[1989-08] William Gibson su “Starlog”

“Starlog” n. 145 (agosto 1989)

Nell’agosto del 1989 a malapena sapevo che esisteva un film dal titolo Alien, e forse da pochissimo avevo avuto notizia del suo relativo seguito, che vidi solo l’anno successivo: figurarsi se potevo anche solo immaginare l’esistenza di un progetto per un terzo film.
Invece era cosa nota da tempo, in America, e infatti quel mese il numero 145 della storica rivista “Starlog” presenta un’intervista all’autore del momento, William Gibson, in cui si parla apertamente del suo impegno nella stesura della sceneggiatura per un terzo film. (Che, lo sappiamo, purtroppo svanì nel nulla, ma sarà argomento di altri post.)

Riporto dunque alcuni brani che reputo interessanti di quell’intervista.

Prima però mi piace far notare che uno degli aspetti più inquietanti dell’intervista è che già in questo agosto 1989 Gibson stava lavorando (con John Shirley) ad una sceneggiatura tratta dal suo racconto New Rose Hotel, per un film da far dirigere a Kathryn Bigelow, che aveva appena completato le riprese di Blue Steel. Io credevo che solo il delirio alcolico di Abel Ferrara lo avesse spinto nel 1998 a dirigere uno dei peggiori film della civiltà umana, invece già più di dieci anni prima degli esseri all’apparenza umani pensavano davvero di creare un abominio cinematografico, che avrebbe ucciso nella culla la carriera della brava Bigelow. Almeno Ferrara più in basso di così non poteva andare… e purtroppo neanche più in alto, dopo.
Sarei curioso di sapere cos’avrà dichiarato sul finire dei Novanta William Gibson alla scoperta che il ruolo femminile della sua storia è stato ricoperto da Asia Argento più Asia Argento che mai: ricordo l’orrore che gelò il sangue di tutti noi, in sala, quando nel buio fuoriuscì il raccapricciante suono della sua voce. (Ebbene sì, sono fra i pochi mortali che hanno avuto la disgrazia di vedere l’abominevole film in sala: da allora non sono mai più stato lo stesso…)


William Gibson, neuromantic

di Peter Orr

Nel caso non l’abbiate notato, la narrativa fantascientifica
è diventata un grande business: dovete aspettarvi alcuni sabotatori industriali

Forse l’aspetto più esplosivo del lavoro di William Gibson è la sua abitudine di dare per scontati i “e se…” e di concentrarsi sui “come” di un rozzo scenario iper-tecnologico che non possiamo non riconoscere come nostro. Mentre molta parte della fantascienza contemporanea nel bene o nel male si è fusa inestricabilmente con elementi fantasy, Gibson invece ha assimilato una dose malsana di realtà. Nani e gnomi? Un personaggio di Gibson non riconoscerebbe un unicorno a meno di non essere allucinato.

Dopo aver vinto il Premio Hugo per il suo romanzo d’esordio Neuromancer del 1986 [in Italia, Neuromante, Nord 1986], Gibson si è ritrovato invischiato in una battaglia fra la comunità letteraria fantascientifica contemporanea, che esalta l’attenzione ai media di questo Giovane Turco, e il nuovo fronte selvaggio di scrittori che indicano Gibson come il loro nuovo leader e chiamano se stessi Cyberpunks. All’osservatore casuale può apparire che Gibson sia incorso in questo misto di odio e adulazione sedendo sulle ceneri di astronavi e dello sword & sorcery del passato. «Se solo fosse vero», commenta ironicamente l’autore. […]

“Starlog” incontra Gibson in un mattino grigio e piovoso, mentre l’autore si sta rimettendo da un’intossicazione alimentare. («Ostriche andate a male», rivela. «Perché mi è venuto in mente di mangiare ostriche a New York?») Ritrovando forza e passione durante l’intervista, Gibson discute di Cyberpunk, delle sue ispirazioni e del suo lavoro su ALIEN III.

Starlog: Immagina che io sia un lettore ordinario ed imparziale, e spiegami cosa sia un Cyberpunk.

Gibson: Il problema è che io non sono sicuro che esistano i Cyberpunks. Questo editore di fantascienza francese che ho incontrato in Quebec è venuto da me e mi ha detto «Ah, sì, Cyberpunk! Non esiste eppure ci sono imitazioni!» Aveva ragione, sai?
Era un gruppo di persone che bazzicavo, sebbene ora siamo sparpagliati per il Paese. Ce n’erano almeno due di Austin, Texas, così quello sembra essere l’epicentro geografico della cosa. Qualcuno arrivò e disse «Questi tizi sono tipo un gruppo», e qualcuno nel gruppo disse «Sì, siamo un movimento letterario». Io dissi «No, no, quest’etichetta vi ucciderà! State lontani dalle etichette.» […]

Starlog: A complicare ancora di più le cose, l’antologia Mirrorshades [1986; in Italia, Bompiani 1994] si presenta proprio come una specie di manifesto.

Gibson: Già, be’, se me lo chiedi la cosa migliore in Mirrorshades è l’introduzione: è più appassionante dell’intero altro materiale. La cosa che mi ha reso molto dubbioso sul Cyberpunk come termine è che penso che la retorica possa far dimenticare alla gente che il cuore del genere fantastico rimane la roba sulle astronavi militari e le fantasie sugli unicorni.
[…] Quindi la roba che chiamano Cyberpunk è solo un esempio di un gruppo di persone che decidono di non essere parte di un genere ma che alla fine ci si ritrovano lo stesso. Molti di loro sono più giovani di me. Io sono stranamente vecchio per essere parte di questa cosa, per dire la verità, perché ho quarant’anni. Bruce Sterling è nella metà dei suoi trenta, ma la maggior parte degli altri non ci arriva neanche, ai trenta. Devi essere giovane per sempre, nella fantascienza. […]

Starlog: Leggendo il tuo copione per ALIEN III sembra che i personaggi di James Cameron – Hicks, Bishop e Newt – fuoriescano da Neuromancer. È come se Alien III fosse parte dello stesso universo.

Gibson: Sono lusingato che tu dica questo, perché a me sembra di aver semplicemente lavorato partendo da un brogliaccio di 15 pagine molto dettagliate.

Starlog: Ti hanno dato il soggetto?

Gibson: Già, credo che sia la procedura standard: ti danno il soggetto e poi ti dicono: «Fanne ciò che vuoi».

Starlog: «Fai la stessa cosa, ma differente».

Gibson: Esatto. Ho imparato molto, con questo lavoro. Amo molto Alien ed Aliens. Avevo sempre avuto il desiderio di scrivere sceneggiature per Hollywood, ma ALIEN III è una cosa completamente diversa: è come se ti offrissero le chiavi di una enorme Jaguar, un’auto davvero veloce. Già, immaginai di dover fare un test di guida a questo gioiello.
C’era un set creato da H.R. Giger per il primo film che poi alla fine non venne utilizzato. Vidi i disegni. La parte in cui Ripley trova i corpi è come un’oscena grotta fatta di ossa e scarpe da tennis.
Inoltre, nel secondo film, il set più elaborato di Cameron era la città mineraria nei pressi del generatore d’ossigeno. Girarono questa sequenza che spiegava cos’era successo alla famiglia di Newt [che poi fu tagliata. Nota di Starlog]. Volevo mettere entrambe queste cose nel mio copione. Sai, mi piace pensare che fare un sequel rovini il lavoro originale, ma ho imparato che tutto dipende da come lo fai.

Photo by Alex Waterhouse Hayward (© 1988 Bantam Books)

L.

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22 pensieri su “[1989-08] William Gibson su “Starlog”

  1. Interessantissimo questo restroscena. Mi sto mangiando le unghie a pensare cosa avrebbe potuto regalarci Gibson. Alien III tanto quanto lo digerisco ancora, anche se è stratosfericamente lontano dai primi due. Il IV è una marchetta cinematografica, esempio del peggiore bieco sfruttamento dei fan.

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    • Allora spero ti piacerà l’iniziativa a cui sto lavorando: fra poco potrai leggere a puntate la sceneggiatura scritta da Gibson per Alien III, completa ed in italiano ^_^
      Onestamente non è la migliore fra quelle rigettate (se non ricordo male quella di John Fasano era uno spettacolo) ma sicuramente merita d’essere letta, pensando a ciò che poteva essere e non è stato 😉

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    • Questo a differenza dei primi tre l’ ho visto solo di recente è mi è piaciuto, a parte l’ esagerazione finale. Il 3 l’ ho rivisto dopo anni e devo dire che è quello che mi ha deluso di più. Certo, dopo aver letto la storia produttiva… se però magari ti evitano un inizio simile con tanto di robe aliene inspiegabilmente nell’ astronave… XD peccato perché dopo l’ horror e l’ action il carcerario ci stava!

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    • Piaciuto è un parolone. Come racconto spesso, ad ogni uscita di alien nuovo rivaluto il precedente. Quando è uscito Alien 4 l’ho disprezzato, rivalutando il 3. Poi è uscito AVP e ho pensato… be’, ma Alien 4 in fondo… mica era male 😀
      Pensa che nel maggio scorso, tornato dal cinema dove ho visto quell’abominio di Alien Covenant, ho beccato in TV il quarto film: in confronto alla demenza di Scott, mi è sembrato un capolavoro 😀

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      • D’accordissimo, ovviamente ^_^ Dedico agli altri l’attenzione che si dedica a prodotti ispirati dal capolavoro primigeno. Amo gli alieni di tutto l’universo espanso, in ogni medium, ma tutto nasce da Aliens e non va mai dimenticato 😉

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      • Per intenderci, rispetto ad “Alien vs Predator 2” è innegabile che Alien 4 sia migliore, come trama, mentre invece davanti all’abominio di Covenant anche “AVP2” risulta un film tecnicamente apprezzabile…

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  2. Interessanti le riflessioni di Gibson sul Cyberpunk (alla faccia di chi ci si riempiva la bocca in ogni dove per far bella figura) 😉
    Chissà cosa ne sarebbe stato di Alien 3, con il suo coinvolgimento… e, detto, fra noi, credo che con la triade Gibson/Shirley/Bigelow all’opera anche “New Rose Hotel” sarebbe stato meno abominevole (oltre che Asia Argento-free) della Ferrarata di fine anni ’90.

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    • Sono così devastato da quel film che non riesco a pensare un qualsiasi modo per renderlo migliore: forse far finire tutto in uno snuff movie sarebbe stata l’unica mia soddisfazione, quel giorno in sala 😀
      Ho messo apposta quel “fuori tema” sul Cyberpunk perché da circa la metà dei ’90 tutti si riempiono la bocca con un termine che raramente è citato a proposito («Blade Runner è un film cyberpunk» è la frase più ridicola da quando l’uomo inventò il futuro, eppure è citata regolarmente ogni volta si parli del film, anche perché in effetti della pellicola non c’è proprio altro da dire…)
      Magari un giorno ci faccio un pezzo, ma ho un’intervista di Rudy Rucker esattamente speculare a quella di Gibson, in cui lo scrittore dice di aver inventato lui e pochi altri il movimento letterario e poi Gibson è salito all’ultimo momento. (Cito a memoria, però ricordo che il concetto era all’incirca questo.)
      Per finire, la sceneggiatura di Gibson per Alien 3 non è memorabile, se non portasse quella firma eccellente sarebbe già stata dimenticata: l’autore si prende così tante libertà che a parte alcuni personaggi del secondo film non rimane davvero nulla dell’universo alieno. Inoltre – come scoprirai presto, visto che la pubblicherò nel blog a puntate – Gibson nel 1987 è ansioso di fare una menata da Guerra Fredda, coi russi cattivi nello spazio che manomettono il DNA alieno: roba vecchia e stantia già per il 1987, figurarsi per il 1991 con il crollo sovietico. Diciamo che Gibson è stato l’uomo sbagliato al momento sbagliato…

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      • Sì, in effetti all’epoca il rischio di considerare Gibson -in quanto firma illustre- capace di “stare bene su tutto” a prescindere era forte: pure al di là dalle differenti vedute fra lui e Rucker, il cyberpunk propriamente detto non poteva che rimanere comunque un filone marginale rispetto ad un universo xenomorfo da affrontare con approccio più ad ampio raggio (approccio per il quale onestamente, visto l’atteggiamento anarchico e idee che speravo fossero molto meno obsolete di così, dimostrava di essere poco preparato: a questo punto, meglio sarebbe stato dedicarsi solo a New Rose Hotel)… ecco, adesso sono proprio curioso di leggere come e quanto NON sia riuscito nell’impresa 😉

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      • Ho appena finito di mettere i codici alla sceneggiatura, così da renderla digeribile per WordPress, e rileggendola a tanti anni di distanza finalmente ricordo perché all’epoca non m’era piaciuta 😀
        Assomiglia a tutto tranne che ad un film di Alien, e inserire qualche strizzata d’occhio mi sembra pochino. Non so perché l’universo alieno spinga molti ad inventare storie totalmente “aliene”: senza cioè rispettare un minimo lo stile base richiesto.
        Cerco di mettere la sceneggiatura già per la settimana prossima: sono curioso di sapere che ne pensi 😉

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  4. Alla fine si parla ancora oggi sempre delle stesse cose: il nuovo Batman, il nuovo Ghostbusters, il nuovo star trek (il V è l’ unico che ho paura di rivedere della saga dell’ equipaggio dell’ Enterprise XD), il nuovo Alien… °_O scherzi a parte XD, intervista interessante e carino il look di Gibson, nerd vecchio stile, quando da noi era praticamente secchione ed il termine americano non aveva avuto una deriva allucinante XD!

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