[2003-12] Alien su “Lo Specchio”

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Preso in offerta su eBay questo numero 398 (13 dicembre 2003) della rivista “Specchio“, settimanale del quotidiano “La Stampa” dedicato allo spettacolo.

Questo numero ha le canoniche due pagine dedicate alla saga aliena, un articolo scritto da chi probabilmente non ha visto che il primo film – a pensare bene – e così preferisce raccontarci l’inutile museo Giger.
Riporto le pagine per intere (qui sopra: cliccate per ingrandire), poi il testo dell’inutile articolo con il trafiletto dedicato al mitico cofanetto Alien Quadrilogy, che comprai proprio quel dicembre 2003.

A 25 anni
Alien fa ancora tanta paura

di Giulia Zonca

Era il 1979 quando sul grande schermo apparve il viscido mostro di Ridley Scott.
Ora è di nuovo tra noi. Al cinema e in un cofanetto con 9 DVD

Alien non si può guardare, al massimo spiare subendolo sempre un po’. Fa troppa paura, c’è un sacco di buio e non sono tanto le bestie a spaventare quanto la loro attesa. I viscidi mostri vincono sempre: è pura logica, non c’è un posto dove scappare. È un film claustrofobico, ma non è semplice ignorarlo, non è roba per appassionati di fantascienza perché attira chiunque, affascina e respinge.

Uscito nel 1979, fa ancora paura: Ridley Scott ha appena rivisto l’edizione originale senza cambiarla molto, l’ha lucidata un po’, ha aggiunto una sequenza, ha sforbiciato il montaggio e l’ha rimandato in sala. Funziona perché molto non si vede, i mostri sono schizzi di materia inorganica, tossici, pieni di protuberanze con una testa bislunga e non ben definita. Quello che non si riesce a descrivere spaventa di più e in questo film molto sfugge. Il mostro onnipotente e appunto inalienabile è frutto della fantasia malata di H.R. Giger, il mago degli effetti speciali. Ridley Scott ha creato l’atmosfera, plasmato la muscolosa e stoica Ripley che ha reso famosa Sigourney Weaver, mentre Giger si è occupato della creatura e dell’astronave. Tutto il materiale, che ora si vede anche nella dettagliata versione in DVD è in un museo a Gruyères, in Svizzera, dove Giger è nato (il museo è aperto da aprile a ottobre, tel. 0041-26912200).

In mezzo a una serie di ristorantini specializzati in raclette e fonduta con le cameriere in costume locale e le mucche sulle insegne, c’è un castello. È incassato alla fine della via principale, lo noti solo perché davanti ci sostano decine di ragazzini con l’album da disegno sotto braccio. Copiano l’inafferrabile alieno che aleggia all’interno. Fuori le tovagliette a quadretti rossi e i campanacci, dentro la stessa aria del film, appiccicaticcia e irrespirabile. Una sala dopo l’altra gli schizzi preparatori, le sagome e i bronzi di Alien, tutto quello che nel lavoro di Ridley Scott puoi solo percepire, lì ti sta davanti riprodotto infinite volte. Un’ossessione monotematica. Giger ha seguito altri film e nel suo macabro santuario sono esposte anche altre visioni distorte immerse nelle luce bluastra, ma Alien torna. Di continuo, a ogni piano, dietro i gradini delle scalette a chiocciola. Non c’è luce naturale, solo un neon violaceo che abitua gli occhi all’oscurità con l’unica eccezione della sala rossa, vietata ai 18, dove la creatura si accoppia con una presunta Ripley, solo abbozzata.

C’è anche il salone dell’astronave, così come lo si vede nel film, con il tavolone rotondo e le sedie con lo schienale alto che somiglia a uno scheletro. Sembra davvero di stare dentro a una scena vista al cinema, soprattutto quando dopo un attimo di sbalordimento e sorpresa si scorge la sagoma ghignante dell’alien attaccato al soffitto.

Non sembra possibile trovare un mondo fatto di fontina all’uscita, mentre scendi i gradini al contrario evitando gli sguardi gialli dell’essere, ti convinci che l’incubo si sia impossessato di tutto quello che lo circonda. Come nel film. E invece davanti al portone c’è la boutique con i cibi tipici, il formaggio con i buchi e un improbabile bar fatto come il set di Alien. È un buco e fa sorridere, forse Giger lo ha voluto lì apposta per distrarre i visitatori, liberarli dal fantasma. Una scappatoia che il film non concede perché anche ora, dopo 24 anni, infiniti seguiti e un cofanetto di 9 DVD che svela tutti i segreti, davanti a certe immagini puoi solo chiudere gli occhi.

Giulia Zonca

In vendita il cofanetto
con nove DVD

Piccola enciclopedia del terrore

Nove dischetti, quattro per fare paura e cinque per spiegare perché. Tutta la serie: Alien di Ridley Scott (nelle due versioni, quella del 1979 e quella di quest’anno), Aliens dì James Cameron (la seconda puntata, uscita nel 1986) Alien 3 di David Fincher (1992) e Alien la clonazione di Jean-Pierre Jeunet (1997). Doppiati in italiano, in versione originale o con i sottotitoli, ognuno introdotto dal racconto dei registi. E ogni dettaglio della preparazione: bozzetti, sceneggiature, profilo dei personaggi, provini, effetti speciali, interviste, ripensamenti, scene tagliate dal montaggio definitivo.

La raccolta svela ogni segreto, ogni invenzione o trucco, ma non toglie la suspense. Capire quanto quei mostri siano finti non serve a renderli innocui.

L.

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4 pensieri su “[2003-12] Alien su “Lo Specchio”

  1. Il museo di Giger va sempre bene, che così si prova a dare l’impressione di conoscere qualcosa del mondo alieno. Solo l’impressione, perché se dovessimo approfondire io non scommetterei sul fatto che la responsabile del pezzo abbia visto almeno il primo film… Comunque è senz’altro l’articolo adatto a un parallelo col formaggio di cui sopra, visti i “buchi” di conoscenza riguardo ai film della saga. Tanto adatto da meritarsi un titolo più adeguato, tipo EmmenthAlien 😉

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      • Beh, c’è una bella serie di chicche in questo articolo 😀
        “H.R. Giger, il mago degli effetti speciali”… certo, poi c’è Stan Winston, il rinomato pittore.
        Notare che la Quadrilogia occupa solo “nove dischetti” (immagino intenda floppy a doppia densità, 800kb ciascuno); adorabile poi la definizione di Alien come mostro dalla “tossico, pieno di protuberanze e dalla testa bislunga”, sembra che parli di una versione drogata di Elephant Man.

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      • Finora tutti gli articoli che parlano di Alien sono scritti da giornaliste che non hanno idea di quello che stanno scrivendo: sarebbe da studiare questo fenomeno! Siccome protagonista della saga è una donna per forza una donna deve parlarne? Ci starebbe pure, ma perché sempre giornaliste totalmente disinformate che scrivono castronerie???

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