Alien: Covenant su “CINEPLEX” (2017)

“Cineplex” (maggio 2017)

Il numero di maggio 2017 (volume 18, numero 4) della rivista “Cineplex” contiene un articolo dedicato ad Alien: Covenant: le tre pagine dedicate al film possono far pensare ad un lungo articolo, ma in realtà è poco più di un trafiletto allungato, a firma della giornalista newyorkese freelance Julide Tanriverdi.
Ecco la mia traduzione.


Cosa potrebbe andare storto?

Venti anni prima che la Ripley di Sigourney Weaver salisse a bordo della Nostromo si ritrovasse faccia a faccia con il più spaventoso alieno della storia del cinema, un gruppo di coloni spaziali viaggia per territori similari, ignari dei pericoli che li attendono. La star Michael Fassbender e il regista Ridley Scott spiegano come Alien: Covenant si inserisca nel discorso generale.

È un freddo giorno piovoso a Los Angeles ma Michael Fassbender è tutto sorridente durante un’intervista al London Hotel.

«Mi hanno rimontato ed eccomi tornato», dice con un sorriso. Fassbender naturalmente sta parlando di Alien: Covenant, l’ultimo progetto nel franchise fanta-horror di Ridley Scott.

La nostra ultima visita nell’universo di Alien risale al 2012 con Prometheus, un film che finiva con David – l’androide di Fassbender – che perdeva la testa e veniva recuperato in una borsa da Elizabeth Shaw (Noomi Rapace).

Il film ha ricevuto recensioni variegate e non è riuscito a connettersi con i fan più appassionati. Comunque ci sono buone aspettative questo mese con il ritorno di Scott nel mondo degli xenomorfi e alle radici della serie di film horror. Solo non chiamatelo in quel modo!

«Non mi piace la parola “horror”», dice Scott, sempre a Los Angeles. «Credo che sia meglio di così. È un termine davvero generico e credo che un sacco di film di genere horror siano pessimi. A volte persino irresponsabili.»

Questo non vuol dire che Alien: Covenant non sarà spaventoso da morire.

Questa volta un gruppo di coloni, formato in maggioranza da coppie, sono a bordo dell’astronave Covenant, così chiamata in onore dell’Arca dell'”Alleanza” [covenant], il contenitore delle due tavole su cui erano scritti i Dieci Comandamenti.

Durante il loro viaggio verso un remoto pianeta i coloni intercettano un’angosciosa trasmissione umana e cambiano rotta, verso un pianeta abitato dai misteriosi Ingegneri – i glabri e muscolosi progenitori che ricorderete da Prometheus. L’equipaggio è guidato dal capitano Branson (James Franco) e dal capo della terraformazione Daniels (Katherine Waterston che per questo ruolo si è tagliata di capelli in omaggio alla prima eroina di questi film, Ellen Ripley).

Da qui le cose peggiorano in stile con la saga, quando cioè membri ignari dell’equipaggio vengono a contatto con i facehuggers – le viscide creature che attaccano impiantandosi sulla faccia delle vittime – sulla superficie del pianeta. Sarà spiegato anche ciò che è accaduto alla Shaw.

Fassbender pensa, stavolta, che i fan saranno soddisfatti. «In termini di esperienza filmica, questo titolo ha quegli elementi di horror e di thriller che aveva il primo Alien ma con la portata di Prometheus».

L’attore si è divertito a filmare Covenant perché non solo interpreta di nuovo David ma anche un altro androide di nome Walter. In cosa differiscono?

«Walters è come una di queste cose dieci anni dopo. Com’era il tuo cellulare dieci anni fa e com’è ora? Questo il tempo intercorso da quando abbiamo lasciato David in Prometheus. Ci sono stati aggiornamenti. Il fatto che David fosse un prototipo significa che c’era molto in lui che era ancora sperimentale», spiega cripticamente Fassbender.

Lui rigetta la nozione che David fosse cattivo nel precedente film. «La cosa interessante di David è che è sintetico ma è stato disegnato con una sorta di personalità umana inserita nella sua programmazione. Con cose come la vanità e l’orgoglio. Sul fatto che fosse cattivo, di nuovo, non mi sono mai approcciato a lui in questo modo, “questo è un personaggio cattivo”, perché è una strana parola. È una parola fumosa.»

L’attore ha adorato girare scene dove entrambi i personaggi sono nell’inquadratura nello stesso momento.

«Finalmente ho avuto la possibilità di recitare con me stesso, e devo dire che è stata un’esperienza eccezionale», scherza Fassbender, prima di continuare in tono molto più serio. «È stato fantastico perché ho trovato molto interessante studiare gli aspetti tecnici che servono per girare queste scene.»

Il franchise dura da molto tempo, e non solo per via degli effetti speciali. Quando Alien uscì nel 1979 c’era un’attrice sconosciuta di nome Sigourney Weaver nel ruolo principale. Il film a basso budget superò le aspettative e divenne un fenomeno di costume, iniziando una saga che dura da 38 anni, ed ha traumatizzato generazioni con il suo mostro spacca-petti [chest-bursting]. James Cameron, David Fincher e Jean-Pierre Jeunet ne hanno diretto seguiti.

Fassbender ha alcune idee sul perché Alien affascini così tanto ancora oggi.

«Ho visto di nuovo il primo Alien durante il volo verso la Nuova Zelanda dove abbiamo girato questo film», racconta. «Il modo in cui Ridley si approccia al mondo della fantascienza credo sia molto sofisticato. Ma anche i personaggi sono molto divertenti ed interessanti, strambi ed umani.»

Lui pensa che l’eredità del film derivi da una protagonista femminile. «Il fatto che il nostro eroe sia Ripley, in un’epoca in cui stiamo parlando di eguaglianza nell’industria che ci ha dato Ripley 40 anni fa, imponendo lo standard.»

Inoltre il film risveglia le nostre più profonde paure. «Lo spazio e l’idea degli alieni, credo che questo affondi nella nostra psiche. Basti pensare a quanto sgradevole risulti l’idea che degli alieni ci usino come ospiti, che qualcosa cresca dentro di te che però non faccia parte», racconta Fassbender.

Il suo co-protagonista Demián Bichir, che interpreta il soldato e capo della sicurezza sergente Lope, pensa che la storia rispecchi la nostra società. «Questo film parla di umanità e di dove siamo ora. Parla di cosa crediamo, delle nostre paure, di ciò che amiamo e di come ci prendiamo cura gli uni degli altri. C’è un microcosmo nella nave che viaggia nello spazio.»

Qualcuno pensa che la trama di Alien: Covenant chiuda il cerchio con quella del primo film. Be’, non sembra che sia così.

«Questo film si riaggancerà a quello originale», conferma Scott, «ora come ora Covenant si svolge circa 20 anni prima di Alien. Stiamo già scrivendo il seguito di Covenant

Potrebbero essere buone notizie per i fan che già non resistono all’attesa del mostro dalla testa a fallo [phallus-shaped head], disegnato originariamente dall’artista svizzero H.R. Giger. Se chiedi al maestro stesso a cosa Alien debba la sua longevità, Scott offre la sua spiegazione con una risata e un po’ d’orgoglio.

«I miei film non invecchiano, o al massimo invecchiano bene», dice. «I duellanti è ancora splendido! Non c’è niente di peggio che la falsa modestia.»


In breve

Molti si sono chiesti se i capelli corti di Katherine Waterston in Alien: Covenant siano un omaggio alla Ellen Ripley di Sigourney Weaver, i cui capelli si sono accorciati ad ogni film di Alien – lunghi nel primo, corti nel secondo, a zero nel terzo. Ma non sembra essere questo il caso.

Ad una premiere Fox di New York la Waterston ha rivelato che l’ispirazione è venuta dal taglio di capello “da idiota” [dumb haircut] del suo collega Ezra Miller nel film in cui hanno lavorato insieme, Animali fantastici e dove trovarli (2016).

«Quando ho ottenuto questo lavoro stavo ancora girando quel film, così nella presentazione dei personaggi mi sono infilata la parrucca di Miller e ho chiesto a Ridley se potessi tenerla. Ha detto di sì.»


L.

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2 pensieri su “Alien: Covenant su “CINEPLEX” (2017)

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