PREDATOR SENZA GLORIA (fan fiction) 4


Quarta puntata della mia nuova fan fiction, ambientata stavolta nel mondo dei Predator caduti in disgrazia.
In attesa che questo autunno la Titan Books presenti un’antologia di racconti sui Predator, ecco una storia inedita dei celebri alieni Fox.

PREDATOR
SENZA GLORIA

4

Stazione mineraria “Shimada’s Hope”

L’uomo urlava a squarciagola ed agitava scompostamente braccia e gambe, mentre attraversava in volo la parabola che l’avrebbe portato a sfracellarsi nella radura circostante. La buona notizia era che se fosse sopravvissuto sarebbe stato libero di scappare: la cattiva notizia era che sopravvivere forse non era auspicabile.

Lo shock gli impedì di provare dolore, ma mentre roteava in aria l’occhio gli cadde sulla propria gamba, che dopo un’accecante scarica luminosa cominciava a volarsene via, da sola. Mentre cadeva in terra l’uomo si disperava dell’arto che aveva appena perso, e pregò di non sopravvivere all’impatto. Cadendo di testa su un terreno sassoso, fu accontentato.

Il grande Predator abbassò l’enorme fucile laser, ghignando. «Questa roba va calibrata ma è potente: avevo mirato alla testa e invece ho preso la gamba, ma va bene uguale.»

Lo Yautja accanto a lui annuì. «Vuoi provare ancora?»

Il grande Predator si passò distrattamente una mano sulla cicatrice che gli attraversava la fronte. Se la sentiva pulsare, segno che era infiammato, eccitato. «Sì», gracchiò con voce profonda. «Ma stavolta aumentiamo la difficoltà, che voglio studiare quest’arma: lancia dei bambini, che sono più difficili da prendere al volo.»

~

Locale “Big Game Pub”

Il sole era alto quando Machiko si presentò nell’ampio salone. Rimaneva spesso a dormire nel locale, tanto che Achab le aveva riservato una delle stanze che usava per ospitare gli amici di passaggio. Di solito con “amici” intendeva Yautja che lavoravano per lui in varie attività, più o meno legali, ma per la donna intendeva il termine nel vero senso.

Machiko non aveva mai rimpianto di aver scelto la razza umana, anche perché durante l’ultima missione rimanere con gli Yautja significava rinunciare all’uomo che amava. Era stata una storia seria, quella, finché era durata: l’amarezza della donna e l’umiliazione di aver perso un onore conquistato con enormi sacrifici non avevano certo aiutato la vita di coppia. Ora Machiko preferiva la vicinanza con gli Yautja, con cui almeno poteva condividere il dolore.

«Buongiorno», disse alla volta di Achab, che trovò seduto a fare colazione. «Se sono già andati via tutti con le proprie gambe, vuol dire che hai servito poco alcol, ieri sera.»

La battuta della donna, riferita al fatto che tutti i partecipanti del banchetto della sera precedente erano scomparsi, si scontrò con il volto serio e crucciato di Achab. «Buongiorno», disse con voce rauca. «A proposito di alcol, ti ricordi il tizio che volevi farmi assumere qui al bar?»

Solo allora Machiko fece mente locale: che fine aveva fatto Scar? Erano arrivati insieme e aveva dato per scontato che sarebbe rimasto a dormire in una delle stanze di Achab, ma se ne era completamente dimenticata e non pensava a lui dalla sera precedente. Cominciò a guardarsi intorno velocemente, finché in un angolo lontano vide un Predator malamente accasciato su una sedia, appoggiato alla parete nel suo pesante sonno. «Cazzo…» bisbigliò la donna.

«L’hanno trovato i miei inservienti», disse lentamente Achab. «Era sdraiato nella mia cantina di vini pregiati, quelli che tengo per i clienti importanti a cui spillare soldi. Meglio che non ti dica quanto mi è costata la sua sbronza…»

«Mi spiace Achab, sono mortificata», cominciò a bisbigliare Machiko, afferrandosi il volto fra le mani. «Sembrava che stesse meglio, che avesse superato… Giuro che ti ripagherò tutto…»

«Non è colpa tua, Machiko», la interruppe senza astio il proprietario del locale. «Facciamo finta che le bottiglie mi siano cadute in terra, non è quello il problema. La vera questione è quella che ti dicevo ieri sera: non puoi salvarli tutti.»

La donna cadde pesantemente su una sedia lì accanto, contorcendosi le mani. «A me basterebbe già salvarne uno…» Dopo qualche attimo di silenzio carico di tensione riprese a parlare a bassa voce. «Quelli in gamba si salvano da soli, non hanno bisogno di me: il mio lavoro consiste nell’aiutare chi non sa farcela da solo… e mi sembra chiaro che ho fallito miseramente.»

«Non dire così, la tua agenzia aiuta tanti Yautja, non puoi fartene una colpa se non riesci a salvare qualcuno che è impossibile salvare.»

«Dica? Dica?»

Achab e Machiko si voltarono di scatto verso il Predator che aveva gridato: era Jungle che, mettendo a posto la cucina, si era affacciato e stava gridando contro qualcuno. «Che cerca?»

«Con chi ce l’hai?» chiese Achab alla volta dell’amico.

Jungle si limitò a guardarlo con occhi strabuzzati e ad alzare una mano: stava indicando qualcuno, che in quel momento entrò nel locale fino a farsi vedere dal proprietario. Era un umano.

«Cazzo, ci mancava anche questa», sibilò Achab. Poi si alzò e cercò di parlare nella migliore lingua umana di cui era capace. «Mi dispiace, umano, per il rumore di ieri sera. Non capiterà più.»

Achab sapeva per esperienza quanto possano essere pericolosi i vicini che si lamentano per il rumore, quando sei un mostro di due metri guardato male dalle autorità. Se arrivava un’altra denuncia rischiava di dover chiudere il locale.

L’uomo lo fissò con sguardo vacuo, e a sorpresa rispose in lingua Yautja: «Non sono umano, e conosco la vostra lingua.»

Achab aprì la bocca dalla sorpresa. «Che vuol dire che non sei umano?»

L’uomo parlò senza espressione. «Sono un androide modello D, conosco tutte le lingue che possano tornare utili ai miei padroni: lo Yautja è una di queste.»

Machiko fissava la scena quasi con i sensi appannati, perché la mente era occupata dal dispiacere ricevuto da Scar, ma riuscì lo stesso a stuzzicare l’amico. «Parla lo Yautja meglio di quanto tu parli umano.»

Achab non la sentì, e iniziò ad avvicinarsi lentamente al nuovo venuto. «Credo che tu abbia sbagliato locale, androide. Qui siamo tutti Yautja, non sappiamo niente di robotica o che altro.»

L’androide accennò un sorriso, che sul suo viso risultò inquietante. «Allora sono nel posto giusto: ho chiesto a molti dove poter trovare dei guerrieri Yautja in città e mi è stato indicato questo locale.»

La parola “guerrieri” fu come un colpo di fucile sparato nella stanza: a tutti ora fischiavano le orecchie. «Se sei venuto a sfottere…» cominciò a grugnire Jungle, ma Achab lo fermò con un gesto della mano.

«Sei stato male informato», disse all’androide. «Qui abbiamo tutti perso il grado di “guerrieri”: ora siamo cittadini pacifici…» Non gli venne in mente altro da dire, tanto quelle parole facevano male a pronunciarle.

«Io non cerco Yautja con il grado di guerrieri», rispose calmo il sintetico. «Io cerco guerrieri Yautja.»

Jungle stava perdendo la pazienza e cominciava ad avvicinarsi alle sue pentole: stava provando il forte desiderio di smontare quel sintetico.

«Si può sapere a cosa ti servono dei guerrieri Yautja?» chiese d’un tratto Machiko.

L’androide si rivolse alla donna. «I miei padroni mi hanno fatto partire di nascosto da LV-617 con il preciso ordine di trovare guerrieri Yautja in grado di aiutarli. Non ho avuto alcuna specifica di controllare il “grado” di questi guerrieri.»

«Aiutarli in cosa?» chiese Achab, ormai arrivato accanto all’androide.

«I miei padroni sono vittima dell’attacco di Bad Blood, un gruppo di Yautja particolarmente spietati che le risorse umane della colonia “Shimada’s Hope” impediscono di fronteggiare. Quando sono stato lanciato nello spazio tramite una scialuppa di salvataggio sopravvissuta alla distruzione, i Bad Blood avevano preso solamente uno degli edifici della città mineraria: le grida umane che si sono sollevate da esso non fanno sperare in eventuali superstiti.»

«Brutto affare», bisbigliò Machiko, che mentre l’androide parlava si era avvicinata ad Achab. «Anni fa, quando lavoravo per la Weyland-Yutani, ho sentito parlare di LV-617: è un sasso sperduto nella galassia, la Compagnia non sprecherà risorse a correre in aiuto.»

«Esatto», rispose il sintetico. «I miei padroni hanno inviato un SOS ma dubitano fortemente che la Weyland-Yutani lo prenderà in considerazione. Le risorse minerarie si stanno esaurendo velocemente e da anni non riceviamo supporto dalla Compagnia. Secondo il regolamento che è contenuto nel mio database interno, poi, un’azione militare contro degli Yautja, anche se violenti assassini fuorilegge, va concordata con il Governo Yautja. I miei padroni dicono che è una situazione talmente spinosa a livello politico che difficilmente la Weyland-Yutani vi si imbarcherà, per salvare un gruppo di minatori sperduti che non le servono più a niente.»

«Mi spiace per i tuoi padroni», disse Achab scuotendo la testa. «I Bad Blood sono brutte bestie, vivono esclusivamente per torturare e uccidere: mentre stiamo parlando probabilmente gli umani di quel pianeta sono già tutti morti.»

«Se sono fortunati», intervenne Jungle. «Forti dell’impunità, probabilmente “giocheranno” con le loro prede il più a lungo possibile.»

Il silenzio cadde pesante nella stanza, ma non aveva lo stesso significato per tutti. Machiko rabbrividiva al pensiero degli umani in balìa di mostri, mentre i due Yautja invidiavano quella totale libertà a cui loro avevano dovuto rinunciare.

«Proprio questo fornisce tempo per agire», intervenne l’androide. «Sono atterrato qui solo dieci ore fa, è improbabile che i Bad Blood abbiano già ucciso tutti. La popolazione è relativamente numerosa e la città è grande: plausibilmente gli assassini impiegheranno giorni a trovare tutti gli umani che si sono asserragliati negli edifici, così come è plausibile pensare che non sentano alcuna urgenza di sbrigarsi.»

«Va bene», tagliò corto Achab, agitando una mano in aria. «Senti, un mio vecchio amico si occupa di queste cose, e so che è ancora in città. Lo chiamo e ti faccio parlare con lui: vedrai che ti fornirà i guerrieri Yautja che cerchi. Solo che non lo farà gratis.»

«Io non ho potuto portare denaro con me, ma su LV-617 sono sicuro che i miei padroni troveranno il modo di ricompensare questo tuo amico. Inoltre il capo dei Bad Blood è un noto ricercato, è probabile che basterà la taglia sulla sua testa come risarcimento.»

Achab e Jungle si fissarono d’un tratto negli occhi. «Uno Yautja ricercato talmente noto da essere riconosciuto da umani sperduti nel nulla?»

L’androide estrasse un tablet dalla tasca. «Quando ancora il mio database interno riceveva aggiornamenti dalla Compagnia, venivano segnalati i criminali che giravano per la galassia: la grande cicatrice sul volto rende quello Yautja ben riconoscibile.»

Achab, Jungle e Machiko si avvicinarono non appena il tablet si accese, e quando apparve la foto scattata su LV-617 tutti trattennero a stento un’esclamazione.

«Stando alle informazioni in mio possesso, sebbene non aggiornate», disse placidamente l’androide, «il nome di questo leader Bad Blood è…»

«Wolf», lo interruppe Achab.

«Esatto», commentò il sintetico. «Quindi mi confermate che è un criminale noto, con una taglia sulla testa.»

Nessuno rispose.

Il sintetico si guardò intorno, passando da uno all’altro dei suoi interlocutori in attesa che qualcuno prendesse la parola, ma erano tutti come rapiti a fissare la foto nel tablet. «Dal vostro comportamento arguisco che conosciate già questo criminale.»

«Cazzo, Wolf…» bisbigliò Jungle, ignorando la domanda dell’androide. «Se passi questa informazione al tuo amico Celtic, gli farai il più bel regalo della vita.» Scuotendo la testa lo Yautja si appoggiò al bancone. «Acchiappare quel mostro lo ricoprirà di gloria per sempre: tornerà subito Blooded Warrior…» Jungle smise di parlare quando si vide addosso gli sguardi di Machiko ed Achab. «Che ho detto? Perché mi guardate così?»

«E se lo prendessimo noi?» bisbigliò Achab.

Jungle cominciò a passare lo sguardo dall’amico con gli occhi di fuoco alla donna, bianca in volto. «Cosa? Stai scherzando, spero… A malapena qui ammazziamo un maialino per mangiarlo, e vuoi dare la caccia al più pericoloso criminale Yautja della galassia?»

Achab scosse la testa, con il corpo immobilizzato dall’emozione e dall’eccitazione. «Wolf non l’ha mai preso nessuno perché nessuno sa dove sia», cominciò a parlare con la voce vibrante di agitazione. «Piomba su avamposti umani sperduti, massacra tutti e se ne va: al Governo Yautja non interessa perdere tempo a prenderlo, visto che ammazza solo umani, e alla Weyland-Yutani non va di impelagarsi nella questione, perché ammazza solo poveracci su pianeti ormai inutili. Questa è l’unica forza di Wolf: essere sfuggente. Ma ora noi sappiamo dov’è… e dove rimarrà per dei giorni…»

Jungle si portò le mani alla testa, sempre più agitato. «Non puoi parlare sul serio, non… non posso credere di averti sentito dire certe cose.» Si cominciò a muovere accanto al bancone, quasi in preda a convulsioni. «Siamo l’ombra dei guerrieri che eravamo, Achab, e già allora non eravamo chissà che. Siamo dei falliti, lo sai tu come lo so io: quand’è stata l’ultima volta che hai partecipato ad una missione sul campo? Hai il culo a forma di sedia, Achab, come ti viene in mente anche solo di pensare di poter acchiappare Wolf?»

«È l’idea migliore che abbia mai sentito in questo buco di posto.»

Tutti si voltarono e si resero conto che Berserker era in piedi accanto a loro, probabilmente da abbastanza tempo per aver ascoltato i loro discorsi. «Riuscire nell’impresa è l’aspetto minore», continuò il lottatore. «Già solo il gesto di provarci ci riempirà di gloria.»

«Ci?» chiese sarcastico Achab. «Vuoi dire che nel caso faresti parte del gruppo?»

Berserker agitò una mano in aria. «Dove vai tu vado io, lo sai. E finalmente potrò zittirti quando comincerai a rinfacciarmi la mia passata vigliaccheria.» Alzò le mani ad indicare i suoi ascoltatori. «Non lo capite? Questo ci ripulirà tutti…»

«Ah», gridò Jungle. «Parla bene, lui: è allenato, fa a botte con chiunque ed è giovane, cioè un coglione che si butta a occhi chiusi su qualsiasi cosa. Vuoi andare a farti ammazzare? Hai la mia benedizione. Ma tu, Achab, stai sbagliando di grosso.»

«Sbagliando in cosa?» sbottò l’amico. «Nel pensare come un guerriero dopo tanti anni passati a fare l’umano? Tu non sei stanco di sentirti una merda ogni maledetto giorno della nostra vita?»

«Io non mi sento una merda, io sono sceso a patti con la mia nuova vita, ho un lavoro e sono rispettato…» Il silenzio che seguì fu più che eloquente. Jungle si mise una mano sugli occhi. «Cazzo, suonava meglio nella mia testa…»

Achab mise una mano sulla spalla dell’amico. «Da anni cerchiamo giustificazioni per essere ciò che non siamo, ora invece possiamo finalmente tornare alla nostra vera natura. Siamo cacciatori, e abbiamo avuto la fortuna di sapere dove si trova una preda ambita: è il momento di smettere di pensare come un umano e cominciare a pensare come uno Yautja.» Achab alzò lentamente un braccio e indicò Scar addormentato sulla sedia. «Lo vedi quell’ubriacone? Quanto pensi che ci vorrà prima che diventi anch’io come lui? Mi hai visto bere, no? Hai visto che sto aumentando la dose di giorno in giorno.» Afferrò il volto di Jungle fra le mani. «Non voglio arrivare a quel punto… non ora che la fortuna ci ha fatto questo regalo.»

Jungle lo fissava serissimo. «Come fai a sapere che al momento giusto non ci faremo prendere dal panico e dalla vigliaccheria?» chiese. «Viviamo in questo inferno perché nessuno di noi è riuscito ad essere un guerriero, quando eravamo giovani e forti: secondo te riusciremo ad esserlo ora, dopo anni di inattività?»

Achab scosse il capo. «Non lo so, forse no, forse sì. So solo che da giovani avevamo un limite che ora non abbiamo più.»

«Che limite?»

Achab sorrise, amaramente. «Avevamo il terrore di perdere l’onore, ed ora non l’abbiamo più. Né il terrore… né l’onore. Quando non hai più onore, niente ti può spaventare.»

Jungle grugnì. «Non è con queste belle frasi che cattureremo Wolf.»

Achab e Berserker esultarono. «Quindi sei dei nostri.» Non era una domanda.

Jungle alzò le mani. «Non ho detto questo, ma voglio sapere che piano hai: voglio assicurarmi che tu non ti faccia spingere dall’entusiasmo e basta…»

Achab scosse le spalle. «Piano? Ho saputo di Wolf due minuti fa, che piano vuoi che abbia? Dovrai aiutarmi tu a studiarne uno: mica vorrai che ci pensi Berserker!»

«Ehi!», sbottò ridendo il lottatore.

«Sicuramente ci serve altra gente.»

Tutti abbassarono lo sguardo verso Machiko, che aveva parlato. L’espressione degli Yautja era di stupore. «Ci serve?» chiese Berserker.

«Non provateci neanche», disse la donna decisa. «Io sono con voi, e questo non si discute. Di gloria ce ne sarà per tutti, quindi anche per me.»

«Ma la tua amica sa di chi stiamo parlando?» chiese Jungle ad Achab, indicando la donna.

«Sì, la sua amica lo sa!» rispose Machiko, seccata. «Con il mio clan anni fa ci siamo scontrati con alcuni Bad Blood della sua banda, ma purtroppo Wolf non c’era.»

«Ah, ma questo cambia tutto: ti rende perfetta ad affrontarlo», disse sarcastico Jungle.

«Ora basta», intervenne Achab, «Machiko è una dei nostri e se vuole venire è libera di farlo: non sarò certo io a impedire ad un guerriero di cercare l’onore perduto. E poi fra di noi è la più allenata con le armi, che non guasta di certo.»

«Scusate», intervenne il sintetico. «Da questi discorsi evinco che accettiate l’incarico? Lo chiedo perché in caso contrario devo continuare a cercare.»

Achab lo guardò serio. «Hai un nome, robottino?»

Il sintetico sorrise. «Mi chiamo Bishop 3. Sono stato progettato da…»

Achab calò il suo potente braccio sulla spalla dell’androide, che smise di parlare, e sorridendo gli disse: «Bishop 3… puoi scommettere il tuo culo robotico che accettiamo.»

(continua)

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