[2017] LIFE. Non oltrepassare il limite

Un problema alla linea telefonica mi ha reso temporaneamente off line: ne approfitto per ripescare dal mio blog Il Zinefilo questa recensione, da presentare come Citazione aliena.



Allora, c’è un americano, un giapponese e un russo che vanno nello spazio…

Ma recensisci un film o racconti una barzelletta?

No, no, è il film. Siamo in tempi di politically correct spinto e i cast sono tutti lottizzati. Dunque abbiamo un equipaggio di sei astronauti perfettamente divisi in:
– un giapponese
– una russa
– un nero
– una donna
– due americani

Perché due americani?

Perché va be ‘ che va be’, ma i soldi sono americani e quindi hanno due quote. Inoltre sono due attoroni, quindi valgono quanto l’intero equipaggio.

Ma la donna non è americana?

Non conta: è donna, quindi fa minoranza come i neri. Non va ad incidere nella percentuale lottizzata dagli americani. Mentre la donna russa non vale come donna ma come russa: è matematica, mica peti d’unicorno!

Il tipico sguardo alla Jake Gyllenhaal

Comunque questo equipaggio sta sulla Stazione Spaziale Internazionale perché così ogni tanto ci ricordiamo che esiste. Però in fondo non gliene importa una mazza a nessuno che abbiamo un avamposto umano nello spazio da anni, così facciamo che arriva una sonda da Marte, pianeta tornato di moda.
La sonda però porta qualcosa di completamente inaspettato…

Il seme di una razza aliena bellicosa.

Come hai fatto ad indovinare?

Appena visto “The Last Days on Mars” (2013) mi sono chiesto quando avrebbero riusato lo stesso spunto classico.

Comunque questi astronauti vengono a contatto con una forma di vita aliena, che attacca uno di loro e gli entra dentro. Poi ne riesce più forte. Fregandosene delle procedure di quarantena si permette all’alieno di scorrazzare per l’astronave così da uccidere uno per uno i membri dell’equipaggio, apparendo a sorpresa nei tunnel.

Ma cos’è, un remake apocrifo di “Alien” (1979)?

Assolutamente no: in Alien i membri dell’equipaggio erano sette…

Hiroyuki Sanada se la ride, che tanto non ha altro da fare

Mentre Ridley Scott si diverte a sputtanare tutto l’universo alieno che ha in parte contribuito a creare – ricordo che in realtà l’universo espanso alieno nasce dal secondo film di Cameron – mentre si diverte con omoni bianchi muscolosi e liquame nero gorgogliante, mentre gioca con gli androidi che sognano Peter O’Toole e in generale prende in giro tutti quelli che amavano Alien, arriva LIFE e grida potente: e a me che me ne frega a me di Prometheus e Covenant, io ti rifaccio Alien… quello vero!

Ryan Reynolds pensa: «Non è che, gira gira, me tocca fa’ Kane?»

La Columbia Pictures è affascinata dallo stile registico dello svedese Daniel Espinosa (che con quel cognome tutto sembra tranne che nordico!), malgrado fuori dalla sua patria abbia girato solamente il pessimo Safe House (2012) e il deludente Child 44 (2015): la colpa di questi film però risiede nella sceneggiatura, perché il buon Daniel fa un ottimo lavoro.
Per la sceneggiatura c’è bisogno di roba forte, di una scrittura d’acciaio per il filmone di fantascienza dell’anno… così la Columbia chiama Rhett Reese e Paul Wernick, coppia di autori che dopo filmucoli vari si è fatta un nome con Benvenuti a Zombieland (2009), G.I. Joe. La vendetta (2013) e Deadpool (2016). A parte quest’ultimo titolo, temo non sia un curriculum di cui farsi belli con gli amici al bar.

Eh no, ragazzi: Dallas non lo voglio fare!

Presentato in anteprima al South by Southwest Film Festival il 18 marzo 2017, uscito poi in patria il 22 successivo, la Warner Bros lo porta subito sugli schermi italiani il 23 marzo successivo (fonte: ComingSoon.it) con l’aggiunta del ridicolo e imbarazzante sottotitolo Non oltrepassare il limite. Ma il limite di che? Boh…
La Universal il 12 luglio 2017 lo porta in DVD e Blu-ray (anche Steelbook Edition).

Ariyon Bakare nel ruolo del nero della nave

Malgrado gli sforzi di tutti quelli che diranno il contrario, questo film è semplicemente Alien 2.0, con al posto di un mostrone nero dinoccolato un bel polipo in odore di Cthulhu lovecraftiano, proprio come Ridley Scott aveva suggerito in Prometheus (2012).
Purtroppo il film non è interessato a fare meglio dell’originale, così abbiamo falle nella sicurezza che risultano imbarazzanti e caratterizzazione dei personaggi parecchio sommaria. Visto che si rimetteva mano ad un film di culto, magari aggiornarlo e “modernizzarlo” poteva essere un’occasione per rinforzarne i punti deboli: non sembra questa l’intenzione degli sceneggiatori.
Qualcuno si ricorda il carattere di Kane o Lambert, a parte ciò che hanno creato gli attori interpretandoli? Era gente che stava lì solo per essere ammazzata e qui è uguale.

Olga Dihovichnaya nel ruolo di Lambert, l’inutile della nave

Scegliere due nomi noti come Jake Gyllenhaal e Ryan Reynolds è ovviamente una scelta vincente per vendere qualche biglietto in più, ma in pratica tutta l’attenzione è per il polipo seppieggiante: i due nomi importanti hanno davvero ben poco minutaggio per dar prova di sé. Se avessero preso chiunque altro sarebbe stato lo stesso.
La trentenne svedese Rebecca Ferguson – già vista in Mission Impossible: Rogue Nation (2015) – è la nuova Ripley, peccato che non abbia neanche un centesimo del carisma necessario: fa un’ottima prova e il suo pesonaggio funziona – forse più dei due americani – ma siamo davvero lontani da Ripley, e forse è un bene. Da qualsiasi confronto la donna ne sarebbe uscita inevitabilmente perdente.

Rebecca Ferguson è stata chiara: va bene fare Ripley, ma in mutande non ci si mette!

Quindi LIFE è un film da non consigliare? Non ho detto questo, anzi: vedetelo e rivedetelo, perché è Alien e quindi appassiona e si lascia gustare, con un colpone di scena finale forse non proprio impossibile da immaginare.
Tecnicamente è un film perfetto, ma siccome io non credo nei film “tecnicamente non buoni” – vi risulta che le grandi major facciano film deludenti dal punto di vista tecnico? – mi sembra una precisazione inutile. È un film non originale che si spaccia per filmone di fantascienza: tolto questo difetto, che non è certo l’unico, comunque si guarda con piacere.
Manca solo il gatto Jones…

L.

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4 pensieri su “[2017] LIFE. Non oltrepassare il limite

  1. Non avró visto Life (rimedieró al più presto) ma secondo me, più che essere pretenzioso é un film che vuole omaggiare i vecchi tempi in cui la fantascenza non era solo effettoni specialoni e via dicendo.
    Poi vabbé una volta visto il film visto faró sapere ; )

    Piace a 1 persona

  2. Ah, quando le tue speranze su un film svaniscono 😢
    No, vabbé, apparte gli scherzi Grazie per la dritta Lú, altrimenti ne sarei rimasto parecchio deluso.
    CGI a parte, com’é la creatura nel film, in termini di caratterizzazione, ne ho sentito parlare molto bene.

    Piace a 1 persona

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