Bishop II: l’uomo creduto androide

«Ma Amanda Lear è una femmina o un maschio?» cantava il poeta Er Piotta (SuperCafone, 1999), e parafrasando la domanda potrei chiedere: «Ma Bishop II è un uomo o un androide?»

Vediamo di scoprirlo.

Bishop II (Lance Henriksen)
(© 1992 Twentieth Century Fox)


Indice:


La nascita

Il romanziere William Gibson nella sua sceneggiatura immagina un Alien III dove Bishop, rimesso in sesto dopo Aliens, abbia una parte importante: gettato nel cestino quello script – e onestamente se lo meritava – il personaggio sembra scomparire nel nulla. Nessuno degli sceneggiatori successivi lo prende minimamente in considerazione.

Sin dal 1987 il futuro Alien 3 non fa che collezionare problemi su problemi, alcuni piccoli e alcuni titanici, e cominciare a girare ai Pinewood Studios di Londra prima ancora di aver capito quale sarà la sceneggiatura buona, fra le tante a disposizione, non è stata certo un’idea che ha aiutato la lavorazione.

Ad uno dei produttori scatta la voglia di un bel cameo di Bishop, di nuovo interpretato da Lance Henriksen: nel 1992 l’attore racconta:

«Walter Hill mi chiamò e mi disse: “Lance, vai in Inghilterra e fai quel ruolo”.»
(da “Cinefantastique”, maggio 1992)

Siamo tutti d’accordo che se Walter Hill ti chiama per un ruolo, foss’anche l’omino dei gelati, è comunque un ruolo che devi fare. Però l’attore in seguito ha ricordi decisamente poco piacevoli, che racconta nella sua biografia Not Bad for a Human (2011). Ecco il racconto di Joseph Maddrey:

«Le riprese di Alien 3 iniziarono senza ancora una sceneggiatura definitiva, ed Henriksen ha dovuto fare su e giù da Londra quattro volte in un singolo mese, mentre il copione veniva riscritto e nuove scene dovevano essere girate. In queste circostanze non sorprende che si fosse un po’ disamorato del progetto.»

Henriksen ha odiato fare quel ruolo e, nelle sue parole, questo l’ha spinto ad una decisione drastica:

«Quando vide il film montato per la prima volta decise che il personaggio di Bishop doveva essere usato esclusivamente come “riconoscimento del prodotto” e promise che non sarebbe più tornato nella serie a meno che il film successivo non avesse riproposto lo spirito combattivo di Aliens

Quando nel 1992 le riviste cominciano a svelare ogni singolo aspetto del film – e i giornali italiani fanno a botte per rivelarne il finale – uno strano binomio traspare da ogni testo: Bishop torna ma non è un androide, bensì un ingegnere di androidi… però la foto maggiormente presentata sulle riviste è lui con un orecchio a penzoloni. Ma allora è un androide?


La scena in VHS

Nell’ottobre 1992 vidi il film su grande schermo, al Barberini di Roma: sapevo ogni cosa, ogni particolare, i giornali avevano svelato tutto, eppure non nego un certo magone a vedere l’immagine titanica di Ripley che sprofonda nella fornace, sulle note strazianti di Elliot Goldenthal. (Per fortuna non c’era ancora la piaga dei multi-sala per cui i film erano ancora uno spettacolo enorme.)

Ovviamente non presi appunti e non ricordo se la scena di Bishop II corrispondeva a quella vista in seguito sulla VHS Fox Video 1993, ma sono abbastanza sicuro di sì. (Sebbene una mia vaga convinzione non costituisca prova certa!)

Nella videocassetta, ad un’ora e 45 minuti, subito dopo aver distrutto l’alieno Ripley incontra Bishop:

BISHOP II: «Tu sai chi sono?»

RIPLEY: «Sei un androide, lo stesso modello di Bishop. Sei un servo della Compagnia.»

BISHOP II: «No, non sono Bishop l’androide. Io l’ho progettato: ho un volto umano. Sono qui per dimostrarti tutta la mia amicizia.»

E già qui il doppiaggio italiano ci mette lo zampino: ma quale «volto umano»? In originale è «I’m very human», sono del tutto umano, ma evidentemente il traduttore nostrano ha già deciso che quello è un androide infingardo.

Il «volto umano» nella qualità VHS

La scena è vistosamente raffazzonata, il montaggio è a casaccio ma lo si potrà capire solo anni dopo con l’uscita della special edition.

Il personaggio di “85” d’un tratto si sveglia e invece d’essere il pavido moderato che è stato per tutta la trama, ha un momento BAZ. Nel film Base Artica Zebra (1968) quando la trama è finita, la storia conclusa e i russi e gli americani se ne stanno andando per la loro strada, si alza un personaggio che grida contro i sovietici e si scaglia contro di loro, morendo come un coglione: dal nome del film, ogni personaggio che muore da stronzo in un film lo chiamo “Momento BAZ”.

“85”, senza che ce ne sia minimamente bisogno, senza alcun motivo né senso logico dà una chiavata in testa a Bishop II, gridando «Maledetto androide!» e muore come uno stronzo. Momento BAZ.

Segue una serie di scene montate malissimo e totalmente sballate – frutto del devastante lavoro di smerdamento che il film ha subìto – e vediamo finalmente Bishop II, che dopo qualche fotogramma ad agitarsi non sembra più soffrire per la ferita. Prega ancora Ripley di consegliargli l’alieno e poi grida mentre la donna si getta nella fornace. Il tutto, con un orecchio a penzoloni: non ti aspetti che un uomo “vero” stia lì tutto tranquillo, dopo aver preso una enorme chiave inglese in testa e avendo un orecchio strappato via. Eppure… eppure è visibile del sangue rosso… Ma gli androidi dell’universo alieno non hanno sangue bianco?


La scena in DVD

Anno 1999, ventesimo anniversario del primo film e uscita in DVD dell’intera saga nel mitico cofanetto “Alien Legacy”. L’anno dopo la Fox Video distribuisce i singoli dischi, ed è questa edizione la più comprata.

Un’ora e 39 minuti… ammazza, quest’edizione ha “perso” 6 minuti rispetto alla VHS? La scena si ripete identica, con in più solo la splendida qualità digitale e il formato widescreen.

Anno 2003, ci si prepara al 25° anniversario ed è imminente l’uscita nei cinema della evitabile ed inutile Director’s Cut del primo film: arriva in videoteca il capolavoro dei capolavori, il cofanetto “Alien Quadrilogy”, il miglior prodotto alieno mai apparso finora.

Per la prima volta Alien 3 viene presentato nella tanto attesa special edition, oltre che nella versione cinematografica: finalmente vedremo il film per intero nel suo montaggio originale? No, perché non esiste un montaggio originale: esisono decine di versioni girate a cazzo e poi raffazzonate alla carlona. Grazie Sigourney, grazie Fox: siete stati più distruttivi degli xenomorfi…

Ad orecchio, la scena mi pare uguale…

Due ore e 7 minuti – una bella differenza con le precedenti versioni! – la scena è pressoché identica ma con un paio di differenze.

Una è giusto una curiosità. Gli uomini della Compagnia si sono presentati con tizi asiatici armati di ingombranti telecamere – perché nel futuro ci sono ancora le VHS! – ma se ci fate caso quando vengono inquadrati NON stanno riprendendo. Sapete perché? Perché Bishop II grida loro: «No pictures!». Ma se non vuoi alcun documento video della faccenda, che cacchio te li sei portati a fare dei cineoperatori?

Un cineoperatore (a destra) un po’ anacronistico, nel futuro
(© 1992 Twentieth Century Fox)

La differenza enorme è la scena che viene tagliata con l’accetta, e infatti nelle precedenti edizioni citate si nota fortissimo un montaggio sbagliato. Bishop II, colpito da “85”, si volta e mostra all’obiettivo un’abbondante fuoriuscita di sangue rosso…

Ma il sangue androide non è bianco?

… poi grida disperato e dolorante a Ripley: «I’m not a droid!»

Il grido di un umano scambiato per androide

Rimane il pressante interrogativo che parafrasa Er Piotta: ma Bishop II è un uomo o un androide?


L’audiocommentario

L’edizione DVD 2003 contiene un audiocommentario dove partecipa un sacco di gente, nei crediti: gli stessi crediti che non attestano la presenza di Lance Henriksen, che invece c’è!

Voglio la testa di Fincheeeeeeeeer!

Scopriamo che l’unico indizio per l’artificialità di Bishop II, cioè l’orecchio a penzoloni, l’abbiamo sempre frainteso

VOCE IGNOTA: «Qui fu bello rivedere Lance nel suo ruolo. La scena in cui viene colpito con il tubo di piombo è davvero scarna, ma facemmo in modo che si notasse l’orecchio fuori posto, perché Fincher voleva far capire che era una persona vera, non una creatura artificiale.»

Ecco, abbiamo sempre capito male… Però certo pure tu, Fincher: un’idea migliore potevi avercela.

LANCE HENRIKSEN: «Il copione distingueva tra Bishop I e II. Per interpretare il creatore di Bishop, questo tizio, non dovetti fare niente, come attore, perché Bishop era stato creato a sua immagine. Uno che crea un androide, lo crea a sua immagine. È come nella Bibbia: Dio creò l’uomo a sua immagine. […] Quando mi colpirono in testa con una sbarra, dovettero applicarmi un orecchio finto e usarono quello di Jack Nicholson in Batman

Quindi possiamo dire che il caso è chiuso: Bishop II è un umano scambiato per un androide. Ma forse già all’epoca non tutti l’avevano capito…


Il racconto

Nel 1992 la rivista italiana “CIAK” aveva la consuetudine di presentare il racconto testuale completo dei film. Non ho mai capito bene a cosa servisse, ma temo che la rivista facesse questo servizio per chi non aveva voglia di andare al cinema: si leggeva il racconto completo del film così poteva farsi bello con gli amici. (Spero di cuore che nessuno abbia mai messo in atto un piano del genere.)

Conservando ancora qualsiasi ritaglio messo da parte dal 1990 ad oggi, ovviamente ho anche il “cine-racconto” di Alien 3, sebbene non ci sia scritto alcun riferimento temporale: sicuramente parliamo dell’autunno 1992.

«Si fa avanti un uomo che ha l’aspetto dell’androide Bishop. “Il tempo è importante”, le dice, “abbiamo una sala operatoria a bordo della navetta. Lo vedrai morto, lascia che ti aiuti!”»

L’anonimo autore del “cine-racconto” non si sbilancia: l’uomo ha l’aspetto di Bishop ma se sia un androide o meno lo lascia all’immaginazione del leettore.

Intanto il romanziere Alan Dean Foster è disperato: sono decenni che scrive novelization senza averne alcuna voglia, eppure probabilmente vendono più questi libri-gadget che i suoi romanzi inediti, quindi non può smettere di scriverne. Quando la Warner Books lo chiama per Alien 3, probabilmente Foster va subito a dare capocciate al muro: preferirebbe essere inseminato da un alieno che scrivere ancora quella roba.

Il risultato è un terrificante romanzetto, in cui Foster testimonia tutto il suo odio per la saga: non a caso quand’è il momento di scrivere Alien Resurrection si dà assente giustificato. (Per fortuna, perché così lascia spazio ad A.C. Crispin, che scrive un capolavoro!)

«Bishop?» si sentì mormorare perplessa.

Questi si fermò, gli altri si portarono alle sue spalle, in attesa di ordini. Lui li invitò a riprendere fiato. Poi si rivolse alla donna con un sorriso rassicurante.

«Voglio solo aiutarla. Siamo tutti dalla stessa parte.»

Quindi Bishop II dà del lei a Ripley? No, è una interpretazione della traduttrice Sofia Mohamed Hagi Hassan: «I just want to help you. We’re all on the same side». Per avere un’idea di quanto la traduttrice fosse attenta, Fury 161 diventa Fury 361…

Era Bishop. No, non Bishop, ma un perfetto duplicato. Una copia assolutamente fedele del povero, disattivato Bishop. Bishop II, si disse Ripley, Bishop venuto a prendersi la regina.

Foster non ha voglia di fare il sottile e ci dice subito che è un androide, anche se la traduzione italiana raffazzona (e rovina) il delizioso gioco di parole. Com’è noto il finale di Aliens ha una “lettura scacchistica” perché la Regina prende Bishop, nome che nei paesi anglofoni indica negli scacchi ciò che noi chiamiamo Alfiere. Queen takes Bishop è la “chiave scacchistica” del secondo film, e qui la situazione si inverte, perché Bishop è «venuto a prendersi la Regina»: «Bishop to pawn four; Bishop takes Queen». Ripley è solo un pedone (pawn) nella strategia per prendere la Regina.

dalla novelization a fumetti di Steven Grant

Quello che segue è un testo assente da qualsiasi edizione nota, ampliato forse dalla fantasia di Foster o più probabilmente attingendo a qualche copione poi tagliato: alcuni particolari li si ritrovano identici nella special edition quindi è facile che la scena fosse molto più lunga di quanto finora mostrato.

A fine articolo riporto per intero il racconto di Alan Dean Foster, a dimostrazione di quanto fosse corposa la sequenza, ma il succo è quanto già mostrato dalla special edition:

«Non… non sono un… androide», mormorò la figura sanguinante in tono sorpreso, mentre si accasciava sul pavimento.

Malgrado abbia premesso subito che Bishop II era un androide, d’un tratto nella parte finale della storia Foster tratta il personaggio come un umano: nessuna citazione di orecchie a penzoloni, ma solo un uomo ferito che supplica Ripley di non distruggere l’alieno. Malgrado la traduttrice italiana non lo colga, dalla testa di Bishop II cola del «Real blood», del sangue vero.

Nel copione che Foster ha avuto a disposizione pare chiaro che Bishop II è umano, eppure né Foster né in fondo tutti noi l’abbiamo mai colto prima. Forse quell’orecchio a penzoloni non è stata proprio un’idea geniale…


Novelization della scena

«Io non sono Bishop l’androide. L’ho progettato. Io sono il prototipo, e naturalmente l’ho modellato con i miei stessi lineamenti. Io sono umano. Sono stato mandato qui per mostrarle un volto amico, e per farle capire quanto lei sia importante per noi. Per me. Io seguo questo progetto sin dall’inizio. Lei significa molto per me, tenente Ripley. Per tante persone. La prego, scenda. Io voglio solo aiutarla. Abbiamo qui tutto quello che serve per aiutarla, Ripley.» Le rivolse un’occhiata ansiosa. In quel momento Ripley si accorse che due degli uomini di Bishop II erano vestiti in modo diverso: erano dei biomedici. Le tornò in mente Clemens.

«Vada al diavolo. Conosco tutti i volti “amici” della Compagnia. L’ultimo che mi è capitato di vedere apparteneva a uno stronzo di nome Burke.»

Il sorriso svanì dal volto dell’uomo. «Il signor Burke si è rivelato una scelta sbagliata per la sua precedente missione. Aveva più a cuore i suoi interessi personali che quelli della Compagnia. Le garantisco che tale errore non si ripeterà più. Ecco perché mi trovo qui io, invece che un inesperto ed ambizioso subalterno.»

«E lei, naturalmente, non ha ambizioni personali.»

«Io voglio solo aiutarla.»

«Lei mente», replicò la donna con calma. «A lei non importa un accidente di me né di chiunque altro. Lei vuole solo portarsi via l’alieno. Queste creature hanno acido al posto del sangue, voialtri denaro. Non ci vedo molta differenza.»

Bishop II fissò per un momento il pavimento prima di alzare gli occhi verso la sagoma solitaria sulla piattaforma della gru. «Lei ha tutte le ragioni di essere diffidente; ma, purtroppo, non ci è rimasto molto tempo. Noi vogliamo riportarla a casa. Non ci interessano più quelle creature. Sappiamo quello che ha passato. Lei ha dimostrato grande coraggio.»

«Balle!»

«Mi creda. Noi vogliamo aiutarla.»

«In che modo?»

«Vogliamo tirare fuori l’alieno che ha in corpo.»

«E tenervelo.»

Bishop II scosse la testa. «No, distruggerlo.»

Ripley ebbe un attimo di esitazione, avrebbe voluto credergli. Cogliendo il suo smarrimento, Bishop II si affrettò ad aggiungere: «Ripley, lei è stanca, sfinita. Si conceda un momento per riflettere. A me sta a cuore solo il suo benessere. Sulla mia astronave, la Patna, c’è un’attrezzatissima sala operatoria. Possiamo asportare il feto, o larva, o come lo si voglia chiamare. Non abbiamo un nome per le diverse fasi di gestazione. L’operazione andrà benissimo! Lei avrà una lunga vita piena di gioie.»

Ripley lo guardò, ora tranquilla, rassegnata. «Ho già avuto una vita, grazie. Una vita di cui non ho dovuto rendere conto a nessuno.»

L’uomo alzò una mano in un gesto di supplica. «Ragioni, Ripley! Ammetto che abbiamo fatto degli errori, ma involontariamente. Possiamo riparare. Farle recuperare tutto il tempo perduto. Può ancora avere figli. Riscatteremo il suo contratto. Avrà tutto quello che merita. Glielo dobbiamo.»

Lei esitò ancora una volta. «Non porterete l’alieno sulla Terra?»

«No. Ora sappiamo con chi abbiamo a che fare. Lei aveva ragione fin dall’inizio. Ma il tempo stringe, dobbiamo intervenire. La sala operatoria sull’astronave è già pronta.»

I biomedici avanzarono immediatamente. «È un’operazione breve, indolore. Un paio di incisioni. Sarà tutto finito nel giro di un paio d’ore. Poi sarà di nuovo in piedi, pronta per ricominciare da zero.»

«Che garanzie ho che, una volta tirato fuori, lo distruggerete?»

Bishop II avanzò di un altro passo. Adesso era molto vicino. «Dovrà avere fiducia in me.» Tese una mano. «Abbia fiducia in me. La prego. Vogliamo solo aiutarla.»

Ripley rifletté con calma. Vide Aaron e Morse che la guardavano. Il suo sguardo si posò nuovamente su Bishop II.

Fece scorrere il cancelletto della piattaforma che la separava da loro. «No…»

Un cenno a Morse e questi azionò i comandi, mettendo in moto la gru. In quell’attimo Bishop II balzò in avanti, afferrando Ripley. Lei si liberò con uno strattone e indietreggiò. Il braccio della gru si allontanò dalle scale, muovendosi verso il centro della fornace.

I commando aprirono il fuoco e Morse si ritrovò con una pallottola nella spalla. Cadde dietro i comandi della gru.

Aaron agguantò un tubo rotto. «Fottuto androide!» Colpì con forza Bishop II sulla testa.

Questi vacillò, mentre i suoi uomini uccidevano il vice-sovrintendente. Del sangue prese a colare dal cranio fracassato di Bishop II.

«Non… non sono un… androide», mormorò la figura sanguinante in tono sorpreso, mentre si accasciava sul pavimento.

Ripley si tenne il ventre. «Si sta muovendo.»

Gli uomini della Compagnia si precipitarono verso Bishop II. Lui si girò di fianco, guardando la donna.

«Ce lo deve. Lo deve a se stessa.»

Un sorriso illuminò il volto di Ripley. Quasi ringhiò. «Niente da fare!» La piattaforma della gru era adesso sopra il calderone. La donna sentì una contrazione e barcollò. Tranquilla, sicura di sé, si avvicinò al bordo. Sotto di lei c’era un lago di metallo fuso, un inferno che sembrava volerla accogliere a braccia aperte.

«È troppo tardi!»

«No!» la supplicò Bishop II.

Tenendosi il ventre con entrambe le mani, Ripley vacillò fino al bordo della piattaforma.

«Addio.»

«Noooo!» urlò Bishop II.

La donna si tuffò dalla piattaforma e svanì nel calderone.


L.

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26 pensieri su “Bishop II: l’uomo creduto androide

  1. Bellissimo articolo su una saga fantastica. Alcune scene sono veramente fantastiche e molto ben realizzate. Se sai fare le cose in modo veramente molto bene allora riesci a creare dei personaggi veramente unici e che ancora oggi nonostante siano stati fatti anni fa ti creano ancora dei dialoghi interiori e ti faccio continue domande per capire se lui è chi credevi di essere oppure no

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  2. Pezzo molto completo di fonti, come sempre, complimenti.
    Io personalmente ho sempre creduto che fosse un androide: cioè dai, ha praticamente il cranio aperto, e con un orecchio messo così non sarebbe mai potuto restare in piedi e urlare e muoversi in quel modo “pacato”.
    No, non ha senso, non posso bermela, soprattutto se buttata lì su due piedi da una voce di #tizioacaso in una commentary track di vent’anni dopo.
    A mio avviso quello è chiaramente un nuovo modello di androide, certamente più perfezionato, non c’è altra spiegazione.
    “ALIEN 3: mettiamo le toppe alle nostre cazzate dal 1992!”

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    • Proprio la devastante lavorazione di Alien 3 rende plausibile la cosa, e nelle scene tagliate c’è proprio Bishop che agonizza per la ferita. Fincher è stato un pazzo a credere che un orecchio a penzoloni fosse simbolo di umanità, ma purtroppo questo è “Alien 3”: una carovana di cialtroni che hanno devastato il devastabile, cambiando sceneggiatura ogni giorno. Ecco perché “stabilire” qualsiasi cosa riguardo al film non ha senso: è un prodotto folle!
      Ognuno può pensare ciò che vuole di Bishop, ma questo non vuol dire che sia plausibile: semplicemente perché nel film non c’è nulla di minimamente plausibile 😛

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      • “Ognuno può pensare ciò che vuole di Bishop, ma questo non vuol dire che sia plausibile: semplicemente perché nel film non c’è nulla di minimamente plausibile”

        Quanto hai ragione! Con tutto che il film si basa su una premessa sbagliata: la Regina, infilatasi di straforo sulla Sulaco, non avrebbe mai potuto deporre due uova (una per Ripley e una per il bue/cane) senza il suo apparato DolceFornoSfornaUova.
        Continuo a sperare in un Alien che s’infili cronologicamente tra il secondo e il terzo e che sbatta fuori continuity ciò che è venuto dopo Aliens.
        Ma non Neil Blomlkamp, che nonostante il buon District9 trovo un autore assurdamente sopravvalutato, bensì l’unico e inimitabile Jimmy Cameron.
        Lasciamolo sistemare il caos di continuity di quell’ALTRA saga di fantascienza (TERMINATOR) come sembra stia facendo, reintroducendo Linda Hamilton e cancellando da Le macchine Ribelli in gù, e speriamo che la Fox gli dia in mano (anche solo come produttore o supervisore) il progetto della rinascita di Alien.

        Tanto Scott sembra abbia tirato ormai i remi in barca…hai letto l’ultima intervista? 😉

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      • DolceFornoSfornaUova è GENIALE 😀
        Comunque la perfetta continuazione di Aliens esiste, anche se a fumetti, e risale al 1988, quando ancora era possibile sognare un ottimo terzo film. La saldaPress l’ha riportata in italiano, se hai perso l’edizione PlayPress 1991: ha appena compiuto trent’anni ed è la storia di Hicks e Newt che cercano di capire cosa sia sucesso a Ripley e, già che ci sono, di salvare la Terra minacciata dagli alieni. QUELLA doveva essere la trama del terzo film, non ‘sta cacchiata senza capo né coda…

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      • Ah, io ormai mi ero autorizzato a pensare di tutto! Anche qualcosa del tipo “va bene, non è un androide ma un essere umano con innesti bionici/modifiche genetiche che gli permettono di sopportare alla bell’e meglio aggressioni e danneggiamenti”… già, ma allora poi che senso avrebbe avuto lasciare sguarnita una parte così vulnerabile, visto che le conseguenze del colpo dimostravano quanto lo fosse (vulnerabile)? E dov’erano quei riflessi alla Paul Church 😉 che avrebbe potuto sfoderare per difendersi? La verità è che brancolavo nel buio, esattamente come regista e sceneggiatori… il triste fatto è che, non essendo per niente chiara a loro per primi la cosa, nemmeno c’era da riporre chissà quale speranza a riguardo in una futura director’s cut. E infatti 😦
        Per fortuna, però, c’è questo tuo OTTIMO e doverosamente puntiglioso speciale a ripagarci delle sofferenze patite 😉

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      • Ho letto anche che Bishop II è un modello così avanzato da avere sangue rosso per essere più umano: ogni ipotesi è plausibile, ma il problema è che è proprio il film a non esserlo.
        E la cosa triste è che ancora mi dicono che i film di Alien fanno canone…

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      • Ah l’ho letta eccome, figurati se me la perdevo!
        Ai tempi i disegni di Denis Beauvais per ALIENS Book II mi fecero esplodere il cervello, era meraviglia allo stato puro, quegli albi (N.2/3/4) li mandai a memoria.
        Assolutamente d’accordo con te, QUELLO era l’unico vero sequel di Aliens, ma non nascondo di averne sempre desiderato un live-action fatto con i controxeno.
        Come detto, spero vivamente che la Fox cacci quel bollito di Scott e ci piazzi Cameron a supervisionare il progetto, non vedo altra soluzione per rivitalizzare l’universo alieno.
        Preghiamo tutti insieme come Dillon ci ha insegnato, Fratelli…anzi no, che pure Dillon finirebbe fuori continuity ^_^’

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      • quel fumetto rimane ancora saldamente fra i migliori che ho mai letto, sia per storia che per disegni 😉
        Non ho più fiducia neanche in Cameron, non è più quel genio con una marcia in più, con l’argento vivo addosso. Ormai è abituato a gestire tanti soldi: se tornasse in Alien dovrebbero dargli due spicci contati, allora sì che darebbe il meglio di sé 😛

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      • “e il terzo e che sbatta fuori continuity ciò che è venuto dopo Aliens.”

        Questa operazioni a me non piacciono. Bisognava starci attenti prima. A me il 4° è piaciuto comunque. XD Peccato per questo 3 che vidi da piccolo mentre gli altri li recuperai circa 10 anni dopo!

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      • “Comunque la perfetta continuazione di Aliens esiste, anche se a fumetti, e risale al 1988, quando ancora era possibile sognare un ottimo terzo film. La saldaPress l’ha riportata in italiano, se hai perso l’edizione PlayPress 1991: ha appena compiuto trent’anni ed è la storia di Hicks e Newt che cercano di capire cosa sia sucesso a Ripley e, già che ci sono, di salvare la Terra minacciata dagli alieni. QUELLA doveva essere la trama del terzo film, non ‘sta cacchiata senza capo né coda…”

        Mi hai fatto venir voglia di leggere questa trilogia. ^^

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    • Pure io! Non pensavo di leggere un retroscena ai livelli di Deckard di “Blade runner”! XD

      ” e i giornali italiani fanno a botte per rivelarne il finale ”

      Brutte abitudini purtroppo ancora vigenti a quanto pare! -.- XD

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      • “Quindi il terzo è il primo che hai visto? Che effetto ti ha fatto recuperare gli altri?”

        Mi stupì soprattutto tutta questa differenza di toni tra un film e l’ altro. Essendo più grande ovviamente i primi 2 sono riuscito ad apprezzarli nella loro interezza. Rivedendo il 3 ho invece ovviamente avuto delle perplessità. A cominciare dall’ inizio ed a come ci facciano ad essere delle uova nell’ astronave!

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  3. Hai scritto un post alieno, cioè di un altro mondo! Dettagliato, con ritmo e più appassionante del terzo film, che anche io considero roba di un azzecca-garbugli alieno. Bishop è per me un androide è sempre lo sarà visto che dopo Aliens il resto che è venuto dopo io lo considero uno spin-off. Bishop è sul mio personale podio di androidi più amati in altrettanti film capolavori: Blade Runner, Aliens e Ghost in The Shell (l’anime).

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