le radiazioni. Voi credete che noi ci beviamo le stronzate sul fatto che qui va tutto bene? Quello che dovremmo fare è mandare voi militari fuori da questa stazione a calci nel culo .

Sam posa il bicchiere e si alza.

SAM: Perché allora non ci provi?

Altri tre coloni si affiancano a Willie Ray brandendo le stecche da biliardo.

WILLIE RAY: Questo è il nostro bar.

Il barista guarda John, stanco e triste.

BRIGGS: Non voglio problemi, John.

John guarda i coloni. Finisce la birra e si alza.

JOHN: Andiamo.

AGAR: Hey, Smith…

SAM: Cosa?

AGAR: Hai parlato poi con Simpson?

SAM: Simpson è morto.

AGAR: Ma io l’ho visto…

SAM: Stronzate!

AGAR: È qui in giro. Ehi, Smith. “Fammi il pieno”: questo è quello che gli devi dire quando lo vedrai: “Fammi il pieno”. Eh, eh…

SAM: Andiamocene di qui.

John posa una mano sulla spalla di Sam ed escono.
Fuori dal bar salgono in auto, mentre i coloni li guardano da dentro il bar.

Mentre tornano a casa, sotto la luce di due lune, vedono una piccola fattoria nei campi.

SAM: Papà, guarda laggiù.

I due vedono tre mezzi di trasporto militare dirigersi verso una fattoria: caricano del bestiame sui mezzi.

SAM: Quella è la fattoria di Jones. Papà, stanno prendendo il suo bestiame… ma che diavolo fanno?

JOHN: Non so.

John continua a guidare. Sulla strada per casa incontrano altri mezzi militari.

SAM: Stanno andando all’elevatore.

John fissa la strada spazzata dal vento.

JOHN: Andiamocene a dormire.

Dà una pacca sulla gamba di Sam.

JOHN: È stata una lunga giornata.

(continua)


L.

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4 pensieri su “ALIEN 3 by Eric Red (1)

  1. Il lavoro di Eric Red si annuncia parecchio intrigante (anche se al momento non pare deporre a favore di Ripley, Newt, Hicks e Bishop): mi aspetto da un momento all’altro l’entrata in scena di due professionisti…
    Tate: “Credo che qui abbiano un problema con gli insetti, signor Cohen”
    Cohen: “Una specie di insetti bravi a spiaccicare NOI sul parabrezza, signor Tate”
    Tate: “In quel caso allora potrebbe essere il cervello l’ultima cosa che ci passa per il culo, signor Cohen”
    Cohen: “… ah AH AH AH AH!”

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