[2002] Alien su “Il grande cinema di fantascienza”

Riporto la scheda di Alien dal saggio Il grande cinema di fantascienza, Volume 1: da «2001» al 2001, di Roberto Chiavini, Gian Filippo Pizzo e Michele Tetro (Gremese Editore 2002).
Ringrazio Michele Tetro per il testo e Gian FIlippo Pizzo per la gentile concessione.


ALIEN

(Id. USA-GB, 1979, 115’, C)

Regia: Ridley Scott. Sceneggiatura: Dan O’Bannon, Ronald Shusett, Walter Hill. Fotografia: Derek Vainlint. Musica: Jerry Goldsmith. Montaggio: Terry Rawlings. Effetti speciali: Nick Allder, Brian Johnson, Carlo Rambaldi, John Dykstra. Scenografia: Leslie Dilley, Roger Christian, Hans Ruedi Giger. Produzione: Walter Hill, Gordon Carrol, David Giler. Fox. Con Tom Skerritt, Sigourney Weaver, John Hurt, Ian Holm, Harry Dean Stanton, Yaphet Kotto, Veronica Cartwright.

Trama: L’equipaggio dell’astronave-raffineria Nostromo, di ritorno sulla Terra, viene bruscamente svegliato a metà viaggio da una chiamata di soccorso proveniente da un pianeta sconosciuto. Atterrati col cargo, gli astronauti scoprono una nave aliena contenente centinaia di “uova” in stasi. Kane (Hurt), uno degli uomini, viene aggredito da una mostruosa forma di vita che gli si attacca sulla faccia: riportato a bordo e abbandonato il pianeta con l’astronave, la creatura aliena, incubatasi nel corpo dell’uomo, ne provoca la morte schizzandogli fuori dal torace. Inizia così nella labirintica raffineria spaziale una terribile lotta per la sopravvivenza: ad uno ad uno, i sette membri dell’equipaggio vengono eliminati dall’alieno proteiforme ed invisibile. Prima il tecnico Brett (Stanton), poi il capitano Dallas (Skerritt) cadono vittime della mostruosa creatura. Ash (Holm), l’ufficiale scientifico, è in realtà un robot preposto dalla Compagnia terrestre a difendere l’alieno per il dipartimento armi biologiche, dispostissimo a sacrificare l’intero equipaggio pur di assicurare la salvezza del mostro. Messo fuori uso da Ripley (Weaver), l’intraprendente terzo ufficiale della nave, Ash rivela che sulla Terra era già noto il richiamo di soccorso extraterrestre ma il solo interesse della Compagnia è avere l’alieno vivo. Gli ultimi superstiti, il bilioso macchinista Parker (Kotto) e la navigatrice Lambert (Cartwright), muoiono orrendamente e Ripley, rimasta sola, decide di far esplodere la Nostromo, fuggendo con una capsula di salvataggio. L’alieno la segue nel baccello e, dopo uno scontro allucinante, la donna riesce ad espellerlo nello spazio.

Critica: Ultimo grande capolavoro di SF degli anni Settanta, “Alien” rappresenta la nascita del sottogenere fanta-horror: ancora oggi, a vent’anni di distanza, il cinema di SF utilizza ripetutamente i suoi meccanismi narrativi, le sue intuizioni scenografiche, il suo iperrealismo, la sua concezione claustrofobica dello spazio scenico (se esiste una pellicola a cui fare rimando tramite il famoso detto per cui ”il sonno della ragione genera mostri” è proprio “Alien”). Tutto funziona splendidamente in questo kammerspiel spaziale, teso e angosciante: la ricostruzione dell’astronave, vera in tutto e per tutto, addirittura funzionante, ad opera dei geniali scenografi Leslie Dilley e Roger Christian, il design del mostro biomeccanoide, creato dal pittore-scultore svizzero Hans Giger, carico di valenze sessuali, gli straordinari effetti speciali di Johnson, Dykstra e Allder, i costumi disegnati da Moebius (celebre fumettista francese) e realizzati da John Mollo, i set alieni di Ron Cobb.

“Alien” rappresenta un esempio di “first contact” tra i più tremendi e spaventosi, un limpido esempio di incomunicabilità tra razze diverse, di inferiorità dell’uomo rispetto alle macchine, di inquietudine cosmica  suggeritrice di spaventosi pericoli per l’uomo, in attesa nello spazio. Indimenticabili i lenti carrelli all’interno della Nostromo, la caratterizzazione dei personaggi (visti, più che come baldi astronauti, come stanchi camionisti del cosmo, in disaccordo sull’equa spartizione della gratifica), la splendida figura di Ripley, destinata a diventare una delle eroine più famose del cinema di SF. Per la prima volta vediamo un’astronave sporca, rappezzata, priva dell’asetticità dei mezzi spaziali di “2001”, un microuniverso tecnologico che vede l’uomo soccombere senza speranza al suo interno, forse ancor più che ad opera all’alieno (questa connotazione pessimistica sul futuro dell’umanità, vittima delle proprie macchine e del mondo artificiale che si è costruita, verrà riproposta in tutti i capitoli della saga).

La trama del film rimanda ad un misconosciuto, in Italia, SF-movie degli anni Cinquanta, “Il mostro dell’astronave”, 1958, di Edward L. Cahn ma anche in “Dark Star”, 1974, di John Carpenter, sceneggiato e interpretato da Dan O’Bannon, troviamo i germi, seppur ironicamente abbozzati, di “Alien”. I nomi delle astronavi (Nostromo, Narcissus, Sulaco nel sequel) sono un omaggio di Scott a Joseph Conrad e l’alieno in forma umanoide è interpretato dall’attore nigeriano Bolaji Badejo, alto più di due metri. Premio Oscar a Carlo Rambaldi e al team degli effetti speciali.
Il regista Scott ha operato in sede di montaggio ad alcuni tagli (la morte di Brett, il comandante Dallas “imbozzolato” dall’alieno che chiede a Ripley di ucciderlo), riesumati poi nel successivo “Director’s Cut”.

La saga di “Alien” prosegue poi con il pirotecnico e affascinante “Aliens-Scontro finale” di James Cameron, 1986, furibondo “Platoon” fantascientifico, rutilante di fuoco, fiamme e High Tech, che gioca tutto sulla moltiplicazione degli alieni contro i Marines Coloniali, “Alien 3” di David Fincher,  1993, claustrofobico ma ripetitivo film-videclip che si segnala per la “morte” di Ripley, e il turgido “Alien: La clonazione” di Jean-Pierre Jeunet, 1997, che riporta ai fasti dei primi due episodi, con una agguerrita Ripley resuscitata e ormai “imparentata” con le feroci creature, cui si aggiungono gli spin-off “Alien vs. Predator” di Paul W. S. Anderson, 2004, “Alien vs. Predator 2” dei fratelli Strause, 2007, che mescolano il franchise con quello dei letali cacciatori dello spazio provenienti da un’altra celebre saga anni Ottanta, e i prequel “Prometheus”, 2012, e “Alien: Covenant”, 2017 entrambi di Ridley Scott, ambientati in una precedente fase temporale.

Michele Tetro


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