[2017-04] Aliens: Bug Hunt

La sempre ottima Titan Books colpisce ancora e in occasione dell’uscita di Alien: Covenant (11 maggio 2017) a metà aprile presenta in cartaceo e in digitale un’antologia destinata a fare scuola: Aliens: Bug Hunt, a cura di Jonathan Maberry.
18 racconti, 18 cacce all’alieno, 18 mondi diversi tutti accomunati dalla filosofia del film di Cameron: insomma, robba bbuona, robba tanta!

In attesa della versione Predator – prevista forse già per questo 2017! – mi sono gustato questi racconti: di seguito vi racconto le trame e qualche impressione personale.


Indice:


Is this gonna be a stand-up fight, sir, or another bug hunt?


Introduzione, di Jonathan Maberry

In un bel giorno di primavera guidavo da Philadelphia a New York insieme ad un mio amico proiezionista per andare a vedere la prima di un nuovo film di Ridley Scott. Sapevamo solo che il regista aveva un solo altro film all’attivo, un dramma in costume chiamato I duellanti: ignoravamo se il tizio sarebbe stato in grado di gestire un film di fantascienza. Pensate, era anni prima di Blade Runner, nessuno aveva idea di chi fosse Scott, e nessuno sapeva come sarebbe stato il suo nuovo film, Alien. Avevamo visto solo i trailer.
Il mio amico si era guardato quel trailer ogni giorno per settimane ed era convinto che sarebbe stato un bel film. Io ero scettico, essendo rimasto deluso degli ultimi film di fantascienza e speravo in un altro successo come Star Wars.
Avevamo visto tutti i grandi film dell’epoca e non ci aspettavamo un film del genere.
Si trattava di una proiezione mattutina ed era una giornata soleggiata a New York. D’un tratto ci ritrovavamo nello spazio profondo, a bordo di un vecchio catorcio arrugginito. Dispersi nel nulla e nei guai fino al collo.
La frase lancio del film era “Nello spazio nessuno può sentirti urlare”. Be’, era sicuro come l’inferno che si poteva sentire la gente urlare in quel dannato cinema. Tutti urlavano. Tutti. Ogni singola persona.
Anch’io urlavo… e sono un tipo coriaceo, un ragazzone. Lavoravo come guardia del corpo, all’epoca. Duro come ferro. Il mio amico aveva visto ogni horror uscito fino ad allora. Eravamo critici di cinema, mica ragazzini che si spaventavano coi mostri del cinema.
Eppure è proprio quello che è successo.
Quel film ci ha spaventato a morte. Non era più successo dai tempi de La notte dei morti viventi, visto quando avevo dieci anni. E visto che mi aveva spaventato così tanto, feci con Alien quello che avevo fatto con il film di Romero: rimasi a vederlo di nuovo.
Col tempo ho conosciuto meglio i personaggi, ho letto la brillante novelization di Alan Dean Foster, ho letto la comic adaptation della Heavy Metal e ho comprato il dannato calendario. Ero completamente partito.
Ho guardato anche ogni clone di serie B del film, sperando in qualcosa che sapesse sfruttare in modo intelligente lo spunto e sapesse ricreare la tensione. Non ho mai trovato un film che anche solo gli si avvicinasse.
Fino all’estate del 1986.
James Cameron ci ha colpiti con Aliens. Non un remake e non un semplice sequel. Un capolavoro. Un altro capolavoro. Brillante e differente. Mentre Alien era un film horror ambientato nello spazio profondo, Aliens era una storia di guerra ambientata nello spazio. Come il primo film si affida al talento di un gruppo affiatato di attori. Come il primo film apriva una nuova via. Come il primo film metteva dannatamente paura. Nel senso buono.
Da allora ci sono stati sequel e prequel, fumetti, tonnellate di romanzi e vieogiochi. Il mondo di Alien è cresciuto e continua a crescere perché ha catturato l’immaginazione del pubblico ma anche la sua intelligenza.
Di tutti i film, il mio preferito è Aliens. Ho amato la storia dei Colonial Marine. Apone ed Hicks, Hudson e Vasquez, e tutti gli altri. Ho amato anche Gorman. A suo modo. Il cameratismo fra i marine era una delle ispirazioni dell’Echo Team, gli Special Ops della mia serie di romanzi più venduti.
Alcuni dei miei amici scrittori hanno creato ottimi romanzi ambientati in questo mondo. Alan Dean Foster ha scritto i primi tre libri, tutti grandi successi. La compianta A.C. Crispin ha scritto Alien Resurrection. Poi ce ne sono stati tanti altri, compresi alcuni presenti in questa antologia come Yvonne Navarro, Christopher Golden, James A. Moore e Tim Lebbon.
Da tempo volevo unirmi ai Colonial Marines e andare in missione. Un paio di anni fa ero a Londra a cena con degli editori della Titan che si occupavano dei romanzi di Aliens, Nick e Vivian Landau, e ho detto loro che volevo creare un’antologia ambientata in questo mondo: non quello del franchise di Alien, ma il mondo dei Colonial Marines. Mi hanno messo in contatto con l’editore Steve Saffel e l’affare si è concluso.
Iniziai a fare una lista di chi pensavo fosse perfetto per scrivere racconti con soldati che andavano in battaglia contro gli alieni. Non solo contro gli xenomorfi od ogni tipo di alieni visti in film, libri e fumetti; no, questa antologia avrebbe contenuto storie di marine contro ogni sorta di minaccia ultraterrena. E i marine hanno un nomignolo per qualsiasi alieno che voglia trasformare gli umani in pasto: bugs. Da qui la famosa frase da Aliens:

HUDSON: Questo sarà uno scontro a fuoco, signore, o un’altra caccia all’insetto?

C’è ogni tipo di “caccia all’insetto”, qui. Contro xenomorfi e contro mostri che non hanno ancora un nome. Cose paurose che si agitano nel buio. Siamo partiti dalla premessa che c’è un vasto, strano universo pieno di creature che non sono simpatiche e tenere come E.T. e che non necessariamente vogliono convivere con noi. E che sono in cerca di un pasto caldo.
Credevo mi sarebbe servito un mese per identificare i miei “soldati letterari” con cui andare a caccia. Ah. Sono bastati due giorni. Non sono l’unico scrittore là fuori che fremeva per scrivere una storia in questo mondo. Non solo ho trovato abbastanza gente per questa densa antologia, ma quando è uscita la notizia che stavo lavorando al libro ho dovuto rifiutare almeno duecento proposte.
Yeah, forte.
Quindi, Aliens: Bug Hunt.
Le storie sono tutte differenti. Passano dall’azione di pura adrenalina all’introspezione umana. Come curatore dell’antologia ho dovuto leggere tutti i racconti in anteprima – ed è stata una piccola grande gioia. Come fan del genere è come se fossi stato invitato nel mondo degli xenomorfi, fra azione scoppiettante, eroismo, horror e quel tipo di magia oscura che è propria della fantascienza in chiave horror.
Sono grandi storie di eroismo, codardia, lotta, tradimento, rimorso e costi in termini umani della lotta contro forme di vita sconosciute. Alcuni di questi racconti calano a pennello nel canone del franchise di Alien e Aliens, altri non necessariamente sono così canonici: diciamo che sono in bilico, lasciando capire che c’è un universo più grande, strano e pericoloso di quanto si possa pensare…
Afferrate dunque il vostro pulse rifle e andiamo a caccia.
Buon divertimento.


Chance Encounter, di Paul Kupperberg

È bello fare il “pioniere” per la Weyland-Yutani, andare ad analizzare nuovi mondi per stabilire se ci sono risorse che la Compagnia possa sfruttare. Perché può capitare che su un pianeta a bassissima gravità scopri una titanica forma di vita, una specie di balena tentacolare, che si muove lentamente e con eleganza in enormi foreste: uno spettacolo da mozzare il fiato. Che peccato però che in questo paradiso sia arrivato “qualcosa di nero”… qualcosa che ha costruito il proprio nido all’interno di una di queste balene. Qualcosa che in una gravità così bassa… può anche volare!
Racconto delizioso e fulmineo con colpo di scena divertente.

Reaper, di Dan Abnett

Quando il Cheyenne si stacca dalla nave madre, i Colonial Marines a bordo sanno che non sarà una missione facile. Si sono perse le comunicazioni con l’avamposto sul pianeta, ed è strano: sono solo contadini su un pacifico pianeta agricolo, che problema possono aver avuto? Man mano che i soldati avanzano e analizzano la base deserta, una consapevolezza li assale: la Weyland-Yutani ha manomesso l’equilibrio del pianeta per renderlo più fertile, così che le risorse sono sempre disponibili… e se “qualcosa” usava quelle risorse per crescere? Ora non avrebbe più limiti…
L’autore del videogioco Alien: Isolation e della saga a fumetti Life and Death ci regala un ghiotto palese omaggio all’inizio del film di James Cameron, ricreando pressoché identico l’arrivo dei Colonial Marines su LV-426.

Broken, di Rachel Caine

Androide modello D4. Codice HS17B48XG5-D5. Nome comune: Bishop. Appena il sintetico inizia a parlare la dottoressa Sasaki intuisce che c’è qualcosa che non va e lo mette fra i modelli malfunzionanti, pronto ad essere smantellato. Ma Bishop capisce… ed esce dalla fila dei condannati. Con un gesto audace, la Sasaki lo lascia andare: quel malfunzionamento è strano. È come se Bishop fosse più umano del dovuto…
Lo dimostra anni dopo sulla colonia di Haarsa, quando arriva al seguito dei Colonial Marines: gli spietati pirati che si fanno chiamare Company F (che sta per Fuck!) hanno chiesto il loro solito riscatto ma la Weyland-Yutani stavolta non vuole cedere: i marines hanno l’ordine di chiudere la colonia e buttare dentro gas letale. L’ordine è di uccidere tutti, pirati e ostaggi, donne e bambini. È tempo che il “malfunzionamento” di Bishop entri in azione…
La Caine è più nota come autrice di romance e vampirelli innamorati, e forse è proprio la sua propensione a studiare le emozioni a rendere perfetto questo Bishop. Mentre i marine eseguono ciecamente gli ordini, come androidi, lui che è un androide decide con la propria testa, come dovrebbe fare un umano…
P.S.
Questa missione è l’ultima dell’androide prima che venga riassegnato ad un certo sergente Apone…

Reclamation, di Yvonne Navarro

Doveva essere un’indagine di routine quella della nave Paradox su un pianetino roccioso, ma qualcosa va male: una forma di vita aliena ignota li attacca e viene immortalata nell’ultimo videomessaggio inviato da una marine a suo marito. L’ultimo messaggio di Rachel Miller-Hicks a suo marito, Dwayne Hicks.
Dopo cinque anni Hicks ha ancora negli occhi il mostro che si avventa sulla moglie, e il destino d’un tratto sembra ricordarsi di lui: viene assegnato ad una missione per andare a recuperare le apparecchiature della Paradox. Nessuno sa a bordo probabilmente c’è ancora, cristallizzato dall’assenza d’ossigeno, il cadavere di sua moglie, ed Hicks terrà il segreto: vuole finalmente capire cosa sia successo, dare l’eventuale ultimo saluto all’amata Rachel e… occuparsi delle creature che l’hanno uccisa.
Autrice di fanta-horror e novelization, la Navarro ci regala uno splendido Hicks, dimostrando ancora una volta la potenza del personaggio che stupidamente la Fox ha ucciso nel ’92. Non è specificata la collocazione temporale di questo racconto, probabilmente l’autrice pensava ad una missione precedente a quella del secondo film, in cui però Hicks avrebbe dovuto già ben conoscere gli xenomorfi e la loro abitudine ad uscire «dalle fottute pareti».

Blowback, di Christopher Golden

Il sergente Apone e i suoi Colonial Marines – fra cui Hudson, Vasquez e Dietrich – atterrano su Clytemnestra, una luna dell’orbita di Thestias, nel sistema Polluce. Qui i droni della Compagnia hanno trovato un elemento che potrebbe rivoluzionare il mercato. Da anni infatti la Weyland-Yutani cerca nuove fonti di carburante, e su questa luna potrebbe essercene una ricchissima, sebbene molto delicata da trattare. Subito i soldati si rendono conto che questa nuova sostanza è contenuta nei corpi di strani essere molto ostili, che hanno la brutta abitudine di esplodere se colpiti. Ucciderli è molto facile, stando a debita distanza, ma il problema è la Weyland-Yutani ne vuole alcuni vivi, per studiarli: sarà dura per i marine riuscirci.
Nuova missione per i nostri personaggi preferiti che si svolge prima delle vicende del film Aliens (1986), con l’aggiunta di nuovi personaggi solo per vederli falciati dalle creature.

Exterminators, di Matt Forbeck

Cynthia Dietrich e Ricco Frost – due dei Colonial Marines di Aliens (1986) – vogliono chiudere la loro serata libera in un bar dall’aspetto sordido, quindi perfetto per un’ultima sbornia. Il locale è semideserto e i proprietari li guardano male: hanno scelto davvero la serata sbagliata per cercare una bevuta. Uno dei clienti fino ad un attimo prima aveva uno strano insetto sulla faccia, ma ora gli era caduto… mentre fuori iniziano a sentirsi strani rumori, come se degli esseri si stessero avvicinando. Inizia una terribile notte d’assedio per i due marine.
Un racconto delizioso che sa sfruttare due personaggi totalmente secondari del film di Cameron.

No Good Deed, di Ray Garton

La navetta Viper atterra su LV-426 e ne scendono due cacciatori di taglie: Mad e Jex. Sono arrivati fin là inseguendo due fuggiaschi, che hanno avuto la bella idea di scegliere Acheron perché fra la comunità dei coloni di Hadley’s Hope c’è un loro amico. I due criminali, così come i due cacciatori di taglie, non sanno che la comunità è sotto attacco e che è successo “qualcosa”: ognuno seguirà la sua strada, finché questa non sarà interrotta da uno xenormofo.
Ormai ci avviciniamo e stavolta il racconto si svolge “all’interno” del film di Cameron: cioè fra le scene inedite della special edition e la perdita del segnale di Hadley’s Hope che fa iniziare la trama.

Zero to Hero, di Weston Ochse

Il caporale Franklin Sykes ha scelto la luna LV-666 perché lo ritiene il posto più sicuro dell’universo: lì, quei “granchiacci” alieni non ci potranno mai arrivare. Sykes passa il suo tempo insieme agli sfaccendati Colonial Marines di stanza sulla luna, come rinforzo della comunità mineraria, ma l’unica sua attività è il gioco di ruolo on line. Quando dalla locale miniera arriva un SOS e dei minatori lamentano di essere venuti in contatto con “qualcosa” di strano, la situazione si farà drammatica per il povero vigliaco Sykes…
Purtroppo il racconto inizia bene ma si perde per strada, perché non si parla di xenomorfi bensì di strani esseri che contagiano la mente, trasformando l’ospite in una specie di zombie. Non si capisce perché questa storia sia finita in questa raccolta!

Dark Mother, di David Farland

Ripley è stata inamovibile ed ora Carter Burke vede sfumare i suoi progetti di arricchirsi portando un alieno vivo alla Compagnia. Mentre i Colonial Marines cercano di sopravvivere ad Hadley’s Hope, Burke si rintana… finendo però così in pasto ad un alieno. Questi lo imbozzola e quando Burke apre gli occhi, si rende conto che dovrà diventare… “madre” di un nuovo alieno.
Grande occasione mancata di raccontare la celebre scena tagliata – e mai riattaccata – di Aliens, la scena che è stata girata, come testimoniano le foto sul set, ma poi scomparsa. Se non fosse per il fumetto Aliens: Newt’s Tale, non sapremmo che in realtà Ripley, una volta salvata Newt, nei sotterranei dello stabile trova Burke imbozzolato, rifiutandosi di fare altro per lui se non dargli una bomba a mano con cui farsi esplodere. Nulla di tutto questo appare in questo racconto, rimanendo così del testo immotivato: non aggiunge nulla a quanto sappiamo, sembrando quasi la novelization di una sola scena.

Episode 22, di Larry Correia

Come un documentario, l’autore racconta la storia (immaginaria) del pulse rifle, con tanto di citazioni di tecnici e soldati: noioso esercizio di stile che ho trovato sterile.

Deep Background, di Keith R.A. Decandido

Nickole Kejela è una giornalista che aspira a fare carriera, e non c’è nulla come uno scoop per riuscirci. Per esempio sta raccogliendo informazioni su una notizia-bomba: pare che la Weyland-Yutani stia cancellando le tracce dell’incidente di Hadley’s Hope, per nascondere il fatto che ne è direttamente coinvolta. Pubblicare un pezzo simile sarebbe una promozione sicura, così il suo capo Hasegawa le affida un compito “sotto copertura”: dovrà seguire dei Colonial Marines nelle loro missioni per un anno, ufficialmente per un documentario ma in realtà per scoprire qualcosa di più sull’Affair Hadley’s Hope. Ciò che però scoprirà, Kejela, è che nulla è come sembra… e che la Compagnia è disposta a tutto pur di mettere a tacere la questione.
Ottimo racconto, con bei personaggi e un bel finale.

Empty Nest, di Brian Keene

Ormai gli xenomorfi non sono più un mistero per i Colonial Marines, eppure malgrado le armature rinforazte e le armi sofisticate anche una semplice missione di recupero può trasformarsi in un massacro. Dopo aver visto i propri compagni e i civili da salvare uccisi uno ad uno, il soldato Lombardo alla fine riesce faticosamente a portare in salvo solo una donna, Alice. Dopo tutto il sangue versato, è stata una vittoria inutile… perché Alice è malata terminale di cancro. L’unico superstite vivo… è in realtà come se fosse già morto. Lombardo segue Alice per uscire dall’alveare dove gli alieni l’avevano portata, ma con terrore scopre di essere finito in una trappola. Alice ha stretto una specie di patto con la Regina: vuole un’ultima gravidanza… vuole sentire ancora la vita dentro di sé, prima di morire…
Dopo un inizio indigesto e oserei dire mal scritto, la seconda metà del racconto diventa spettacolare per via dell’intuizione ispirata. Ogni patto stretto con la Regina è bagnato di sangue…

Darkness Falls, di Heather Graham

Il capitano Angela Hall ha detto addio all’esercito: dopo essere stata l’unica superstite di una missione tragica, dopo aver ucciso da sola una Regina Aliena, ha deciso che i Colonial Marines non facevano più per lei, e si è ritirata a curare il proprio giardino su un pianeta terraformato. Ora però l’esercito ha bisogno di lei: c’è una “situazione con xenomorfo” che il giovane e raccomandato tenente colonnello Simon Nicholson, dai mille capricci, non è assolutamente in grado di gestire. Serve un capitano d’esperienza che riesca a salvare gli ostaggi di una miniera, in cui sono stati ritrovati mostri ibridi. Angela quindi dovrà tornare ad affrontare i fantasmi del passato.
Sembra una classica storia di Tex Willer – il celebre ranger dei fumetti italiani si è trovato di fronte un comandante incapace tipo mille volte! – e se la descrizione dell’azione non coinvolge dall’altra i personaggi sono davvero ben scritti.

Hugs to Die For, di Mike Resnick e Marina J. Lostetter

In un laboratorio dove si studiano la biologia e il comportamento dei facehugger si fa una scoperta in realtà banale: non è mai una buona idea radunare decine di mostri in una sola struttura, contando sulle misure di sicurezza. Ovviamente qualcosa va male e i personaggi si ritrovano a dover gestire fiumi di “abbraccia-faccia” guizzanti.
Grande occasione mancata, perché Resnick di solito mi cattura e mi ammalia, invece qui è noiosetto e molto poco interessante.

Deep Black, di Jonathan Maberry

Da quando c’è stato quell'”incidente” dieci anni fa, <font=”yellow”>Fiorina “Fury” 161 è un pianeta abbandonato di cui nessuno ha più sentito parlare. Ora però un manipolo di USCM viene incaricato di andare a controllare dello strano movimento registrato sul pianetino. Il sospetto non è attività aliena, ma peggio ancora: spionaggio industriale. La cinese Jǐngtì Lóng Corporation, di base a New China, sta acquisendo sempre più potere e si presenta come pericolosa rivale della Weyland-Yutani. Visto che su Fiorina 161 ci sono ancora i rottami della navetta di Ripley e varie strutture WY, è il caso di andare a controllare che qualcuno non stia ficcando troppo il naso. Visto che i poveri cinesi si sono imbattuti in un nido alieno, i segreti della WY sono ancora al sicuro…
Il curatore dell’antologia si ritaglia un racconto tutto per sé e crea un aggancio con Alien 3 quando di solito gli autori preferiscono considerare quel film come ciò che è: un grave errore. Le premesse sono ottime, deliziosa l’idea di inserire i cinesi rampanti nell’universo alieno, così come negli anni Ottanta ci entrarono i giapponesi, ma al momento dell’azione l’autore non dà il meglio di sé.

Distressed, di James A. Moore

Dopo aver ricevuto la richiesta di soccorso, i Colonial Marines salgono a bordo della Shiname Maru… e comincia il massacro.
Probabilmente è colpa mia, ma non mi ha proprio preso, non sono riuscito ad immedesimarmi con i personaggi e anzi mi è sembrato un racconto noioso.

Dangerous Prey, di Scott Sigler

Vita, morte e miracoli di un alveare alieno, ma stavolta… raccontato dagli alieni!
Devo essermi stancato di quest’antologia, perché comincia a non piacermi più un solo racconto! Qui l’idea di fondo è carina – raccontare i “pensieri” degli xenomorfi dando loro formazioni militari prese dal vero – ma la narrazione è farraginosa, complicata, non sempre si capisce di che diavolo sta parlando (ma considerate che l’ho letto in un’altra lingua!) e nel complesso non mi è proprio piaciuto. Per fortuna ne manca solo uno perché devo essere giunto alla frutta…

Spite, di Tim Lebbon

La colonia su Weller’s World (98 abitanti) si è fatta d’un tratto silenziosa: sappiamo tutti cosa questo significhi. Malgrado stia tornando a casa da una stancante missione di due anni, il maggiore Akoko Halley accetta l’incarico perché i suoi sono gli unici Colonial Marines della zona: insieme ad un gruppo scelto parte dalla nave Ariel per questa nuova missione improvvisata. Non passerà molto prima che avvenga l’inevitabile contatto con gli xenomorfi, ma c’è una piccola differenza: questi… sputano fuoco!
Racconto fulminante (anzi, infiammante!) e divertente, anche se a questo punto dell’antologia sono troppo stanco per gustarlo. Forse avrebbero dovuto metterlo all’inizio.

L.

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