Citazioni Aliene: Legs Weaver 99 (2004)

Cover di Mario Atzori

Dopo aver presentato il personaggio di Legs Weaver, creato da Medda, Serra e Vigna per la Sergio Bonelli Editore, eccoci arrivati al numero 99 della sua collana regolare (buonanima): “I mostri“, febbraio 2004, scritta da Stefano Piani e disegnata da Stefano Martino.

Nel finale troviamo la nostra eroina ad affrontare un mostro che, malgrado i tentacoli, ha tutto l’aspetto di una Regina Aliena.

Lo scontro viene rappresentato nella splendida copertina, che non posso non considerare la versione Bonelli di “Ripley vs Alien Queen”.

L.

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24 pensieri su “Citazioni Aliene: Legs Weaver 99 (2004)

  1. Ho seguito per molto tempo Nathan Never e trovo Legs un’appropriata partner, rappresenta un ottimo bilanciamento nell’economia dei racconti. Lo spin-off dedicato a Legs non mi ha però catturato, sebbene sia evidentemente ispirata a Ripley.
    E’ una Ripley più “nostrana”, ma – non so perché – una nostra compaesana che imbraccia un fucile a impulsi la vedo poco credibile 😉

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      • Non intendevo questo. A prescindere dall’ispirazione, Legs risente di una forte ‘”interpretazione” nostrana, a mio avviso. Voglio dire: si atteggia a eroe, ma rimane decisamente “donna”. I due concetti cozzano perché l’eroe – in questi contesti – è per lo più asessuato, Chi ha commesso atti impuri “pensando” alla Principessa Leia, senza nulla togliere alla compianta Carrie Fisher, ha bisogno di farsi vedere da un dottore. La carica sessuale di Ripley – per conto mio – è pari allo zero ormonale.
        Legs ha forme che strizzano l’occhio ai manga giapponesi, si comporta come un eroe di fumetti e film americani, ma rimane “Bonelli”, made in Italy. Non è un aspetto negativo in sé, solo questione di preferenze e non incontra la mia.

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      • Be’ sì, l’impronta Bonelli è sempre ben avvertibile nei vari personaggi. E comunque io invece sono per la sessualizzazione (bo’, si dice così?) degli eroi: a 16 anni ero invaghito di Ripley e prima ancora Leila (così si chiamava allora 😛 ) scatenava i miei ormoncini. Credo che gli eroi maschili, tutti muscoli oliati, facciano lo stesso nei confronti delle signore 😛

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  2. Come avete detto, Legs era una fucina di citazioni Aliene. Aspetto l’occasione di trovare un fumetto degli X-Men con la Covata, l’equivalente Marvel degli Xenomorfi, alieni dichiaratamente ispirati ai nostro sbavatori preferiti. Cheers!

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  3. Questa storia non me la ricordavo granché, a dire il vero (forse anche perché non sono mai stato un grande fan di Stefano Piani), quindi -sperando di non farmi crollare addosso tutti gli altri numeri- la recupererò…
    P.S. La principessa Leia, eh? Beh, ma allora nella saga va per forza introdotto un nuovo personaggio, il senatore Lucius Organa 😉

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    • Non ci tengo a cariche ed onorificenze, mi basta Leia in bikini jedi 😛
      Non so oggi, ma per un decenne degli anni Ottanta era uno smuovi-ormoni niente male.
      Legs mi ha incuriosito, ho apprezzato le sue peculiarità – per esempio se non vado errato è l’unico personaggio nella storia Bonelli ad avere più abiti! – però mi ha stufato velocemente. Ho seguito con interesse l’inizio della sua nuova vita, ma il tentativo di presentare un nuovo percorso narrativo non mi ha convinto proprio, visto che riusciva ad essere più banalmente bonelliano del precedente. (Non devo essere stato il solo, visto che dopo poco la serie ha chiuso.)

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      • Non era poi così difficile prevedere la chiusura anticipata della testata (all’epoca in Bonelli cercarono comunque di “cadere in piedi” -vedi alla voce: Legs ormai ha detto tutto quello che aveva da dire- ma, credo, senza davvero convincere nessuno) dal momento che tutti davano l’impressione di essersi dimenticati quanto lei fosse e rimanesse comunque lo spin-off di Nathan Never: pur volendo mantenere il personaggio il più possibile autonomo dalla serie principale al fine di dare un punto di vista differente -e non sempre riuscito- riguardo a quell’universo narrativo, il fatto stesso di farne parte integrante implicava per forza il rischio di doverne subire pesantemente i contraccolpi, in caso di eventi drammatici programmati su grande scala. E, infatti, qui arriviamo al punto cruciale: nel contesto di una devastante guerra con le stazioni orbitanti che la coinvolgeva di persona come avrebbe potuto risultare ancora credibile/coerente la Legs scanzonata, ottimista e spesso in bilico sul crinale della parodia pura che, a parte alcune parentesi serie, aveva caratterizzato la serie fino a quel momento? Semplicemente, la sua credibilità/coerenza sarebbe precipitata all’istante verso lo zero assoluto e quindi il ritorno a casa Nathan non era più procrastinabile… forse, però, a questo punto sarebbe stato meglio non aver continuato a sottolineare per anni come Legs Weaver fosse leggibile di per sé, senza la necessità di acquistare parallelamente gli albi di Nathan Never: non leggendo le avventure del Musone, che me ne sarebbe importato in futuro dl eventuali cambiamenti in atto dalle sue parti? Per quale motivo, poi, avrei dovuto continuare a seguire le orme di un’eroina per me ormai irriconoscibile? Au contraire, da lettore di entrambe le serie, com’era possibile non notare quanto questo cambio di rotta obbligato fosse arrivato fuori tempo massimo per salvarla? E infatti….

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      • Io posso dare testimonianza di un altro tipo di lettori: a due o tre anni dalla nascita ho smesso di seguire Nathan e non l’ho più ripreso, perciò quando circa dieci anni dopo sono inciampato nella testata “Legs” non sapevo nulla – né mi importava – dell’universo neveriano. Mi intrigava l’idea di un personaggio leggero che affrontasse temi fantascientifici un po’ in stile Barbarella: non troppo serio, non troppo faceto. Però il marchio bonelliano era inevitabile, le battutine forzate, le situazioni serie troppo serie e quelle leggere troppo poco leggere… insomma, mi sono ritrovato prestissimo troppo critico per poter dre che mi piacesse il personaggio. Sembrava strizzare l’occhio ad una certa tradizione – anche, perché no?, quella del pruriginoso fumetto italiano d’epoca, con forme generose sotto i vestiti – invece poi mi ritrovavo con parentesi fantasy mortalmente assurde e roba da ragazzini: non erano i trentenni il target della serie…
        La voglia di “marvellizzare” – cioè creare un universo narrativo su più testate – prevede un lavoro titanico che dubito la Bonelli abbia la forza, la capacità e le vendite per poter fare, e Legs dimostra che neanche il minimo è riuscita a fare…

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      • Che poi, volendo, la Bonelli un proprio universo narrativo condiviso da più personaggi -Zagor, il “defunto” Mister No, Martin Mystere, Dylan Dog, Nathan Never- ce l’ha e lo sta portando avanti dai primi anni ’90… ma, a tutt’oggi, al suo interno hanno trovato posto solo i protagonisti principali, cosa che Legs da sola non è mai riuscita a diventare davvero (anche per i motivi che hai elencato). Ah, e il famoso target ideale dei trentenni (il fatto di avere ANCHE lettori di quell’età non era certo garanzia bastante per il rispetto del suddetto target) … più passa il tempo e più mi suona come leggenda al pari di quella riguardante le affezionate lettrici di Red Sonja rivestita 😉
        E dobbiamo tenere conto di un altro tipo di lettori ancora: quelli che, a prescindere dall’età anagrafica, si dichiaravano fan di Legs per il suo ottimismo, allegria e solarità. In pratica, queste sembravano essere le SOLE e UNICHE cose a contare per loro (storie? Trame? Idee? Citazioni? Forse non se n’erano mai accorti)… immagino quanti abbiano mantenuto intatta la loro vocazione di fan, con il cambio di rotta.

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      • Quanto mi piacerebbe riuscire ad arrivare a delle statistiche di lettori di fumetti: magari stiamo parlando del sesso degli angeli e i lettori di fumetti neanche esistono 😛 Spero che almeno la Bonelli ce le abbia, quelle statistiche, e sappia quale sia il suo pubblico, senza basarsi sulle letterine entusiaste di fan che ci mettono un secondo a cambiare idea…
        Ma con universo narrativo condiviso intendi che tutti i personaggi che citi sono collegati in qualche modo? A parte il celebre albo con Martin e Dylan non sapevo di connessioni con gli altri, tipo Zagor e Never! (E’ anche vero che non seguo da un decennio la casa…)

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      • Sì, intendo dire proprio quello: Zagor (occasionale collaboratore ottocentesco della base di Altrove, e quindi parliamo inequivocabilmente del passato dell’universo di Martin Mystere), riverso a terra privo di vita, viene “visto” da Nathan Never mentre quest’ultimo sta navigando nel pericoloso e sofisticato cyberspazio che separa il suo mondo dal limbo dimensionale in cui si sono rifugiati i Signori della Guerra di Atlantide (e il loro cyberspazio di fatto apre passaggi su altre epoche, compresa quella dello Spirito con la Scure, e altri universi), la stessa Città dei Cinque Anelli -qui ridotta da un’antica catastrofe alla sola parte centrale- protagonista di molte avventure del BVZM che, fianco a fianco con l’amico Never, riesce poi a scongiurarne il distruttivo ritorno dal passato. Uno Zio Marty androide, questo, la cui mente è una copia/registrazione perfetta dell’originale creata dal folle Mr. Jinx -ancora vivo ai tempi dell’Agente Alfa- che l’aveva rapito nei tardi ’80 del ventesimo secolo e lì, infatti, si fermano i suoi ricordi: a tutti gli effetti comunque E’ Martin, né più né meno (terzo occhio compreso) della sua controparte originale di un passato che torna sempre a presentare il conto. E le rovine (anche se rovine in questo caso è un termine MOLTO relativo) di Altrove presenteranno a lui e a Nathan un conto salatissimo… dopodiché il BVZM sintetico farà ancora un paio di apparizioni ufficiali prima di congedarsi -pur continuando a farne parte- dall’universo neveriano. Nel quale, tra l’altro, abbiamo pure il discendente diretto di Jerry “Mister No” Drake nella persona del proprietario della Drake Airlines (visto nella prima storia doppia di Nathan). Poi ci sarebbe pure il più ampio discorso del multiverso iniziato con i Tecnodroidi e arrivato, con il numero 300 della collana regolare, ad un’apparentemente drastica rimessa in discussione delle sue stesse basi, anche se la questione rimane controversa non essendo al momento ancora chiaro quanto e come l’albo possa essere effettivamente inserito nella continuity ufficiale: ad ogni modo qui un Nathan del tutto immemore -e la cosa è voluta- riguardo al professor Mystere ha fugaci incontri con Mister No e Dylan Dog (con il quale peraltro aveva già collaborato virtualmente per sconfiggere un antico demone rifugiatosi dove? Nel cyberspazio pure lui, esatto! Ad assorbire l’energia vitale degli incauti navigatori che gli capitavano tra le grinfie)… ecco, penso di averti dato almeno un quadro parziale della situazione. Potrebbe tornarmi in mente altro, in futuro, quindi se hai altre curiosità non c’è che da chiedere 😉

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      • Ammazza che roba, la Bonelli sta sensibilmente complicando il suo universo dall’ultima volta che l’ho letta 😀 E pensare che la prendo ad esempio della serialità classica, quella che non si va ad impegolare nel multi-verse 😛
        Chissà, all’epoca in cui impazzivo per le testate Bonelli forse queste idee mi avrebbero intrigato, oggi mi fanno sentire contento di aver mollato tutto molto prima…

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      • Credimi, almeno fino a “Doppio futuro” ci potevi ancora arrivare 😉
        E pensa che invece io continuo a leggere Nathan Never pure se nel numero 303 è MORTO. Sì, proprio lui, nessun dubbio e nessuna messinscena. Però la serie continua perché Nathan è VIVO (dannato Multiverso e Uomini Quantici annessi e connessi) 😛
        P.S. Ho letto i “risultati” del chiarimento con Alien Predator Italia… 😦

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      • Nathan morto? Non sapevo neanche stesse male 😀 Comunque la risposta è nel suo cognome. Morto? Never!
        P.S.
        Se reagiscono così per una sola critica moderata, che faranno ora che sono entrati in quel banlieu degradato che è YouTube?

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      • Già l’universo alieno in Italia ha un mucchietto di fan, se poi si passa il tempo a litigare non c’è davvero speranza di formare un fandom che giustifichi un trattamento migliore da parte delle case distributrici.

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      • Esattamente… tenendo conto che già c’è una sempre più diffusa diffidenza verso il concetto stesso di fandom, considerato quasi sempre alla stregua di semplice comunità di fanatici (e non di fan appassionati/competenti), se poi i litigi e i “muro contro muro” continuano a farla da padrone allora perché mai le case distributrici dovrebbero considerarci un pubblico per cui vale la pena di sobbarcarsi dei rischi? 😦

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      • Infatti sembrano stare molto attente a non arrischiarsi in alcun modo con del materiale alieno: rimarrà sempre un mistero la scelta di tradurre la novelization di Covenant, visto che da vent’anni non usciva un nuovo libro da noi.
        Spero che malgrado i veti e i razzismi vari lo stesso vadano bene le vendite della saldaPress, così da continuare a portare qualche briciola aliena anche da noi 😉

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  4. Bof, a me Legs piaceva abbastanza, così come ad altri amici: era una testata bonelliana che si ispirava alla fantascienza ( specie quella dei manga/anime ) e i comics americani della Image , cioè due degli elementi più in voga all’ epoca.
    A volte “osava ” di più rispetto ad altre testate dell’m editore, tipo quello disegnato da decine di autori ( tra cui Ortolani ) che presentavano storie con diverse versioni di Legs .
    Di sicuro non puzzava di “vecchio” come molti altri fumetti coevi di via Buonarroti, ma era molto “modaiola ” ( se ciò è un bene o un male, lo lascio decidere a voi).

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