[2016-03] Predator: Life and Death

Cover di David Palumbo

Come anticipato a gennaio, nel marzo 2016 è iniziata una nuova ghiotta saga di Predator, targata ovviamente Dark Horse Comics.
Ecco dunque l’avventura Predator: Life and Death, parte di una nuova grande saga a fumetti tra più testate, come quella spettacolare del 2014 intitolata “Fire and Stone“.

Ai testi troviamo il britannico Dan Abnett dalla produzione sterminata (per la Dark Horse ha scritto quel gioiellino di Dark Ages) mentre i disegni sono curati da Brian Thies (per la Dark Horse ha curato Star Wars: Legacy).

Combat Ship Hasdrubal

Nella precedente grande saga, eravamo rimasti alla “data astrale” 9 aprile 2219 sul planetoide LV-223, le cui condizioni stanno mutando velocemente per colpa del black goo: l’acceleratore evoluzionistico degli Ingegneri. (Se non sapete di che sto parlando, vi consiglio di vedervi Prometheus di Ridley Scott e poi di leggervi i miei post del ciclo Fire and Stone!)
In Predator: Life and Death siamo un anno dopo quegli eventi, cioè nel 2220. Per dare una collocazione temporale, ricordo che le vicende del film Prometheus si svolgono nel 2093, quelle di Alien nel 2122 e infine quelle di Aliens nel 2179. (Ricordo che tutte le date dell’universo alieno le trovate nella Cronologia aliena.)

I nomi delle astronavi sono ormai agli sgoccioli, così siamo a bordo della… Hasdrubal, nell’orbita di LV-797: l’equipaggio consta di 33 Colonial Marines.
La capitana Paget ha avuto incarico dalla Weyland-Yutani di investigare sugli avamposti umani del pianeta – che è chiamato colloquialmente Tartarus – per assicurarsi che gli impianti funzionino a pieno regime e non ci siano “infiltrazioni” esterne. In pratica, per la prima volta la Weyland-Yutani ha una compagnia rivale, la Seegson, e teme che questa stia reclutando lavoratori specializzati nei lontani avamposti della galassia, quella specie di frontiera dove la legge terrestre stenta ad arrivare.
La missione di Paget ha ovviamente un osservatore della Compagnia: il signor Lorimer. In pratica, il Burke di turno!

Già è pronto il comitato di benvenuto…

Atterrati su Tartarus, scatta una citazione a sorpresa:

– Fa caldo.
– Sì, ma è un caldo secco.

La Dark Horse vuole bene ai fan e in questa saga usa tutte le strutture militari viste nell’Aliens di Cameron – il film che ha dato vita allo sterminato universo degli Alien Comics – e quindi in ogni pagina il vostro cuore xenomorfo esulterà.
Comunque Lorimer scopre che si è avverato il peggior incubo della Compagnia: tutte le strutture presenti negli avamposti umani di Tartarus portano la marca Seegson! La povera Weyland-Yutani non è più l’unica regina della galassia…

Il problema ovviamente passa in secondo piano quando i nostri marine scoprono il ben noto relitto alieno forma di ferro di cavallo, ricoperto da vegetazione a riprova che è lì da tempo.
Cosa è successo su Tartarus? Perché l’unico umano trovato nell’impianto Weyland-Yutani dice ai soldati che hanno sbagliato ad atterrare sul pianeta? Ci sarà tempo per cercare una risposta: ora è tempo che i Predator giochino alla caccia con i Colonial Marines….

La stagione della caccia è aperta

Il superstite che i marine trovano su Tartarus vaneggia di esseri invisibili che hanno ucciso tutti gli umani della colonia, e sebbene sia chiaramente sotto shock lo stesso risulta chiaro che l’ambiente è ostile, e Paget vuole sbrigarsi a portar via i propri uomini dal pianeta.
La faccenda si complica perché Lorimer, l’osservatore della Weyland-Yutani, pretende che si comunichi alla Compagnia la scoperta del relitto alieno: tutto ciò che si trova su LV-797 appartiene alla Weyland-Yutani, quindi quel bene va tutelato e bisogna aspettare in loco l’arrivo di una squadra di recupero della Compagnia… che potrebbe impiegare mesi a compiere il viaggio. Ovviamente Paget non ha intenzione di rimanere così a lungo in una zona ad alto rischio.
La situazione è tesa per ragioni burocratiche… ma ben presto lo sarà per ragioni di mera sopravvivenza!

Brutti incontri su LV-797

Il “primo contatto” è arrivato, e i Predator hanno studiato abbastanza i nuovi arrivati: è il momento di iniziare a raccogliere nuovi trofei per la loro collezione.
Lo scontro è durissimo e i marine che rimangono a terra sono tanti, finché Rucker – che ricorda il Drake di Aliens – fa parlare la sua mitragliatrice e riesce ad uccidere un Predator: è solo l’inizio di una guerra nella giungla…

La stagione della caccia è aperta…

Al contrario di ciò che abbiamo visto al cinema e in alcune storie classiche, i Predator non sono indifferenti alle pallottole: soprattutto quelle sparate dai mitici pulse rifle dei Colonial Marines, il cui motto scopro essere «Kicking your ass since 2101».
Finito lo scontro, dove incredibilmente i soldati costringono gli alienoni cacciatori alla ritirata, lasciandone due morti a terra, è il momento delle domande: chi diavolo sono quegli esseri?

Incredibile: i Predator costretti alla ritirata!

A rispondere sono Humble e Melville, gli unici due superstiti dell’avamposto umano di Tartarus: li hanno battezzati hunters, ed erano già sul pianeta all’arrivo degli uomini della Compagnia, probabilmente per prendere possesso del relitto alieno naufragato sulla superficie. Relitto che per legge appartiene alla Weyland-Yutani e quindi vengono in contrasto due potenti forze dell’universo: la voglia di caccia dei Predator… e la spregiudicata avidità commerciale della Compagnia.
Avidità rappresentata da Lorimer, uomo della Weyland-Yutani che sin dall’inizio della missione contrasta con il capitano Paget, la cui priorità è riportare i propri uomini a casa, indipendentemente da ciò che preme alla Compagnia.

Il capitano Paget alla testa degli USCM

Inizia uno spiegamento di forze per prendere possesso del relitto alieno scacciando indietro gli attacchi dei Predator. La situazione però si mette molto male per gli umani.

Da notare lo smart gun proveniente da Aliens (1986)

La battaglia su Tartarus è ben presto persa, i Predator falcidiano i Colonial Marines malgrado questi fossero convinti della propria superiorità di fuoco, e l’unica via d’uscita che sembra possibile è riattivare l’astronave aliena che i Predator stanno difendendo e volare via dal pianeta.
Sembra facile, visto che il sistema di bordo è perfettamente funzionante, ma mentre i nostri eroi si avviano nello spazio, rimangono due domande pressanti: perché i Predator hanno difeso strenuamente quell’astronave massacrando chiunque le si avvicinasse? E cosa contengono quegli strani sarcofagi nella plancia di comando?
Ad entrambe le domande darà risposta la nuova saga in arrivo: Prometheus Life and Death

Ma che razza di arma ha, al braccio, il Predator?

Questa prima parte del nuovo grande ciclo alieno della Dark Horse fa davvero ben sperare in un prodotto di altissima qualità, che spero rimanga così alta anche nelle prossime uscite, che troverete recensite sia qui che in “Fumetti Etruschi”.

Una curiosità. Nel “backstage” in appendice al terzo albo viene raccontato come il disegnatore Brian Thies si sia basato sul film Aliens per ricreare le divise dei Colonial Marines, ma anche come lo sceneggiatore Dan Abnett abbia richiesto delle postazioni mobili con mitragliatrice: ha chiesto cioè di ripescare gli hoverbikes disegnati da Phil Norwood per Aliens vs Predator (1990). Thies però non era soddisfatto del risultato così non se ne è fatto nulla… ma sarebbe stato davvero gagliarda come contaminazione aliena!

Chiudo con la cover gallery:

L.

– Ultimi titoli del ciclo:

– Ultimi fumetti alieni:

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6 pensieri su “[2016-03] Predator: Life and Death

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