ALIENS versus BOYKA 3: Dead Or Alive (fan fiction) 11

Undicesima puntata della nuova fan fiction per omaggiare l’uscita del terzo prodotto Millennium Films con protagonista il lottatore interpretato da Scott Adkins.
Per evitare di “bruciare” i colpi di scena, l’elenco di tutte le fonti che cito lo stilerò solo alla fine della storia.

ALIENS versus BOYKA 3:
Dead Or Alive

11

Eve sputò sangue sul parabrezza. L’obiettivo era raggiunto, Lucas si era sfogato ed ora guidava più concentrato, ma in pochi secondi l’abitacolo si era riempito di schizzi di sangue. Il pilota ci aveva dato dentro, ed ora la canottiera nera della donna riluceva dal sangue che la ricopriva.

Lucas fissava avanti a sé e cercava di ignorare gli schizzi di sangue che aveva in faccia, e di come il volante gli sguisciasse da sotto la mano destra, bagnata. Si pulì la mano sul pantalone per cercare di asciugarsela. «L’altra volta non hai sanguinato così tanto», disse in tono neutro.

Eve non rispose, impegnata a cercare di asciugare quel disastro. Il sangue era caduto copioso anche sui fucili e cercò di ripulirli. La donna non riusciva a parlare perché era ancora in preda al piacere: essere accoltellata con una furia ed un odio così totali era stato estasiante. Non lo avrebbe permesso a nessuno, mai, ma c’era qualcosa in Lucas che le faceva perdere il controllo. Questo la spaventava, perché la distraeva… ma allo stesso tempo la inebriava.

Un forte scossone riportò entrambi alla realtà: stavano partecipando ad una corsa automobilistica dove ben poco era vietato, e dove i partecipanti avrebbero fatto di tutto per vincere. Di tutto.

Si voltarono entrambi a sinistra per scoprire un’auto blindata che stava tentando di speronarli e mandarli fuori strada. Com’era arrivato fin lì quel carro armato? Come aveva raggiunto la velocissima Ford Mustang? Non c’era tempo per trovare risposte: ora era il momento per Lucas di fare quello che sapeva fare meglio. L’unica cosa che sapesse fare.

Sterzando leggermente nella direzione dov’era spinto, Lucas riuscì a minimizzare gli spintoni ma non poteva continuare a lungo e stavano arrivando delle curve. «Spara a quello stronzo!» gridò Lucas.

Eve agguantò i due fucili più stretto che poté, visto che erano ancora viscidi di sangue. Lanciò il suo busto fuori dal finestrino e cominciò a sparare all’auto avversaria con entrambe i fucili. Era un fuoco impreciso, ma serviva a spiazzare l’avversario.

Le due auto era quasi allineate così Eve si limitò a sparare sul cofano dell’avversaria. «Rallenta!» gridò la donna, e Lucas capì. Rallentò quel minimo per retrocedere e lasciare sguarnita l’auto avversaria, così che Eve potesse sparare alle gomme.

Il pilota avversario sembrò capire il trucco e rallentò anch’egli, facendo in modo di stare così attaccato alla Ford da offrire il minor bersaglio possibile ai fucili di Eve. I secondi passavano e le curve si avvicinavano: la situazione andava sbloccata subito.

Eve lanciò nell’abitacolo uno dei fucili, si passò velocemente intorno alla testa la tracolla del pulse rifle e spingendosi con i piedi sulla portiera salì sul tettuccio della Ford Mustang. Lucas le urlava che non avrebbe resistito, che sarebbe caduta giù, ma la donna non rispose. Con una mano afferrò uno dei bordi del tettuccio e con l’altra sporse il fucile fino quasi ad infilarlo nell’abitacolo dell’auto avversaria: il pilota se ne accorse e frenò di colpo, ma non prima che Eve aprisse il fuoco.

Pochi proiettili esplosivi furono più che sufficienti per crivellare il corpo del guidatore, che perse il controllo dell’auto. Questa diminuì drasticamente la velocità ma non prima di sbandare, assestando un ultimo forte colpo alla carrozzeria della Mustang, con una forza sufficiente per sballottare Eve fuori dal tettuccio.

«Eve!» gridò Lucas cercando la donna attraverso gli specchietti retrovisori, finché la vide: reggendosi ancora con la mano al tettuccio dell’auto, il suo corpo si teneva a stento sul fianco della Mustang. «Tienti forte!» gridò il pilota.

«Non preoccuparti per me, pensa a guidare», gridò la donna, mentre impiegava ogni briciolo di forza per issarsi sull’auto, appoggiando ogni parte del corpo alla fiancata. Essere tutta ricoperta di sangue viscido non aiutava di certo.

Lucas prese la prima curva malissimo, perché aveva paura che un sobbalzo dell’auto facesse volar via Eve. D’un tratto fissò gli occhi nel vuoto: che diavolo stava facendo? Quella donna era il suo carceriere, lo stava costringendo a rischiare la vita e l’avrebbe ucciso senza batter ciglio, in caso di fallimento. Quella era l’occasione giusta: con la scusa di una curva presa male poteva farla volar via e metter fine a quella storia…

Il pilota guardò di getto nello specchietto retrovisore laterale e incrociò gli occhi di Eve: era chiaro che entrambi stavano pensando la stessa cosa. La donna lo fissava mentre le dita viscide di sangue perdevano la presa: stava cadendo, e non poteva evitarlo.

Lucas la fissò per interminabili attimi, prima di sporgere una mano fuori dal finestrino. «Prendimi la mano!» gridò.

La donna fissò quella mano, chiedendosi perché Lucas non stesse approfittando della situazione per liberarsi di lei. Velocemente la afferrò. «Cosa pensi…»

Non fece in tempo a finire la frase che il pilota affrontò una curva in modo tale da fare testa-coda. Mentre l’auto roteava su se stessa, Lucas lanciò in avanti la donna, sfruttando la forza centrifuga che l’auto stava sviluppando: senza alcuno sforzo, grazie solo alla spinta dell’auto, Eve si ritrovò spinta in avanti fino ad atterrare sul cofano dell’auto. «Al resto pensaci tu», le disse il pilota, mentre iniziava il lungo compito di recuperare il tempo perso.

Eve era stupita e senza fiato, ritrovandosi sdraiata sulla schiena sul cofano della Mustang. Solo di una cosa era sicura: prima di rientrare nell’abitacolo doveva occuparsi delle auto avversarie che stavano arrivando di gran carriera.

Afferrò il pulse rifle che aveva ancora a tracolla e dal cofano cominciò a sparare raffiche di proiettili esplosivi addosso agli avversari. Quasi come se pensassero all’unisono, Lucas cominciò a correre all’indietro, così da permettere alla donna di sparare dritto per dritto.

Acquisita abbastanza velocità e avvertita Eve, Lucas sterzò e fece roteare l’auto per tornare dritto sulla strada: la donna assecondò il nuovo giro centrifugo dell’auto e si fece rotolare nell’abitacolo. Entrò di testa e fu impegnativo rigirarsi per mettersi seduta normalmente, ma alla fine si ritrovò come quando erano partiti. Come se nulla fosse successo.

Per qualche attimo i due rimasero in silenzio, poi fu Eve a parlare. «Perché non mi hai mollato per strada?»

Lucas accennò un vago sorriso. «Immagino che questo sia il tuo modo di dire grazie. Perciò… prego.»

La donna sbuffò. «E va bene, grazie. Ma non capisco…»

«Mi piace troppo ucciderti, per rinunciare a te.»

Eve rimase di ghiaccio. Non si aspettava una frase del genere e non sapeva cosa dire. Purtroppo non ebbe tempo sufficiente per elaborarla e per trovare una risposta, perché quello che vide in lontananza cancellava ogni altra questione.

«Che cazzo succede?» bisbigliò.

~

Gli occhi di Eloise non vedevano più. Non perché fossero chiusi, ma perché stava ignorando sempre di più la sua fisicità per dedicarsi con sempre maggior vigore all’universo di sensazioni psico-chimiche che le proveniva dalla comunicazione con gli altri alieni.

Sentiva i muscoli irrigidirsi e ogni parte del suo corpo trasformarsi, seguendo le istruzioni genetiche che il dottor Lichtner aveva impostato, ma la sua mente era ormai lontana. La sua mente era entrata nel flusso costante delle comunicazioni fra xenomorfi. E non si limitava più ad ascoltare gli unici messaggi che ormai era in grado di capire, perché ora poteva comunicare.

Eloise stava invocando ogni alieno fosse in grado di avvertire il suo messaggio. E il suo messaggio era chiaro: «Venite a me…»

~

Boyka si muoveva come un fantasma tra la folla. Tutti erano in fermento per l’incidente, avvenuto in diretta televisiva, e al contrario delle altre scorrettezze che regolarmente si compivano al DOA questa non si poteva ignorare. C’era una parvenza di legalità da mantenere e già si parlava di aprire un’indagine: un modo elegante per mettere tutto a tacere. Ma intanto la confusione era ancora protagonista al posto dei combattimenti.

Mentre il pubblico urlava e tutti i tecnici si agitavano, Boyka camminava spedito verso la postazione di Testa di Cuoio. Sapeva che c’era lui dietro la vigliaccata subita da Eloise, sapeva che quel lottatore scorretto non aveva perso il vizio di cercare di spezzare le ginocchia per evitare gli scontri, ed ora era il momento di sistemare la questione. Era stato troppo tenero con lui, anni addietro, e aveva sbagliato a lasciarlo in vita: stavolta non avrebbe commesso lo stesso errore. L’unica domanda che Boyka si poneva era: ammazzarlo in fretta o fargliela pagare cara?

Lo intravide che parlottava con i suoi uomini. Pensò di avvicinarsi di soppiatto per contare sull’effetto sorpresa, ma ci ripensò: l’avrebbe affrontato a viso aperto per dimostrare che lui non era una iena, pronta a colpire di nascosto. Si avvicinò con passo deciso finché Testa di Cuoio non lo vide, contraendo il viso in un’espressione a metà fra la sorpresa e la gioia. Era come se fosse contento di poter saldare il conto con l’uomo che gli aveva strappato lo scalpo, ma allo stesso tempo ne avesse anche paura.

Testa di Cuoio disse qualcosa ai suoi sgherri che subito si dileguarono, mischiandosi alla folla: sicuramente andavano a preparare trappole da vigliacchi per proteggere il loro amico. Boyka si fermò e salì sul primo ring che trovò, facendo poi segno all’avversario di seguirlo: che lo affrontasse a viso aperto e senza trucchi.

Testa di Cuoio cominciò a guardarsi in giro, agitato, e forte del fatto che nessuno badava a quello che stava succedendo pensò bene di darsela a gambe verso gli spogliatoi.

Boyka già stava per scattare all’inseguimento quando si immobilizzò davanti ad una scena che lo lasciò di stucco. Testa di Cuoio era rientrato in sala e lentamente si stava avvicinando al ring… ma non con le sue gambe! Uno Yautja lo teneva sollevato per il collo, e si avvicinava al ring mentre l’uomo si agitava e scalciava.

Salito sul ring, il Predator si fermò davanti a Boyka, che lo fissava allibito.

«So chi sei», gracchiò lo Yautja in modo stentato: aveva evidentemente imparato la lingua umana ma non sembrava la sapesse padroneggiare più di tanto. «I miei uomini ti hanno visto ieri, mi sono informato su di te. So cosa ha fatto questo verme», ed agitò Testa di Cuoio, paonazzo, davanti al lottatore. «Non mi interessa la tua vendetta: voglio combattere e vincere un lottatore famoso come te.» Finito di gracchiare, il Predator con un colpo di polso spezzò il collo a Testa di Cuoio, lanciando via il cadavere come fosse spazzatura. «Basta con stupidaggini senza onore», disse poi. «Io sono un guerriero famoso, come te: solo uno di noi scenderà da qui.»

Boyka lentamente si tolse la divisa che gli era stata data: quello era il combattimento più importante della sua vita e voleva il corpo libero da stupidi stracci. Nessuna divisa poteva stargli bene, perché nulla della civiltà umana era pensato per lui. Forse era il più alieno fra gli umani di quella sala…

Distratto da quei pensieri, non si rese conto di cosa stava accadendo intorno al ring.

~

Il messaggio era stato recepito. Il messaggio era stato accolto. Ed Eloise era il messaggio.

Per evitare un’invasione incontrollata, gli umani tenevano sul pianeta solo alieni maschi, droni sterili che da soli erano spaesati. Non c’era alcuna Regina a coordinarli, a guidarli, a renderli un esercito invincibile. Finora…

Il messaggio di Eloise era diverso da qualsiasi altro mai avvertito dagli xenomorfi del pianeta, e “diverso” voleva dire una cosa sola: era appena arrivata una Regina a guidare la rivolta, a liberare gli alieni dalle gabbie in cui gli umani li avevano costretti. Era arrivato il tempo della rivolta.

Il messaggio psico-chimico che Eloise ricevette fu così potente che quasi ne fu annichilita. Così potente che ci si tuffò senza più speranza di tornare indietro: non era più Eloise, era parte di una forza potente che aspettava solo lei per essere completa.

Ora non erano più migliaia di alieni separati, ora erano una legione. Un corpo unico che pensava all’unisono. E il primo pensiero fu: «Che la guerra cominci.»

~

Lucas aveva il suo da fare a prendere le curve evitando di essere superato dalle altre auto che ormai gli erano alle costole. Aveva perso tutto il suo vantaggio ed ora doveva sudare ogni metro di strada. Così non sentì l’esclamazione di Eve.

Quando finalmente affrontò l’ultima curva e iniziò a pompare benzina per affrontare il rettilineo alla massima velocità, per riacquistare vantaggio sui pesanti mezzi blindati che lo inseguivano, vide finalmente cosa aveva visto la donna prima.

Si aspettava due o tre xenomorfi sulla strada, per rendere la gara più difficile, ma questo superava ogni aspettativa. L’orizzonte era nero. L’orizzonte si muoveva. L’orizzonte brillava dei corpi chitinosi delle creature che lo riempivano.

«Mio Dio…» si limitò a sibilare Lucas.

«Mi spiace», rispose Eve al suo fianco. «Neanche Lui potrà fare molto in questo caso.»

(continua)

– Altre puntate:

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