Intervista a Lance Henriksen (1987)

Riporto in italiano un articolo con intervista di Jane Gael Rafferty apparso sulla rivista “Starlog” 121 dell’agosto 1987, da cui ho tratto anche le foto: il testo originale l’ho preso dal blog Strange Shaper.

Lance
il camaleonte

Henriksen StarlogPer Lance Henriksen, che ha impersonato una “persona artificiale” in Aliens, il suo ruolo di androide è stata una sfida intrigante. «Avevo due mesi prima dell’inizio delle riprese, quindi ce n’era di tempo» , dice lui parlando della preparazione al film. «L’ho usato tutto, credetemi. Se Bishop avesse avuto più spazio nel film, avreste visto cose incredibili.»

«Il mio problema più grande è stato avere due esempi ingombranti di androidi: Rutger Hauer in Blade Runner è eccezionale, ed ho amato il lavoro di Ian Holm in Alien. Al contrario di me, lui ha dovuto dare indizi al pubblico che poi alla fine si spiegano con il suo essere androide: è una prova molto impegnativa per un attore.»

In Aliens c’era il problema di come presentare Bishop al pubblico. «Io e Jim [Cameron] abbiamo parlato per un mese al telefono – lui era già a Londra – per cercare il modo migliore di introdurre Biship. Abbiamo avuto l’idea di lui da solo, mentre tutti gli altri sono in ipersonno, a percorrere corridoi e a premere migliaia di pulsanti. Ci siamo resi conto che non funzionava e così abbiamo optato per la scena del coltello. Mi sono esercitato un po’ poi, quando eravamo sul set pronti a girare, ho trascinato uno degli altri [Bill Paxton] nella scena. Ho detto “Jim, perché non metto la mia mano su quella di qualcun altro e coinvolgiamo piuttosto persone? Sarebbe più d’effetto”.»

Photo by Bob Penn © 1986 20th Century Fox

Photo by Bob Penn © 1986 20th Century Fox

Lance e Bishop

Riflettendo sul ruolo di Bishop nei Colonial Marines, Henriksen osserva: «Lo vedo fondamentalmente come un servitore non servile, un compagno di lavoro. Per un umano di quel periodo sarebbe umiliante andare in giro con una specie di schiavo, ed ecco perché chiamano Bishop Ufficiale Esecutivo, nome elegante per un manovale spaziale. Lui non è un marine, è solo parte della nave, la Sulaco. Non porta armi, ed è ovvio: puoi fare un’arma che spari da sola, come uno smartgun, ma non ha senso dare un’arma ad un androide.»

Comunque Henriksen sottolinea chiaramente che anche Bishop è in grado di dare ordini, «ma solo in situazioni di pericolo e solo per un momento, come nella scena in cui Ripley sta per muovere Hicks e io la fermo dicendo “no, ci serve una barella”#. Bishop trova il sistema di girare intorno alle cose, è come se dicesse “Guardate, c’è una mosca sulla parete”, e mentre uno è distratto lui scatta e fa quello che deve.»

Henriksen è affascinato dal modo in cui Bishop, un essere non-organico, vede il mondo, e ne ha parlato con Cameron. «Gli ho detto “Jim, tutto ciò che è organicamente vivo è affascinante per Bishop. Non esiste bene o male, solo il rispetto per tutto ciò che vive”.»

«Ho letto qualche libro, come Mockingbird [di Walter Tevis, 1980, in Italia: Solo il mimo canta al limitare del bosco, Nord 1983, poi Futuro in trance, Mondadori 1983]. C’è un punto in cui l’androide sa come si suona il piano ma non sa perché lo si faccia. Non sa cosa sia la musica ma la ascolta: è parte dell’input del suo creatore che non è stato cancellato del tutto. Quell’immagine mi è rimasta nella mente e mi ha convinto che ci sono emozioni che Bishop non capisce.»

Photo by Bob Penn © 1986 20th Century Fox

Photo by Bob Penn © 1986 20th Century Fox

Secondo l’attore il personaggio non è senza difetti. «La parola è xenofobico: è alieno a qualsiasi cosa viva. Deve stare attento come un nero nel Sud Africa, dove se fai un errore sei finito. Sarai sostituito e distrutto.»

Bishop ha un’innocenza che intriga Henriksen. «Ha solo 10 anni di età, dal punto di vista meccanico, così gli ho dato la vita emotiva di un quattordicenne: in pratica ho ritratto me stesso a quell’età. Hai la sensazione di avere l’intera vita davanti per imparare ma anche la vulnerabilità di averne paura.»

Lance “tagliato”

La vulnerabilità fa parte degli “strumenti del mestiere” di un attore: nella sua carriera Henriksen si è visto finire sul pavimento della sala di montaggio molte sue scene. «Il problema è l’intervallo di tempo. Se reciti a teatro, hai una gratificazione istantanea, o se vinci e World Series lo fai lì, in quel momento. Ma quando fai un film puoi aspettare sei mesi o più per vederlo, e quando ti rendi conto che sei stato tagliato è un brutto colpo. Ho lavorato per tre mesi a Incontri ravvicinati del terzo tipo (1979) e poi sono stato tagliato via.»
Lo stesso succede con il ruolo di Wally Schirra in Uomini veri (The Right Stuff, 1983), «un gran bel film: ho amato lavorarci ma il risultato è che non ci sono, lì.»

Terminator

Henriksen ricorda il ruolo del poliziotto Vukovich in Terminator (1984). «Oh Dio, quanto è stato divertente! Io e Paul Winfield (il tenente Traxler) scherzavamo dicendo che il rapporto tra i due nostri personaggi sarebbe stato perfetto per una serie TV. Faranno un nuovo Terminator, e visto che nel primo non mi si vede morire ho detto a Jim Cameron che il secondo potrebbe iniziare con me all’ospedale, pieno di ferite, che dico “Se questo tizio è venuto una volta, verrà ancora…”» .

Con il successo di Aliens la 20th Century Fox ha intenzione di fare un altro sequel, vista l’abilità di Cameron di lasciare aperta la via nel finale del film. «Puoi sentire il facehugger attraversare lo schermo: Cameron l’ha fatto apposta» dice Henriksen, notando che la possibilità di far tornare Bishop di nuovo. «Se c’è una buona sceneggiatura, adorerei fare ancora quel ruolo: c’è ancora tanto altro da fare. Mi piacerebbe entrare nella concezione di come e perché gli androidi sono creati. Bishop non è biologico, non è stato costruito in quel modo. I sintetici sono molto avanzati ma non ancora organici. Io e Jim parlandone abbiamo realizzato che sebbene Bishop sia avanzato non lo vediamo come il punto finale della tecnologia androide. Jim adora l’argomento» .

Stan Winston

Photo by Bob Penn © 1986 20th Century Fox

Photo by Bob Penn
© 1986 20th Century Fox

Aliens riunisce Henriksen con Stan Winston, che ha vinto un Oscar per gli effetti speciali. Winston ha creato sia il robot di Terminator che gli effetti speciali di Terrore nel buio (Mansion of the Doomed, 1976), un film che Henriksen classifica come “un film di cui non parlo”. L’attore sarà in Pumpkinhead [1988, ancora inedito in Italia], un horror co-sceneggiato e diretto da Winston.

Per gli effetti speciali della Alien Queen Winston ha utilizzato «qualsiasi strumento tecnico si possa usare in un film, dal più vecchio a cose mai usate prima. Non ho mai visto tanto talento esercitato su un unico set.»

«Ci sono volute quasi due settimane per girare l’ultima scena: era come stare al centro del ring al Ringling Brothers Circus. Io ero lì, tagliato a metà, sdraiato sul pavimento, ricoperto di latte e yogurt, a guardare una Regina alta più di quattro metri. Sopra me e intorno a me fumo ovunque: mancava solo un trapezista e poi il numero era completo!»

Lance il Camaleonte

Henriksen si immedesima completamente nei suoi personaggi. «Un mio amico regista mi chiama “il camaleonte” perché, a seconda del personaggio che interpreto, cambio realmente qualcosa in me. A livello fisico. A volte vedo i miei film e dico “Dio, non so chi sia quel tizio”. Cerco di tenere a distanza l’immediato riconoscimento, finché posso: non voglio che il pubblico vada a vedere un film perché sanno che ci sono io. Odierei diventare familiare come il fiocchi d’avena perché questo rovina un po’ la narrazione del film.
Ora però sta avvenendo una cosa strana. Anche quando porto la barba, la gente mi riconosce come Bishop. Quindi ora sono nei guai e non so come uscirne.»

Lance e le donne

Avendo lavorato on forti personaggi femminili in molti dei suoi film, Henriksen afferma che gli piacciono le donne competitive. «Mi piace l’idea di un sistema patriarcale, che per sua natura è buono per gli uomini. Garantisce un naturale processo di cura che funziona, specialmente nella recitazione, e credo ci sia un sacco di spazio per le donne alla regia. Il mio ultimo film, Il buio si avvicina (Near Dark, 1987) è stato diretto da una donna, Kathryn Bigelow, che l’ha co-sceneggiato insieme ad Eric Bana. È prodotto da Steven Jaffe, che è un dono dal Cielo per questa industria. Ma Kathryn Bigelow… è un nome da ricordare.»

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6 pensieri su “Intervista a Lance Henriksen (1987)

      • Beh, Damon “Lost: complimenti per il finale” Lindelof non ha più niente a che fare con il sequel e questo è senz’altro molto positivo, per me (ma credo anche per molti altri). Se i nuovi sceneggiatori riusciranno a far dimenticare il suo scricchiolante apporto precedente, tanto di guadagnato…
        Tornando a Henriksen, ricordo pure che il latte e lo yogurt “androidi” di cui era coperto dopo un po’ cominciavano a non essere più freschissimi, per via del calore dei riflettori, aggiungendo al set una nota di acido un po’ diverso da quello della Regina 😉

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