[2017-05] Alien: Covenant (novelization) 4

Quarta parte della mia scheda-recensione del romanzo Alien: Covenant di Alan Dean Foster, tratto dal pessimo film omonimo di Ridley Scott.

Ripensamenti

Mettetevi nei panni di Foster: deve trasformare in romanzo fluido una sceneggiatura che è tutta una manata in faccia, tutto un susseguirsi di luoghi comuni dell’horror… ma povero Foster, quello mi si vergogna!
Così magari scrive frasi di questo genere:

Il capitano cominciò a correre a perdifiato, tallonato da Daniels. Lopé e Walter restarono indietro ad aiutare Hallet e, in mancanza di contrordini, Cole, Rosenthal e Ankor si trattennero con il loro sergente. Sopraffatto dall’angoscia per le condizioni del suo compagno, Lopé non aveva pensato di comandare al resto della scorta di seguire il capitano e Daniels.

Non vi sembra di sentire l’autore che si arrampica sui vetri? Che cerca di spiegare un’azione che non sente naturale con un “sopraffatto dall’angoscia”? Se il personaggio avesse agito “normalmente” – se cioè lo sceneggiatore avesse voluto fare bene il suo lavoro – avrebbe agito in modo diverso, invece ha agito come visto al cinema perché preso dall’angoscia…
Però ci sono cose che ancora più rimarcate.

Incuriosito, Hallet si chinò a tendere un dito. Lopé lo bloccò all’istante.
«Ehi», disse, richiamandolo all’ordine e scuotendo la testa. «Non toccare.»

Non ricordo quel “non toccare” al cinema (ma magari poi quando il film uscirà in home video controllerò). Visto che i personaggi del film sono così decerebrati da smanacciare tutto su un pianeta sconosciuto, Foster non ce la fa più: lo vedo lì, sulla sua poltroncina, con quarant’anni di fantascienza sulle spalle, a gridare verso il monitor «E piantatela di toccare tutto!»

Poi però si ritrova davanti il personaggio di Rosenthal, la donna che mentre il mostro è in giro va a fare la doccia… e Foster piange…
Così decide che non può sputtanarsi fino a questo punto: se a Scott è ormai partita la brocca, non è che può seguirlo.

Dopo aver mangiato, bevuto e riposato, Rosenthal scoprì che, per quanto assurdo, si stava annoiando. Raggiunse un lato della vasta sala e passò le dita su una lunga serie di righe parallele incise sulla pietra.

Oddio… ma è impazzito pure Foster?

I segni erano tutti identici, della stessa lunghezza, larghezza e profondità. E ripetuti tremilaottocento volte e più. Nessun umano avrebbe potuto essere tanto preciso, e niente indicava che fossero opera degli Ingegneri. La mano doveva essere quella di David.

Ma che ca…

La sequenza di segni superava un portale e proseguiva nel corridoio vicino. Forse seguendola poteva trovare un indizio, una spiegazione. Magari David aveva contrassegnato in modo diverso il giorno in cui era arrivata la squadra esplorativa. E in quel caso Rosenthal avrebbe avuto il merito della scoperta, per quanto piccola. Decisa ad accertarsene superò il portale, lasciandosi alle spalle Oram e Daniels.

Sarebbe questa l’alternativa di Foster ad andare a farsi una doccia?

La successione di righe parallele incise sulla parete del corridoio sembrava non aver mai fine. Rosenthal continuò a seguirle, sfiorandole di tanto in tanto per lasciarsi guidare. Assorta nei propri pensieri e concentrata nell’esplorazione, non si rese conto di quanto si fosse allontanata dalla vasta sala con la cupola.

Insomma, la scusa perché Rosenthal faccia la stupida cosa che tutti i personaggi stupidi fanno negli horror stupidi – isolarsi così da essere uccisi con calma dal mostro – invece di essere giustificata dall’andare a lavarsi… è giustificata dall’aver seguito strane linee incise sulle pareti… Povero Alan Dean Foster: chi va con Ridley finisce per Scottarsi…

Non perdete domani, sul mio blog Il Zinefilo, interi estratti di capitoli inediti da questo romanzo – che poi magari riporterò anche qui la settimana prossima.

L.

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