ALIENS versus BOYKA (fan fiction) 7

aliens_boyka

Ultima puntata della mia fan fiction per omaggiare l’uscita (eternamente posticipata) del terzo prodotto Millennium Films con protagonista il lottatore interpretato da Scott Adkins.
Per evitare di “bruciare” i colpi di scena, l’elenco di tutte le fonti che cito lo stilerò solo alla fine della storia.

ALIENS versus BOYKA

7

«La navetta vi raggiungerà in pochi minuti», stava dicendo Rykov. «L’ho lasciata apposta a sorvolare la zona nella speranza che tu… che voi… be’, che qualcuno ce la facesse.»

Boyka e Dunja erano troppo felici di essere tornati in superficie per mettersi a discutere con il generale. Anche lo squallido panorama di quel planetoide era splendido, dopo essere passati per l’inferno.

«Non ti sembra strano che all’ultimo momento gli alieni abbiano smesso di attaccarci?» chiese il lottatore.

«Non hanno smesso: non hanno più potuto farlo. Le frane hanno stretto il tunnel e quelle bestiacce sono grosse, e poi a forza di sparare ne ho fatte fuori un bel po’.»

«Oppure…» Boyka alzò un dito davanti a sé. «Hanno deciso di usare la porta di servizio.»

Dunja fissò per nulla spaventata la macchia nera che da lontano si stava avvicinando a loro: dopo qualche secondo riuscì a distinguere un folto manipolo di alieni urlanti. Nelle vene le scorreva ancora lo XenoZip che la proteggeva dal panico, quindi disse senza scomporsi: «Ora ti mostro un vecchio trucco dei Colonial Marines.»

Prese due bende da una tasca e si avvolse per bene le mani, poi caricò al massimo il pulse rifle, si piantò bene sui piedi e aprì il fuoco. O per meglio dire vomitò l’inferno sulle creature.

Iniziò un’unica raffica infinita di colpi che si abbatté potente sugli xenomorfi, falcidiandoli, ma erano così tanti che non sembrò essere una soluzione utile. Finché un sibilo fortissimo indicò che l’arma era andata in surriscaldamento, ed allora Dunja con un gesto deciso la scaraventò verso gli alieni, sempre più vicini: velocemente estrasse la pistola dalla fondina e sparò due colpi in rapida sequenza addosso al pulse rifle incandescente. L’esplosione che ne seguì fu addirittura superiore a quella delle due granate che aveva lanciato nel tunnel.

Mentre la massa di alieni si contorceva nelle fiamme, Boyka guardava allibito la donna. «Mi sa che devo cambiare opinione sui militari…»

La donna gettò via le bende ustionate dalle mani. «Attenzione però che non sono tutti cazzuti come me», rispose sorridendo.

Alcune creature continuavano ad avanzare, sebbene ustionate. Boyka accennò un inchino alla volta della donna. «Posso avere l’onore di finire quei mostri?»

Dunja annuì con il capo. «Concesso», e sbottò a ridere.

Boyka partì alla volta delle creature superstiti, che avevano scavalcato le altre che continuavano a contorcersi tra le fiamme. Con pochi balzi fu addosso ai primi xenomorfi che uccise senza fare nulla: con la velocità acquisita, l’armatura piombò loro addosso massacrando gli scheletri chitinosi.

Il lottatore iniziò a sferrare pugni veloci ma precisi per spaccare i crani degli xenomorfi più vicini, così da poter raggiungere quelli più distanti ruotando sul busto e colpendoli alla testa con calci a grande velocità. Qualche artiglio riusciva a raggiungere l’uomo, ma l’armatura lo proteggeva e nessuna presa durava per più di un secondo: subito il possessore dell’artiglio veniva spazzato via.

Ormai il mucchio di cadaveri era ingente e rendevano difficoltosi i movimenti, così Boyka si fece un po’ indietro… ma nessuno lo seguì. La pausa che ne seguì fu colma di tensione, con l’uomo che fissava le creature in attesa di un attacco che sembrava non dovesse più arrivare. Gli alieni si limitavano a starsene fermi.

«Che vi prende?» gridò Boyka. «Avete finalmente capito chi comanda, qui?»

Gli alieni si voltarono e velocemente indietreggiarono verso l’apertura nel terreno dalla quale erano fuoriusciti, una voragine che plausibilmente portava al loro nido sotterraneo. I mostri dovevano essersi parlati… e aver deciso che quello era un nemico impossibile da battere. Almeno in uno scontro diretto.

Boyka era stordito dalla sorpresa. «Dunja, hai visto che roba?» Mentre poneva la domanda intanto si girava, e già con la coda dell’occhio aveva capito che qualcosa non andava.

Voltato verso la donna, guardandola in lontananza gli sembrò che l’espressione negli occhi fosse strana. «Che succede, Dunja?» chiese il lottatore rimanendo immobile, indeciso sul da farsi. «Parlami…»

La donna continuava a fissarlo e Boyka fu attraversato da un brivido: era quello il momento in cui lo avrebbe tradito? Era quello il momento in cui la prima volta che dava fiducia ad una donna si ritrovava fregato? Durò tutto meno d’un secondo, poi vide il corpo di Dunja scuotersi profondamente, schizzare in avanti e cadere a terra scompostamente come un bambola di pezza, senza un solo gemito. La droga che aveva in corpo probabilmente non le aveva fatto provare alcun dolore.

«Dunja!» si ritrovò a gridare Boyka… ma la voce gli si gelò in gola quando al posto della donna vide un soldato, che era in piedi dietro di lei: Dimitri. Rapidamente questi afferrò il corpo di Dunja e se lo mise in spalla: non c’era tempo di slegare l’Artefatto dalla sua schiena, perché Boyka aveva cominciato a correre.

Mentre il lottatore urlava imprecando, Dimitri lanciò un segnale e la corda che lo assicurava si tese issandolo. Quando Boyka arrivò dov’era Dunja ormai Dimitri era troppo in alto per raggiungerlo, trainato dai suoi compagni a bordo della scialuppa che solo in quel momento apparve dal nulla. Una mimetizzazione perfetta che ormai non serviva più.

«Eri in debito con me!» gridava Boyka, tra una bestemmia e l’altra, alla volta del soldato.

«Vedo che ricordi la nostra ultima conversazione», replicò Dimitri, con tono calmo ma gridando per farsi sentire. «Ricordi anche quella precedente?»

«Cosa? Che vuol dire?» gridava il lottatore confuso.

«Spero che tu ricordi la nostra conversazione sulla scialuppa: hai tempo per pensarci.»

Boyka vide il soldato scomparire nella pancia della navetta: tutto era perduto. Ma che volevano dire quelle ultime parole?

«Sono desolato, figliolo, ma capirai che non avevo scelta.» La voce di Rykov negli altoparlanti del casco non fu una sorpresa.

«Ti sei comportato come ci si aspettava che facessi, generale», sibilò Boyka con disprezzo, agitando i pugni in aria in segno di frustrazione. «Sapevo che mi avresti fregato e l’hai fatto.»

«Credimi quando ti dico che non avrei voluto farlo…»

Ricordi la nostra conversazione?

«… io ammiro e rispetto la tua forza, ma è proprio quella che mi impedisce di lasciarti senza controllo.»

La nostra conversazione precedente

Boyka non riusciva a seguire il generale, troppi pensieri gli ruotavano nella mente. «Me ne frego delle tue emozioni, Rykov: usa il tuo comando a distanza ed uccidimi, così chiudiamo questa storia.»

Il generale sospirò. «Sarebbe una morte onorevole e mi piacerebbe dartela… ma temo di non potere: non ho alcun controllo sulla tuta, ho dovuto mentirti per ovvie ragioni.»

Hai tutto il tempo per pensarci

«Quindi è questo il piano? Lasciarmi qui a morire di fame così poi torni a prendere l’armatura?»

«Non sono così crudele, impiegherai molto meno a morire. Non te ne ho parlato prima, ma la tua armatura ha una autonomia di ossigeno che sta per esaurirsi…»

Ossigeno

«… Ci hai impiegato più del previsto a risalire ma per fortuna l’ossigeno è stato sufficiente…»

“Idiota! La tua armatura è già dotata di ossigeno”

«… Tra qualche ora al massimo sarà completamente esaurita, così la scialuppa rimarrà in volo aspettando di poter recuperare l’armatura…»

Ossigeno significa anche pressione…

«… Ci sei ancora?»

Boyka cominciò ad agitare in modo forsennato gli occhi, aprendo i menu del software dell’armatura. «E tutte le promesse che mi hai fatto? Avrei dovuto addestrare i tuoi uomini…»

Rykov sospirò. «Mi sarebbe davvero piaciuto, te lo giuro…»

Deve esserci… DEVE esserci

«… Trovare combattenti fenomenali come te è rarissimo, mi sarebbe piaciuto sfruttare le tue capacità…»

Ancora un sotto menu, ancora un altro…

«… Insieme avremmo fatto grandi cose, ma tu non lavori in gruppo e peggio ancora non rispetti l’autorità…»

Aspetta… non è possibile…

«… In un’altra vita saremmo stati una squadra perfetta…»

Eccolo… ECCOLO!

«… In un’altra vita sarei sceso io stesso a prenderti…»

Boyka distorse la bocca in un ghigno. «Tranquillo, Rykov… salgo io a prendere te

~

Dall’oblò della navetta Dimitri vide il lampo di luce e la scia infuocata che salì rapidamente verso il cielo. «Ora siamo pari, stronzo», borbottò sorridendo.

Si voltò e raggiunse il corpo di Dunja, steso al centro della stiva, inchinandosi a fissarle il volto. Estrasse una siringa dalla tasca e piantò l’ago nel collo della donna, che qualche secondo dopo iniziò a tossire scuotendo l’intero corpo. Con degli schiaffetti sul volto Dimitri si assicurò che si svegliasse completamente.

«Ma che… cazz…» balbettò la donna e il soldato le fece segno di tacere.

«Era piena di XenoZip, maggiore, abbiamo dovuto sedarla per portarla via. E abbiamo dovuto usare narcotici da elefante così da farla crollare immediatamente.» La donna cercò di dire qualcosa ma Dimitri continuò parlarle sopra. «Rykov ci ha dato l’ordine di ucciderla e recuperare l’Artefatto, così abbiamo dovuto fare una messinscena perché stava guardando. Ora le somministro qualcosa per far sparire l’effetto di tutta la droga che ha in corpo, perché ci serve lucida.»

«Boyka…» bofonchiò Dunja.

Dimitri sorrise. «Sta lavorando per noi, possiamo dire. Sta andando ad ammazzare il generale così finisce questo incubo: Rykov ha perso ogni contatto con la realtà e prima poi ci sacrificherà tutti in nome dei suoi deliranti piani.» Il soldato si portò la mano alla tempia in un saluto militare. «Ora siamo tutti con lei… generale Dunja.»

La donna fissò allibita Dimitri per qualche secondo, poi balbettò: «Iniettami quello che ti pare… ma rimettimi in sesto: è un ordine.»

~

«Perché nessuno mi risponde?» gridava Rykov nel microfono, disperato. L’ultima frase di Boyka suggeriva che avesse scoperto come far volare l’armatura e questo ovviamente era un male.

Aveva provato a contattare la scialuppa ancora in volo per ordinare di aprire il fuoco, ma nessuno gli rispondeva e non ne capiva il motivo. Ora l’unica speranza era che non potesse essere possibile per l’armatura volare fino a livelli così alti, addirittura superando l’orbita di un pianeta per raggiungere l’astronave.

«È assurdo che superi l’atmosfera», ripeteva tra sé il generale. «Non può resistere a temperature così elevate…» Il problema però era che nessuno lo aveva mai dimostrato: nessuno era stato così folle da provare a fare quello che stava facendo Boyka.

«È impossibile…» ripeteva il generale, ed ogni volta ci credeva meno.

~

Il cielo cambiava colore e il fuoco lambiva l’armatura: Boyka non avrebbe mai mantenuto il controllo a lungo, se non avesse impostato il pilota automatico. Come immaginava, la stiva della USS Verloc era la “casa” dell’armatura ed era bastato trovare il menu delle coordinate di destinazione per impostare il campo già previsto: “ritorna a casa”.

Quanto poteva fidarsi ad azionare i motori di volo? Quanto ne sapeva di astronomia per sentirsi pronto ad un’azione del genere? Domande inutili, visto che non c’erano altre alternative se non morire asfissiato su un pianeta abitato da soli mostri.

Non aveva nulla perdere, e non esiste niente di peggio che un lottatore messo alle strette…

~

Una enorme scossa, un rumore lancinante e un allarme rosso scattato: i tre rapidi eventi che confermarono a Rykov che quanto temeva stava davvero avvenendo.

«Generale, l’impatto con un oggetto sconosciuto ha aperto una falla nella stiva della nave!» gridò agitata una voce nell’interfono.

«Magari…» rispose Rykov.

«Come dice, signore?»

«Magari fosse un oggetto sconosciuto…» Il generale si lasciò andare sullo schienale della sua poltrona. «Sigillate la stiva, depressurizzate la zona e tappate quella falla da fuori», snocciolò nell’interfono. Probabilmente quelli erano gli ultimi ordini di una lunga carriera militare.

Quando sentì aprirsi la porta alle sue spalle non fu per nulla sorpreso. «Mi stupisci una volta di più, Boyka», disse ad alta voce, senza voltarsi.

«E tu mi hai fregato una volta ancora, Rykov», sibilò il lottatore. «Ero io che dovevo pronunciare la frase ad effetto, entrando.»

Il generale si voltò lentamente, ed era lui stesso a sorprendersi a sorridere. «Chi l’avrebbe detto che dopo tanti anni a combattere gli alieni… alla fine sarei stato battuto da un avanzo di galera?»

«Non buttarti giù», rispose il lottatore. «Sono il più forte lottatore dell’universo: è un onore essere battuti da me.»

Rykov non sapeva cosa rispondere e si limitava a fissare stupefatto i movimenti dell’uomo: in poche mosse Boyka era sgusciato fuori dall’armatura ed ora era in piedi, mezzo nudo, a grattarsi davanti a lui. «Quella roba dopo un po’ pizzica…»

«La scialuppa con i miei uomini sta tornando, non te la caverai.» La voce del generale non aveva inflessione: era il primo a non credere a quanto diceva.

«In realtà li ho intravisti mentre “entravo”: eccoli», disse il lottatore indicando una spia luminosa sul quadro comandi. «Dopo aver affrontato un esercito di xenomorfi e la Regina Aliena pensi che mi spaventino i tuoi soldatini?»

«Cosa vuoi per lasciarmi in vita?» provò a chiedere il generale: tentare non costava nulla, a quel punto. Boyka sorrise e con un gesto della mano indicò l’armatura dietro di sé. «È tua!» sbottò il generale. «Puoi farci ciò che vuoi.»

Il lottatore sorrise. «Che gentile che sei, a regalarmi quel che è già mio.»

Rykov non fece in tempo a chiedersi il significato di quella frase che la porta si aprì. Quando vide entrare Dunja e gli altri Colonial Marines, il generale sembrò tornare in vita. «Maggiore, è un sollievo vederti. Uccidi immediatamente questo criminale: ha aperto una falla nella nave e ha attentato alla mia vita.»

Boyka sghignazzava. «È più forte di te, non ce la fai a non pugnalare la gente alle spalle.»

«Sono qui per rilevare il comando, generale Rykov», disse ad alta voce Dunja, in posa militare. «Da questo momento lei è in arresto e relegato ai suoi alloggi: i miei uomini si assicureranno che osservi questi ordini.»

Queste parole ustionarono la pelle del generale. «I tuoi ordini? I tuoi uomini?» cominciò a gridare Rykov. «Chi cazzo credi di essere, puttanella? Io ti ho creato e io ti…»

Non finì la frase che crollò a terra, falciato da una tecnica acrobatica di Boyka. «Almeno questa soddisfazione dovevo togliermela», disse il lottatore.

~

«Grazie per non averlo ucciso», stava dicendo Dunja, seduta in rigida posa militare allo stesso tavolo in cui Boyka era chino sul piatto a mangiare rumorosamente. «So che dev’esserti costato fatica non spezzare in due quel verme.»

Il lottatore si pulì con le mani. «Quando si è fatto rozzo ho però dovuto metterlo a tacere: non sopporto quella volgarità», e ruttò in faccia a Dunja, scoppiando a ridere.

La donna sorrise. «Una lezione base di buone maniere credo sia in effetti la prima cosa da fare… e non parlo di Rykov.»

«Lo consegnerai davvero ai suoi nemici, come mi hai detto nell’interfono mentre ero nello spazio?»

Dunja annuì. «Da vivo, Rykov ci è infinitamente più utile che da morto. Come ti dicevo, possiamo barattarlo per ricevere molti favori: un sacco di gente vuole la sua pelle, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.» Dopo qualche secondo di silenzio la donna continuò. «Guarda che nessuno ti ruba il piatto, puoi anche mangiare con calma.»

Con rapidi gesti Boyka mangiò tutto ciò che aveva davanti. «Abitudini da carcerato, non è facile cancellarle.»

«Dovrai farlo, se vuoi lavorare per me: mi serve un agente sul campo, non un galeotto senza controllo.»

L’uomo si pulì la bocca lentamente con il dorso della mano e guardò la donna sorridendo. «Lavorare per te… generale Dunja?»

Lei rispose al sorriso. «Sono sempre maggiore, ma puoi chiamarmi solo Dunja. So trattare bene gli uomini che valgono, per questo i marines hanno scelto me invece di Rykov. E sai che rispetto i patti. Allora, lavorerai per me?»

Boyka la guardava in modo strano. «Dipende da quanto mi tratterai bene. Per esempio c’era qualcosa che ero abituato a fare in galera, dopo cena, con le donne che il direttore mi forniva.» L’uomo strizzò un occhio. «Vecchie abitudini difficili da cancellare.»

Dunja continuò a sorridere mentre si alzava lentamente. «Eccoti il primo trattamento di favore: non ti sbatto agli arresti per proposte oscene ad un tuo superiore. Però ora la carta te la sei giocata e la prossima volta pensa bene a quello che chiedi…» Si avvicinò alla porta e la chiuse… con lei dentro. «Perché magari potresti ottenerlo…»

«Credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia…» commentò il lottatore.

FINE

(A breve vi racconterò tutte le fonti utilizzate per questa fan fiction)

– Altre puntate:

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4 pensieri su “ALIENS versus BOYKA (fan fiction) 7

  1. «Credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia…» commentò il lottatore.
    “Credo che questa sia la degna fine di un’OTTIMA fan-fiction…” commentò il lettore, chiedendosi se mai avrebbe rivisto in azione quella fiammante coppia di nuovi buoni amici 😉
    P.S. Yuri Boyka facts:
    1) Una regina può deporre molte uova. E Boyka può mangiarsele alla coque, prima di mangiarsi anche la regina.
    2) Quando Boyka chiede l’amicizia a una marine, lei gliela da all’istante. E dopo avergliela data, diventano subito amici. 😉

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