[2001-12] AVP2 su “Games Machine” 150

Preso a prezzo scontatissimo su eBay questa rivista d’annata – n. 150 (dicembre 2001) – della storica testata “The Games Machine“, con una copertina dedicata ad un gioco a cui sono particolarmente affezionato: Aliens vs Predator 2 (Sierra).
Riporto le scansioni delle pagine che trattano il videogioco e poi di seguito l’articolo testuale per intero.


Aliens vs Predator 2

di Andrea Della Calce

Chi ha detto che i seguiti
sono sempre peggio degli originali?

Potrei perdermi per pagine con considerazioni su stile, letteratura correlata e via discorrendo, ma visto che già mi prendo la briga di raccontarvi aneddoti et similia in un apposito box, cercherò di andare direttamente al sodo, anche perché sono sicuro che chiunque tra voi avrà visto almeno uno dei cinque film che hanno ispirato la nascita di un videogame dedicato al probabilissimo, ma mai realizzato per chissà quale motivo, scontro tra due delle razze aliene che dominano lo spazio: l’Alieno e il Predator.

Se i fumettisti sono riusciti a fare scontrare persino Superman con le creature ideate da quel folle di Giger in uno dei più improbabili crossover tra Dark Horse Comics (detentrice dei diritti per la pubblicazione di tutto ciò che riguarda alieni e predatori) e DC (storica casa editrice dell’uomo d’acciaio di Schuster…), il cinema ancora non ha trovato una buona idea per produrre una pellicola del genere: il riscontro del pubblico però ha portato alla nascita di un gioco dedicato su PC, dopo il fallimento dell’accordo con i Cryo e il gioco “Aliens: a Comic Book Adventure”…

La FOX Interactive, che all’epoca era tutto fuorché un’etichetta di grido, nel 1997 si affidò ai Rebellion per sviluppare Aliens versus Predator e realizzare così i sogni di grandi e piccini amanti della fantascienza.

I ragazzi, che poi non sono cosi male (attualmente impegnati nello sviluppo di un titolo in soggettiva basato sul mondo di Judge Dredd), sfornarono un gioco mica da ridere anche se, con le tecnologie attuali, rivedere oggi le foto del predecessore di AvsP2 mi ha fatto un certo effetto.

Il seguito però, successivamente all’acquisizione da parte della Vivendi/Sierra di Fox Interactive, ha fatto cambiare la direzione del progetto, che è passato nelle mani di un gruppo di programmatori che, personalmente, ammiro e stimo tantissimo: i Monolith. Questa scelta ha reso quasi obbligatorio il passaggio a un motore grafico di nuova generazione, perfettamente consono alle esigenze del pubblico che gioca con videogame in soggettiva: il LithTech.

Sebbene il nome LithTech sia oramai in giro dai tempi di Blood, non bisogna farsi trarre in inganno e giungere a frettolose conclusioni per le quali si potrebbe arrivare a stabilire che si tratti di un motore vecchio: trattasi infatti di un engine 3D potentissimo, “leggero” rispetto a molti altri in circolazione e, soprattutto, facilmente modificabile e aggiornabile. Il risultato, peraltro, lo vedete proprio sotto i vostri occhi…

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La struttura rispetto al precedente capitolo è rimasta sostanzialmente invariata: esistono tre campagne single-player da affrontare con Marine, Alieno e Predator. La prima vera differenza si nota al momento della scelta del livello di difficoltà: oltre ai tre classici, è stata aggiunta una modalità ultra difficile che non consente il salvataggio durante la partita. La novità? Beh, se qualcuno non se lo ricordasse, in Aliens versus Predator una delle principali difficoltà consisteva nel fatto che non si poteva salvare durante una missione, una scelta quasi folle che aumentava sì i battiti del cuore dovuti alla tensione emotiva, ma che allo stesso tempo minava le fondamenta di quello che comunque rimaneva un ottimo gioco. E già qui abbiamo fatto felici un po’ tutti…

La scelta del “personaggio” condiziona completamente la tipologia di gioco, più o meno come accadeva nel primo episodio: una volta presa la decisione su chi impersonare dei tre protagonisti, comincia l’avventura vera e propria, e anche qui ci si trova subito davanti a una gran bella novità…

Ogni missione infatti rappresenta un vero e proprio capitolo dell’avventura, con tanto di nome che ne identifica in sintesi la “trama”: se in AvP la sensazione che si aveva giocando era quella di avere a che fare con un po’ di missioni legate tra loro da un sottile – se non inesistente – filo conduttore, nel sequel lo svolgersi degli eventi costituisce un solido canovaccio narrativo che aumenta notevolmente l’impatto emotivo.

Non a caso ciascuna missione è introdotta da alcuni filmati realizzati con il LithTech e i risultati sono davvero eccezionali: la realizzazione tecnica è veramente buona, il motore rulla che è un piacere e dopo pochi secondi di gioco si ha già l’occhio fisso sul rilevatore di movimento, pronti a sobbalzare a ogni minimo rumore o segnale sospetto (questo sempre che si decida di cominciare con il Marine, ma trovatemi una sola giustificazione per iniziare con gli altri due “protagonisti”…).

Il sistema di controllo, invece, è rimasto invariato (così come gli hot key assegnati di default): oltre ai tasti comuni per ciascun personaggio, bisogna avere la premura di impararsi anche le abilità speciali, differenti (e non vedo come sarebbe potuto essere altrimenti) per ognuno.

A proposito di abilità speciali, tengo a sottolineare come i Monolith abbiano compiuto un’opera di restauro e completamento a quanto già fatto dai Rebellion: il Marine ora è dotato di un hacking device per aprire porte o entrare in sistemi di sicurezza, può usufruire di una fiamma ossidrica per dissaldare portelloni e l’arsenale è un filo più completo, anche se mi tocca spendere due parole sul sistema di motion tracking. Al contrario di quanto visto nella pellicola Aliens, il rilevatore di movimento segnala qualsiasi oggetto si sposti, dalle porte di un ascensore che si aprono al gancio di una gru penzolante.

Queste informazioni vengono comunque rilevate dal dispositivo rendendo la lettura delle posizioni di eventuali nemici ancora più incerta e nebulosa: provate a trovarvi in un cortile aperto con movimenti ai quattro lati che, giunti a pochi metri da voi, smettono improvvisamente…. Se non altro ve la fate un po’ sotto, prima di scoprire che si tratta di impalcature semoventi…

Un capitolo a parte merita la campagna dell’Alieno; se nel primo episodio si trattava forse del personaggio più noioso da utilizzare, nel seguito questo diventa il massimo dell’innovazione.

Non mi era mai capitato e, sinceramente, non avevo mai pensato che cosa implicasse la vita dell’alieno; i Monolith, al contrario, si sono fatti la domanda e si sono dati la risposta. L’inizio della campagna aliena, infatti, vi mette nella condizione di saggiare con mano le prime ore di vita dell’organismo xenomorfo, passando dall’uovo al facehugger (l’organismo che impianta l’embrione nel corpo ospite), dal chestburster (la fase di neonatività nella quale il piccolo alieno si deve nutrire per crescere alle dimensioni che tutti voi ben conoscete) alla formazione completa dell’essere adulto.

Questi passaggi mettono il giocatore nei panni dei tre differenti organismi e consentono l’applicazione pratica di tutta la teoria vista e rivista nel corso degli ultimi ventitré anni in celluloide…

Si comincia quindi come facehugger e l’obiettivo è quello di cercare un corpo ospite all’interno della base nella quale l’uovo si è schiuso: l’essere immondo può sgattaiolare ovunque, entrare nei condotti, andare a testa in giù e strisciare in anfratti bui alla ricerca dell’incubatrice ideale… Con il chestburster, invece, le possibilità di sopravvivenza sono ancora più ridotte, in quanto oltre al fatto che si può utilizzare solo la prima dentatura (sapete che gli Alieni hanno una sorta di seconda bocca posizionata più o meno dove noi abbiamo la lingua, no?), non ci si può arrampicare da nessuna parte, e sfuggire alle sentinelle firmate Weyland Yutani è abbastanza difficile. I piccoli mammiferi possono essere usati come cibo per crescere e un alieno con abbastanza pappa e risorse a disposizione può raggiungere l’età adulta nel giro di ventiquattro ore…

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Un discorso a parte lo merita l’online. Chiunque di voi abbia provato la versione Demo del multiplayer si sarà fatto un’idea sulla tipologia di gioco: un ritorno al vecchio e mai troppo rimpianto deathmatch ci voleva, anche se concettualmente ci avviciniamo molto di più a un discorso a squadre. L’azione è frenetica e le modalità di gioco differenti (compresa la “evac”, nella quale un team deve raggiungere un ipotetico punto d’estrazione e sopravvivere per dieci secondi, il tutto ovviamente in un festival di schizzi d’acido, decapitazioni e chi più ne ha più ne metta), rendono AvP2 un titolo dalle mille potenzialità. Vedremo che cosa succederà…

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Per quanto riguarda il resto, beh, che dire se non che ci troviamo di fronte a un qualcosa di davvero eccezionale? Le musiche sono composte sulla falsariga di quelle originali della tetralogia aliena, ma anche in questo caso i Monolith hanno fatto un ottimo lavoro: nessuna musica in background, ma parecchi inserti qua e là che rendono ancora più cinematografica l’esperienza…

Anche gli effetti sonori sono perfetti e giocano un ruolo a dir poco fondamentale: mi raccomando, o cuffie (potenti) o un buon impianto audio per godere appieno dell’effetto surround. Graficamente mi sembra di avere già detto tutto: certo, non siamo ai livelli del dettaglio grafico di un Black & White, però non è nemmeno richiesto un computer super ninja per farlo girare in maniera decente (sono convinto che le specifiche tecniche minime raccomandate siano un po’ abbondanti, almeno per quanto riguarda il processore…) e il risultato è comunque ottimo, soprattutto grazie alla maestria nel disegnare texture, modelli e mappe, forse un pelo troppo lineari…

Prima di abbandonarvi al resto della recensione, un’ultima, doverosa, raccomandazione: luci sempre spente, anche di notte…


Acido, verde e rosso:
com’è diverso il sangue nello spazio…

Rileggendo la mia recensione di Aliens versus Predator apparsa sul numero 119 di TGM del maggio 1999, mi sono reso conto di non avere dedicato troppo spazio alla filmografia originale dalla quale sono tratti i due giochi. Siccome in materia sono abbastanza ferrato, vi lancio subito tutto quanto in ordine cronologico: come sono fico…

Alien (1979)

The movie that started it all”, direbbero gli americani, per indicare il film che ha generato tutto. Un’allucinazione di Dan O’Bannon viene realizzata dalle menti geniali di Ridley Scott alla regia e dal designer svizzero H.R. Giger (famoso anche per la copertina di giochi come Darkseed e I Have No Mouth And I Must Scream, oppure per il front cover di Brain Salad Surgery degli Emerson Lake & Palmer), che realizza il “costume” dell’alieno. Nel primo film, infatti, l’alieno è uno solo (come indica il titolo) e viene portato sulla nave da carico con un corpo estraneo attaccatosi alla faccia di un membro dell’equipaggio della nave Nostromo, sceso sulla superficie di un pianeta per controllare un segnale di soccorso… Sopravvivrà solo Sigourney Weaver nei panni del Tenente Ellen Ripley, che sarà anche la protagonista di uno dei suoi ruoli di maggior successo, ovvero…

Aliens (1986)

Uno dei tre capolavori assoluti di Cameron (gli altri sono Terminator e The Abyss, almeno secondo il mio modesto parere… (beh, anche Titanic… ndSS): come l’aggiunta della lettera “S” suggerisce, questa volta sono in tanti e, non a caso, la frase sulle locandine dei cinema è “Questa volta è guerra”. Svegliatasi dal sonno iperbarico dopo settantanni circa di vagabondaggio nello spazio, Ripley viene recuperata dalla compagnia Weyland Butani, che si convince del suo racconto solamente dopo che la colonia mandata sul pianeta LV-425 smette di mandare comunicazioni.

L’apparizione dei marine coloniali alla fin della fiera rimane unica per tutta la tetralogia, ma è fuori discussione che il gruppo di personaggi messo insieme da Cameron rimane una delle compagini della storia del cinema più memorabili, sebbene gli attori fossero l’allora sconosciuto Bill Paxton, un altalenante Lance Henriksen e un Michael Biehn che è sempre stato un chiodo fisso del vecchio James (e non a caso protagonista anche delle due pellicole citate poche righe fa…). Il ruolo del cattivo, Burke, è interpretato dall’ottimo Paul Reiser, che avrete sicuramente avuto modo di apprezzare nell’eccezionale sitcom con Helen Hunt, Mad About You (in Italia, Innamorati pazzi o una amenità del genere). Leggendario lo scontro tra la Regina e Ripley imbragata in una sorta di muletto che funge da esoscheletro…

Una curiosità: il nome dell’attrice che interpreta Vazquez è Jenette Goldstein: tra le sue apparizioni successive annoveriamo ruoli (anche minori) in Terminator 2, Titanic, “Paura e delirio a Las Vegas” e nel documentario TV Alien Evolution

Predator (1987)

Gli anni Ottanta sono terreno fertile per la science fiction e l’anno successivo all’uscita di Aliens, anche John McTìernan si mette alla regia di uno scritto dei fratelli Thomas, che vede un cacciatore alieno divertirsi nella giungla sudamericana a spese degli umani. Un commando guidato dal super soldato Schwarzennegger, tra mille peripezie e trucchi astuti, avrà la meglio sui Predator ultra tecnologico, invisibile nella giungla e letale a terra… Una curiosità: Kevin Peter Hall, l’attore che ha impersonato il Predator in entrambi i film, è morto di AIDS nel 1991 all’età di 36 anni.

Predator 2 (1990)

Bastano tre anni perché anche il Predator goda di una nuova possibilità nell’abito cinematografico. Questa volta lo scenario è una decadente Los Angeles, città dove il poliziotto della squadra narcotici Harrigan, interpretato dall’ottimo Danny Glover, si ritrova a lottare contro il mostro; comunque risulta poco credibile come antagonista del Predator.

Si tratta di uno scontro differente dove il cacciatore si ritrova improvvisamente a essere preda. Film se non altro utile per gettare nuove basi per il futuro e un eventuale scontro tra le razze aliene dominanti, a modo loro. I Predator sono una casta di guerrieri fieri e selvaggi, una tribù che caccia per diletto secondo regole antiche, aiutandosi però con tecnologie impensabili per gli umani. Nella scena in cui Glover sale sull’astronave madre dei Predator, si può intravedere una bacheca contenente trofei di caccia: tra questi, spicca la testa dello xenomorfo inventato da Giger… Ah, e c’è anche il mitico Hudson/Paxton nei panni di Jerry Lambert!

Alien 3 (1992)

Un alieno al cubo: dopo gli eventi che portano alla sopravvivenza unicamente di Ripley, ci si ritrova nuovamente in una situazione con un solo alieno, ma veramente indemoniato; il “piccolo” metterà a ferro e fuoco un’intera colonia penale nello spazio e Ripley si scoprirà essere la potenziale mamma della nuova regina. La specie deve andare avanti e la compagnia vuole tutto questo: riappare Lance Henriksen sotto forma del “creatore” dell’androide Bishop (ma sarà poi vero o anche questo è una “persona artificiale”?), Ripley si suicida mentre la Regina viene alla luce. Regia incerta di David Fincher, troppo da video di MTV (del resto questo faceva…). Per rasarsi a zero la Weaver chiede una cifra spropositata per un film che la vede anche nel ruolo di produttrice… Ingorda.

Alien Resurrection (1997)

Quarto e ultimo capitolo della saga con Jean-Pierre Jeunet dietro la macchina da presa (ricordato dai più per la cannibalistica e grottesca interpretazione di una società alla sbando nel fulminatissimo Delicatessen).

Ripley viene clonata, gli alieni proliferano nuovamente e un nuovo abominio genetico comincia a farla da padrone: polpettone sentimentale sugli effetti collaterali della clonazione, un po’ senza senso, ma quasi commovente. Incolore la prova di Wynona Ryder. Frase celebre: “Hey Ripley, ho sentito che hai già avuto a che fare con queste bestie, come hai risolto?” – “Sono morta…”.


L.

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  2. Questo secondo episodio del videogioco di Alien VS Predator era di quelli che non seguono la regola che il sequel sia destinato a restare nell’ombra del primo. Grazie anche a un comparto grafico adeguato, la parte meglio riuscito (e bilanciata) è senz’altro quella nei panni del marine (come nel precedente). Meglio questa volta la parte dell’alieno, ma a me dà sempre l’effetto nausea del “motion sickness”. I tre sono null’altro che la triade sempre presente nelle selezioni dei personaggi dei videogiochi: l’alieno l’opzione “veloce”, il predator l’opzione “tank-se ti piglio-ti-spiezzo-in due”, il marine l’opzione “di mezzo”.
    Mai giocato in multiplayer visto che all’epoca non avevo una connessione e oggi il multiplayer per me si riduce a un due-tre titoli al massimo, ma non mi ha ancora mai entusiasmato.
    Per PC, PlayStation 3 e Xbox360 gli stessi Rebellion hanno realizzato in seguito un altro episodio, ma è decisamente il peggio riuscito.

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