[2017-06] Delos Science Fiction 190

L’arrivo in Italia di Alien: Covenant (2017) vale al film di Scott uno speciale nel numero 190 (giugno 2017) del mensile “Delos Science Fiction” (DelosBooks).

Lo trovate in digitale a € 1,99, ma ecco gli articoli “alieni”, già apparsi su Fantascienza.com.
Li ho lasciati così come li ho trovati, per questioni di copyright, limitandomi a mettere in corsivo alcuni titoli di film rimasti tondi e a trasformare le virgolette inglesi (“”) in caporali («»), quando vengono citati brani di interviste.


Indice:



Ritorno al pianeta Alien

di Arturo Fabra

da Fantascienza.com, 6 giugno 2017

Con Alien: Covenant, Ridley Scott torna alla saga che lo ha reso famoso.
Ma sarà riuscito a far dimenticare Prometheus?

Diciamolo subito, per quanto più o meno atteso dai fan della saga di Alien, il nuovo episodio, ovvero Alien Covenant, non riesce a convincere appieno alternando momenti interessanti ad altri noiosi e prevedibili, e questo nonostante Ridley Scott sia tornato al timone (o forse proprio per questo) con il bellicoso piano di proseguire la serie come ha sempre voluto lui, disconoscendo tutti i precedenti con buona pace forse solo di Aliens – Scontro Finale (ma stando alle ultime notizie anche questo finirebbe vittima della mattanza).

Girato interamente in Australia e Nuova Zelanda, questo episodio si spende moltissimo sul personaggio di Michael Fassbender impegnato nel doppio ruolo dell’androide David visto in Prometheus e del suo “fratello” Walter, versione nuova ed aggiornata che viaggia sull’astronave protagonista del film.

Katherine Waterston in Alien CovenantE soffermiamoci sul titolo: Alien: Covenant. Quanti di voi hanno immaginato leggendo questo titolo una intera nidiata di piccoli xenomorfi o addirittura un enorme pianeta/allevamento con tante madri e milioni di xenomorfi pronti a uccidere ed essere uccisi? E invece no. Covenant è il nome dell’astronave terrestre che conduce coppie di coloni (chiari i rimandi ai padri pellegrini e perfino alle carovane del Far West) nonché materiale biologico costituito da embrioni pronti per colonizzare nuovi sistemi.

E stavolta tocca a loro imparare che nello spazio nessuno può sentirti urlare.

Ma andiamo con ordine. Il film scritto a quattro mani da John Logan (uno che ci ha dato Il GladiatoreSkyfall, ma anche Star Trek Nemesis e Spectre) e Dante Harper (alla sua prima esperienza da sceneggiatore) inizia con una filosofica conversazione tra David/Fassbender e il suo creatore Weyland/Guy Pearce dove questi chiarisce il suo scopo di esplorazione delle due estremità dell’esistenza umana affidandole per così dire a David e cioè: giungere alle cause della comparsa della vita umana e a quelle della sua estinzione, segue lo stacco su Walter a bordo della Covenant che, a causa di un problema ai sistemi, è costretto a risvegliarne gli occupanti.

Ogni afflato metafisico finisce qui, non temete, perché c’è appena il tempo di veder morire James Franco nei panni del comandante per l’inevitabile problema al risveglio, nonché dare qualche rapida occhiata a equipaggio ed astronave ed ecco che giunge un segnale di soccorso da un pianeta abitabile ma non mappato. Da questo momento immediatamente si sa, man a mano che vengono presentati, quali e quanti dei personaggi finiranno per diventare terreno di coltura degli xenomorfi.

Ma è anche per questo che si va a vedere un film di Alien, lo sappiamo, così come non viene delusa nemmeno la curiosità di vedere chi raccoglie il manto di eroina simil Ripley.

Questa volta tocca a Katherine Waterston, nei panni di Daniels, vedova del comandante, che inizia subito ad altercare con il comandante in seconda Oram, interpretato da Billy Crudup, sull’eventualità di andare o meno a controllare la fonte del segnale di emergenza.

Ecco, se vogliamo cercare qualche differenza, mentre la Nostromo inciampava negli xenomorfi suo malgrado, qui la Covenant è attirata nella rete di David metà Jeeves e metà Lecter e l’effetto che ne deriva fa sembrare gli alieni non solo sempre micidiali e capaci di farti sobbalzare, ma anche esecutori di un compito assegnatogli da una mente ragionante, togliendo un po’ quella sensazione di puro terrore che suscitavano nel primo film mostrandosi quali esseri viventi dediti alla propria riproduzione e al massacro di ogni altra specie e basta.

E gli Ingegneri? Beh, ce li siamo persi, un po’ come accadde con i Midichlorian nella seconda trilogia di Star Wars. Peccato, perché anche se la fantascienza traborda di razze inseminatrici delle stelle sarebbe stato interessante vederne sviluppare i concetti.

I punti di forza del film sono anche i suoi limiti, ovvero le interpretazioni di Fassbender e della Waterston, il primo giganteggia nel duplice ruolo del tentatore e del tentato, la seconda pur immettendosi nel solco delle eroine femminili della saga quali Sigourney Weaver e anche, perché no, Noomi Rapace, dimostra però ottime doti interpretative capaci di regalare una eroina non fotocopia ma familiare e solida.

La trama sceglie di essere meno grandiosamente fantascientifica come fu Prometheus per diventare un po’ più sporca, claustrofobica e violenta, evitando qualcuna delle situazioni più dibattute proprio di Prometheus ma allo stesso tempo fornendo una serie di sequenze da puro fan service. Il nuovo pianeta è quasi una specie di eden con paesaggi idilliaci tanto da scioccare davvero quando mostra la propria indole mortale e avversa agli umani facendo di Covenant (almeno in questo) un film che prende la grammatica della saga e la declina in una nuova modalità.

È un eden con il suo satana sintetico, dunque, pronto a unirsi al suo fratello/discendente/simile per tentare mortalmente la razza umana e, magari, estinguerla.

È vero, stiamo ancora parlando di Fassbender e del suo personaggio, ma è questo che il film lascia maggiormente, la presenza di un villain capace di infondere un reale piano all’origine degli xenomorfi tanto in modo da portare l’umanità al nuovo scalino evolutivo.

Come conciliare questo con il primo Alien sarà probabilmente compito del prossimo (o prossimi) film, e mi sembra complesso esattamente quanto giustificare il cambio della tecnologia da touchscreen a video monocromatici con tastiera. Viene comunque da pensare cosa accada a Ridley Scott quando si mette a dirigere un film di Alien, perché quando dirige altro (The Martian) riesce ancora a fare un lavoro egregio.

È davvero necessario proseguire saghe come questa?

Se lo scopo è dare alle nuove generazioni emozioni simili a quelle che ancora ricordiamo del “nostro” primo Alien o di altri film non sarebbe meglio lasciare libera l’inventiva dei nuovi film maker in modo che possano trovare la “loro” nuova strada per le nuove generazioni invece di riscaldare solo minestre dal sapore noto?

Ma queste sono solo domande retoriche da vecchi xenomorfi.

Alcuni diritti riservati CC by-nc-nd



Ridley Scott «Alien: Covenant
stravolgerà tutta la saga»

di Carmine Treanni

da Fantascienza.com, 6 giugno 2017

Il regista di Blade Runner spiega come è nato il sequel di Prometheus
e di cosa ha significato tornare alla saga che lo ha reso famoso presso il grande pubblico.

Sembra proprio che Ridley Scott non possa ciclicamente fare a meno di tornare nell’universo di Alien. Dopo il per nulla originale Prometheus del 2012, il regista di cult come Blade Runner e Il Gladiatore, ci riprova con Alien: Covenant, sequel di Prometheus e ambientato dieci anni dopo.

Nel cast figurano Michael Fassbender (Prometheus, 12 Anni Schiavo), Katherine Waterston (Steve Jobs, Vizio di Forma), Billy Crudup (Quasi Famosi, Mission Impossible III), Danny McBride (Strafumati, la serie TV Eastbound & Down) e Demián Bichir. Il film è diretto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The Martian). La sceneggiatura è, invece, dei veterani John Logan e Dante Harper, ma la storia di partenza è di Jack Paglen e Michael Green.

Ridley Scott e Danny McBride sul set di Alien Covenant
A bordo dell’astronave Covenant tutto è tranquillo; l’equipaggio e le altre 2.000 anime sul vascello d’esplorazione sono profondamente addormentate nell’iper-sonno, lasciando che Walter, l’organismo sintetico a bordo, cammini da solo per i corridoi. La nave è in viaggio verso il lontano pianeta Origae-6, sul fianco estremo della galassia, dove i coloni sperano di stabilire un nuovo avamposto per l’umanità. La pacifica tranquillità del viaggio viene interrotta quando una vicina esplosione stellare distrugge le vele di raccolta di energia della Covenant, provocando decine di vittime e facendo deragliare la missione. Ben presto i membri superstiti dell’equipaggio scoprono quello che sembra essere un paradiso inesplorato, un Eden indisturbato con montagne coperte di nuvole e immensi alberi altissimi, molto più vicino di Origae-6 e potenzialmente altrettanto valido per ospitarli. Quello che hanno trovato, tuttavia, è un mondo oscuro e mortale pieno sorprese e tranelli. Messi di fronte a una terribile minaccia, al di là della loro immaginazione, gli esploratori dovranno tentare una fuga precipitosa per uscire dalla trappola.

Alien è immediatamente diventato un cult, un film che ha fatto da spartiacque almeno per un certo tipo di fantascienza e Scott ha le idee precise su cosa è stato quel film.

«È divertente, perché in un certo senso, ho sempre pensato ad Alien come a un B movie davvero ben riuscito.» ha affermato Scott. «Il sottotesto era piuttosto semplice: sette persone chiuse in una vecchia casa oscura e si trattava di chi morisse prima e di chi sarebbe sopravvissuto.»

Per Alien: Covenant, invece, il regista ha cercato di ricostruire la stessa atmosfera di pericolo strisciante e tensione costante di Alien, ma offrendo anche nuove prospettive per aggiungere spessore e profondità alla più ampia mitologia della saga. Questo approccio era necessario, secondo il regista, per mantenere la narrazione fresca e sorprendente.

«Non puoi continuare a fare inseguire gente da un mostro in un corridoio, è noioso.» ha detto Scott. «Mi è venuto in mente che nessuno si era posto la domanda: chi ha fatto questo e perché. Potresti dire che sono mostri dello spazio, o divinità spaziali o ancora degli ingegneri dello spazio esterno che li hanno inventati.. non è così. Alien: Covenant stravolgerà tutto.»

Uno dei protagonisti della storia è il pianeta Origae-6, e il regista ha spiegato che:

«Il pianeta è meraviglioso e spettacolare, ma è una minaccia su larga scala. Si tratta di un pianeta morto, è come una casa infestata. Non ci sono forme di vita tranne le piante e gli alberi, nessun tipo di animale.»

Tra gli attori del film, torna l’attore tedesco Michael Fassbender, che avevamo già visto in Prometheus.

«Michael è un grande attore e ha un grande senso dell’umorismo.» – ha sottolinea Ridley Scott. «Mi sono sempre divertito a lavorare con lui, una cosa davvero importante. Per quasi tutto il tempo sto in attesa di quel suo lato con quell’umorismo sarcastico.»

Altra fondamentale protagonista della pellicola è Katherine Waterston che Scott ha notato per la prima volta nell’adattamento del libro di Thomas Pynchon fatto da Paul Thomas Anderson: Vizio di forma, il ruolo che l’ha resa famosa, e così ha pensato che sarebbe stata perfetta nel ruolo di Daniels. «Avevo bisogno di qualcuno che avesse un fisico imponente, alta, atletica e brava a recitare.» – ha raccontato il regista. «E lei è speciale. Quello che è interessante è che, sia lei che Billy Crudup vengono dal teatro e hanno portato molto della loro tecnica, della loro conoscenza e della loro sensibilità. Quando stai facendo un film come questo, con persone che muoiono continuamente e sotto forte coercizione, bisogna mostrare sempre paura. Ci sono molti “colori” per la paura come molti per il rimorso. Una persona con un background teatrale può scavare in profondità e può tirarlo fuori; questo ha aiutato enormemente.»

Alien: Covenant è stato girato in 74 giorni nel 2016, tra gli studi della Fox in Australia e in esterna a Milford Sound, Nuova Zelanda. Scott ha affidato a Chris Seagers la realizzazione della sua visione per l’astronave del titolo. «Le astronavi sono sempre difficili.» – ha rivelato Scott. «La Covenant è una nave colonizzatrice simile ai vecchi schooner (i carri con cui si spostavano i coloni) delle praterie del West. Questa non è una sudicia astronave, ma è una vascello da esplorazione per una missione scientifica, che trasporta persone e attrezzature per colonizzare un altro pianeta. Logicamente, è come un treno merci: è divisa in tre sezioni con giunzioni esagonali, che sono enormi container. Ogni sezione si può distaccare, una sola volta, e atterrare su dei piloni, in modo da diventare un vasto magazzino con tutta l’attrezzatura.»

Non poteva mancare l’Alien di turno ed è stato proprio Scott che ha concepito la necessità di un Neomorfo, da far debuttare in pompa magna nel film. Una nuova mortale forma di vita che si affianca alle uova aliene, al “polipo” che si attacca al viso, all’embrione che sbuca dal petto e, naturalmente, allo Xenomorfo pienamente sviluppato. Nella realizzazione dell’alieno, il regista ha preso spunto sia dal lavoro incredibilmente innovativo del surrealista svizzero H.R. Giger, il cui genio era dietro lo spaventoso Xenomorfo originale di Alien, sia da alcune meraviglie del mondo naturale come l’inquietante squalo goblin, una rara specie di predatore d’altura con la pelle traslucida ed una mandibola a cerniera libera. «È stata dura progettare il Neomorfo.» ha spiegato il regista. «È stata una grande sfida che si è presentata perché avevo bisogno di qualcosa in più del “solito sospetto”. Non lo volevo sovraesporre, l’ho voluto preservare. Il Neomorfo, in un certo senso, è la prima generazione dell’alien, ma ha bisogno di una forma di vita umana a cui fare riferimento o, se preferite, con cui mischiarsi o ibridarsi».

Sarà riuscito Ridley Scott a rilanciare la saga? Agli spettatori l’ardua sentenza…

Alcuni diritti riservati CC by-nc-nd



Tutti gli Alien del Grande Schermo

a cura di Fantascienza.com, 6 giugno 2017

Ecco una mappa di tutta la saga di Alien, dal primo e originale film di Ridley Scott
fino a Prometheus, sempre del regista di Blade Runner.

Alien

L’astronave commerciale Nostromo, durante il suo viaggio di ritorno sulla Terra, viene bloccata dal computer della nave, denominata Mother (Madre), e il suo equipaggio viene risvegliato. Il computer è stato programmato per fermarsi e indagare su una presunta vita aliena. L’equipaggio un po’ controvoglia deve investigare e scende su un pianeta. Qui un membro dell’equipaggio viene attaccato da una forma di vita aliena. Riportato sull’astronave, l’alieno lascia l’ospite umano e sull’astronave comincia una caccia all’alieno adrenalinica. Alla fine, su una scialuppa di salvataggio, resteranno solo il tenente Ripley e l’alieno e la donna riesce ad espellere dalla capsula la creatura.

Un capolavoro della fantascienza virata all’horror.

La protagonista Ripley diventerà una vera e propria icona del cinema al femminile, diventando il prototipo dell’eroina per tante altre pellicole al femminile.

Aliens – Scontro finale

(Aliens, Stati Uniti e Gran Bretagna, 1986) di James Cameron. Con Sigourney Weaver, Michael Biehn, Paul Reiser, Lance Henriksen, Carrie Henn.

Il tenente Ripley viene ritrovata sulla navicella della Nostromo 57 anni dopo la sua fuga dal pianeta natale della creatura aliena che la sua astronave ha incontrato e di cui lei è l’unica sopravvissuta. La donna apprende di essere sopravvissuta anche a sua figlia, che era appena un bambina quando lei partì. Ancora sconvolta da ciò che accaduto, Ripley racconta a cosa è accaduto a bordo della Nostromo e di come l’alieno abbia ucciso tutto l’equipaggio, ma purtroppo nessuno le crede. Viene a conoscenza del fatto che addirittura il pianeta dove lei e i suoi compagni hanno trovato l’alieno è stato terra formato. Tuttavia, si sono persi i contatti con la colonia terrestre e il capo della compagnia che l’aveva ingaggiata per il viaggio della Nostromo le chiede di unirsi ad alcuni marines per investigare sul perché la colonia non comunica più con la Terra. La donna accetta riluttante. Giunti sul pianeta scopriranno che i coloni sono stati tutti uccisi da una orda di alien. L’unica sopravvissuta è una bimba denutrita e spaventata a morte…

James Cameron, che due anni prima ha dato vita alla saga di Terminator, riesce a no far rimpiangere il film Alien di Ridley Scott, di cui Aliens è il seguito. La formula che il regista americano sceglie è: più azione e più terrore. Spettacolare il duello finale. Il film ottiene un oscar per gli effetti visivi.

Alien 3

(Ibidem, Stati Uniti, 1992) di David Fincher. Con Sigourney Weaver, Charles Dance, Lance Henriksen, Charles Dutton, Paul McGann, Brian Glover, Ralph Brown, Pete Postlethwaite.

Claustrofobico e angosciante, questo terzo capitolo della saga di Alien non centra l’obiettivo, complice una trama troppo cervellotica e poco azione.

Ripley, il tenente sfuggita miracolosamente dalle grinfie di una creatura aliena sconosciuta alla razza umana, atterra con la propria astrobanve su Fiorina 161, una sorta di colonia penale. Il suo timore è che l’alieno sia presente a bordo della sua astronave e l’incubo diventa presto realtà. Ripley dovrà così confrontarsi di nuovo con la creatura, aiutata dai detenuti, ma dovrà anche compiere una difficile scelta personale che coinvolge direttamente l’alieno.

Alien 4 – La clonazione

(Alien Resurrection, 1997) di Jean-Pierre Jeunet. Con Sigourney Weaver, Winona Ryder, Ron Perlman, Dan Hedaya, J.E. Freeman, Brad Dourif, Michael Wincott.

Ripley è morta da duecento anni, ma il suo corpo viene clonato. La donna però nasconde un segreto: il suo DNA è mescolato a quello alieno. Gli scienziato che l’hanno clonata, infatti, vogliono estrarre da lei la Regina aliena che a sua volta dovrà dare vita ad una nuova progenie di Alien. Lo scontro è d’obbligo e così la nostra eroina si allea con un gruppo di mercenari per far fuori gli alien.

Quarto capitolo della saga creata da Ridley Scott. Questa volta il film funziona, grazie anche alla sceneggiatura di Joss Whedon che riprende la tematica della maternità già presente nel primo Alien. Di fronte ci sono due “eroine” al femminile, Ripley e la Regina Aliena, simbioticamente unite, ma nemiche in nome della sopravvivenza.

Alien vs. Predator

(AVP: Alien Vs. Predator, 2004) di Paul W.S. Anderson. Con Sanaa Lathan, Raoul Bova, Colin Salmon, Lance Henriksen, Agathe De La Boulaye, Ewen Bremner

Una squadra internazionale di archeologi, scienziati ed esperti della sicurezza, guidati da Alexa “Lex” Woods, ambientalista ed esploratrice, insieme all’archeologo Sebastian De Rosa, scopre a circa 600 metri di profondità, sotto la calotta di ghiaccio dell’Antartide, una piramide che porta in sé tracce delle culture atzeca, egizia e cambogiana. Dentro la piramide i Predators hanno tenuto in vita una Regina Alien, che ha deposto uova ad intervalli di 100 anni. I giovani guerrieri Predators sono addestrati proprio combattendo contro la prole degli Alien. Il team, insomma, ha scoperto ed è testimone di un incredibile rito di passaggio, nonché di una vera e propria guerra tra Aliens e Predators. Un film tutto sommato godibile, non un capolavoro, ma nemmeno un puro e semplice accoppiamento di due fra le saghe cinematografiche più “mostruose”, di questi ultimi anni.

Il film è ricco di scene a metà tra l’azione pura e quel sense of wonder tipico dei film degli anni Cinquanta, quando la cine-fantascienza dei mostri, umanoidi e non, conobbe la sua età dell’oro. Il cast internazionale si è dimostrato all’altezza, interpretando in modo realistico un gruppo di uomini alla scoperta di un orrore che è cominciato ben prima che l’uomo mettesse piede sulla Terra. Non guastano i riferimenti alla narrativa di H.P. Lovecraft, ed in particolare ad uno dei romanzi più fantascientifici qual è At the Mountains of Madness, non a caso pubblicato su Astounding nel 1936, una tra le più note riviste di science fiction.

Prometheus

(Ibidem, 2012) di Ridley Scott. Con Noomi Rapace, Michael Fassbender, Guy Pearce, Idris Elba, Logan Marshall-Green e Charlize Theron.

Nel 2093 l’astronave Prometheus parte per una missione segreta verso un lontano pianeta. Sovvenzionata dal ricchissimo e moribondo industriale Weyland, i due antropologi che la compongono Elizabeth Shaw e Charlie Holloway sperano di trovare in quel lontano pianeta la risposta alle domande che l’umanità si pone da sempre sull’origine della vita umana sulla terra. Il viaggio stellare sotto la direzione dell’intransigente comandante Meredith Vickers non insegue però esclusivamente uno scopo scientifico. Le vere ragioni di questa potenziale scoperta, che potrebbe far crollare l’insieme delle teorie evolutive conosciute fino ad oggi, rischieranno però di mettere seriamente in pericolo la disparata equipe di questa spedizione non ufficiale.

Film che doveva essere il prequel all’originale Alien, ma che si è rivelata una vera delusione per i tanti fan. Il film ricalca la storia proprio dell’originale pellicola, senza apportare nulla alla saga. Ottima l’interpretazione dei protagonisti, Noomi Rapace e Michael Fassbender, seppura incastrati in una trama senza tracce d’originalità.

Alcuni diritti riservati CC by-nc-nd


L.

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Un pensiero su “[2017-06] Delos Science Fiction 190

  1. 1) Fabra è ancora generoso con il suo “non riesce a convincere appieno”…
    2) La risposta alla domanda finale di Carmine Treanni è NO
    3) Prometheus una delusione? Sicuri? Ah, già, Covenant non l’avevate ancora visto 😦

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