Alien vs Predator: commento audio (2)

Seconda parte della trascrizione del commento audio del regista e sceneggiatore Paul W.S. Anderson insieme agli attori Sanaa Lathan (protagonista) e Lance Henriksen (mito vivente) presente nell’edizione speciale 2 DVD (2005) del film Alien vs Predator (2004).

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Paul guardando la scena di Lance malato: Sei bravissimo in questa scena, adoro questa sequenza.

Lance: Ricordo che me l’hai fatta recitare in vari modi, finché non hai ottenuto l’autenticità che volevi. È una scena molto ben scritta.

Paul: Dal punto di vista strutturale, volevamo fare come Ridley Scott in Alien e James Cameron in Aliens, cioè aumentare la tensione per gradi prima di far vedere le creature aliene. Il film è iniziato già da 25 minuti e ancora non si è visto l’alieno e il resto. Volevamo lasciare spazio a queste scene per costruire un po’ i personaggi.

Lance: Per potercisi affezionare.

Paul: Già. Non abbiamo eguagliato, in termini di minuti, il tempo impiegato da Cameron
o da Ridley per far apparire le loro creature, ma sono passati degli anni e non credo che si possano più fare film con uno sviluppo così lento dell’azione. Comunque impieghiamo molto più tempo di Alien Resurrection o Alien 3 nel far comparire gli alieni. (guardando la scena del cast che scende nel buco) Questo è il set peggiore in cui abbiamo girato. In realtà era lungo una ventina di metri, e orizzontale, perciò l’illusione che sia inclinato è creata unicamente dalle angolazioni di ripresa e dalla posizione degli attori.
Un po’ come in Star Trek.

Sanaa: Siccome era in un interno e noi eravamo imbacuccati, sudavamo tutti.

Paul: Sì, gli attori erano disperati. E poi è difficile lavorare su una superficie curva.

Lance: Soprattutto se fatta di schiuma viscida.

Paul: Sì, continui a scivolare. Inoltre, dovendo tenere il corpo inclinato, è molto stancante. Non si direbbe, ma dopo 20 minuti…

Lance davanti alla scena di lui che scivola nel buco: È difficile credere che mi stessero trascinando: siamo su un piano orizzontale. È difficile da credere, è fatto benissimo.

Paul: Lance era su una boogie board.

Lance: Con le ruote, e loro mi trascinavano.

Paul: C’era un binario che correva al centro del set: noi lo trascinavamo a tutta velocità e a Lance bastava puntare un piede per muoversi di qua e di là.

Sanaa: È stato divertente?

Lance: Lo è stato per le prime… cinque riprese (ride), ma dopo un giorno intero mi sentivo come se avessi preso un’insolazione.

Paul (ridendo): Sei stato disponibilissimo.

Lance: Mi è piaciuto molto.

Sanaa: lo come sono stata?

Paul (sbuffando): Un vero incubo.

Lance: Con i parrucchieri e le manicure che ti limavano le unghie ogni cinque minuti. (ridono) No, è stato assolutamente un piacere lavorare in questo film.

Sanaa: Non è stato male.

Lance: Ho amato ogni secondo. È stata come la mia ultima visita in questo mondo.

Sanaa: Non lo sai per certo.

Lance: So che Paul è un grande sceneggiatore: potrebbe fare qualunque cosa. (Paul ride) Potrei essere laggiù…

Paul: Il fratello gemello di Weyland.

Lance: Yutani arriva ed è incavolatissimo. (Guardando la scena di Sanaa che accende una torcia) Questo è un bel momento, quando la tua torcia si spegne e si accende la mia. Tutti hanno fatto… uha. Hanno avuto un soprassalto.

Paul: È stato difficile girare in questo set: io volevo illuminarlo solo con le torce perché trovo che l’effetto sia bellissimo, ma siccome quelle sono torce vere, producono così tanto fumo che, essendo in un interno, potevamo fare un’unica ripresa e poi ci voleva mezz’ora per aerare il set. Perciò abbiamo proceduto molto a rilento.

Lance: Per via dello zolfo.

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Paul: Guardatevi con quegli occhialoni sulla fronte: che aria da duri.

Sanaa: È stata un’idea di Lance: io volevo mettermi i miei… ma lui ha detto che così andava meglio.

Paul: Lance se li è messi sulla testa. Gli altri hanno visto che stava bene e l’hanno imitato.

Lance: L’effetto è bello.

Paul: Ho passato il resto del film a chiedermi: «Perché gliel’ho permesso?» Perché riflettevano la troupe e le luci…

Lance (stupito): No!? Li avevamo appannati, però.

Paul: Abbiamo passato il resto del film a spostare gli attori per evitare il riflesso e a trattare gli occhiali con antiriflettente. Ci dovrebbe essere un premio per chi avesse abbastanza pazienza da contare quante volte si vede il direttore della fotografia nelle lenti di Lance. (Lance ride) Guardate. Qui si vedono le luci riflesse negli occhiali di Sanaa.

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Lance: Ma ti danno un’aria da vera dura. (Sanaa ride) Paul me li ha fatti togliere in una scena con te. Ha detto: «No, levateli. Voglio che tu appaia più debole». Così li ho tolti e me li sono messi intorno al braccio, che fa sempre un po’ macho. (tutti ridono)

Paul: Ti ho detto così per farti togliere gli occhiali?

Lance: Sì, mi hai detto «Voglio che tu sembri debole».

Paul: Più debole.

Lance: «Hai l’aria troppo eroica» hai detto.

Sanaa: Quelle torce pesavano due chili.

Paul: Erano belle quelle torce Xenon, ma molto costose. Siccome il budget era ridotto, ne ho prese solo tre, perciò abbiamo fatto l’intero film con solo tre torce. È stato un bel problema per me e Bharat Nalluri, il regista della seconda unità. Abbiamo dovuto programmare il film calcolando chi doveva avere le torce: non potevamo girare contemporaneamente scene che le richiedevano.

Lance: Non immaginavo che avessi un budget così ristretto.

Paul: Era un budget consistente, ma c’erano dettagli su cui abbiamo dovuto risparmiare.

Sanaa: Quanto sei stato pagato lo sai bene. (ride)

Paul: La tua parcella ha divorato tutto.

Lance: Ha divorato tutte le altre torce. Oh no, ora mi sento davvero in colpa. (Entra in scena la Regina aliena) Anche la Regina vi sarà costata un occhio.

Paul: Ci abbiamo speso un sacco, sì. Abbiamo speso per le cose giuste.

Lance: È vero. Questa parte è fantastica. Mi piace quando gli altri alieni vengono a liberarla.

Sanaa: I suoi piccoli.

Lance: È tutto tremendamente pagano, davvero.

Paul: È tutto tratto piuttosto fedelmente dal primo fumetto Aliens vs Predator [1990]. L’idea della Regina tenuta prigioniera, incatenata a una macchina come questa, e costretta a deporre uova, l’abbiamo presa direttamente dal fumetto Aliens v’s Predator.
Contate le torce: non ne vedrete mai più di tre nella stessa inquadratura.

Lance: Subito dopo questo film devo assolutamente fare un personaggio molto robusto. Un tipo sano. (ride) Quando si comincia a fare sul serio in questo film… Quando comincia l’azione, è incredibile.

Paul: Abbiamo voluto strutturarlo così. Quando si definisce un film una “corsa in ottovolante”, spesso lo si fa a sproposito. «È una corsa in ottovolante, pura azione dal primo minuto all’ultimo». E questo non è esatto: la prima metà di un giro in ottovolante, spesso la migliore, è l’attesa. Sali sempre più in alto, ed è lì che hai davvero paura. Poi superi il culmine ed è tutto azione non-stop e adrenalina.

Lance: Sei così pieno di adrenalina da essere stordito. Cerchi solo di respirare. (Davanti all’attacco dei Predator) Queste scene sono grandiose. Fantastiche.

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Paul: Quella che arriva adesso è un’immagine che ho preso dai fumetti: l’idea delle lame invisibili grondanti sangue, che riesci a vedere proprio perché delineate dal liquido. Siamo stati molto influenzati dalla serie a fumetti pubblicata dalla Dark Horse. Molte immagini le abbiamo prese direttamente da lì. Molte immagini dell’alieno…

Lance: Loro lo sanno?

Paul: Sì. Il proprietario della Dark Horse [Mike Richardson] è stato produttore esecutivo del film. Penso che a decretare il successo di Aliens di Cameron – grande lezione su come realizzare un sequel – sia stato il fatto che, venendo dopo un film come quello di Ridley, Cameron ha scelto la via più sensata, cioè fare un film di tipo leggermente diverso. Non ha tentato di rifare il film di Ridley, cioè un horror con cast e ambienti ridotti, ma ci ha regalato azione allo stato puro. È al tempo stesso un film d’azione e un horror. Ci ha messo anche un sacco di humour.

Sanaa: Sembrano immensi.

Paul: I Predator?

Lance: Sono grossi sul serio. Un’altra cosa che ha fatto [Cameron] è stato collegarlo al film precedente già dalle battute iniziali. Fa sognare a Ripley che un chestburster le squarci il petto, e lo fa subito, in modo da non doversene più occupare. Sapeva che gli avrebbero richiesto questi particolari: ha affrontato il problema e poi ha proseguito col suo film. lo la vedo così. Quando vidi il film, gli fui grato di averlo fatto, di averle fatto sognare di risvegliarsi in ospedale con l’alieno che le erompe dal petto: perché se non te ne occupi subito, l’idea continua a tormentarti.

Paul: Lance, hai detto che, dopo aver visto Aliens, eri così sopraffatto da dimenticarti di parlarne con Cameron.

Lance: Già. Jim Cameron lo proiettò per me, Gale Hurd e il tecnico del missaggio. C’erano solo alcuni di noi e alcuni dirigenti della Fox, e io non mi ero reso conto che tour de force fosse stato per lui. L’aveva progettato, disegnato, aveva creato le macchine, aveva fatto tutto quell’incredibile lavoro di progettazione. Il film era finito, e io ero seduto lì, sbalordito: non mi ero reso conto che tour de force fosse stato per lui. Scendemmo dalle scale e, come uno zombie, io guadagnai l’uscita sul davanti. Ero in piedi vicino ai gradini. Jim uscì e mi chiese: «Che ne pensi?» E io: «Jim, sono senza parole: dovrò scriverti». Pensa quanto sono stato stupido. «Dovrò scriverti». E da bravo attore pigro quale sono, non gli scrissi mai.

Sanaa: Avrà pensato che non ti fosse piaciuto.

Lance: Sì, infatti. Sei mesi dopo ci incontrammo per caso e gli dissi: «Jim, non ti ho scritto una lettera, ma sono rimasto sbalordito dal film: mi è piaciuto moltissimo, è incredibile». Ma per sei mesi lui aveva pensato che non mi fosse piaciuto affatto. Quando uscì ebbe un enorme successo. Poi Cameron mi chiamò per la proiezione di prova di The Abyss e mi chiese: «Che ne pensi?»

Sanaa: Questo è forse… Scusate, lasciatemelo dire: è disgustoso. Insomma, santo cielo!

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Lance: È una macchina sforna-muffin.

Paul: C’è il braccio di un tizio infilato nell’ovopositore: fa sgusciare fuori le uova a mano. Abbiamo chiamato lo stesso tizio che l’aveva fatto in Alìens: è arrivato, ha infilato il braccio e via con una seconda spremitura.

Lance: Mio Dio, che bel karma.

Paul: Quando è arrivato ho pensato che fosse felice di tornare a spremere. L’ha fatto come favore a John Bruno, perché i due si conoscevano. (Arrivano dei Predator in scena) Il nostro capo Predator, lan Whyte, era alto due metri e 15: è un giocatore di basket inglese. Siamo stati fortunati a trovare qualcuno che si appassionasse al Predator: ha studiato tutta la gestualità del Predator dei primi due film. Nei primi due film c’era un unico Predator, ma a noi ne servivano molti e non è facile trovare uomini alti più di due metri: uomini alti più di due metri che non soffrano di claustrofobia nei costumi, perché è molto claustrofobico indossare il casco e la testa del Predator. Così abbiamo trovato un tizio alto due metri e 15 e due tizi più bassi, che erano gli stuntman più alti che siamo riusciti a scovare.

Lance: A Praga?

Paul: No. Credo che venissero dalla Germania. Abbiamo cercato in tutta Europa, ed è stato… Nel film, cerchiamo sempre di farli apparire alti uguali, così in tutto il film abbiamo fatto largo uso di cassette di frutta… Quando sono in campo lungo e sono in piedi tutti e tre, e i piedi sono in campo, quindi non si può imbrogliare, creiamo l’illusione che uno sia in primo piano e gli altri molto più indietro: in realtà sono a due centimetri di distanza e sono molto più bassi di lui.

Lance davanti alla scena di Raoul Bova che interpreta i geroglifici alieni: Scopre il meccanismo molto rapidamente.

Paul: Per questo l’ha ingaggiato, Mr Weyland: lei vuole solo il meglio del meglio. (ride) Inizialmente, era arrivato alla scoperta grazie a… Parlavamo di più degli avvenimenti del 1904, e del fatto che, esattamente cento anni prima, tutti gli abitanti della stazione di balenieri erano scomparsi. All’inizio, il film si apriva con un’intera scena ambientata nel 1904, in cui si vedeva la stazione intatta e l’ultimo sopravvissuto che correva per l’insediamento. Quindi Bova aveva più di un indizio a guidarlo verso la corretta conclusione.
Gran parte del film è illuminato dalle torce, è fantastico: è un film molto, molto buio. Mi ha sorpreso che la major non si sia lamentata della cosa. Di solito i produttori insistono:
«Più luce, più luce, più luce». Invece sono stati d’accordo sul tono cupo e tenebroso del film. Ed ecco le tre torce che ho comprato.

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Lance: Tre nella stessa scena.

Paul: Non se ne vedono mai di più.

Sanaa: Il merito dell’illuminazione dovrebbe andare in parte anche agli attori.

Paul (ridendo): È vero. Continuavo a ripetere: «Sii un po’ più spaventata e punta la torcia da questa parte».

Sanaa: «Ancora una volta. La recitazione era perfetta, ma devi puntare la torcia verso la macchina da presa».

Paul: Siete stati tutti molto disponibili. Dopo 15 giorni il direttore della fotografia ha spedito a casa metà delle sue luci.

Lance: Sul serio?

Paul: Sì. Era molto seccato. «Queste allora non ci serviranno».

Lance: Che tipo. (Dopo un po’) Sono stati giorni divertenti, davvero. È un gruppo di attori con cui è fantastico lavorare, sul serio.

Paul: Una squadra di veri mattacchioni.

Lance: Tutti tranne Sanaa. (ride)

Sanaa: lo ero fortunata, perché ero una delle due sole ragazze, circondata da tutti quei favolosi uomini europei e da Lance.

Lance: lo sono nato in America, ma i miei vengono dall’Europa.

Sanaa: Mi avete viziata.

Paul: Ecco un esempio dei tre Predator. I due più arretrati sono i più bassi, e li abbiamo posizionati accuratamente.

Lance: Si muoveva benissimo quel tizio.

Paul: Inoltre, avendo studiato i due film, era formidabile nel ruolo di Predator. Proprio come Tom Woodruff quando vestiva i panni di Alien, lo rendeva vivo, perché lo aveva interpretato negli ultimi tre film.

Sanaa: Ha creato un nuovo vocabolario del movimento, perché ha movenze che ti rendi conto di non aver mai visto prima. Era affascinante guardarlo.

Paul: L’Alien era vivo quando lui indossava il costume. In alcune scene c’erano molte altre persone in costume da alieno, ma nessuna è mai riuscita a eguagliarlo. È stata una lezione: ho capito quanto sia importante l’attore dentro il costume.

Lance: Quella che stiamo per vedere è una delle mie scene preferite.

Sanaa: Un mio amico era in un cinema di New York e qualcuno del pubblico ha urlato… Ecco, aspettate che succeda.

Lance: Quando si avventano sulle vittime? Adoro quella scena.

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Paul: Che cosa ha urlato?

Sanaa: In questo punto non si vede, forse è in un’altra scena, ma quel tizio ha urlato: «Guardate, passere volanti». (ride) Scusate.

Paul: Come hai detto?

Sanaa: Non hai sentito? Sembrano vagine volanti.

Lance: Finché non vanno in erezione.

Sanaa: Santo cielo. Lo si vede in un’altra scena. Non avete capito.

Paul: Ma sì, abbiamo capito.

Lance: Per me, vederli volare attraverso la stanza li rende terrificanti.

Sanaa: Ero così arrabbiata con lui quel giorno.

Paul: Con Colin?

Sanaa: No. Lex con Colin. Lex con Max. [Intende che il suo personaggio è arrabbiato con il personaggio interpretato da Colin Salmon.]

Paul: Abbiamo realizzato la visione dei Predator esattamente come nei film precedenti, ma con macchine da presa a visione termica di ultima generazione. Mentre nei vecchi Predator erano grandi come maggiolini Volkswagen, grandi come una Volkswagen e venivano appese a degli elicotteri, ora queste macchine sono grandi come un piccolo…
È venuto un tecnico speciale. Sono così sensibili che, mentre giravamo all’interno dei corridoi, che erano di legno, riuscivano a vederci attraverso, riprendevano quello che c’era dietro. In alcuni casi abbiamo dovuto rigirare tutto perché si vedeva quello che c’era al di là dei muri. Uno dei macchinisti aveva lasciato una tazza di caffè e così si vedeva che nella piramide c’erano delle tazze di caffè. In alcuni casi si vedeva attraverso la piramide fino al muro del teatro di posa. (Il personaggio di Adele si sveglia e un chestbuster le inizia ad uscire dal ventre) Adoro il primo rumore.

Sanaa: Non ho lo stomaco per questo.

Lance: Guardate il set. È immenso, gigantesco: non una briciola di computer grafica.

Paul: Era tutto vero.

Lance: Ecco perché, quando ho visto il set, ho pensato a un film da 90 milioni di dollari. Tutto ti porta a crederlo.

Paul: Abbiamo risparmiato molto costruendolo a Praga.

Sanaa: Ho un amico che ora sta lavorando in Irlanda a un film ambientato a New York.

Paul: Hai molte agevolazioni fiscali in Irlanda.

Lance: Davvero?

Paul: Sì. Brevemente, quanto all’aspetto finanziario del film, avevamo previsto… La sola costruzione dei set, se realizzata a Los Angeles, ci sarebbe costata 20 milioni di dollari. A Vancouver, 15. A Berlino, cinque. Abbiamo costruito esattamente gli stessi set a Praga per due milioni di dollari.

Sanaa: Cosa?

Lance: È incredibile.

Paul: Quindi abbiamo risparmiato 18 milioni di dollari. Ecco perché sembra una grossa produzione, mentre ha avuto un budget contenuto.

Lance: Ottimo lavoro.

Paul: Era importante per la major. Hanno considerato gli incassi realizzati con gli ultimi due Alien e l’ultimo Predator, e non sono stati grandi successi di botteghino. Non facevano un Predator da 14 anni.

Lance: Il modo in cui hai congegnato la piramide ricorda il Cubo di Rubik: sembra non esserci via d’uscita. Lei continua a guardare la bussola, lo pensavo: «Non ti servirà a niente».

Paul: Sono sempre stato affascinato dal mito del Minotauro, la belva nel cuore del labirinto.

Lance: È claustrofobico. Questo è il peggior incubo di mia moglie. Quando ha visto il film mi ha quasi staccato il braccio a forza di torcermelo. Davvero. Essere intrappolati in un posto così…

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Sanaa: Questa parte l’avete girata in un paio di giorni, giusto?

Paul: Sì, tutte le scene negli spazi angusti.

Lance: Fantastico.

Paul: Volevamo fare qualcosa che ricordasse l’atmosfera claustrofobica della scena nei condotti di Alien, quando Tom Skerritt si inoltra nei cunicoli. O di Aliens, quando tu devi infilarti in quella conduttura, una scena che mi terrorizzò la prima volta che vidi il film.

Lance: Jim mi chiese se soffrivo di claustrofobia e io naturalmente risposi: «No. Posso cavalcare, guidare una moto, strisciare in un tubo». Una volta dentro, pensai: «Questo è un incubo». Piegava a gomito in un punto: ti ci addentravi e poi giravi a destra. Lo richiusero alle mie spalle saldandolo, e così si riempì del fumo della saldatura ad arco. Pensai: “Non uscirò vivo da qui”. Era lungo 30 metri. Però la cosa funzionò.

Paul: L’atmosfera claustrofobica è perfetta per l’alieno. Non puoi fare un Alien senza il fattore claustrofobia.

Lance: Perché è viscerale. Quando vidi Alien di Ridley Scott, mi sembrò quasi di sentirne l’odore. L’acqua che gocciolava… Avrei giurato di aver sentito l’odore di quel mondo. Una sensazione stranissima: i miei sensi erano tutti vigili.

Paul: Con questo film abbiamo voluto dare al pubblico un’ambientazione diversa. C’erano già stati quattro Alien, e siccome tutti erano ambientati in astronavi e corridoi, tutti e quattro proponevano più o meno lo stesso scenario. Qui, con la piramide, abbiamo voluto trasmettere una sensazione diversa, pur mantenendo l’atmosfera claustrofobica che rende l’alieno così spaventoso.

Lance: Anche quei laser verdi sono stupendi, invece dei rossi. Sono fantastici.

Paul: Sì, sono molto più potenti.

Lance: Nessuno si è ferito agli occhi: tutti sono stati molto attenti.

Paul: Quello sul fucile era il Super Slime.

Sanaa: C’erano il Super Slime e la Super Goo. Due diverse consistenze: quella densa e quella più acquosa. Qual era il Super Slime?

Paul: Il Super Slime era il più denso.

Sanaa: E quello acquoso?

Paul: Quello più acquoso, che spalmavamo sull’alieno, era KY Jelly, che loro non…

Sanaa: Che mi è entrato in bocca varie volte.

Paul: Ma era giusto così.

Sanaa (ridendo): Sul serio. Quando l’alieno mi sta addosso e io urlo…

Lance: Adoro il tremolio delle labbra della creatura: è terrificante. È come se fosse in preda alla rabbia. Guardate.

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Sanaa: Come se non vedesse l’ora di ucciderlo.

Lance: È fantastico.

Paul: Questa inquadratura di Ewen l’abbiamo presa da un’altra scena. Inizialmente, non veniva catturato qui, ma in un altro posto. Rimaneva solo e si aggirava per i cunicoli più a lungo, troppo a lungo. Quando abbiamo cambiato idea, il set già non c’era più e non potevamo rifare il primo piano. Così abbiamo preso l’inquadratura da un’altra scena e la cosa non si nota. Be’, forse ora sì.

Sanaa: Mi ricordo di quel giorno.

Paul: Il KY Jelly abbiamo dovuto importarlo perché nella Repubblica Ceca, dove stavamo girando…

Lance: Era illegale?

Paul: No. C’era la versione locale, ma non era altrettanto buona: non era abbastanza lucida. Perciò abbiamo dovuto importare il vero KY. Quantitativi enormi, casse intere.

Lance: Dalla “Casa dei mille piaceri” di Hollywood. (tutti ridono) Sto scherzando.

Paul: È strano che tu l’abbia detto, perché i carichi di KY Jelly ci sono stati regolarmente confiscati dalla dogana. Abbiamo spedito un sacco di materiale a Praga: teste e uova di alieni, roba strana, ma la dogana ci confiscava solo il KY Jelly. Forse pensavano che lavorassimo nell’industria porno di Praga.

Lance: Santo cielo.

(continua)

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5 pensieri su “Alien vs Predator: commento audio (2)

      • Verissimo, tant’è che rivedersi il film commentato appena dopo la visione regolare fila via lo stesso che è un piacere (e infatti è così che ho proceduto, appena comprato) 😉
        Dettaglio non secondario: oltre ad amare l’universo alieno va ricordato, a favore, che Anderson non si è nemmeno reso “complice” dell’omicidio dei personaggi principali della saga. Infatti, nei quasi due secoli a venire da questo Alien vs Predator Ripley, Newt e Hicks potrebbero benissimo continuare ad essere in perfetta salute, anche dopo Aliens… 😉

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      • Chi ama l’universo alieno non lo tradisce uccidendo i personaggi: purtroppo vengono scelti solamente sceneggiatori a cui non frega niente. E a guidarli poi c’è Ridley Scott. il primo serial killer di buone idee nel mondo alieno…

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  1. Pingback: Alien vs Predator nella Bara Volante | 30 anni di ALIENS

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