ALIENS versus BOYKA (fan fiction) 4

aliens_boyka

Quarta puntata della mia fan fiction per omaggiare l’uscita (eternamente posticipata) del terzo prodotto Millennium Films con protagonista il lottatore interpretato da Scott Adkins.
Per evitare di “bruciare” i colpi di scena, l’elenco di tutte le fonti che cito lo stilerò solo alla fine della storia.

ALIENS versus BOYKA

4

Dicembre 2230
Pianeta LV-1201
Interno del Sito Zeta

Finita la sua lunga discesa nel cuore della montagna, la pedana si fermò in uno spiazzo immerso nella semioscurità. Alcune lampade alle pareti cercavano di illuminare senza successo una sala che sembrava essere troppo ampia per la struttura che la Weyland-Yutani aveva costruito, o semplicemente lo stato d’abbandono aveva reso tutto più cupo.

«Dove vado ora?» chiese Boyka guardandosi in giro. «In questa armatura c’è per caso una tasca con la mappa del posto?»

«Da quanto sei in carcere, figliolo?» rispose con tono paternalista il generale. «Non esistono mappe se non digitali.»

«Abbiamo già affrontato la questione del “figliolo”, Rykov», sibilò Boyka. «E comunque in un carcere di massima sicurezza non sono molte le apparecchiature che ho potuto usare: se devi fare una mappa, la fai su carta.»

Il generale sbuffò, avrebbe voluto controbattere che avrebbe usato il “figliolo” finché il lottatore non si fosse deciso a mostrargli un po’ di rispetto e chiamarlo generale, ma era davvero superfluo affrontare ora quel discorso. «Guarda per cinque secondi in alto a sinistra, quel sensore rosso che vedi sul tuo visore, e apparirà la mappa dell’intera struttura: usa gli occhi come ti ho insegnato per scorrere ed orientarti. Comunque una volta aperta, fissa il centro della mappa e strizza due volte gli occhi, con decisione: apparirà un cursore fisso che ti indicherà sempre la strada da seguire.»

Boyka eseguì e la mappa prima apparve poi si trasformò in cursore. «Divertente», fu il suo unico commento. «Posso sapere cosa indica quel coso, quel cursore? O è un segreto militare? Tanto se devo seguirlo prima o poi saprò di cosa si tratta.»

«Il cursore è impostato sulla strada più veloce attraverso le macerie della frana per raggiungere il tuo obiettivo, e se per qualche motivo cambi strada, lui ricalcola il percorso.»

«Credevo che fosse un difetto delle guardie non rispondere mai alle domande, ma a quanto pare i militari hanno lo stessa stoffa. Ora ci riprovo: in cosa consiste il mio obiettivo? Mi piacerebbe saperlo così da capire cosa cazzo sto cercando in questo buco di culo.»

Il tono era cresciuto in intensità durante la frase, ma Rykov non aveva tempo di rimettere in riga un sottoposto così indisciplinato. Gli diede delle indicazioni sui menu da azionare, e finalmente disse con enfasi: «Eccolo, il tuo obiettivo.»

Davanti agli occhi di Boyka apparve una foto di un oggetto curioso, mai visto prima: una specie di grande cerchio con all’interno un cerchio più piccolo collegato con dei raggi. «Sarebbe per questo che tanti hanno perso la vita qua sotto? A che serve questa specie di soprammobile?»

Il sorriso Rykov trasparì dalla sua voce. «Segreto miliare…»

«Non avevo dubbi», grugnì Boyka.

Scese dalla pedana e cominciò a camminare lentamente verso la direzione che il cursore a forma di freccia gli indicava sullo schermo. La luce già fioca andava a perdersi nell’oscurità del tunnel che il cursore gli indicava. «Visto che sto andando a morire per il tuo stupido soprammobile, posso almeno avere un po’ di luce?»

Rykov sbuffò e fornì alcune indicazioni che fecero cambiare l’immagine del visore di Boyka. «Ora hai la visuale ad infrarossi studiata per individuare gli xenomorfi: quando entreranno nel tuo campo visivo, li vedrai leggermente fosforescenti.»

«Spiegami una cosa, generale.» Malgrado l’avesse chiamato con il suo grado, il tono del lottatore era tutt’altro che rispettoso. «Voi super soldati della super Compagnia avete queste super armi e super tecnologia… e poi vi serve un avanzo di galera per usarle?»

«Una cosa sono le armi, un’altra è la tecnologia. Tutto il software di quell’armatura è nato per scopi civili, perché così ci si può guadagnare: costruire “super armi”, come le chiami tu, costa tanto e non fa guadagnare, visto che poi in battaglia si rompono o vengono distrutte. Così come investire nell’addestramento di alto livello di soldati che poi gli alieni ci mettono un secondo ad uccidere. A parte i mercenari che fanno soldi per conto loro, il futuro della Compagnia è riposto negli scarti della civiltà come te.»

Un sibilo si avvertì chiaramente in lontananza.

«Potrei essere d’accordo se il discorso non si basasse su un grave errore.» Boyka vide un’aurea fosforescente in lontananza sulla sua strada. «Che non esiste nessun altro come me!»

~

Il lottatore continuò a camminare senza accelerare, mentre l’alieno che era apparso davanti a lui procedeva spedito. Con un rapido sguardo aveva visto che non c’erano altri bagliori in giro: probabilmente era un drone solitario lasciato a guardia dell’entrata, ma Boyka non dava nulla per scontato. Il ciclo vitale di quelle creature era noto in ogni angolo dell’universo ma lo era molto meno il loro comportamento, soprattutto a casa loro. Ma al di là di questo, un lottatore non deve mai basarsi su ciò che gli altri credono di sapere: l’avversario va studiato nel momento dello scontro, solo lì si può capire chi si ha davanti.

Lo xenomorfo si fermò a pochi passi da lui e sibilò violentemente. Boyka annuì: di nuovo l’odore neutro dell’armatura confondeva il mostro, che non capiva cosa avesse davanti. Ma stavolta la creatura non rimase ferma: spalancando le fauci scattò in avanti barrendo, sorprendendo il lottatore.

Boyka ruotò velocemente il busto così da schivare l’attacco della creatura: sottrarsi all’attacco frontale con il minor dispendio d’energie è la base di ogni forma di combattimento. La violenza del balzo dell’alieno lo fece atterrare qualche passo lontano dal lottatore, che prontamente lo afferrò per le spalle.

«Sei pazzo?» gridò Rykov nell’interfono. «L’armatura non può contrastare la forza di uno xenomorfo!»

L’alieno scosse violentemente le spalle e colpì Boyka facendolo volare via, sbattendo contro una parete di roccia. «Ora ne sono sicuro», borbottò il lottatore, che si rimise in piedi velocemente, giusto in tempo per un’altra carica dell’alieno.

Lo spazio angusto del tunnel di roccia non permetteva molto movimento, quindi le tecniche dovevano per forza essere contratte: Boyka non poteva usare le mosse d’effetto che riservava agli incontri sul ring, bensì il close combat con cui doveva sistemare questioni personali negli anfratti della sua prigione. Mentre la creatura si fiondava su di lui sibilando, il lottatore tornò a ruotare su se stesso per evitare la carica dell’avversario, ma stavolta non si limitò a scansarsi: mentre la testa dello xenomorfo gli passava davanti sferrò un corto ma potente pugno dritto davanti a sé, colpendo il collo del mostro e provocando un fiotto di sangue giallognolo.

L’alieno si agitò e diede segno di tornare all’attacco, ma si vedeva che stava soffrendo e che la ferita lo rallentava: Boyka lo raggiunse, gli afferrò velocemente la testa e la strattonò fino a strapparla via, con un fiume di sangue che gli si riversò addosso.

«Si può sapere perché ci hai messo tanto?» sbraitava intanto Rykov.

«È la mia missione, giusto? In ballo c’è la mia vita e la mia morte… e quindi qui comando io», disse Boyka con tono tranquillo. «Conoscere l’avversario è la condizione principale del rimanere il miglior lottatore dell’universo, quindi finché gli alieni sono gestibili devo studiarli il più possibile.»

«E cos’avresti imparato?» chiese sarcastico il generale.

«Che il loro collo è un punto debole come il nostro, anche se non basta per fermarli. Che malgrado l’armatura non posso affrontarli sul piano della forza fisica, ma questo lo sapevi.» Rykov sbuffò. «E cosa più importante… che parlano tra di loro.»

Dopo un silenzio troppo lungo, il generale riprese a parlare con un tono pacato. «Come fai a dirlo?» Non era una domanda che esprimesse curiosità: il tono era quello di chi già sa la risposta.

«L’alieno di sopra, nella sala dell’ascensore, mi stava studiando perché non aveva mai visto qualcosa di simile, questo invece mi ha attaccato senza esitazione. Non emetto odori né altro segnale umano: perché questo mostro non è sembrato dubbioso? Mi ha attaccato perché la creatura dell’ascensore prima di morire… deve aver avvertito i suoi fratelli in qualche modo.»

Un altro silenzio. «Pensiamo da tempo che comunichino ma non siamo mai riusciti a provarlo. Probabilmente si scambiano informazioni in vari modi. Date alcune somiglianze con le formiche della Terra abbiamo pensato ad un sistema di comunicazione basato su feromoni ma i test non hanno portato a nulla. È anche vero che sappiamo così poco della loro biologia, ed è così difficile recuperare xenomorfi vivi da studiare, che ogni studio è fermo al campo delle ipotesi.»

«Magari scopro qualcosa e divento davvero professore di alienologia.» Mentre Rykov parlava Boyka stava ultimando di trafficare con il corpo dell’ultima creatura uccisa.

«Si può sapere che stai facendo?» chiese il generale.

«Mi sono sparso un po’ sangue alieno addosso: chissà che non riesca a lasciare gli altri stupiti. Se sono stati “avvertiti” che un essere senza odore è un pericolo da attaccare, magari se ne sentono uno con il loro stesso odore dovranno pensarci un attimo prima scattare. A me basta anche solo un istante di esitazione.»

«Sicuro che sentire odore di sangue serva a bloccare la loro aggressività? A occhio avrei detto il contrario.»

Il lottatore scrollò leggermente le spalle all’interno dell’armatura. «Provare non peggiorerà la mia situazione.»

~

Boyka riprese la sua discesa nel cuore della montagna, seguendo la direzione che il cursore volta dopo volta gli indicava. Cercava di mantenere un’andatura regolare e tranquilla, sia per non disperdere energie sia per non rischiare di attirare troppo l’attenzione. La strada in discesa non sembrava essere particolarmente faticosa, ma il problema sarebbe stato al ritorno, in salita. Inutile pensarci, meglio affrontare un problema alla volta. Un problema come i sibili che d’un tratto l’uomo sentì volare intorno a lui.

Non vedeva nulla intorno a sé, le creature dovevano essere annidate in qualche anfratto della roccia, quindi era inutile fermarsi ad aspettare. Continuò a procedere alla stessa velocità, come se nulla fosse: magari questo e l’odore di sangue avrebbe confuso i sensi degli alieni.

Continuò a procedere per due o trecento metri prima di vedere la sagoma di uno xenomorfo apparire davanti a sé, sulla destra. Non sembrava minaccioso, non era in posizione d’attacco: che il trucco del sangue stesse funzionando?

Boyka continuò la sua andatura regolare come se niente fosse, sebbene non fu affatto piacevole passare davanti alla sagoma dell’alieno, immobile, ma doveva comportarsi con disinvoltura: solo così poteva ingannare i sensi delle creature.

Con la coda dell’occhio vide la testa dell’alieno ondeggiare lentamente ma riuscì a passargli davanti indenne: che avesse trovato il sistema per aggirarsi indisturbato tra i mostri? Un artiglio che gli afferrò una spalla fu il segno che così non era.

Riuscì a trattenersi dal sussultare ma si rese conto che non poteva più camminare, visto che il potente arto alieno lo stava immobilizzando.

«Perché ti sei fermato?» chiese Rykov.

«Penso che un alieno stia cercando di capire chi diavolo sono io», sussurrò Boyka. «Finora devo avere ingannato i suoi sensi ma ho paura che in questo istante stia ponendomi delle domande in “lingua xenomorfa”, o quel che è. Domande che non avranno una risposta, quindi mi sa che tra un po’…»

Il lottatore non finì di parlare che lo xenomorfo snudò gli affilati denti che riempivano la sua ampia bocca: l’esperimento era palesemente fallito, quindi basta delicatezza.

Mentre rispondeva a Rykov, Boyka aveva già spostato lentamente il suo peso sulla gamba corrispondente alla spalla immobilizzata dall’artiglio alieno, quindi ora si limitò a sfruttare la pressione che quella esercitava sulla sua spalla ruotando il busto nella direzione opposta: non solo questo fece sbilanciare la creatura, che non se l’aspettava, ma la rotazione permise al lottatore di caricare e sferrare un calcio alto a spazzata. Quando il suo piede ritornò a terra, la bocca dell’alieno non aveva quasi più denti.

La velocità della tecnica aveva lasciato di stucco lo xenomorfo, così Boyka pensò che poteva eseguire un altro veloce esperimento: afferrò con le mani il collo della creatura e, ruotandogli intorno, tentò di immobilizzare quel grande corpo viscido con una tecnica di soffocamento. Non voleva davvero soffocare quel mostro, era palesemente impossibile: voleva provare a farsene scudo con gli altri suoi compagni che sicuramente sarebbero accorsi.

Dopo un istante infatti lo schermo di Boyka si illuminò: erano apparsi dal nulla almeno cinque o sei xenomorfi, sbucati fuori dalle pareti dopo che l’alieno in avanscoperta aveva smascherato la minaccia. Tutte le loro bocche erano aperte e pronte ad attaccare, in un insopportabile concerto di sibili.

Mentre indietreggiava lentamente Boyka puntò verso di loro la creatura rantolante che stringeva a fatica tra le mani. «Rimanete lì dove siete o faccio fuori il vostro amico», gridò l’uomo.

«Ma sei impazzito?» lo redarguì il generale. «Stai davvero minacciando degli xenomorfi? Sai che anche se potessero capirti non cambierebbe nulla?»

Le parole di Rykov trovarono subito conferma quando i due mostri più vicini si avventarono su Boyka, dilaniando e strappando via il corpo del loro compagno rantolante. Non sembrava esserci amicizia o cameratismo tra gli xenomorfi.

In un lampo il lottatore si ritrovò a terra, a causa della forte spinta dei due aggressori, e si rese conto che non poteva rimanere in quella posizione durante un attacco: la sua armatura non avrebbe retto alla forza congiunta di sei alieni incazzati. «Va bene», gridò a denti stretti, «la scuola è finita.»

Ormai l’armatura si era come fusa con il suo corpo, quindi osò una tecnica che non aveva ancora provato: fece scattare le gambe in alto, contrasse gli addominali e quando i piedi tornarono a terra il suo corpo si ritrovò eretto. L’essersi alzato così di scatto diede potenza all’armatura, che nel movimento colpì in vari punti gli alieni circostanti. Quell’attimo di esitazione doveva essere la sua arma migliore.

Prima di tutto doveva uscire dal centro di quel circolo di corpi chitinosi dagli artigli agitati in aria, quindi scelse una creatura e vi si avventò: pugno sinistro a destabilizzare, pugno destro a sfondare. Mentre la testa dell’alieno ondeggiava e i barriti di dolore si levavano potenti, Boyka afferrò il corpo e con un colpo di reni se lo fece volare sopra la testa fino a farlo cadere alle spalle, addosso agli alti alieni.

Non rimase a vedere il risultato di quella tecnica e corse in avanti, sentendo l’armatura potenziare le sue falcate. Era impossibile battere gli xenomorfi in velocità ma non era quello lo scopo della corsa. Il cursore si ingrandiva sullo schermo mentre Boyka correva verso l’obiettivo, ma i rumori alle sue spalle non davano spazio ad illusioni: le creature gli erano già addosso.

Approfittando della velocità acquisita, il lottatore prese lo slancio ed eseguì un salto all’indietro… pur se il suo corpo era lanciato in avanti. Il risultato fu che le sue gambe ruotarono all’indietro e crollarono addosso all’alieno alle sue spalle, sfondandogli il grande cranio.

Servì una frazione di secondo agli alieni per capire che l’uomo era caduto in terra, ma ora che fermarono la corsa e gli si avventarono contro… Boyka era già di nuovo in piedi, pronto a colpire. Stavolta non aspettò la rincorsa e si limitò a sferrare un calcio frontale in aria, prendendo in pieno uno degli alieni che si era lanciato contro di lui. Prima che la creatura potesse riprendersi, il lottatore roteò il bacino e lanciò un calcio a spazzare, strappando via la parte anteriore della testa dell’alieno.

Uno xenomorfo lo aveva intanto afferrato per le spalle ed un altro era pronto, con la seconda bocca già estratta, a colpirlo da davanti. Poveri xenomorfi, come se Boyka non si fosse trovato già mille volte in quella situazione, nel carcere dov’era nato e cresciuto. Il lottatore non ebbe neanche bisogno di pensarci, ma atteso il momento in cui la lingua aliena era abbastanza vicina lasciò semplicemente andare il suo istinto. Afferrò i potenti artigli che gli bloccavano le spalle e li usò come leva, saltando in una capriola: mentre roteava in avanti, le sue gambe unite colpirono da sotto la testa dell’alieno che lo bloccava e poi crollarono sulla testa di quello che lo stava per colpire. Quando Boyka toccò di nuovo terra, entrambe le creature erano fuori combattimento.

Si spostò per affrontare l’ultimo alieno rimasto quando si rese conto che quello se ne rimaneva immobile. «Hai paura, amico?» lo derise Boyka, camminando indietro e facendo segno alla creatura di seguirlo. «Vieni da paparino…»

Lo xenomorfo vibrava tutto e sibilava senza sosta, ma sembrava che qualcosa lo spingesse a rimanere immobile. Incuriosito da quel comportamento Boyka si guardava in giro, e solo allora si rese conto che il cursore stava lampeggiando. «Possibile sia già arrivato a destinazione?» chiese, ma nessuno rispose. «Rykov, mi hai sentito?» Silenzio. Che stava succedendo?

Boyka smise di guardare l’alieno indeciso e iniziò a procedere lentamente verso la direzione indicata dal cursore lampeggiante, finché scorse della luce che contrastava con la cupa semioscurità che c’era stata fin lì. Lentamente raggiunse il varco illuminato e il lottatore si trovò davanti un’enorme sala brillante con all’interno qualcosa di ignoto che non poteva capire.

«E tu chi cazzo saresti?»

Tutto si aspettava Boyka tranne di sentire una voce umana lì sotto. Una voce di donna…

(continua)

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