[2017-05] Alien: Covenant (novelization) 3

Terza parte della mia scheda-recensione del romanzo Alien: Covenant di Alan Dean Foster, tratto dal pessimo film omonimo di Ridley Scott.


Indice:


Immagini di un passato futuro

Alan Dean Foster ad un certo punto ha avuto un’idea così balzana e così sbagliata che Ridley Scott sarebbe stato fiero di lui. Il romanziere, probabilmente durante un’indigestione di peperonata, si è detto: ragazzi, ma qui siamo nel futuro… facciamo che i protagonisti si sono dimenticati tutto della Terra? Ammazza che ideona…

«Country Roads», spiegò Tennessee, rispondendo ai loro sguardi curiosi. Poi, vedendoli ancora sconcertati, aggiunse: «Incisa per la prima volta dal grande John Denver, cantautore e attivista verde della seconda metà del Ventesimo secolo».

Nel film Tennessee si dimostra esperto musicale, almeno nel campo della discografia di John Denver, e fin qui niente di strano: tutti i film di fantascienza parlano di cose vecchie. Se Tennessee citasse un cantante dell’estate pop 2104 quale spettatore lo capirebbe?
Ma subito dopo…

Ricks si girò a guardarlo. «Ehi, che cosa diavolo è la ‘West Virginia’?»

Non posso, non voglio credere che nella sceneggiatura iniziale i personaggi soffrissero tutti di amnesia selettiva cronologica: siamo solo cento anni nel futuro, sant’Iddio, com’è possibile che abbiamo dimenticato del tutto alcune parti della cultura umana?

«Un’antica demarcazione tribale», spiegò Walter, senza alzare la testa dalla sua postazione. «Un tempo, quando quel genere di distinzione era considerato rilevante, ne esistevano molte. Il mondo era suddiviso in decine di entità politiche grandi e piccole, che invece di operare per il bene della specie e del pianeta si facevano concorrenza.»
Ricks ci rifletté per qualche momento. «Ma se erano sempre in conflitto, come riuscivano a combinare qualcosa di buono?»
«Infatti non ci riuscivano», rispose Walter, monocorde.

Capisco che queste piccole boutade sarcastiche siano un richiamo fortissimo, sebbene il risultato sia indegno di un romanziere, ma rimango indignato all’idea che Foster voglia convincermi che fra un secolo nessuno ricorderà più la suddivisione in Stati…

«Okay, Faris, noi siamo pronti», disse. «Segui alla lettera tutti i protocolli di sicurezza e cerca di non farti mangiare dai dinosauri.»

Ah, quindi cosa sia uno Stato è una nozione dimenticata, ma cosa sia un dinosauro invece anche nel futuro si ricorda?
Ma il peggio deve arrivare, e quasi non ce la faccio a scriverlo… tenetevi pronti…

«Certo. Da come la descrivi, sembra una delizia. Anche se per la verità non sarebbe la prima volta che l’assaggio. Doppia dose di formaggio per la mia, sempre che a te non dispiaccia.»
Lei gli rivolse uno sguardo perplesso. «Che cos’è il ‘formaggio’?»

Un futuro senza latticini… non merita di essere vissuto!


Piovono citazioni

«Citare è il sale della vita, sorella: a che serve parlare se non si può citare? Sa cosa diceva Edgar Rice Burroughs negli anni Trenta? “Quando il mio Tarzan non sa cosa dire… Cita!”».
Questa falsa citazione del mio Marlowe mi sembra l’introduzione perfetta…

Citazioni “vere”

Di John Milton ho già parlato qui, compreso del fatto se sia meglio regnare all’inferno o servire in paradiso.

Walter lo affiancò. «‘Null’altro rimane. Intorno alle rovine di quel rudere colossale, spoglie e sterminate, le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine.’»
David annuì, senza distogliere lo sguardo dalla città silenziosa. «Byron. Un poeta d’inizio Ottocento: eoni fa. Parole magnifiche. Composto un sonetto simile, si può morire felici. Ammesso di morire.»

Lo ripeto: siamo nel 2104, a soli 280 anni dalla morte di Byron: gli eoni sono quelli che ruotano nella testa di Ridley Scott… (Peraltro l’originale riporta «an eon ago», solo un eone, mica tanti…)

Comunque questa è la citazione “sbagliata” di David: l’androide sapientino (quasi scuola) crede si tratti di Byron invece sono i versi finali del sonetto Ozymandias (1818) di Percy Bysshe Shelley.

Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare,
The lone and level sands stretch far away. 
Null’altro rimane. Intorno alle rovine
Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate,
Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine”.
(Traduzione di Antonio Taglialatela [Traduzione commentata, academia.edu.])
Fonte: Wikipedia

Citazioni aggiunte

A Foster non abbastaveno le citazioni originali, così gli è scappato di aggiungerne di suo.

Tennessee emise un sospiro teatrale. «Il canto delle sirene.»
«‘Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce’», mormorò Daniels. Oram le rivolse un’occhiata sbieca, e lei si strinse nelle spalle. «Non è una critica. Prenditela con Omero.»

Quindi gli astronauti del futuro hanno totalmente dimenticato gli Stati terrestri e che cosa sia il formaggio… ma sanno citare a memoria l’Odissea (libro XII, vv. 186-190)!

David liquidò l’obiezione con un cenno impaziente della mano. «Di tanto in tanto anche gli scimpanzé camminano eretti. Anzi, come disse giustamente Samuel Clemens, un altro umano dalla mente creativa, ‘mi domando se Dio non abbia creato l’uomo perché la scimmia l’aveva deluso’.

L’androide sapientino non poteva certo trattenersi dal citare il più citato dei citatori: Samuel Clemens, meglio noto come Mark Twain. (Perché Foster non ha scritto direttamente quest’ultimo nome? Si vergognava a citare un autore così abusato?)
Comunque la frase è tratta dalla Autobiography dell’autore, comincia a pubblicare in modo completo dal 2010… guarda caso proprio quando Ridley Scott ha iniziato a creare gli Ingegneri per poi sterminarli tutti. Ripeto: Scott è un dio crudele che crea solo per il gusto di distruggere…

Alla prossima puntata per nuove chicche dal romanzo!

L.

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6 pensieri su “[2017-05] Alien: Covenant (novelization) 3

  1. Pingback: [Novelization] Alien: Covenant (2017) | Il Zinefilo

      • Per tutta la durata del viaggio hanno parlato nel sonno. Nell’ipersonno. E in greco, ovviamente: Walter aveva installato in ogni crio-capsula un software linguistico a interfaccia neurale gestito dal computer di bordo, del tipo “Imparare dormendo: ti addormenti americano, ti risvegli col greco a portata di mano” 😀

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      • ahahah una volta andavano molto di moda questi corsi. E in effetti è stupido sprecare spazio nell’ipersonno: perché nel futuro non approfittano per fare corsi di apprendimento dormiente? Parti con la licenza media e ti svegli con due lauree! 😀

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  2. Pingback: Alien Keywords | 30 anni di ALIENS

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