PREDATOR SENZA GLORIA (fan fiction) 11


Undicesima puntata della mia fan fiction, ambientata nel mondo dei Predator caduti in disgrazia.
In attesa che questo autunno la Titan Books presenti un’antologia di racconti sui Predator, ecco una storia inedita dei celebri alieni Fox.

PREDATOR
SENZA GLORIA

11

«Scusate se vi abbiamo sparato contro: non immaginavamo che…»

L’umano parlava vistosamente imbarazzato, balbettando, ed Achab capiva a malapena quello che stava dicendo. Aveva sempre ridotto al minimo i suoi contatti con gli umani quindi la sua conoscenza della lingua era zoppicante. Così una volta ancora dovette sospendere la sua “autorità” e fare segno a Machiko: ci parlasse lei con quel suo simile che non sembrava riuscire ad esprimersi senza balbettare.

«Dice che non volevano spararci addosso», disse la donna ad Achab. I due si voltarono a guardare Falconer che, seduto ed imbronciato, si stava lasciando curare da Jungle il braccio ferito. «Che faccio?» continuò Machiko abbassando la voce. «Glielo dico che non deve preoccuparsi, che in fondo ha solo ferito Falconer?»

I due scoppiarono a ridere. «Sei perfida», sussurrò Achab. «Hai preso il peggio da entrambe le razze.»

Sghignazzando la donna si rivolse al colono che li guardava senza capire. «Non vi preoccupate», gli disse, «avremmo dovuto avvertirvi ma potete immaginare che non ci aspettavamo di trovarvi qui

L’uomo apparve molto sollevato dal sentire la donna parlare la sua lingua, ed era palesemente stupito di vederla vestita come un Predator. Non si azzardò però a fare domande sull’abbigliamento che rischiavano di essere imbarazzanti. «All’arrivo di quei mostri eravamo in miniera a lavorare. Abbiamo capito subito che era inutile cercare di metterci in salvo fuori e siamo rimasti qui.» Gli occhi si fecero tristi. «So che non sembra molto “eroico”, che avremmo dovuto cercare di aiutare gli altri, ma contro…» indicò Achab e gli altri, «… contro “quelli” noi che potevamo fare? Così abbiamo mandato il nostro sintetico verso una delle navicelle d’emergenza, sempre pronte a partire, perché cercasse aiuto

«Ed eccoci qua», concluse Machiko allargando le mani, ad indicare se stessa e gli altri del suo gruppo.

L’uomo tentennò e ci fu qualche secondo di silenzio imbarazzato. «Non… non traduci per loro?»

Machiko sorrise. «Sì, appena mi dirai qualcosa che valga la pena tradurre.» L’uomo accusò il colpo. «Per esempio quanti coloni sono rimasti, se lo sapete, quanti Bad Blood ci sono in totale, dove sono accampati, se ci sono armi nella colonia e dove sono…» Cominciò ad agitare una mano in aria. «Insomma, più informazioni ci darete più sarà facile liberare al zona senza troppi morti

«“Troppi”?» chiese l’altro, deglutendo.

Machiko annuì. «Immagino che vi rendiate conto della gravità della situazione: non sarà facile far fuori quei “mostri” senza che reagiscano con violenza. E se hanno umani a disposizione…» Lasciò che l’altro immaginasse la fine del discorso.

Intanto dal buio dell’entrata della miniera si vedevano facce umane affacciarsi timorose, e volti interdetti sbucavano anche dai cespugli nelle vicinanze. Nessuno sembrava fidarsi poi troppo di questi mostri venuti in aiuto, sebbene l’idea di ingaggiarli fosse stata loro: vederli lì, in carne, ossa e muscoli, così imponenti e così troppo più grandi del più grande degli uomini… alla fin fine non faceva stare tranquilli come sperato.

Dal canto loro neanche gli Yautja fecero un solo passo avanti verso gli umani. Avevano passato molti anni a subire le angherie di quella razza, l’umiliazione di dover eseguire ordini lanciati da quegli insetti fastidiosi, il ritrovarsi schiavi degli stessi esseri a cui prima davano la caccia. Non erano lì per loro, erano lì per recuperare l’onore perduto: qualsiasi gesto d’amicizia o anche solo di non belligeranza nei confronti degli umani era fuori discussione.

«Allora, tu o i tuoi amici siete in grado di rispondere a qualcuna delle domande che ti ho appena fatto?» pressò Machiko. Non era tempo per la diplomazia, e l’essere tornata a vestire i panni da Predator le stava facendo velocemente defluire ogni tolleranza nei confronti del genere umano.

Il colono si passò una mano sulla fronte. «Allora, vuoi sapere quanti sono quei mostri, no?»

La donna sbuffò. «Insieme a tante altre cose, sì. Qualsiasi informazione riusciate a darci sarà un grande aiuto

L’uomo si voltò verso i suoi compagni che se ne rimanevano nascosti. «Qualcuno di voi ha idea di quanti siano quei mostri?»

Achab si avvicinò a Machiko, che nel frattempo si era presa il volto fra le mani. «Che succede? Perché il tizio sta urlando?»

La donna rispose con tono disperato. «Da questi idioti non avremo alcuna informazione. Potrei dire che sono impauriti ma temo che siano semplicemente…» scosse le spalle, «umani», disse con disprezzo.

Achab sghignazzò. «Noto con piacere che diventi sempre più Yautja ogni giorno che passa.»

«Sono sempre stata una Yautja, anche quando trattavo con questi insetti umani.»

Mentre i coloni si rimbalzavano numeri su numeri – dimostrando quindi di non avere idea di quanti Bad Blood li avessero aggrediti – City Hunter si avvicinò ad Achab e Machiko. «Fate sapere qualcosa anche a noi? Perché continuiamo a stare su questa scomoda salita? Non dovevamo riposare nella miniera?»

Berserker apparve all’improvviso. «Perché perdiamo tempo con questi umani? Ormai sono in salvo, dovremmo cominciare a studiare come arrivare a Wolf.»

Achab non era del tutto sicuro che queste domande le stessero ponendo a lui: si trovava vicino a Machiko e probabilmente erano tutte rivolte a lei. «Sì, è inutile rimanere qui, all’aperto», prese d’un tratto l’iniziativa. «Entriamo nella miniera così Falconer può cominciare a spiare con il suo drone cosa ci sia dall’altra parte.»

Era un rischio dare quest’ordine, Achab se ne rendeva conto. Perché se Machiko l’avesse contraddetto sarebbe stata la fine totale di ogni sua leadership, ma per fortuna la donna annuì e cominciò a dirigersi verso l’entrata della miniera, senza più neanche guardare il colono con cui stava parlando. Nulla di utile sarebbe arrivato da lui e non valeva la pena perdere altro tempo in riti umani di cortesia.

«Forza, saliamo», disse Jungle aiutando Falconer a rialzarsi. In realtà quest’ultimo stava benissimo, ma gli piaceva fare un po’ la vittima: in fondo era stato il primo del gruppo ad essere colpito in azione, quindi un po’ sentiva il diritto di zoppicare. Anche se era stato ferito al braccio.

Scar fece di tutto per rimanere invisibile, perché l’avvicinarsi dell’azione vera stava acuendo ogni suo dubbio: trovarsi obiettivo di fuoco nemico – o supposto tale – aveva fiaccato parecchio le sue gambe e tutto il coraggio che fingeva di avere iniziava seriamente a traballare.

Distratto da questi pensieri, non si rese neanche conto del primo strillo umano.

~

Anni prima avevano scoperto che la rete era l’unico modo per catturare vivi gli umani. Era una razza particolarmente agitata e battagliera, quindi qualsiasi altro sistema avrebbe finito per ucciderli o ferirli così seriamente che poi non andavano più bene per i giochi di Wolf, quindi i suoi Bad Blood andavano sempre a caccia con abbondante dose di lancia-reti.

Erano entrati lentamente nella miniera, in modo tanto furtivo che le due sole sentinelle di guardia non avevano potuto fare altro che morire senza accorgersene. L’ordine era di prendere vivi gli umani, se ce n’erano, ma era troppo alto il pericolo che quelle due sentinelle avvertissero gli altri.

Percorsa la miniera in cauta esplorazione, il gruppo di Bad Blood si ritrovò ad osservare gli umani che erano tutti affacciati fuori: non era chiaro il motivo, ma non importava, visto che era un’occasione perfetta per catturarne tanti insieme. I guerrieri si appostarono silenziosamente e lanciarono tutti insieme le loro reti, catturando in un colpo solo quasi tutti gli umani che sporgevano dall’entrata della miniera. Le urla furono immediate e potenti, ed era musica per i Bad Blood, che con il tempo avevano imparato che quando un umano urlava voleva dire che non aveva possibilità di fare altro.

Non rimaneva che catturare i restanti umani, che erano usciti dalla miniera e cercavano di nascondersi fra i cespugli. Fu subito chiaro che acchiapparli uno per uno sarebbe stata una faticata che rischiava di non dare alcun frutto, così uno dei Bad Blood si affacciò dalla miniera e cominciò a sparare agli umani. Non c’era bisogno di prendere troppo la mira, il fucile era così potente che a quella distanza otteneva il suo effetto in ogni caso.

Dopo il secondo colpo il Bad Blood si girò ed alzò il braccio a chiamare i compagni: che si dessero da fare pure loro. Ancora agitava il suo braccio, dopo che un fascio luminoso gliel’aveva portato via.

~

City Hunter era l’unico che avesse con sé armi di alto livello, e non aveva esitato ad usare il suo cannoncino da spalla appena aveva visto il Bad Blood sparare sugli umani. Poco gli importava del destino dei coloni, ma uccidere un Bad Blood così vigliacco da sparare su umani disarmati era qualcosa a cui non poteva resistere. Prima gli moncò un braccio, per sfregio, e poi con un secondo colpo del suo cannoncino gli perforò il petto: il corpo senza vita dello Yautja volò via, verso l’interno della caverna. «E il primo è andato», gracchiò City Hunter, pienamente soddisfatto.

«Bravo!» lo sferzò acida Machiko raggiungendolo velocemente. «Ora i suoi compagni rimarranno rintanati nella caverna e magari andranno ad avvertire Wolf: hai appena infranto l’effetto sorpresa, idiota, cioè la nostra unica arma.»

City Hunter sentì il volto andargli a fuoco: come osava quella piccola umana permettersi di parlargli così? Giocare a fare la Yautja non le consentiva tale confidenza: era seriamente tentato di spazzar via quell’insetto una volta per tutte…

«Via da qui», stava intanto sussurrando Jungle agli altri. «Tutti nei cespugli!»

Machiko e City Hunter si stavano fissando in modo teso, ed era uno spettacolo incredibile: la donna arrivava alla vita del Predator, superandola di poco, quindi l’espressione infuriata non sembrava avere molta ragion d’essere. Stava per dire qualcosa ancora, quando sentirono una voce familiare dire qualcosa che apparentemente non aveva senso.

«Amici, perdonate il mio stupido compagno. Si è fatto prendere dal panico ed ha aperto il fuoco: sarà punito come merita. Siamo i Bad Blood di Celtic: siamo vostri amici.»

Tutti si voltarono a fissare Achab, che con le mani in alto si era avvicinato all’entrata della miniera. Continuava a gridare verso l’interno. «C’è stato un terribile errore, e Celtic saprà ricompensare Wolf del guerriero perso.»

«Ma che diavolo sta dicendo?» chiese City Hunter.

Machiko lo zittì. «Sta rimediando alla stronzata che hai fatto tu.»

Achab afferrò un umano che si ritrovò fra i piedi e lo sollevò alla volta della miniera. «Per farci perdonare vi aiutiamo a raccogliere questi insetti.»

Machiko sentì gli uomini gridare che erano caduti in trappola, che erano stati stupidi a credere quei mostri i loro salvatori. Non era certo quello il momento per spiegare loro la situazione.

Un Bad Blood uscì dalla caverna titubante, con un fucile puntato alla testa di Achab. «Se davvero conosci Celtic», gracchiò, «cosa porta sempre alla cintura?»

Achab ghignò. «Una zampa di coniglio. Ma lui preferirebbe un braccio umano.»

Il Bad Blood abbassò l’arma. «Cazzo, amico, siete troppo nervosi, voi altri. Prima aprite il fuoco e poi salutate?» E fece segno ai suoi compagni di uscire. «A forza di avere a che fare con gli umani in effetti ci siamo disabituati ad affrontare nemici seri.»

Achab rise in modo esagerato, girando la testa e guardando nel punto dove sapeva essere Machiko: vide la donna annidata fra i cespugli, con il suo fucile in mano, pronta al fuoco. «Inoltre», disse alla volta dei guerrieri che lentamente uscivano dal buio, «a forza di bazzicare pianeti fetenti come questo vi state perdendo le nuove armi che sono state inventate.»

Tre Bad Blood ora erano in piedi davanti all’entrata della caverna, a fissare Achab. «Davvero? E che armi sono?»

Achab alzò lentamente la mano, piegò le dita e mise pollice ed indice a forma di pistola, puntandola alla testa di uno di loro. «Armi tipo questa.» E mosse il pollice come a premere un immaginario grilletto.

La testa di uno dei Bad Blood esplose.

Malgrado fosse tutto improvvisato, Machiko aveva capito cosa stava facendo Achab – in fondo era stata lei anni prima a far vedere all’amico un vecchio film umano dove mostravano quel trucco – e subito era stata al gioco.

Prima che gli altri due Bad Blood potessero capire cosa stesse succedendo, Achab ne afferrò uno per il collo lo strinse forte a sé: ne voleva uno vivo, per interrogarlo ed ottenere informazioni All’altro pensò Berserker, che sbucò velocemente dai cespugli. Era sguisciato fin lì approfittando della confusione che stavano facendo gli umani, così che nessuno badasse a lui, ed ora cominciava a riempire di pugni allo stomaco il guerriero nemico, prima di gettarlo in terra.

Gli altri uscirono dai loro rifugi e si avvicinarono lentamente.

«Ascoltate», gridò Berserker. «Ho il diritto di sfidare a duello mortale questo Bad Blood: se vincerà, avrà salva la vita.»

«Che cazzo stai dicendo?» gracchiò Achab. «Non siamo mica nel nostro locale, questo non è un campionato di lotta clandestina.»

Berserker non volle ascoltare ragione e fece segno al Bad Blood di alzarsi. «Uno contro uno, amico: se mi batti, sei libero di andare.»

«Non essere ridicolo, figliolo», gracchiò Jungle, ma il guerriero a terra iniziò lentamente – e minacciosamente – ad alzarsi, senza dire una parola: un leggero cenno della testa fu il segnale che accettava il ridicolo patto di Berserker.

«Non abbiamo tempo per questo», gridò City Hunter.

Berserker agitò una mano in aria. «Ne abbiamo uno vivo per interrogarlo, se questo lo ammazzo di botte non è un problema.»

Tutti si guardarono, colpiti dall’assurdità della richiesta, ma non ci fu tempo per altre discussioni: il Bad Blood scattò e colpì Berserker al ventre. Questi incassò con un sorriso e poi alzò le mani in una guardia umana: la sua tecnica preferita, perché adorava vedere lo stupore negli occhi dei suoi avversari Yautja. Il Bad Blood era tutto tranne che stupito.

Sferrò un pugno laterale che Berserker a malapena riuscì a parare, e mentre si chiedeva come potesse la sua guardia risultare così poco efficace già un altro pugno al petto gli stava togliendo ogni briciolo di respiro.

Intanto Achab si era distratto a guardare il combattimento e il Bad Blood che teneva per il collo lo agguantò per una caviglia, lo sollevò in aria e lo fece crollare pesantemente a terra. Jungle e City Hunter furono subito addosso allo Yautja e cercarono in qualche modo di immobilizzarlo. Non era così facile, vista la sua forza… e la loro debolezza.

Intanto Berserker provò una delle sue celebri tecniche di pugno che tanti incontri gli avevano fatto vincere, ma appena dato il primo colpo l’altro rispose limitandosi a proteggersi con il braccio: così facendo lasciò che il pugno avversario si infrangesse contro il gomito. Quando Berserker ritirò il braccio sentiva qualcosa di strano, e un colpo d’occhio gli mandò un’immagine che non riuscì a capire: perché le sue dita avevano ora quell’aspetto strano? Ci mise eterni secondi a capire che si era appena rotto la mano contro il possente gomito dell’avversario. Non era giusto: aveva partecipato a centinaia di combattimenti, e aveva sempre vinto…

La consapevolezza che combattere contro ubriaconi falliti nelle cantine dei bar di Anderson City non faceva di lui un campione non arrivò mai, perché nel frattempo il Bad Blood lo aveva afferrato per la vita e per il collo: sollevato agevolmente in aria, lo aveva lanciato contro un albero lì vicino. La testa di Berserker sbatté così forte che la corteccia si sgretolò. Mentre ancora il suo corpo era in aria, l’avversario si era avvicinato, raccogliendo qualcosa da terra. Solamente il suono raccapricciante che risuonò nell’aria fece capire che con una grossa pietra il guerriero aveva appena spiaccicato la testa di Berserker.

I suoi compagni erano troppo impegnati a tenere a bada l’altro Bad Blood per poter sentire alcun rumore, ed ogni sforzo era vano. Jungle era troppo spompato e City Hunter aveva una mano in meno, mentre Achab stava ancora cercando di tornare a respirare. In tre non riuscivano a tenere fermo un solo Bad Blood.

Scar e Falconer stavano fissando allibiti lo spettacolo del loro compagno massacrato. Berserker non era loro amico, non ricordavano neanche se avesse mai rivolto loro la parola: averlo perso non era un problema. A terrorizzarli era stato la velocità e la spietatezza con cui tutto si era svolto: la pratica era decisamente più orribile della teoria. E loro erano guerrieri solo in teoria.

Quando il Bad Blood si voltò verso di loro rimasero paralizzati. I tre si guardarono per lunghi secondi. Lo Yautja nemico guardò il braccio ferito di Falconer e spostò lo sguardo verso Scar: alzò un braccio e lo indicò. Il prossimo era lui.

Scar non mosse un muscolo, immobile nel suo terrore, ma si limitò a sollevare il braccio… lentamente… e a mettere la mano a forma di pistola, puntata alla tempia dell’avversario. «Bum», disse con un filo di voce, muovendo il pollice come aveva fatto Achab.

Il Bad Blood lo fissò, stupefatto. «Tu sei il genio del gruppo, vero?» chiese.

«Mi sa che è scarica», disse Scar con un filo di voce.

Il guerriero nemico iniziò ad avvicinarsi a lui, e fu allora che qualcosa lo colpì. Pesantemente.

Falconer aveva fatto salire in volo il suo drone per controllare che non ci fossero altri Bad Blood nelle vicinanze, ed ora l’aveva mandato in picchiata contro lo Yautja che avevano di fronte. Non poteva certo ferirlo seriamente, ma l’apparecchio lo colpì a massima velocità scendendo da almeno dieci metri di altezza. L’impatto fu potente e il guerriero cadde pesantemente.

Mentre il Bad Blood rantolava a terra, tenendosi la testa fra le mani, Scar estrasse il suo coltello, si chinò su di lui e lentamente, quasi se fosse un altro a guidare la sua mano, lo infilò nella sua gola. Non era una morte misericordiosa, né onorevole, ma era l’unica che Scar poteva dare a quell’assassino. Aspettò che il Bad Blood morisse asfissiato, accucciato sopra di lui mentre premeva la lama nella sua gola, agitandola lentamente per lacerare la carne. Il tutto in estremo silenzio. Solo quando il nemico si rilasciò e smise di tremare Scar si rimise in piedi, tenendo in mano il coltello grondante di sangue.

«Questo invece è sempre carico.»

Scar fece scattare la testa alla volta di Machiko, che aveva parlato. «Cosa?»

La donna, che gli si era avvicinata lentamente, gli sorrise in modo triste. «Avevi appena detto che il tuo dito-pistola era scarico, quindi ora mentre gli piantavi una lama in gola dovevi dirgli che il coltello invece era sempre carico. Devi imparare a dire frasi ad effetto, se vuoi essere un vero guerriero.»

Scar non trovò divertente la cosa. «Perché non gli hai sparato prima che uccidesse Berserker?», disse come se fosse un rimprovero. Era in realtà un cruccio.

«Perché era suo diritto morire da coglione: l’ha voluto e l’ha ottenuto. Non era mio compito spiegargli la stupidità di ciò che riteneva giusto.»

«E perché non hai sparato quando ho fatto il dito-pistola come Achab?»

«Perché ho cercato di darti la possibilità di dimostrare quanto vali. Anzi», indicò Falconer. «Quanto valete. Insieme magari riuscite a fare un buon guerriero.» Sorrise, amaramente.

Falconer si avventò sul suo drone, pesantemente ammaccato. «Se sparavi, però, era meglio: guarda come ho dovuto ridurre il mio apparecchio.»

Machiko scosse la testa. «Sparo solo quando ormai non c’è altra soluzione.»

Detto questo, si voltò, imbracciò velocemente il suo fucile e sparò nel mucchio di membra Yautja che si stava rotolando all’entrata della miniera. Nessuno dei suoi tre compagni riusciva ad avere la meglio sul Bad Blood, che stava ormai per liberarsi. Si era appena alzato, quando il colpo di Machiko gli trapassò la coscia, facendolo cadere pesantemente in terra. Gli anni che aveva passato ad accompagnare i ricconi umani a caccia, quando era stata cacciata dal clan la prima volta, finalmente le tornavano utili.

«Ehi!» gridò City Hunter cercando di rialzarsi con dignità. «Potevi colpire noi!»

«Non c’era pericolo», gridò la donna. «Già ci state pensando da soli ad ammazzarvi.»

(continua)

– Altre puntate:

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