[1986-07] Michael Biehn su “Starlog”

Riporto un articolo della sempre mitica rivista “Starlog” incentrato su Michael Biehn, all’epoca sul grande schermo con Aliens (1986).
Si parla più che altro della carriera dell’attore, ma è molto ghiotta la rivelazione su come James Cameron abbia scritto la prima stesura di Aliens


Michael Biehn, eroe del futuro

di Adam Pirani

da “Starlog” n. 108, luglio 1986

È stato «un topo ben equipaggiato in un labirinto urbano»,
cercando di fermare il “Terminator”. Ora, è impegnato in un gioco più grande:
la mostruosa minaccia nota come “Aliens”.

Magro, alto, muscoloso. Rude guerriero fuori ma sensibile dentro. Nei suoi ruoli di fantascienza Michael Biehn ha rappresentato queste qualità. Nel ruolo di Reese, in Terminator, ha affrontato il viaggio nel tempo, l’incredulità per le forze dell’ordine del ventesimo secolo e la fiducia nei confronti di una donna che doveva proteggere – così come una lunga ripresa per le strade notturne di Los Angeles – per dare la caccia all’inarrestabile Terminator, interpretato da Arnold Schwarzenegger.

È perciò sorprendente che Biehn confessi una predilezione nell’interpretare i “cattivi ragazzi” – psicotici, razzisti, strani e altri «personaggi cattivi, cattivi».

Ma i ruoli da cattivi ragazzi dovranno aspettare. Perché la recente tappa della carriera dell’attore 29enne è un altro eroe coraggioso in un film diretto dallo stesso James Cameron di Terminator: ALIENS, girato ai Pinewood Studios in Inghilterra.

Nel ruolo del soldato Hicks in Aliens, Biehn è uno dei marine che accompagnano Ripley (Sigourney Weaver) sul pianeta che il suo equipaggio aveva scoperto in Alien – un pianeta che ora è colonizzato da umani mentre Ripley ha vagato nello spazio in ipersonno. «Lui ha la mano ferma, è quello calmo del gruppo», dice Biehn. «Ci sono molte personalità diverse e con diverse esperienze: lui è il tizio che ci è già passato molte volte. È stato in diversi scontri a fuoco, visto già degli alieni e “calpestato alcuni insetti”, come dicono loro – è così che i marine chiamano gli alieni, “insetti” [bugs]. È stato in giro per un bel po’, e prende le cose con molta calma, ed ascolta le persone, ed è quello su cui puoi sempre contare in una brutta situazione: è quello che non perderà la testa, davvero la quintessenza dell’eroe.»

Dopo il suo ruolo in Terminator («Non ho mai avuto un’esperienza più bella lavorando con qualcuno come l’ho avuta lavorando con Jim»), Biehn era desideroso di apparire in un altro film di Cameron. «Non so cosa sia successo esattamente in questo progetto», racconta, «ma mi hanno chiamato davvero all’ultimo secondo: Gale [Anne Hurd, la produttrice] mi ha chiamato e mi ha chiesto se avessi voluto interpretare questo ruolo. Avevo letto il copione due o tre mesi prima, e mi era piaciuto parecchio. Quindi quando mi hanno chiamato per sapere se volessi partecipare ad Aliens ho semplicemente risposto “Assolutamente sì”. Tre giorni dopo sono salito su un aereo e un paio di giorni dopo stavo già girando.» Le riprese erano già iniziate quando Biehn si è unito al film: James Remar aveva interpretato Hicks per alcuni giorni, ma lasciò la produzione per “discrepanze artistiche” con Cameron.

La quintessenza dell’eroe

Biehn ha originariamente letto il copione quando il suo nome venne fuori durante il casting a Los Angeles. Era curioso di vedere com’era il lavoro di Cameron successivo a Terminator. «Era un copione talmente buono che rimasi sdraiato [floored]», ricorda. «Non riuscivo a credere che Jim potesse uscirsene fuori con qualcosa di così buono. La gente a cui era piaciuto Alien avrebbe amato questo film perché partiva da dove il precedente finiva, e spiegava molte cose sugli alieni – ed è un tipo di film differente. Alien era più basato sulla suspense, erano alla continua ricerca dell’alieno, ed era spaventoso perché sapevi che era lì da qualche parte.»

«In Aliens invece li troviamo! Il problema è gestirli una volta trovati. Quindi quello era un film di suspense mentre questo questo è un film d’azione, ed i due sono tipi di film completamente differenti: se vi è piaciuto Alien e i suoi personaggi, temi ed idee, credo che troverete molto bella anche questa storia.»

«Una cosa buona di Jim è che ama tantissimo lavorare ai film, ed ama che altri sappiano del suo lavoro. È molto aperto e permette agli attori di vedere i giornalieri o di entrare nella sala di montaggio. Semplicemente ama parlare del film; è come un maestro che ama parlarti, spiegarti le tecniche di ripresa, le lenti e gli obiettivi. Sapevo che sarebbe stata una cosa molto interessante, vederlo creare un film.»

«Avrei fatto Aliens in ogni caso, perché mi piacciono molto Jim e Gale, e se mi chiedono di fare un film per loro lo faccio senza problemi, visto anche quello che hanno fatto per me. L’unica cosa negativa è che i personaggi sono similari: quando ci siamo ritrovati insieme abbiamo deciso su come potevamo renderli differenti.»

Con Hicks modificato per renderlo differente da Reese – Biehn nota che il suo personaggio in Terminator era «un tizio stranito dal futuro», mentre in Aliens interpreta «un tizio piacevole, il ragazzo della porta accanto» – l’entusiasmo dell’attore arriva al massimo.

Biehn osserva che l’entusiasmo del regista Cameron e il suo lavoro instancabile ispira il massimo impegno nel cast tecnico ed artistico. «Jim ha un modo incredibile di fare film», dice l’attore. «Il miglior esempio è in Terminator. Avevano finito appena finito le riprese e il giorno dopo andai all’ufficio della produzione, ad Hollywood, e avevano già montate assieme alcune parti del film, da mandare nei cinema come trailer.»

«Entrai nell’ufficio e Jim era seduto lì. Era circa l’ora di pranzo e aveva una penna in mano, con un foglio davanti a lui, su cui stava scrivendo qualcosa. Disse “Ciao Mike!” e continò a scrivere. Io dissi “Come va, Jim? Sono venuto a vedere…” “Sì, sì, il trailer è là”, ed io chiesi: “Jim, che stai facendo?”» E lui rispose: “Devo completare la prima stesura di questo progetto, Aliens, entro l’ora di pranzo”, e stava mangiando uno snack al formaggio. “Non ho tanto tempo per mangiare”.»

«Questo era il giorno dopo aver finito Terminator, cioè dopo un intenso programma di tre mesi, in cui ti alzavi alle 6 di mattina e guardavi i giornalieri alle 8,30 o 9 di sera. Molta gente si sarebbe presa una settimana o due, sarebbe volata alle Bermuda e riposata un po’. Ma no, Jim si dava completamente al lavoro.»

«Credo che Jim Cameron abbia i film nel suo sangue. Gli piace immensamente questo lavoro ed è il tipo di uomo che lo amerà sempre. Sento davvero che Jim ha lo stesso talento di Steven Spielberg o George Lucas: solo il tempo lo saprà dire. Quando sono stato intervistato per Terminator ho detto “Questo tizio è estremamente talentuoso”, e la mia stima è aumentata nel frattempo.»

«Un topo ben equipaggiato»

Se la collaborazione regista-attore fra Cameron e Biehn sembra dettata dal destino, la realtà è che il loro rapporto di lavoro in Terminator è stato di semplice routine – e a momenti neanche avveniva. «Mi sono presentato come attore e ho letto la parte», ricorda Biehn. «Ho letto per Gale e poi per Jim – in realtà ho letto per Jim diverse volte. Ero a Los Angeles per provare ad entrare ne La gatta sul tetto che scotta [1984, remake con Jessica Lange e Tommy Lee Jones del celebre film del 1958 con Elizabeth Taylor e Paul Newman, da un testo teatrale di Tennessee Williams. N.d.R.], e questi provini si sono svolti nello stesso momento, nell’arco di un paio di settimane. Mi presentai quindi al provino di Terminator e avevo un accento del sud. Leggevo la parte di questo personaggio, Reese, con un accento del sud perché stavo lavorando molto su quell’altro progetto. Dissero al mio agente: “Ci piace molto Michael, ma non vogliamo qualcuno del sud”. E il mio agente rispose: “Del sud? Ma se viene dal Nebraska!” E vive in California da dieci anni: non riesco a capire!” Quando finalmente parlarono con me, dissi: “Be’, è perché arrivo da un giro di provini di quel tipo”: una volta capito che potevo parlare senza accento del sud, allora mi presero.»

E Terminator è stato un viaggio nel tempo che l’attore ha apprezzato. «Ero molto emozionato di farlo», racconta. «Ho passato molto tempo con Jim prima di iniziare le riprese; abbiano sparato insieme – con vere armi e vere armi divertenti, come gli Uzi e i fucili a canne segate, tutta roba utilizzata nel film – abbiamo sparato un sacco. Abbiamo parlato tanto del personaggio, e al momento di iniziare le riprese eravamo prontissimi a rockeggiare!»

L’entusiasmo di Biehn per il film aumenta durante la produzione. «Sapevo che l’azione sarebbe stata molto buona, perché te ne accorgi durante le riprese – ero sempre più eccitato della cosa. Cominciai a guardare i giornalieri ogni giorno, e ricordo che guardando le ultime due pizze di film per la prima volta, montate insieme, dopo andai a casa e non riuscii a dormire per due notti, perché mi ero reso conto che questo film era davvero eccitante, e la gente sarebbe andata fuori di testa. Cosa che è avvenuta.»

Sarah Connor (Linda Hamilton) e Kyle Reese (Michael Biehn)

«Sono anche molto orgoglioso el fatto che – nessuno ne parla molto, né vi presta molta attenzione – il film abbia, credo, una splendida storia d’amore. Tutti pensano che Terminator sia solo Arnold che corre in giro, inseguendomi e sparandomi. Ma quando vedo il film ciò che mi colpisce è il finale: lei con il mio bambino. Per me è una dolce e molto appassionata storia d’amore. E sono molto orgoglioso che nel film, venduto in pratica come un titolo d’azione con Arnold Schwarzenegger che spara a tutti, Linda [Hamilton, che interpreta l’eroina Sarah Connor] ed io siamo stati capaci di rappresentare la parte umana della storia. Quando la gente pensera al film, nel futuro, noteranno che c’è un elemento molto umano, che non si tratta solo di macchine e meccanismi.»

Cattivo ragazzo

L’esuberante descrizione di Biehn del lavoro in Aliens e Terminator si raffredda e l’attore si calma. Biehn è sposato e vive a Los Angeles, trasferitosi qui nel 1977 dopo aver studiato arte drammatica all’Università dell’Arizona. Il suo primo ruolo consiste in due battute nella serie televisiva “Logan’s Run” [episodio 1×01, 16 settembre 1977], poi appare in “Operation Runaway”, “James at 15”, “Police Story” e “Family”, ed è stato co-protagonista di film televisivi come Fuoco dal cielo [Fire in the Sky, 1978] e Spiaggia a Zuma [Zuma Beach, 1978]. Altri film a cui ha partecipato sono A tutto gas [Hog Wild, 1980] e L’allenatrice sexy [Coach, 1978].

«Gli unici due ruoli da eroe che ho mai ricoperto sono nei film di Jim Cameron», spiega Biehn, ed inizia a discutere l’altra parte della sua carriera – e della sua personalità – quella dei cattivi ragazzi. «Ho fatto un film, anni fa, Un’ombra nel buio [The Fan, 1981] con Lauren Bacall, in cui interpretavo un giovane psicopatico: non era un buon film. Poi ho girato qui a Londra un film chiamato Cavalli di razza [The Lords of Discipline, 1983], dove interpreto un giovane cadetto di una scuola militare, razzista e terribile. E negli Stati Uniti ho partecipato ad un serial televisivo di quattro ore chiamato Attrazioni omicide [Deadly Intentions, 1985], dove interpreto un dottore schizofrenico che abusa emotivamente della moglie.»

«Trovo questo genere di personaggi assolutamente affascinanti, e sono stato molto fortunato che Jim mi abbia ingaggiato per un paio di ruoli da eroe. È divertente perché dopo Terminator io avrei voluto continuare a fare personaggi positivi, mentre i registi e i direttori di casting dicevano: “Be’, no, Michael è troppo intenso, è troppo questo, è troppo quello”, perché mi avevano visto interpretare tutti quei cattivi.»

«In qualche modo, in Terminator, il personaggio è… Jim aveva un’espressione che ricordo d’aver letto nella prima stesura del copione, qualcosa che descrive alla perfezione Reese: “Un topo ben attrezzato in un labirinto urbano”. Quindi ho sempre pensato a quella definizione, e ho fatto Reese come appunto un topo: scattante, spaventato e tutto il resto. Per me, però, è stato il miglor ruolo da eroe che ho visto in tanto tempo. Pensai che Reese fosse un grande eroe, ma in qualche modo la gente non sembra vederlo come un ragazzo simpatico, e in effetti credo che lui non lo sia.»

Con tutti questi cattivi d’oggi che aspettano di essere rappresentati, la carriera di Biehn come un eroe fantascientifico può essere intermittente. «Non mi sono mai reputato un attore da fantascienza», ammette. «È tutto molto fisico, tutta quell’azione, e questo film [Aliens] è stato molto difficile da fare. Perciò cerco qualcosa di un po’ diverso, e magari di interpretare un personaggio diverso. Sarebbe bello se potessi tornare indietro ed alternare personaggi positivi e negativi – naturalmente il mio agente vuole che io interpreti solo bravi ragazzi da oggi in poi, questo non accadrà mai», e l’attore ride.

«Non puoi mai aspettarti qualcosa da questo mondo: quando inizi ad aspettarti qualcosa, stai tranquillo che non capiterà mai.»

«Ho fatto diversi film nel passato che non sono andati bene, quindi non sono quel tipo di persona che si eccita quando fa un film e dice “Oh, questo sarà un successo”, e “Questo sarà un grande film”, semplicemente perché ho partecipato a diversi flop.»

«Eppure ero eccitato per Terminator e lo sono allo stesso modo per Aliens», confessa Michael Biehn. «Credo che Aliens sarà il grande film del 1986. Ne sono del tutto convinto.»


L.

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5 pensieri su “[1986-07] Michael Biehn su “Starlog”

      • Nulla di strano, penso che oggi se ne ricordino davvero in pochi: Starlog era già un mito consolidato a quei tempi, ovviamente, ma questa uscita rarissima e per di più tradotta per i fan italiani fu una vera sorpresa… il tutto, tra l’altro, in accordo con una casa editrice che si occupava principalmente degli “arcaici” videogiochi di allora e non molto altro: mai capito quali contatti potesse avere con la Starlog per portare avanti iniziative di questo genere. E, infatti, molto probabilmente non li aveva visto che l’unico altro italico speciale Starlog riguardante Terminator 2: Il giorno del giudizio (uscito a fine ’91 contemporaneamente all’immonda versione a fumetti) non aveva più niente a che fare con quell’editore…
        P.S. Su eBay puoi trovarlo sotto questa esatta voce: “ALIENS The Official Movie Magazine n.1 – Starlog Italiana 1986 Cameron Weaver” 😉

        Piace a 1 persona

      • UAU, grazie mille del link: 25 euro sono un attimo fuori budget ma magari organizzo un regalo di Natale 😛
        Magari all’epoca c’era grande fervore per il film e anche una casa estranea all’argomento volle provare a cavalcare l’onda. Nell’86 avevo 12 anni e onestamente non ho fatto caso all’eventuale clamore sul film (che scoprii qualche anno dopo spiando mio padre che lo vedeva con la cuffia in TV!) ma visto che addirittura “Topolino” lo presentò, evidentemente era un’uscita molto attesa.

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