Alien Covenant (Blu-ray) Recensione


Riporto la recensione di redbavon, dal suo blog Picture of You, inerente l’edizione Blu-ray di Alien: Covenant (2017): presto anche la sua accorata critica del film.

Qui trovate il post originale.
L.


Dopo la visione del film in Blu-ray di Alien Covenant, per me una prima visione poiché non ero riuscito ad andare al cinema, mi ha colto un prurito alle dita che ormai riconosco da lontano. Le parole sono venute giù come una slavina al primo sole di primavera e perciò ho suddiviso il risultato di tanto sbattimento alla tastiera, che chiamarlo “recensione” mi pare presuntuoso, in due parti:

  • questa prima parte è un’analisi del prodotto “home-video” dal punto di vista tecnico, della qualità video e audio, con a margine le prime impressioni. Spoiler e olio di palma free.
  • la seconda parte ha già un titolo ed è Alien Covenant, Ridley Scott nello Spazio ti vorrei lanciare, che è indicativo di quanto abbia amato quest’ultima opera del regista. Non sarà una passeggiata di salute. La lettura non è consigliata ai minori, ai signorini e alle signorinelle attenti al bon ton e contiene anticipazioni della trama a catinelle.

Come un venerdì nero può tirarsi dietro anche un martedì notte altrettanto nero. E non perché era buio.

Lo confesso. Sono una vittima delle promozioni del “Black Friday” e così, preda delle lusinghe dell’Amazzone e complice la mia passione per l’universo di Alien, martedì sera rientro a casa dopo una giornata lavorativa intensa (leggi: rogne a pioggia più delle rane che Mosè mandò agli Egizi) e trovo un pacchetto contenente il Blu-Ray di Alien Covenant.
Evitate come la peste tutte le anteprime e recensioni, minacciando di una morte dolorosa e lenta gli amici che erano andati a vederlo, avevo solo sbirciato l’andamento dell’accoglienza del pubblico e della critica sul famoso sito Rotten Tomatoes all’epoca dell’uscita nei cinema. Alla fine ho mancato l’appuntamento al cinema.

Come metadone per la mancata assunzione della dose cinematografica di xenomorfi, mi ero lanciato in una recensione di un videogioco ispirato a tale saga, Alien Isolation. Fino dagli Anni Ottanta i videogiochi ispirati ai film sono colpiti da una maledizione: la maggiore parte del budget viene speso per la licenza, il videogioco deve essere pubblicato in una finestra temporale ristretta e finisce per essere una roba dall’inguardabile all’ingiocabile. Alien Isolation, invece, riesce a ricreare lo spirito del film, a rendere l’esperienza del fruitore da spettatore (passivo) a protagonista (attivo), arricchendola dell’interazione nel rispetto della coerenza con il film e del suo universo. Alien Isolation è quanto più vicino al primo monumentale film della saga, Alien.

Al prezzo di sette euro e spicci di centesimi mi preparo alla proiezione come se fossi andato al cinema con il vantaggio di potermi spaparanzare sul divano e – con il permesso della coniuge (andata a dormire) mettere alla corda l’impianto “home teatre”. Ho spento tutte le luci, chiuso la porta che separa la sala da pranzo dalla zona-notte, alzato il volume a “decibel smodati” e dato il comando “play” alla proiezione.

Nello Spazio nessuno può sentirti urlare.

“Nello spazio nessuno può sentirti urlare” si leggeva sulla locandina di Alien nel 1979, ma tra le mura domestiche, tutti possono sentirti urlare. Sopratutto in un condominio. E dopo i titoli di coda il sottoscritto avrebbe voluto davvero farlo a squarciagola lanciando coloriti epiteti al signor Ridley Scott, ottenendo nell’ordine:

  • un Daspo (Divieto di Accesso alla Sala da PranzO) fino all’anno venturo per la visione di “film in cui si fa rumore (cioè film di guerra), ci sono le astronavi (cioè fantascienza) e c’è gente con le orecchie a punta (genere fantasy)” (cit. mia moglie);
  • una mortificante ammonizione per rumori molesti da parte dell’amministratore del condominio su mozione dei vicini con tanto di affissione pubblica nell’androne del palazzo;
  • lo sfogo non avrebbe mai raggiunto il diretto interessato: il signor Ridley Scott.

Lasciamo lo sfogo a una seconda e corposa parte, vediamo cosa offre il prodotto “home-video”.

Il Blu-Ray restituisce come di consueto una risoluzione e pulizia d’immagine che non mi fa rimpiangere il grande schermo. Dal “master” per la proiezione cinematografica Digital Intermediate (2K) alla conversione per il “Full HD” televisivo, la scena si presenta ricca di dettagli, sia su grandi oggetti come la nave-madre USCSS Covenant sia su oggetti più piccoli come i particolari delle divise del suo equipagio. Nei primi piani l’alta definizione esalta i volti degli attori così come anche i suggestivi panorami del pianeta degli Ingegneri.

Pianeta 4, il pianeta degli Ingegneri, noto anche come “Paradise”. Praticamente la Nuova Zelanda.

Una nota sulle ambientazioni: il film è girato in Nuova Zelanda e Australia. Mi sono stancato di vedere scorci della bellissima Nuova Zelanda che spuntano in ogni film a partire da Il Signore degli Anelli. Capisco che quella terra sia uno degli ultimi baluardi di una natura incontaminata e di montagne antichissime, ma a un certo punto della proiezione di Alien Covenant non mi sarei stupito di vedere un paio di hobbit trotterellare fuori dalla foresta.

L’immagine conserva per tutta la durata del film un equilibrio di colori, mai eccessivi o “sparati”a causa del onnipresente ritocco in post-produzione; le sfumature emergono anche nelle scene dove esiste il rischio che il nero inghiotta tutti i dettagli.
L’immagine trasmette naturalezza anche se il contesto è fantascientifico, ma non senza qualche incoerenza per chi cerca di raccordare questo nuovo capitolo al primo Alien. Nella cronologia dell’universo alieno, sia Prometheus sia Alien Covenant narrano di accadimenti anteriori alla “serie di sfortunati eventi” in cui incorse l’equipaggio della Nostromo in Alien. Nel 1979 la fotografia di Derek Vanlint getta le fondamenta di una nuova estetica nella fantascienza cinematografica: ambienti industriali, sporchi, usurati, malandati, trasudanti olio e gocciolanti di condensa, avvolti in fumi densi; interni minimali, nessuna concessione a fronzoli o orpelli, ogni macchinario assolve a una funzione basica.

Dariusz Wolski, già direttore della fotografia in Prometheus, noto per la serie Pirati dei Caraibi, ha scelto un’immagine delle astronavi, sia all’interno sia all’esterno, che comunicano un più elevato avanzamento tecnologico rispetto all’indimenticabile Nostromo. Si potrebbe ipotizzare che la Nostromo, essendo un’astronave commerciale da trasporto presenta un equipaggiamento funzionale e minimalista quanto un furgone “Ducato” di seconda mano, mentre la Covenant, in quanto nave-colonia, è dotata di tutti i “comfort” come un autobus Super De Luxe con aria condizionata, schermi sui poggiatesta, poltrone reclinabili e riscaldate, servizi igienici.

Anno 2122. Plancia di comando del ponte della Nostromo.
Ripley pensa:”Che catoricio m’hanno mollato!” (Alien, 1979)
Anno 2104. Plancia di comando del ponte della Covenant.
“Caffettino?… MOTHER un macchiato con due zollette, due lunghi senza zucchero. Grazie.”.
(Alien Covenant, 2017)

Dopo l’atterraggio sul pianeta, i toni diventano più cupi e “sporchi”, ma è una scelta al servizio di una virata goticheggiante degli eventi che verranno narrati. La fotografia in Alien ha una parte da protagonista; in Covenant ha una parte da comprimario.

Veniamo all’audio che in un film di Alien è uno delle cause dei principi d’infarto, che pure metti in conto.

La parte audio mi ha soddisfatto parzialmente. È ormai prassi consolidata che l’audio in lingua italiana non possa andare oltre il DTS 5.1, che è un formato “lossy”, cioè con perdita di informazioni. L’audio in lingua inglese è graziato da una codifica “lossless” del DTS HD 7.1 che fa la differenza come tra il giorno e la notte.
La nuvola di suoni avvolge lo spettatore in un mix equilibrato, con bassi del subwoofer non invadenti e picchi coerenti. È un flusso continuo di suoni che impegna le due casse frontali e i satelliti posteriori, il centrale restituisce dei dialoghi sempre nitidi, che non si impastano mai neanche nelle scene più concitate e dall’elevata dinamica. Nella scena del combattimento tra Daniels e lo xenomorfo, il subwoofer domina la scena sonora con una serie di bassi di forte impatto, che fanno tremare il divano, dando l’illusione allo spettatore di essere a bordo della navicella con i motori a pieno regime.
Il tema musicale composto da Jed Kurzel utilizza elementi dell’originale di Jerry Goldsmith ed è l’unico autentico omaggio alla base dei fan. Quel sussurro sibilante, il basso che rimbomba con cadenza a sottolineare che non c’è alcuna speranza, una colonna sonora evocativa di un forte senso di straniamento, disagio, irrequietezza e pericolo incombente. Ascoltate la traccia “Spores”: sono due minuti di ansia d’intensità esponenziale.

Dal punto di vista tecnico, dunque, il Blu-ray di Alien Covenant è un’ottima riproduzione per il mercato “home-video” di un film di fantascienza, considerando anche una sezione degli “Extra” interessante, in particolare modo, la featurette “Settore 87 – Pianeta 4”, che mostra la storia dell’automa David dalla fine di Prometheus a Covenant, un vero e proprio prologo di Alien Covenant.

Assenti ingiustificati: i balzi dalla sedia o dal divano.

In questo ritorno alle origini del regista è assente un qualsiasi momento che ti costringa a una o tutte le seguenti classiche contromisure onde evitare di rimetterci le coronarie o ricorrere a un imprevisto “pit-stop” per un cambio delle mutande:

  • mettere le mani davanti al viso (e continuare a guardare attraverso le dita);
  • accendere tutte le luci della sala;
  • nascondersi dietro le spalle del compagno, chiedendo insistentemente se è passato il momento pauroso;
  • piantare saldamente le unghie nell’avambraccio del compagno, procurandogli un principio di sante stimmate.

Ridley Scott nel 1979 con Alien diede vita a un nuovo genere cinematografico: lo “sci-fi horror” (uso l’inglese perché “fanta-horror” sembra un’aranciata dal sapore tremendamente disgustoso). Lo stesso Ridley Scott nel 2017 ritorna alle origini con un film che ne porta il nome e ne raccoglie l’eredità, ma di “horror” si è persa traccia e di quell’universo “sci-fi” ha fatto come il bravo falegname con una grossolana asse di legno: ha piallato tutto.

A breve, continua ad Alien Covenant, Ridley Scott nello Spazio ti vorrei lanciare.

Ora godetevi una delle cose meglio riuscite del film: il tema musicale di Jed Kurzel.

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