Aliens: intervista a Chris Roberson (2014)

Cover di David Palumbo

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Il 25 marzo 2014 il sito CBR (ComicBookResources) intervista Chris Roberson in merito alla sua sceneggiatura per il fumetto Aliens targato Dark Horse Comics che apre il lungo ciclo Fire and Stone.
Il testo originale lo trovate qui.

CBR: Chris, non ho indagato a fondo su Google ma credo che questo “Aliens” sia il tuo primo lavoro per la Dark Horse Comics, dico bene?

Sì, in effetti è la mia prima prova alla Dark Horse.

Come hai contattato quei tizi e come sei arrivato a scrivere “Aliens”?

Sai, come compagno di bevute alle convention, dove stringi mani e siedi al bar con tanta gente, mi è capitato di conoscere tanta gente della Dark Horse nel corso degli anni. Sono entrato in confidenza con molti di loro e ho dimostrato il mio interesse nel lavorare con loro. Anche loro avevano interesse a lavorare con me, ma quel genere di cose ha bisogno di una lunga gestazione. Alla fine probabilmente è successo probabilmente più che altro per… “prossimità geografica”.
Il figlio di Scott Allie [editor-in-chief della DHC] va alla stessa scuola elementare di mia figlia, così lo incontro regolarmente. Credo ci fosse un posto vuoto nel team creativo del grande progetto Aliens/Prometheus, e lui mi ha chiesto se potesse interessarmi: sarei stato un pazzo a dire di no!

È un brand decisamente grande, considero “Alien” un adulto “Star Wars”, in termini di influenza. Ti ricordi quando hai visto per la prima volta il film originale? Hai avuto la possibilità di vederlo al cinema?

Variant Cover di Fiona Staples

Variant Cover di Fiona Staples

Ero troppo giovane per vederlo al cinema. Sono nato nel 1970 e quindi sapevo dell’uscita del film ma non ho avuto modo di vederlo finché non è stato trasmesso via cavo: ricordo che mi fece impazzire! (Risata) Invece avevo l’età perfetta per vedere Aliens al cinema: quei ragazzi saranno sempre nella cultura popolare.

E anche nella cultura fumettistica. Anche se la saga aliena è continuata al cinema, credo che la maggior parte del lavoro migliore degli ultimi anni stia nei fumetti Dark Horse: li hai mai letti?

Assolutamente. Li ho conosciuti attraverso le anteprime di “Dark Horse Presents”, insieme a Predator e Terminator: non ho letto tutto ma all’epoca avevo uno scaffale pieno di quei volumi.

La Dark Horse è stata molto riservata sul progetto “Fire and Stone”: c’è comunque qualcosa che puoi anticiparci sulla tua storia di “Aliens”?

Durante la prima telefonata che ho avuto con Scott Allie abbiamo stabilito che eravamo più interessati alle atmosfere da “casa infestata” del primo film che a quelle da “armi e munizioni” del secondo. Sebbene mi piacciano entrambi, sento che il franchise – che siano fumetti o videogiochi – si è focalizzato sull’aspetto dei Colonial Marines di Aliens. Sono affascinanti e tosti coi loro pulse rifle, è comprensibile, e sono uomini e donne di grandi capacità e molto ben addestrati. Ma una delle cose che mi hanno davvero affascinato del primo film è che si parla di gente normale: operai e magari piccoli e impiegati, che devono ad un certo punto gestire questa roba. È questo il tipo di atmosfera a cui volevo rifarmi, ed è esattamente quello che cercava Scott.

So che uno dei sistemi per gestire tutto il materiale è nato da una conferenza tra te, Joshua Williamson (che sta facendo “Predator”), Paul Tobin (“Prometheus”) e Chris Sebella (“Aliens vs Predator”). Com’è stato quell’incontro e come vi ha aiutato a mettervi d’accordo su queste testate – che sono collegate ai vecchi fumetti e ai film – per lavorare tutti insieme?

Cover di David Palumbo

Cover di David Palumbo

Be’, non è stato solo un incontro, ma una serie di incontri regolari: una specie di prolungata terapia di gruppo. (Risate) Tutti e cinque gli scrittori sono di base a Portland quindi è facile incontrarci ogni settimana. (Il quinto autore non è stato ancora annunciato.) Ci vediamo regolarmente con Patrick Reynolds, il disegnatore di Aliens, e Scott Allie ed il suo team editoriale: tutti a casa di Scott. Mangiamo e parliamo per ore, ed è un processo creativo molto interessante. Scott me l’ha descritto all’inizio come una writer’s room di uno spettacolo televisivo. È un po’ diverso perché siamo ognuno responsabile per la propria parte di lavoro, ma tutti collaborano sul plot. Tutti i volumi – tutti e cinque – sono collegati, sono parti di una ampia storia. Puoi leggerli singolarmente, ma se li leggi in ordine emerge un trama più complessa.

Dall’horror tradizionale alla fantascienza militare: qual è la struttura fondante di questa storia? Ci sarà qualche personaggio tratto dai film o sarà un cast tutto nuovo?

Abbiamo per le mani un intero nuovo cast. Ci sono collegamenti e citazioni ai film ma tutto il resto è nuovo. Potrebbe sembrare un po’ fuori fuoco rispetto alle cose già viste, ma stiamo seguendi nuove direzioni.

Hai scritto molti generi nella tua carriera, dalla fantascienza al pulp, ma credo non molto horror. L’hai vista come una sfida affrontare questo genere?

Non proprio. Di solito quando affronto un genere con cui non ho familiarità dipende tutto dagli “strumenti” che quel genere mi offre, e come posso usarli. Qui ho semplicemente dovuto mantenere il tono già presente, e ci sono momenti anche leggeri e drammatici in Aliens. Devi avere anche momenti leggeri, così quando arrivano le situazioni dure hanno più impatto.

Una parte importante di questo progetto è stata la creazione di un uovo mondo, con “Prometheus” come parte della storia. Ci sono quindi un sacco di idee nuove: come avete gestito le nuove connessioni?

Cover di David Palumbo

Cover di David Palumbo

È stato interessante. Una parte si rifà ai film originali che abbiamo rivisto più volte, andando anche a leggere le analisi dei fan che si trovano in Rete. La Dark Horse ha la propria Bibbia sull’argomento e ci siamo dovuti rifare a quella, ma principalmente è lo stesso tipo di impegno intellettuale che molti di noi da bambini usavano per inventare storie. La fan fiction serve per trovare degli interstizi nelle maglie del canone: dove ci sono “buchi” da sfruttare? Dove ci sono situazioni interessanti che possono dar vita a nuove storie? È molto simile a quello che facciamo noi, alla storia chiamata Fire and Stone. Cerchiamo di capire come funziona questo mondo per aggiungere roba nuova.

Così ti sei rivisto i film: compresi “Alien Resurrection” e “Alien vs Predator” e i film più recenti?

Ho dovuto tracciare una linea. (Risata) Ci sono così poche ore in un giorno! Ho guardato i film originali di Aliens, Prometheus e un sacco di roba di Predator. Ho visto uno dei film di Alien vs Predator, ma non saprei proprio dirti quale dei due.

Quello magari basta a spiegarti tutto quello che ti serve.

Cover di David Palumbo

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Ha anche momenti interessanti. Quando ho un’idea geniale per gli xenomorfi non mi va che magari è stata usata milioni di volte, così devo per forza informarmi. Quello che sono stato tentato di fare, ma poi non ho fatto, è stato di reinstallare sul mio PC il videogioco Aliens vs Predator: prima di mettere via tutti i giochi e diventare un membro produttivo della società ho passato ore a quel videogioco in prospettiva. Ho però resistito alla tentazione.

Una scelta saggia. Alla fine, quando uscirà questo grande progetto editoriale?

Sono stati vaghi e non è ancora stata annunciata una data ufficiale, ma credo che il mio Aliens sarà il primo ad uscire.

Qual è stato il tuo impegno maggiore in questo processo, visto che hai la responsabilità di un’intera saga?

In realtà una delle cose principali è stare seduti ad un tavolo, circondati di gente talentuosa che propone ottime storie: è stato davvero divertente!

Chris Roberson

Chris Roberson

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4 pensieri su “Aliens: intervista a Chris Roberson (2014)

  1. Pingback: Intervista a Chris Sebela (2015) | 30 anni di ALIENS

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