[2017-05] Alien: Covenant (novelization) 1: Traduzioni

L’Italia è curiosamente il Paese dei primati per Alien: Covenant: non solo è uscito una settimana prima da noi, ma anche la novelization è arrivata prima in italiano che in lingua originale!
Il romanzo del solito Alan Dean Foster doveva uscire negli USA il 18 maggio 2017, cioè in contemporanea con il film al cinema, poi però hanno posticipato al 23 maggio. Prima doveva uscire solamente in cartaceo mentre la versione digitale era stata pensata esclusivamente in tedesco (?), ma alla fine il 23 maggio è uscito sia in cartaceo che in digitale. (Ed è imminente pure l’audio-book!)

Malgrado dagli inizi di maggio io stia monitorando sia Amazon che il sito ufficiale di Titan Books, tutto si dev’essere deciso all’ultimo istante, così come istantaneo è stato il romanzo che la Sperling & Kupfer ha portato in libreria il 19 maggio scorso: per la prima volta in vent’anni la casa presenta un testo alieno… e ovviamente non lo sa nessuno. Perché ci sarebbe il serio rischio di vendere qualche copia, e le case editrici italiane questo non lo vogliono…

Per recensire il romanzo non mi basta un post solo, così divido la scheda in più parti tematiche.


Indice:


Sguardo d’insieme

Del pessimo film di Ridley Scott ho già parlato, ed aspettavo con ansia il testo di Foster perché c’era la possibilità di trovarci dei passaggi inediti, qualche punto spiegato meglio che aiutasse a smussare i terrificanti angoli della sceneggiatura: purtroppo così non è.
Per sapere di più, rispetto a quello che abbiamo visto in sala, si dovrà aspettare Alien: Origins, che il 1° maggio 2017 Foster dal suo sito ufficiale ha confermato di star scrivendo.

Il romanzo è la novelization para para della sceneggiatura di John Logan e Dante Harper, tratta da un soggetto di Jack Paglen e Michael Green: così ci informa la locandina e ci sarà tempo per indagare meglio su chi sia questa gente, che dovrebbe coltivare carote invece che scrivere per il cinema.
Ci sono dei piccoli particolari aggiunti da Foster, ma non è chiaro se l’autore abbia aggiunto di testa sua o se abbia attinto ad elementi in seguito cancellati dalla stesura finale del copione. Comunque è davvero poca roba.
La lettura è stata veloce perché in pratica era come rivedere il film: è più il tempo che passi a darti manate in faccia per le cose stupide che avvengono che quello in cui molto teoricamente dovresti essere “teso”…


Traduzioni ballerine

Àmbula

La traduttrice italiana Elena Cantoni mi sembra abbia fatto in generale un buon lavoro. Per esempio il devastante ordine di Peter Weyland «Ambulate», che al cinema è stato reso supinamente con «Àmbula», qui diventa un semplice «Cammina».
Mille punti per la traduttrice… che però perde subito quando il computer di bordo, la famigerata Mother che tanti problemi ha portato ai doppiatori italiani, qui diventa… Mamma.

Quando in Roma

Quando all’androide Walter viene offerto dell’alcol e lui accetta – gesto inutile ma compiuto per essere socialmente empatico – il personaggio spiega sbrigativamente la cosa con tre parole: «When in Rome.»
Essendo il film doppiato molto fedelmente, ripete «Quando in Roma» (vado a memoria, in attesa dell’edizione home video), mentre la traduttrice del libro decide che è più azzeccato: «Paese che vai…» Mi sento di concordare con lei, anche se lo stesso la frase non mi sembra che spieghi bene la situazione di un androide che finge di bere.

Mani pigre

Visto che la sceneggiatura va avanti esclusivamente per luoghi comuni, ecco che poi David spiega la sua attività di ricerca biologica con il proverbio «Idle hands are the devil’s workshop», che i doppiatori fedeli rendono con «Le mani pigre fanno il lavoro del diavolo».
La nostra traduttrice non ci sta: perché dare tutta questa importanza alle mani? E traduce: «Una mente oziosa è il laboratorio del Diavolo». In fondo in italiano rende meglio il concetto che l’androide voleva esprimere: mi sento di approvare la scelta.

La biblioteca di David

La scelta di far creare a David una raccolta di schizzi anatomici in stile Leonardo Da Vinci è una trovata di grana grossa che denota l’ossimoro alla base di questo film: una profonda superficialità.
Dove accidenti ha trovato David la carta su cui disegnare? E perché disegnare o in generale conservare appunti? È un atto nato nell’uomo per conservare esternamente una memoria a lungo termine: perché un androide, con una enorme capacità di memoria interna perfetta, dovrebbe mai dedicarsi ad un qualsiasi tipo di scrittura a mano esterna alla propria mente digitale?

Premesso dunque che la scena è ridicola di suo, la domanda sulla carta rimane: non è papiro (il clima rigido del pianeta non sembra adatto alla coltivazione della pianta, che ha bisogno di temperature elevate ed acque basse), non è pergamena (l’assenza di mammiferi ungulati rende impossibile trovare la pelle per la sua creazione), e non è carta come noi la conosciamo in Europa dal XII secolo: magari David è entrato nelle case degli Ingegneri a raccogliere gli stracci per pressarli, oppure ha seguito il metodo cinese strappando cortecce agli alberi ed impegnandoli in lunghe e laboriose lavorazioni, tutto per creare un supporto totalmente inutile ad un androide.
Mentre nel film la telecamera incede spesso su questi ridicoli fogli volanti per creare nello spettatore medio il fascino “davinciano” (cioè appunto roba di una superficialità devastante), Foster cerca di impiegare il minor numero di parole per descrivere questa ridicola buffonata:

There was enough light in the garden room to illuminate the alcove, albeit weakly. She was immediately drawn to one wall in which had been excavated rows of small cubbies, as if it had been chewed out by a clutch of stone-eating insects. Many of them were filled with carefully rolled scrolls. She was reminded of pictures she had seen of ancient Roman libraries.
But this wasn’t the world of the Roman Empire, and there were no scribes here, not of any species. Additionally, the scrolls were of a length and diameter that appeared too small to have been fashioned by the massive hands of Engineers.

La traduttrice, come abbiamo visto, si prende delle licenze mediamente accettabili, ma qui la mano le sfugge.

La luce filtrò nella nicchia, svelando una parete crivellata di piccole cavità, come se fosse stata rosicchiata da uno sciame di grossi tarli. I fori contenevano pergamene arrotolate, simili a quelle delle biblioteche dell’antica Roma.
Ma il pianeta su cui si trovava Daniels non era lo stesso dell’Impero romano, e non ospitava scribi. Inoltre, tenendo conto della loro lunghezza e del diametro, i rotoli sembravano troppo piccoli per le mani degli Ingegneri.

Il primo appunto è che questa “biblioteca” ricorda a Daniels immagini che ha visto delle antiche biblioteche romane, mentre in italiano sembra che l’autore stia specificando che il tutto era come le biblioteche romane. Un’impressione è stata cioè trasformata in definizione.
Ma la cosa grave è che nel testo originale da nessuna parte è scritto parchment (pergamena) mentre si parla di scrolls (rotoli): gli scrolls quasi sempre si intendono come rotoli di papiro (ci sono eccezioni, è vero, ma questo è un romanzo e non un testo di storia del libro!), perché dunque in italiano è uscito fuori quel “pergamene”?
Probabilmente la traduttrice ha pensato che David nei suoi diabolici esperimenti usava conservare le pelli delle sue vittime, così da lavorarle con una tecnica antichissima e crearne dei rotoli per i suoi appunti…

Regnare all’inferno

Per finire, un’altra bella frase fatta tanto amata dagli anglofoni, persone che purtroppo conoscono solo un numero molto esiguo di autori anglofoni e citano solo alcune loro frasi.

David shrugged. “Well, it’s your choice now, brother. That’s something I offer you they will not. Them or me? Which is it to be? Reign in Hell, or serve in Heaven?”

Si sentiva proprio la mancanza di una frase da Bacio Perugina: «Better to reign in Hell than serve in Heaven», dal Paradise lost (Book I, 263) di John Milton, una cosina del 1667 leggermente stra-citata dagli anglofoni..

David si strinse nelle spalle. «Adesso spetta a te decidere, fratello. Ti hanno voluto schiavo, ma io ti offro una scelta: loro o me? Che cosa preferisci, regnare all’inferno o servire in paradiso?»

Mi sento di non concordare con questa traduzione. L’originale parla di una “offerta” che gli altri non possono fare a Walter ma David sì, e questa frase in italiano scompare per lasciare spazio ad un “ti hanno voluto schiavo”, che non ha motivo d’essere: visto poi che Walter non si sente mai uno schiavo, nella storia.
E poi nella resa italiana sembra che David stia offrendo a Walter di regnare, mentre in originale non è specificato: “Which is it to be?” lo leggo più come una scelta di ciò che dev’essere. Insomma, David sta parlando in generale… come a dire “tu scegli, poi sono io che regno!”

Malgrado queste annotazioni puntigliose, ripeto: il romanzo è tradotto bene ed è scorrevolissimo.


Alla prossima puntata per nuove chicche dal romanzo!

L.

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12 pensieri su “[2017-05] Alien: Covenant (novelization) 1: Traduzioni

  1. “when android, do what humans do” (cit. farlocca) 😀

    Sperando di fare cosa gradita, segnalo che è uscito da un mese un volume intitolato “Gli anni di Alien – il moderno cinema di fantascienza vol.2”, a cura di Luigi Cozzi, dizionario dei film SF fine ’70-primi ’80.
    Ad Alien sono dedicate una quarantina di pagine.
    A proposito di stramberie e stranezze delle prime edizioni, il volume in mio possesso deve essere di un lotto proveniente dal futuro in quanto stampato a Giugno 2017 :O

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  2. Pingback: [2017-05] Alien: Covenant (novelization) 3 | 30 anni di ALIENS

  3. Qualcosa di più idoneo a riguardo della “bevuta” di Walter poteva derivare dalla forma completa e sottintesa della sua sintetica giustificazione, e cioè quel “When in Rome, do as the Roman’s do” che è all’origine della citazione farlocca di Lorenzo 😉
    Quanto agli intenti davinciani di David, direi che sono più che inquadrabili nella sua sprezzante megalomania volendo lui dimostrare di saper fare OGNI cosa meglio dei suoi limitati creatori. Comprese quelle attività manuali di cui razionalmente (se solo ancora agisse secondo l’odiata programmazione originaria) potrebbe benissimo fare a meno…

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  4. Pingback: [Novelization] Alien: Covenant (2017) | Il Zinefilo

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