[2017-05] Alien: Covenant su “la Repubblica”

Presentazione di Alien: Covenant sul quotidiano “la Repubblica” dell’11 maggio 2017.


L’Alien di Ridley Scott
al centro dell’incrocio
tra horror e fantascienza

di Roberto Nepoti

Nell’universo del cinema “fantastico”, Alien rappresenta il punto di congiunzione tra il filone fantascientifico e quello orrorifico. Della sua natura horror testimonia il fatto che, contrariamente alle saghe in cui l’eroe (Tarzan, Batman…) è sempre lo stesso mentre cambiano i cattivi, qui la stabilità è garantita dal mostro, il celebre xenomorfo creato dall’artista svizzero H.R. Giger per l’Alien del 1979. Soprattutto dopo l’uscita del personaggio di Ellen Ripley, infatti, che teneva testa al mostro nei primi episodi, i “buoni” sono sempre più secondari, intercambiabili e, comunque, destinati a una brutta fine. Alien Covenant arriva cinque anni dopo Prometheus, il film con cui Ridley Scott aveva ripreso la saga da lui stesso inaugurata, ed è intitolato a un’altra astronave: la Covenant, che viaggia nello spazio con un carico di pionieri per colonizzare un lontano pianeta. Però si verifica un incidente e l’equipaggio decide, incauto, di scendere su un pianeta più vicino: dove incontrerà il letale xenomorfo; oltre a David, l’androide già visto nel “reset” del 2012.

Sul piano della qualità il nuovo Alien-movie di Scott è una bella riuscita. Non all’altezza del prototipo (che era favorito anche dall’effetto-sorpresa), forse, ma superiore a Prometheus. Spingendo di più il pedale nel territorio orrorifico, il regista crea un universo dark molto suggestivo, un pianeta dal cielo cupo e piovoso che gli permette di evadere dai claustrofobici cunicoli dell’astronave attraverso i quali il mostro insegue da quasi quarant’anni le sue vittime umane. Ci sono anche quelli, intendiamoci, e abbondanti, contribuendo a creare un inevitabile effetto di déjà-vu. Ma si tratta di uno dei marchi di fabbrica della serie, assieme ad altri che il film non ci fa mancare: come l’evoluzione della creatura aliena in vari stadi morfologici (l’uovo, lo “stringifaccia”, il mostriciattolo superveloce) e soprattutto le scene-shock in cui Alien spunta, squarciandoli, dai corpi umani che ha usato come incubatrici. Qui particolarmente abbondanti, in coerenza con la maggior quantità di splatter che si è scelto di adottare. Senza fare spoiler, vietatissimi dai produttori e dal pubblico intenzionato a vedere il film, si può dire che Alien Covenant offre anche rivelazioni sulle origini del mostro: che poi, a onta del celebre titolo, non è davvero un alieno. Non si nega che il film contenga qualche nota meno intonata; come un prologo con vaghe disquisizioni sulla creazione. Però l’azione riprende subito quota, in un crescendo bene organizzato e più coinvolgente degli innumerevoli blockbuster tratti da fumetti che circolano per gli schermi. Anche perché qui gli effetti speciali, pur essenziali (a cominciare dal mostro), non tendono a prendere il sopravvento sui personaggi. Una buona parte della suggestione è garantita dai contenuti mitici di cui il film è ricco. Oltre al mito di Alien, tutto cinematografico, vi si incontrano anche quello, fondativo, della colonizzazione (l’equipaggio è formato da coppie coniugali) e soprattutto il mito del “doppio”. Che prende forma nei due androidi – entrambi con i tratti di Michael Fassbender – Walter e David, caricati rispettivamente delle polarità del Bene e del Male.

L.

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